Kaijin Fugeki – Kindled Spirits 1, recensione: la bellezza del caos di Oh! Great
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Il ritorno di un grande maestro del fumetto contemporaneo fa sempre scaldare il cuore, soprattutto se si parla di Oh! Great, creatore di perle incredibili come Air Gear, Inferno e Paradiso, e persino dell’adattamento della light novel di Bakemonogatari. Sicuramente uno dei più grandi disegnatori manga degli ultimi anni, torna grazie a Planet Manga con la sua nuova opera: Kaijin Fugeki – Kindled Spirits, serializzata su Weekly Shōnen Magazine, un titolo che fin da subito si presenta come qualcosa di affascinante e difficile da incasellare.
“Non ricordo molto di mia madre quella notte”: è con questa frase che l’opera apre le sue porte, immergendo subito il lettore in un’atmosfera sospesa e inquieta. Da qui prende forma un mondo dove entità misteriose, chiamate “la notte”, si intrecciano con rituali, danze e figure quasi sciamaniche, in un contesto che oscilla continuamente tra realtà e dimensione spirituale. I personaggi si muovono all’interno di questo scenario parlando attraverso dialoghi spesso strani e criptici, che più che spiegare sembrano voler alludere a qualcosa di più grande e inafferrabile.
E in effetti, il primo impatto è devastante dal punto di vista visivo. Oh! Great conferma tutto il suo talento: tavole spettacolari, contrasti estremi tra bianco e nero e una gestione delle splash page che solo un autore di questo calibro può permettersi. In alcune sequenze, soprattutto quelle legate alla presenza di macchine e movimenti meccanici, si percepisce chiaramente un richiamo alle atmosfere di Air Gear, come se quell’estetica dinamica e quasi “urbana” fosse rimasta parte integrante del suo modo di raccontare per immagini. Ogni pagina è costruita per colpire, per trasmettere movimento, energia e tensione.
Il discorso cambia quando si passa alla narrazione. Kaijin Fugeki – Kindled Spirits introduce tanti elementi affascinanti: gli spiriti, i rituali, i legami tra i personaggi, ma li lascia volutamente sospesi. La trama procede per frammenti, senza una direzione immediatamente chiara, e le motivazioni dei protagonisti restano spesso in ombra. Più che raccontare una storia lineare, l’opera sembra voler costruire un’esperienza sensoriale e simbolica, chiedendo al lettore di colmare i vuoti interpretativi.
Questo approccio può risultare estremamente affascinante, quasi ipnotico, ma allo stesso tempo anche frustrante. Si resta catturati dalla bellezza delle tavole e dall’atmosfera, ma si fatica a trovare un vero appiglio narrativo o emotivo. Non è chiaro dove la storia voglia andare a parare, e proprio questa ambiguità diventa il suo punto di forza e, allo stesso tempo, il suo limite più evidente.
Al momento, Kaijin Fugeki – Kindled Spirits è quindi un’esperienza più visiva che narrativa. Un’opera che incuriosisce e colpisce, ma che deve ancora dimostrare di saper costruire una trama solida all’altezza del suo impatto estetico.
In patria, serializzato su Shūkan Shōnen Magajin, sembra procedere molto bene, ed è già all'ottavo volume, ma aspettiamo un momento successivo per vedere se andrà oltre le aspettative del pubblico nostrano.










