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Stradivari tra mistero, magia e tradizione: intervista a Michele Ginevra e Sakka

Quando abbiamo intervistato Alessio D'Uva per scoprire cosa riservasse il futuro della casa editrice Kleiner Flug, oltre ai lavori in anteprima a Lucca, ci sono stati rivelati anche alcuni titoli che non sono ancora usciti, ma che a breve vedranno la luce. Tra questi, uno in particolare ci ha colpiti, Stradivari. Genius Loci, realizzato da Michele Ginevra, del Centro Fumetto "Andrea Pazienza", ai testi, e Roberta Sacchi, in arte Sakka, ai disegni. Dopo aver incontrato gli autori a Lucca, abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere proprio per parlare di questo interessante volume. Trovate qui di seguito l'intervista realizzata da entrambi gli autori.

Benvenuti su Comicus!
Partiamo dall'inizio: come nasce questo nuovo progetto per Kleiner Flug e come nasce invece la vostra collaborazione?

Michele: Scrivere fumetti è una mia antica aspirazione giovanile, un classico sogno nel cassetto. Tre anni fa ho avuto un'idea che poteva essere sviluppata e ho pensato di coinvolgere alcuni dei ragazzi più talentuosi, tra i tanti cresciuti con il Cfapaz. L'idea è quella di raccontare alcuni importanti personaggi della storia musicale cremonese, importanti anche a livello internazionale, in una cornice avventurosa e fantastica. Si tratta di Antonio Stradivari, Claudio Monteverdi e Amilcare Ponchielli. Ciascuna di queste figure poteva essere interpretata in modo personale e per Stradivari ho pensato che Roberta Sacchi potesse essere l'autrice ideale. È anche una persona che apprezzo molto. Ho trovato in lei piena sintonia, sia per la proposta in sé, sia per la possibilità di raccontare una piccola città di provincia come Cremona, che in passato era stata il secondo Comune per importanza in Lombardia, dopo Milano.
Sakka: Da tanti anni collaboro con il Centro Fumetto e praticamente si può dire che ci sono cresciuta. Michele è il coordinatore e quindi ci conosciamo da tanto tempo. L'idea di fare un progetto insieme è nata spontaneamente dalla voglia di raccontare un momento molto importante della storia della nostra città con il fumetto. Inoltre è stata la seconda occasione per me di poter avere un progetto approvato da una casa editrice.

La storia narrata ripercorre in maniera romanzata la vita di Stradivari. Avete scelto voi questo personaggio o vi è stato proposto dalla casa editrice? Nel caso, come mai proprio questo personaggio storico?

Michele: È proprio una nostra idea, che abbiamo proposto a Kleiner Flug perché avevamo visto che l'editore toscano aveva intrapreso una collana dedicata a personaggi storici della cultura e dell'arte, dando molto spazio agli autori emergenti. C'è sembrato il contesto ideale per questo progetto.

A ben vedere dalla trama, questo graphic novel non sarà puramente biografico, e saranno presenti diversi aspetti immaginari. In particolare il taglio misterioso, avventuroso e mistico. Come mai questa scelta?

Michele: Stradivari. Genius Loci si basa su due scelte fondamentali: da una parte si vuole provare a dare una dimensione sentimentale al personaggio di Stradivari, che nell'iconografia classica, ricostruita ex post, appare come una sorta di genio intellettuale dell'artigianato musicale, talvolta raffigurato anche con tratti di nobiltà. Invece a me piaceva l'idea di rappresentare Stradivari come avrebbe potuto essere da ragazzo, in un contesto di duro lavoro quotidiano, nella bottega in cui era inizialmente cresciuto. La prima parte della biografia di Stradivari presenta parecchie lacune. Non è certa la data di nascita. Ci sono dubbi sull'identità dei suoi genitori e le circostanze del suo primo matrimonio sono piuttosto singolari. Che sentimenti poteva provare un ragazzo dell'epoca in una situazione così particolare?
La seconda scelta riguarda proprio gli aspetti che elenchi nella domanda. Mi piaceva l'idea di dare un taglio mistico, quasi complottista, con fazioni avverse, intrighi, misteri... e mi piaceva anche l'idea di coinvolgere Roberta in un progetto che non fosse mera biografia didascalica e che ne esaltasse le caratteristiche. Ci sono scene che ho pensato e scritto proprio per lei.

A proposito della ripetizione dell'eterno ritorno del Genius Loci ogni secolo a Cremona, sappiamo che ci sono altri musicisti che potrebbero far parte di questa catena ricorsiva...

Michele: Questa possibilità narrativa è plausibile proprio grazie ad alcune coincidenze di date. Claudio Monteverdi nasce nel 1567 e muore nel 1643. Stradivari nasce appena dopo, tra il 1644 e il 1648, per morire dopo una lunga vita nel 1737. Quindi c'è un secolo di apparente vuoto e arriva Amilcare Ponchielli, che nasce nel 1834 e vive sino al 1886. In pratica, a Cremona, più o meno negli stessi anni, ogni secolo, nasce una figura importante per la musica. E la tendenza si conferma anche per il novecento... Da qui l'idea del “genius loci”, cioè uno spirito legato ad un luogo, che si incarna ciclicamente.

Quale tipo di documentazione avete adottato per questo lavoro? Sia a livello narrativo che grafico.

Michele: Questa parte del lavoro è stata lunga e complicata. Manca soprattutto il materiale iconografico e Cremona è stata stravolta urbanisticamente nei secoli successivi. Sono state demolite chiese, quasi tutte le mura e persino un castello... Per fortuna, è in corso un fenomeno di fascinazione del passato che ha stimolato studiosi e appassionati a compiere ricerche anche su questo periodo. Per cui ho potuto attingere sia a fonti note che ad altre rinvenute o ricostruite assai di recente. Ho fornito a Roberta foto, cartine, disegni e anche alcuni modelli di riferimento per i personaggi. Poi però ho lasciato libertà di interpretazione. Era importante che Roberta cogliesse il carattere dei personaggi, in modo da farli recitare in modo credibile. Il risultato è un lavoro grafico eccellente, con alcuni passaggi che trovo molto emozionanti dal punto di vista della resa estetica.
Sakka: La ricca documentazione che mi è stata fornita è stata fondamentale, anche se ho potuto lavorare anche molto di fantasia. Dal punto di vista grafico ho cercato di essere più dettagliata possibile pur mantenendo il mio stile personale tendenzialmente espressionista. La scelta dei colori è stata fatta cercando di creare delle tonalità adeguate ai momenti della storia. Nelle scene più tranquille e quotidiane ho scelto tonalità più canoniche, mentre in scene oniriche o di tensione ho scelto una palette più libera e d'atmosfera, quindi colori cupi e ansiogeni. Pur cercando di mantenere una certa pulizia rispetto ai lavori precedenti, ho comunque cercato di restare fedele al mio segno, e al mio modo di far recitare i personaggi.

Passando al lato grafico dell'opera, abbiamo potuto notare un'alternanza di tavole con un layout tradizionale ad altre con una costruzione più libera, più destrutturata, che mette in risalto il tratto morbido e fluente che ottieni con il pennello da china. Come ti sei approcciata alla realizzazione delle tavole?

Sakka: Sapevo che questa storia doveva raccontare un personaggio storico che per i cremonesi rappresenta una figura molto importante per l'identità della città, per cui all'inizio è stato complicato decidere il mood con cui affrontare la narrazione. Io stessa conoscevo la figura di Antonio Stradivari, ma non potevo immaginare il tipo di biografia che porta con sé. Come sempre prima di mettermi al lavoro sulle tavole cerco di metabolizzare il tutto, documentazione, soggetto e personaggi. In generale la storia prevedeva due linee narrative: la trama vera e propria, e una parte onirica dedicata ai ricordi, ai sogni e alle visioni di Stradivari. Sicuramente Michele, che conosce il mio stile molto bene, ha creato questa seconda parte narrativa proprio per far sì che la storia mi calzasse al meglio. Quindi questo fumetto alterna una griglia più tradizionale "alla francese" a una griglia completamente libera, con vignette deformate e non per forza con consequenziali.

Come ti sei trovata ad adattare la sceneggiatura di Michele? Quanta libertà artistica ti è stata conferita? Ci sono stati dei punti nella storia dove ti sei trovata  a suggerire qualche modifica nello script per rendere al meglio qualche passaggio?

Sakka: La sceneggiatura di Mic era dettagliata e abbastanza precisa. Anche la documentazione non dava spesso molto spazio all'immaginazione. Mi ha sempre dato qualche scelta, per esempio sul concept dei personaggi. A volte abbiamo discusso insieme qualche passaggio nella storia, soprattutto all'inizio quando ancora i tasselli non erano fissati pienamente. Dopo la prima lettura insieme infatti mi ricordo che mi chiese di dirgli ogni cosa che pensavo e ho fatto davvero un milione di domande! Alcune inutili altre invece hanno smosso alcuni passaggi. Quindi è stata una collaborazione viva, siamo abituati a discutere sempre (nel senso buono del termine) su tante cose e quindi questo progetto non ha fatto eccezione! Lui è stato importante nell'aiutarmi a correggere il tiro quando qualche vignetta poteva essere migliorata. Alla fine anche se non è sempre facilissimo, soprattutto per noi che abbiamo poca esperienza, bisogna sempre ricordare che l'obiettivo è creare una storia nel modo migliore possibile. Quindi quando uno dei due aveva qualche cosa da dire ci siamo sempre sentiti liberi e in dovere di farlo. Alcuni passaggi che abbiamo cambiato insieme sono legati alla figura di Federico Magio, che in alcuni casi si sono arricchiti proprio dopo le prime bozze. A volte ciò che in sceneggiatura sembra funzionare poi sulla carta acquista un senso diverso, a volte può far notare qualche debolezza, altre volte in realtà è sorprendentemente migliore.

Quando potremo vedere quest'opera pubblicata?
Michele: Finiremo tutto entro la metà di dicembre. Poi dipenderà dall'editore. Comunque non vedo l'ora di vederla stampata!

Oltre a Stradivari, avete altri progetti sui quali state lavorando o che comincerete a breve, anche separatamente?

Sakka: Varie idee bollono in pentola. Vorrei tanto realizzare una storia che ho inventato nel corso dell'ultimo anno, e che potrebbe prevedere 4 episodi. E' una storia molto nel mio stile, ma un po' più lunga e complessa del solito. Sicuramente le ultime esperienze potrebbero concedermi di riuscire nell'intento. Inoltre, ho stretto una collaborazione con uno sceneggiatore e stiamo costruendo un progetto di cui sono molto orgogliosa. Ne parlerò sicuramente sulla mia pagina fb che aggiorno spesso.
Michele: In realtà non sono un autore professionista. Il mio lavoro è e rimane quello di coordinare e dirigere il Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, che ha in programma pubblicazioni, grandi mostre e tante attività. Ma, come dicevo all'inizio, sto realizzando un sogno che avevo nel cassetto. Per cui intendo proseguire e concludere la trilogia “Genius loci”, che potrebbe a certe condizioni diventare anche una quadrilogia. Il prossimo personaggio sarà Claudio Monteverdi, che sarà interpretato dalla bravissima Francesca Follini, altra autrice cremonese di qualità. Questo secondo volume dovrebbe uscire per Lucca 2017.

Ringraziamo i due autori per la disponibilità e vi invitiamo a non perdervi questo volume.

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Kleiner Flug presenta Rosso Malpelo da una novella di Giovanni Verga

  • Pubblicato in News

Kleiner Flug presenta l'adattamento a fumetti della novella Rosso Malpelo di Giovanni Verga, pubblicata per la prima volta nel 1878 e in seguito inserita in una raccolta di novelle intitolata Vita dei campi. Il volume, di 48 pagine, è scritto da Maurizio Palarchi e disegnato da Roberto Melis. L'opera, inserita nella collana Narrativa fra le nuvoleè ora disponibile al prezzo di 12€. Di seguito potete trovare la sinossi e un'anteprima del fumetto.

Rosso Malpelo è il soprannome dato ad un adolescente per via del colore dei suoi capelli. Da l’impressione di essere cattivo e ribelle nei confronti di tutti, ma al contrario è lui ad essere maltrattato. Verga descrive, tramite Malpelo, lo sfruttamento delle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo. “Morte” e il paragone tra “uomo e oggetto” sono i temi ricorrenti nella storia.

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Kleiner Flug: tre anni di piccoli grandi voli e le novità di Lucca, intervista ad Alessio D'Uva

Era il 2013 quando la casa editrice Kleiner Flug guidata da Alessio D'Uva spiccava il volo, con una serie di volumi strettamente connessi alla letteratura nostrana e non solo, al teatro, ai personaggi illustri della nostra Storia, realizzati da autori e artisti emergenti o addirittura esordienti. Una sfida non semplice, una strada impervia, che tuttavia ha permesso a questa iniziativa editoriale di affermarsi come una delle più promettenti case di produzione sul suolo italico. Vi abbiamo parlato spesso di queste opere, realizzando diverse recensioni che trovate a questo indirizzo. Abbiamo quindi voluto fare due chiacchiere con Alessio per fare il punto della situazione dopo tre anni di attività, e comprendere quali saranno le novità che verranno portate in anteprima a Lucca Comics & Games 2016, oltre ad avere qualche anticipazione sui progetti futuri.

Innanzitutto, benvenuto su Comicus!
Parliamo un po' di Kleiner Flug. Ci puoi fare un bilancio dopo poco più di tre anni dalla fondazione?

Grazie del benvenuto, che per me è un po' un bentornato, avendo passato anni sul forum di Comicus.
Dunque, i primi tre anni sono stati molto interessanti, anche se faticosi, perché riuscire a ritagliarsi uno spazio nel mondo del fumetto italiano e acquisire una credibilità non è sempre semplicissimo.
Abbiamo lavorato molto e siamo cresciuti in esperienza e capacità, oltre ad aver prodotto circa 30 titoli (di cui la maggior parte realizzata da autori italiani esordienti), quindi possiamo dire che il bilancio è positivo.

Che cosa è cambiato dagli inizi a oggi? Ci sono state importanti evoluzioni?

Credo che col tempo abbiamo capito il funzionamento di molte cose. C’è stato l’ingresso di alcuni collaboratori fondamentali, come Filippo Rossi, Giorgio Carta e Marco Rastrelli e l’uscita di altri, come Valentina De Luca e Ettore Battaglia, che sono stati preziosissimi all’inizio dell’avventura. Oltre a questo, possiamo dire che è diminuito drasticamente il mio tempo libero e aumentata proporzionalmente la quantità di libri e fumetti rimasti da leggere.
Ma l’evoluzione più importante credo riguardi il nostro gusto e la scelta dei titoli su cui lavorare.

La vostra casa editrice non solo propone opere di ottimo livello, come abbiamo attestato più volte anche noi con le nostre recensioni, ma è un'ottima vetrina per autori emergenti e non così noti nel settore, con una diffusione delle opere abbastanza ampia sul mercato ed un prezzo competitivo. Siete sostanzialmente una delle poche realtà di questo tipo e il vostro può essere quasi visto come un unicum editoriale. Quale peso comporta questo tipo di condizione? Quali difficoltà dovete affrontare?

Quello che dici è quello che consideriamo la base del nostro lavoro. Era infatti nei nostri intenti essere una vetrina per autori emergenti e ragionando su questa idea abbiamo deciso di realizzare le nostre quattro collane.
Il lettore di fumetti è un animale strano (mi si passi il termine, lo sono e lo sono stato anch’io): quel tipo di animale che ama collezionare. Che se decide di dare fiducia a un editore, è difficile che interrompa la sua collezione.
Noi, seppur impegnandoci sempre al massimo, avevamo messo in conto che a volte la qualità dei nostri lavori potesse essere altalenante e allora, anche per aiutare gli emergenti, abbiamo scelto una linea editoriale chiara e precisa, in modo che il lettore sapesse sempre cosa aspettarsi da noi, almeno dal punto di vista delle proposte.
Il peso di questa scelta è rinunciare a opere bellissime che ci vengono proposte, che però sono troppo lontane dalla linea editoriale. Opere che commercialmente, chissà, potrebbero avere un maggior valore.
La difficoltà vera, però, sta nel convincere il lettore della qualità di quello che facciamo. Fargli capire che, se ci dà fiducia, è probabile che nel fumetto sulla vita di Giovanni Dalle Bande Nere (per fare un esempio) trovi più avventura che in un qualsiasi albo di supereroi e che siamo noi i primi a non voler fare opere noiose e didascaliche, ma cercare l’espediente narrativo che permetta una lettura godibile.

Come viene percepita questa vostra iniziativa dai lettori e quale è l'impatto principale sul mercato italiano attuale del settore?

All’inizio c’è stata diffidenza. In molti (anche tra critici e i proprietari di fumetterie) ci venivano a dire che la nostra era una strada difficile, che il formato era sbagliato, che la scelta di lavorare con autori non conosciuti era controproducente.
La risposta è sempre stata quella di puntare sulla qualità. “Prima o poi qualcuno si accorgerà di quello che stiamo cercando di fare”, ci dicevamo. E in effetti la maggior apertura al fumetto del mercato delle librerie di varia, dovuto a editori importanti come Bao Publishing, Tunué, Panini, e quello dei Musei, ci ha fatto scoprire un mondo di lettori molto interessati a quello che stavamo facendo.
Però non scordiamo da dove siamo venuti e dove abbiamo passato gran parte dei sabati pomeriggi della nostra infanzia, e anche per questo consideriamo le fumetterie un luogo magico che non possiamo e non dobbiamo snobbare.
Per questo abbiamo deciso, recentemente, di lavorare con Manicomix, per avere una diffusione più capillare dei nostri titoli nelle librerie specializzate.

Arrivando a Lucca Comics & Games 2016: che novità presenterete per il 50° anniversario? Parlacene un po' nel dettaglio.

Le novità che porteremo saranno tre:
Giovanni Dalle Bande Nere, di Marco Rastrelli e Lorenzo Nuti
Rosso Malpelo, di Maurizio Palarchi e Roberto Melis
Salomè, di Emilia Perri e Silvia Vanni.
Marco e Lorenzo, gli autori del Giovanni dalle Bande Nere, sono due ex studenti della Scuola Internazionale di Comics di Firenze che ho incontrato tanti anni fa e che si sono conosciuti in occasione di una pubblicazione con l’associazione culturale DOUbLe SHOt. Da quel momento i due hanno scoperto un affiatamento incredibile che li ha portati a realizzare una trilogia per il mercato francese dal titolo Les Bêtes de Black City (Tabou Editions) prima del nostro volume.
Maurizio e Roberto, invece, sono i vincitori del primo contest per esordienti realizzato dalla Kleiner Flug. Il premio per i vincitori era un contratto per la realizzazione di un fumetto e il risultato è stato questo bellissimo Rosso Malpelo.
Infine Emilia e Silvia, ultime ma non per questo inferiori agli altri. A Emilia è piaciuta fin da subito la linea editoriale della casa editrice e ha cominciato a inviarci soggetti, finché non è stata individuata Silvia come potenziale disegnatrice della Salomè. Silvia, nota anche col nome Fantafumino, è la vincitrice del Lucca Project Contest del 2013 ed è una disegnatrice bravissima che ha fatto un salto qualitativo importante da quando era mia studente alla Scuola di Comics.

 

Come scegliete i soggetti da rappresentare? Vengono proposti dagli autori o siete voi a determinarli e poi ad affidare il lavoro ai fumettisti?

La scelta dei soggetti inizialmente era dettata da noi, visto che eravamo pressoché sconosciuti, mentre adesso veniamo sommersi da proposte dall’esterno, per lo più.
Ancora oggi, però, ogni tanto ci piace pensare di avere il “vestito giusto” per questo o quel disegnatore e chiedergli di valutare una proposta che gli presentiamo.

Ci sono già altre novità programmate previste per il futuro?

In futuro abbiamo programmato ancora opere di autori esordienti o emergenti e realizzeremo sicuramente questi:
Stradivari, Genius Loci, di Michele Ginevra e Sakka;
Caterina da Siena, di Andrea Meucci e Giorgio Carta;
Pian D’Albero, di Pierpaolo Putignano;
San Domenico, di Marco Rocchi ed Edoardo Natalini;
La linea d’ombra di Andrea Laprovitera e Valentina Raddi;
Alessandro Bonci, tre Atti, un Preludio e un Gran Finale, di Marco Cei e Luca Lenci
Viaggi Acidi, di Marco Rocchi e Martoz;
La Locandiera, di Mariangela Sena e Gabriele Di Caro;
Il giro di vite, di Marco Rastrelli e La Tram

Oltre ad altri titoli che sono in analisi/lavorazione e di cui non possiamo ancora parlare.

Ringraziamo Alessio D'Uva per le risposte alla nostra intervista e vi invitiamo a passare dallo stand della casa editrice, E129 del Padiglione Napoleone a Lucca Comics & Games 2016, dove potrete trovare gli artisti elencati nel post qui di seguito per farvi autografare i vostri volumi. 

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Galileo Galilei

La casa editrice Kleiner Flug pubblica sin dalla sua fondazione storie a fumetti monografiche atte a far conoscere meglio e ad un pubblico più vasto possibile personaggi celebri, opere di letteratura fondamentali e città che hanno fatto la storia, affidando questi progetti prevalentemente a nomi emergenti del panorama fumettistico italiano, senza però rinunciare a mettere in commercio lavori di autori stranieri, anche parecchio conosciuti.
Sulla scia degli uomini illustri che hanno reso grande il nostro paese nel corso dei secoli, dopo Dante Alighieri e Raffaello, tocca questa volta a Galileo Galilei essere analizzato e trattato da Paolo d’Antonio nell’omonimo volume che è stato presentato recentemente in occasione della scorsa Lucca Comics & Games.

Impostata come una biografia priva di intento documentaristico ed eccessivo nozionismo pedagogico, la volontà dell’autore è quella di far conoscere meglio, senza tediare, una delle menti più importanti della storia scientifica mondiale, che ha avuto i natali proprio nella nostra patria. Un orgoglio nazionale spesso messo in secondo piano o non trattato con la dovuta attenzione, liquidato sommariamente anche durante l’apprendimento scolastico ma che invece ha contribuito moltissimo alla società universale, molto più di altri nomi che vengono più o meno giustamente elogiati con maggiore enfasi.

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Spesso infatti l’uomo viene brutalmente soppiantato dalla formula, dall’opera realizzata, dal suo operato, senza andare ad analizzare il processo che ha portato a tale risultato, comprendere da cosa è scaturita l’idea di tale conseguimento. E sebbene questo sia qualcosa di improponibile almeno a livello scolastico, per via di molteplici esigenze, anche solo temporali, la questione dell’approfondimento dovrebbe essere portata avanti in altra sede, perché essenziale se si vuole avere una buona comprensione di ciò che si sa o di ciò di cui si discute. E quale migliore occasione di approfondire mediante il fumetto? Unire l’utile al dilettevole è una sintesi spesso utopica, ma quando ce la troviamo davanti non possiamo che gioire. E questo in generale è quello che alla Kleiner Flug stanno cercando di fare da diverso tempo: riportare una cultura mirata e sufficientemente approfondita almeno sui punti cardine della storia prevalentemente italiana, realizzando monografie su artisti, letterati e scienziati che hanno dato una svolta alla società e al mondo, modificando completamente lo status quo universale dopo il loro passaggio.

Perché fondamentalmente è questo che ha fatto Galileo Galilei, una figura tra le più rivoluzionarie della storia, che si è opposto alla cecità dell’intera società benpensante del suo tempo, sfidando lo strapotere della Chiesa Cattolica e dell’aristotelismo annacquato e inconcludente del tempo, arrivando a innestare il germe del dubbio e a mettere in moto gli ingranaggi che a breve avrebbero portato all’affermarsi di una comunità scientifica. Innovatore cosciente della dinamica, dell’astronomia, sostenitore della teoria copernicana e dell’eliocentrismo, nonché inventore del metodo scientifico, venne processato e condannato dall’Inquisizione romana per le sue idee contrastanti la filosofia naturale aristotelica e il contenuto delle Sacre Scritture, costretto nel 1633 ad abiura e confino nella sua villa per le sue tesi astronomiche.

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Ed è proprio da qui che prende il via la narrazione, dalla fine, da quel dolorosissimo e nauseante “abiuro, maledico e detesto” con cui tutto sembra finire, e con una lunga analessi si ritorna al 1592, dove tutto ebbe inizio, con le prime idee sovversive riguardanti l’accelerazione gravitazionale. Seguiamo quindi il percorso del giovane uomo spostandosi per la penisola italica, portando il suo sapere e la sua scomoda presenza alle corti più prestigiose del Paese.
Il Galileo di cui d’Antonio scrive è un personaggio pieno di vitalità, sempre desideroso di migliorarsi e di scoprire nuove cose, ma frenato dal dover “spiegare concetti vecchi di mille anni a gente con la mente ancora più vecchia”, un vero rivoluzionario negli anni della controriforma, spiritoso e fortemente ironico, come ben traspare dalla narrazione, i cui dialoghi sono molto frizzanti, ricchi di significato e mai banali, una parlata fluente e convincente, solida.

L’autore si prende anche la licenza di utilizzare tecniche narrative differenti all’interno del volume, passando dalla più tradizionale voce narrante con l’intervento in prima persona dei diretti interessati, alla metatestualità con cui Galileo si rivolge al lettore di persona per difendersi dalle accuse di aver sottratto l’invenzione del telescopio agli olandesi, fino a raggiungere una sorta di commistione di diverse opere dello scienziato toscano, mettendo in scena il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, facendo intervenire direttamente Copernico. Una narrazione in cui si arriva a confondere realtà e finzione, storia e fantasia, ma da cui il messaggio esce intatto e piacevolmente veicolato.

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Passando alla parte grafica, la produzione artistica di d’Antonio è davvero di alto livello: i disegni sono realistici e catturano alla perfezione l’atmosfera seicentesca dell’ambientazione, trasmettendo grande espressività soprattutto nei personaggi rappresentati. Emerge tutta l’emotività sanguigna di Galileo, la rabbia che cova in chi non ha argomentazione per difendere delle tesi ereditate e mai comprese, la paura sui volti di chi vede nello scienziato un avversario della parola di Dio, la dolcezza e il dolore che le scelte comportano su chi le effettua. Il tratto è marcato, netto, che richiama le litografie ottocentesche, con una grande abilità di composizione della tavola e di layout grafico, oltre che delle inquadrature delle singole vignette, molto evocative, in cui l’autore spesso si concentra sulla scena da rappresentare senza perdersi in inutili contorni fini a sé stessi, ma promuovendo e facendo pervenire il messaggio direttamente.

Ancora una volta quindi, la Kleiner Flug centra l’obiettivo, pubblicando un volume ottimamente realizzato da Paolo d’Antonio, che ritorna ad una delle sue passioni originali, la scienza, trasmettendo la sua passione per la stessa e permettendoci di conoscere meglio un personaggio della nostra storia, senza appesantirci con troppe informazioni accademiche ma facendoci percepire l’essenza del personaggio.

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