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Come rubare un Magnus, recensione: il testamento artistico di Davide Toffolo

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Lo scorso 25 aprile a Napoli, durante la premiazione del Palmarès Ufficiale del Comicon, Davide Toffolo - magister della manifestazione - ha stupito il pubblico annunciando il suo ritiro dal mondo del fumetto. Musicista, fondatore del gruppo punk Tre allegri ragazzi morti, Toffolo è attivo come fumettista dai primi anni '90, ma già in precedenza aveva mostrato le sue enormi qualità quando nel 1979 vince un concorso per diventare il nuovo disegnatore di Alan Ford, nonostante poi non venga preso per la sua minore età (soli 13 anni). È significativo, dunque, che la sua carriera si chiuda idealmente con un'opera dedicata al suo maestro artistico, ovvero Roberto Raviola in arte Magnus. Un'opera che Toffolo ha tentato a più riprese di portare a termine dopo il suo avvio nel 2008 sulla rivista Animals di Coniglio Editore e finita solo grazie a Oblomov Edizioni.

Come rubare un Magnus è un racconto che mescola la finzione narrativa alla biografia reale di Magnus, un fumetto che parla di fumettisti e del Fumetto stesso, un modo per parlare sì di un grande autore del passato (forse il più grande) ma anche di se stesso.
La storia si svolge su due piani temporali: nel primo, ambientato nel presente, troviamo Toffolo andare da un fisioterapista (cieco) per un mal di schiena. Contemporaneamente, l'artista è costretto a far luce su un mistero legato a un originale di Magnus (la copertina numero 9 di Necron) rubato prima di una mostra a lui dedicata curata da una professoressa di storia dell'arte. Gli eventi del presente, dunque, diventano occasione per narrare il passato.

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Nella seconda linea temporale viene raccontata invece la vita di Magnus, partendo dai primi passi nel fumetto popolare con l'incontro con Luciano Secchi, alias Max Bunker, che portò alla nascita di serie quali Kriminal, Satanik, Alan Ford e altre ancora. Ma Magnus era uno spirito inquieto, macinava centinaia di tavole al mese ma voleva andare sempre oltre. Abbracciò, così, totalmente la vita da artista allontanandosi da tutti, il suo bisogno di fare arte divenne un qualcosa di viscerale, un'esigenza che risucchiava la sua intera esistenza. Così, diede vita a nuove serie, nuovi personaggi, come quello che forse è il suo capolavoro: Lo sconosciuto. Poi la malattia, quel tumore che pian piano lo consumò e quell'ultimo lavoro, il Texone per Sergio Bonelli, che disegnò maniacalmente per 7 lunghi anni.

Il racconto diventa per Toffolo l'occasione per raccontare la realtà del fumetto degli anni 60-90 e dei diversi personaggi noti che hanno incrociato la vita di Roberto Raviola. Fra tutti, vale la pena di soffermarsi su Franco Bonvicini, in arte Bonvi, amico intimo di Magnus al quale legherà tristemente il suo destino. Saputo della malattia che stava consumando l'amico, Bonvi organizzerà una raccolta fondi per Magnus, ma morirà in un assurdo incidente la sera in cui avrebbe dovuto partecipare al programma televisivo Roxy Bar per dare il via alla raccolta. Magnus lo raggiungerà solo pochi mesi dopo.
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Come rubare un Magnus è un'opera, dunque, sentita, ricca e raffinata nella sua ideazione e nella sua realizzazione, tanto quanto risulta scorrevole e appassionante. C'è tutto l'amore di Toffolo per il fumetto, per la sua storia e per i grandi autori del passato da cui ha tratto ispirazione, fra cui Magnus e Bonvi su tutti, che ci vengono restituiti in tutta la loro complessità, personaggi vivi e reali. C'è, naturalmente, tanto anche del fumettista stesso che realizza quasi un trattato sul suo grande amore: il fumetto. In quest'opera c'è tutta la poetica di Toffolo, il suo passato, il suo presente e il suo futuro. Sicuramente, il suo testamento artistico, considerando il suo ritiro.

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Per quanto riguarda le tavole, il doppio binario narrativo viene evidenziato visivamente dall'utilizzo di due diverse tonalità fredde/calde: indaco per il presente, ocra per il passato. Il segno è quello classico di Toffolo che costruisce tavole dalla gabbia sempre varia e funzionale, ma capace di essere suggestive e potenti all'occorrenza. Solo quando Toffolo deve disegnare i personaggi di Magnus, utilizzando il suo stile, o quando disegna qualche volto di personaggi noti del fumetto, il suo segno cambia e si adatta con grande naturalezza al resto.

Oblomov Edizioni ripropone ora Come rubare un Magnus in un cofanetto molto elegante che oltre al libro, caratterizzato dalla classica ottima cura editoriale, presenta anche un albetto inedito dal titolo Kaino, un "fumetto perduto" di Magnus realizzato da Toffolo come omaggio ultimo all'autore.
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Escher - Mondi Impossibili, recensione: il corpo dell’assurdo

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Non c’è necessità di spiegare la seminale figura di Maurits Cornelis Escher: le sue incisioni, le scale impossibili, le arditissime prospettive, i giochi prospettici. Ed è per questo che il lavoro di Lorenzo Coltellacci (ai testi) e Andrés Abiuso (ai disegni), anche ai lettori non esperti di Storia dell’Arte, risulterà piacevolmente evocativo.

Un giovane ragazzo si ritrova catapultato in una dimensione onirica di escheriana (per l’appunto) ispirazione come un’Alice nel Paese delle Meraviglie della Storia dell’Arte (e non solo). Uno dei manichini che abitano le architetture fantastiche dell’artista olandese lo accoglie e, in questo ruolo virgiliano, guida il ragazzo attraverso la storia, gli eventi e l’arte di Escher.

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Lo schema narrativo messo in piedi da Coltellacci, permette al lettore di fare un veloce excursus non tanto sulle correnti artistiche, tecniche o concettuali di Escher, quanto sul rapporto che intercorre tra arte e vita e di come questi siano bilanciati dalla sensibilità personale di un artista. Per quanto possa sembrare un’ovvietà, spesso, immaginando un autore (di qualunque mezzo espressivo) si dimentica di valutare l’uomo che c’è dietro, in quanto contenitore di contraddizioni, interpretazioni e ambizioni comunicative. Nel graphic novel, invece, è il perno attorno a cui ruota e si dipana la semplice trama atta a svelare, in un continuo passaggio tra onirico e reale, come l’Uomo Escher e l’Artista Escher abbiano deciso di convivere.

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Abiuso, perciò, non può far altro se non marcare con forza questa continua dicotomia sia di setting che di character. Le citazioni visive all’arte di Escher sono onnipresenti, a volte palesi, altre volte più sottili, tutte atte a ricostruire nel mondo onirico tratteggiato da Coltellacci, la figura artistica di Escher attraverso le sue rappresentazioni. L’onirico prende corpo, struttura: il gioco grafico e narrativo dei due autori è quello di permettere al lettore di essere in grado di “interagire”, attraverso i personaggi, negli ambienti escheriani, di svelarne le messinscene e i trucchi di esplorare le architetture impossibili dell’autore.

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Se da un lato questa volontà narrativa e grafica permettere di non banalizzare il biopic riportato da Coltellacci e Abiuso, dall’altro scivola in qualche didascalismo che – anche se a volte comprensibilmente necessario – rischia di rallentare il racconto con pause dal sentore divulgativo.
Ma, chiaramente, leggere Escher - Mondi Impossibili non vuol dire leggere un piccolo saggio illustrato di Storia dell’Arte, vuol dire iniziare un piccolo viaggio alla scoperta (o riscoperta) di uno straordinario artista. Ragion per cui anche la veste editoriale cartonata di Tunué non può che presentarsi con la giusta importanza.
Il compito di Coltellacci e Abiuso, dunque, è quello di fornire coordinate e incuriosire il lettore, di dare la chiave d’accesso a quei mondi impossibili che Escher ha regalato al mondo interno: uno sguardo verso l’onirico e l’assurdo sbirciando attraverso la porta socchiusa. Se varcare la soglia, come per il ragazzino protagonista, la decisione spetta a lui.

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