Starhenge 1 - Il drago e il cinghiale, recensione: l’epica visionaria di Liam Sharp
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Come ci ha rivelato lo stesso Liam Sharp nell’intervista che ci ha gentilmente concesso presso lo stand della Mirage Comics durante l’ultima edizione del Napoli Comicon, StarHenge è un affascinante affresco a metà tra il fantasy e la fantascienza (con anche un pizzico di supereroismo, in verità), in cui il cartoonist britannico ha voluto riversare tutto il suo amore per i miti e le leggende celtiche (a cominciare dal ciclo arturiano, al quale è prevalentemente dedicato questo primo libro), fondendolo con alcuni capisaldi del cinema fantastico come Excalibur, Alien e Terminator.
La trama abbraccia diversi periodi temporali, partendo da un futuro prossimo dove l’umanità ha iniziato a espandersi nella Via Lattea, ma sta perdendo la guerra contro una potentissima e antichissima intelligenza artificiale aliena, risvegliata inavvertitamente dall’equipaggio di una nave spaziale terrestre, in missione esplorativa su Proxima Centauri B. L’unico ostacolo che si frappone al dominio assoluto delle macchine è rappresentato dalla magia, la quale, non essendo governata da regole matematiche, risulta del tutto incomprensibile a un’entità sintetica. Il ricordo delle arti mistiche è, però, quasi scomparso nel futuro, pertanto la Regina-Ur, sovrana dell’umanità, decide di inviare suo figlio Wyllt indietro nel tempo fino alla Britannia del Quinto Secolo, con il compito di evitare che i Cavalieri del Veldt vengano cancellati dalla storia e che l’uso della magia vada perso per sempre. A narrare l’intera vicenda troviamo la giovane Amber Weaver, la cui esistenza si rivelerà sorprendentemente fondamentale nel determinare gli eventi descritti.

Nella stessa intervista, Sharp ci ha spiegato che la scelta di utilizzare diversi stili di disegno nel realizzare le tavole, è derivata dal desiderio di celebrare ogni tecnica artistica potenzialmente adottabile in un fumetto. Abbiamo così molte, splendide pagine dipinte, che da un lato mostrano una grande passione per le illustrazioni fantasy e in particolare per il lavoro di maestri immortali come Frank Frazetta, di cui l’autore inglese riesce a replicare quasi alla perfezione l’eleganza e la raffinatezza pittorica, ma anche la voglia di omaggiare l’estetica immaginifica di Hans Ruedi Giger (il celebre visual designer di Alien) preso a modello per i passaggi più fantascientifici. Inevitabile, quindi, che questi mutamenti figurativi vengano fatti risaltare con un attento uso dei colori: tonalità pastello di varia gradazione per le scene nel passato, pennellate fredde e metalliche per la rappresentazione del futuro. Paradossalmente, tuttavia, Sharp ha ammesso di essere stato costretto a servirsi del disegno digitale per rispettare le scadenze (e, pertanto, di essere favorevole all’impiego della tecnologia nel suo lavoro), benché sia evidente come la guerra tra i Forgiati (i terrificanti automi alieni di cui sopra) e l’umanità sia pure una metafora dell’avanzare inesorabile dell’intelligenza artificiale a scapito della creatività degli artisti.
In altre parti della storia (principalmente in quelle ambientate nel presente, dove comunque non mancano sequenze dipinte, in cui la scelta dei colori, in confronto al resto del libro, ha un significato intimamente legato alla vicenda descritta) il fumettista britannico utilizza tecniche più tradizionali, anche in questo caso alternando vari stili, in ognuno dei quali, però, il suo tratto risulta maggiormente riconoscibile. Sharp arriva persino a citare sé stesso, trasportando le vicissitudini di Amber all’interno di un comic book degli anni Novanta e rappresentando il combattente dei Forgiati con le evidenti fattezze del secondo Death’s Head, il cacciatore di taglie robotico che è stato il trampolino di lancio per la sua carriera americana.

Occorre sottolineare che, leggendo StarHenge, presto ci si rende conto che l’uso di stili differenti che il buon Liam dice di aver limitato ai disegni riguarda, in realtà, anche la sceneggiatura. Come accennato, gran parte del testo è affidato al racconto di Amber, la quale si esprime attraverso un linguaggio giovanile e contemporaneo. Una scelta intelligente, che aiuta notevolmente a non appesantire un’opera ricca di passaggi che sembrano estratti da un romanzo illustrato invece che appartenere a un fumetto, quasi come se Sharp avesse voluto mostrare di essere un autore estremamente eclettico, non solo in veste di artista, ma pure – e forse anche di più - come scrittore. Non è un caso, infatti, che il cartoonist inglese ricorra addirittura a una sorta di metanarrazione, nel tentativo di ridurre la complessità di un soggetto in cui la rielaborazione dei testi da lui presi a riferimento (primo fra tutti la Storia dei re di Britannia di Goffredo di Monmouth, esplicitamente citata nella pagina introduttiva del libro) e la comprensibile volontà di rispettare ciò che è stato tramandato nelle versioni primitive del mito arturiano (nelle quali non compaiono figure familiari come i cavalieri della Tavola Rotonda, frutto di rivisitazioni successive) possa condurre a un rapido calo di interesse nel pubblico maggiormente attratto dall’avventura pura e semplice.

L’unico appunto che ci sentiamo di fare a Sharp è l’eccessiva lentezza con cui gli eventi vengono portati avanti, per un’epopea della quale questa prima miniserie costituisce apparentemente soltanto una lunga premessa, con molti elementi ancora oscuri o tenuti volutamente nascosti. Tale lentezza, oltretutto, unita ai continui cambi di scenario e di stile narrativo precedentemente descritti, nonostante lo stimolo intellettuale da essi generato, non facilita la comprensione del testo. A ogni modo, stiamo parlando di dettagli di poco conto. L’opera è una conferma del talento di un autore per troppo tempo considerato solo un bravissimo disegnatore, ma che già nelle sue splendide storie di Conan il barbaro, ha dimostrato di essere anche un ottimo sceneggiatore.
Aspettiamo, quindi, che la Mirage porti presto in Italia il secondo libro della saga (StarHenge Book Two – A kiss for Atticus), di cui a breve la Image dovrebbe far uscire negli USA l’ultimo capitolo.
E a proposito dell’edizione nostrana, la casa editrice umbra ha confezionato un volume cartonato impeccabile per qualità di carta e stampa, che permette di apprezzare al meglio il lavoro del fumettista inglese.
















