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Bone di Jeff Smith diverrà una serie animata per Netflix

  • Pubblicato in Toon

Bone, la celebre opera di Jeff Smith, diverrà una serie animata per Netflix, come riportato da Deadline. La news è stata confermata anche dallo stesso fumettista sulla propria pagina Facebook:

"Ho aspettato molto tempo per questo", ha detto Smith. "Netflix è la casa perfetta per Bone. I fan della saga sanno che la storia si sviluppa capitolo per capitolo e libro per libro. Una serie animata è esattamente il modo per farlo! Il team di Netflix ha comrpeso Bone e si impegna a fare qualcosa di speciale - questa è una buona notizia per i bambini e gli amanti dei cartoni animati di tutto il mondo."

La Warner Bros. per circa 11 anni ha messo in cantiere una trilogia sull'opera, annunciando anche il coinvolgimento del regista di Kung Fu Panda Mark Osborne e dello sceneggiatore di Artemis Fowl Adam Kline. Prima della Warner Bros., anche Nickelodeon stava sviluppando un film su Bone.

Bone è pubblicato in Italia da Bao Publishing, qui la nostra recensione dell'opera. Potete leggere una nostra intervista a Jeff Smith rilasciata nel 2012 qui.

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Joker, recensione: Fare arte finché qualcuno muore

  • Pubblicato in Screen

L’ambizione autoriale che si muove dietro a Joker, il film diretto da Todd Phillips vincitore del Leone d’Oro a Venezia, è evidente fin dai titoli di testa, dove il logo della Warner Bros., casa produttrice, non è quello attuale ma il corrispettivo usato negli anni ’70. Il legame che Phillips vuole creare con quel periodo, l’ultimo veramente innovativo del cinema americano, è evidente e dichiarato fin dal concepimento del progetto.

Nel 2016 il regista propone alla Warner una origin story sul principe pagliaccio del crimine, scollegata dal resto delle pellicole dell’universo condiviso DC che peraltro, dopo il flop di critica di Batman V Superman e il disastro creativo e commerciale di Justice League, sta subendo un ripensamento. Messo da parte per il momento il progetto di rincorrere i Marvel Studios sul loro consolidato e remunerativo terreno, la dirigenza dà il semaforo verde a Phillips. L’aspirazione del regista è quella di allontanarsi dai cinecomics che vanno per la maggiore, e di realizzare un dramma urbano sulla triste storia di un comico fallito, afflitto da un disturbo neurologico che gli procura un disagio psichico, che vive ai margini di una metropoli disumana dei giorni nostri, sporca ed opprimente, rifiutato e respinto da una società crudele verso gli ultimi. Il progetto acquista prestigio quando viene coinvolto come produttore Martin Scorsese, che dovrà però ben presto abbandonare in favore di progetti personali, vedi The Irishman di prossima uscita. Lo spirito guida del regista italoamericano però rimane anche in sua assenza, e Joker è prima di tutto un omaggio alla sua cinematografia, con chiari riferimenti a Taxi Driver, e, soprattutto, Re per una notte, seppur tragga ispirazione da tutto il giovane cinema americano di rottura degli anni ’70, vedi i Francis Ford Coppola, Paul Schrader e Brian De Palma, quest’ultimo omaggiato in una scena in cui la pellicola, del tutto desaturata da elementi pop, si aggancia in modo inaspettato e sorprendente al mito batmaniano. Il collegamento spirituale all’opera di Scorsese è simboleggiato dalla presenza di Robert DeNiro, protagonista tanto di Taxi Driver quanto di Re per una notte, in cui interpretava un altro aspirante comico fallito a cui l’Arthur Fleck interpretato da Joaquin Phoenix si rifà esplicitamente.

Tra le tante polemiche suscitate dal film ancora prima della sua uscita c’era la paura che la pellicola potesse essere indulgente nei confronti del suo protagonista che, al netto dei traumi subiti, resta comunque un assassino. Qui forse c’è l’unica pecca del film di Phillips: i Travis Bickle e i Rupert Pupkin della coppia DeNiro/Scorsese vengono presentati con tutte le loro ossessioni senza giustificazioni ed alibi, proprio per evitare un transfer d’identificazione nello spettatore. L’Artur di Phoenix, invece, fin dai primi minuti attraversa un calvario degno de La Passione di Cristo che in qualche modo potrebbe giustificarne le azioni. Phillips è abile nel disinnescare la costruzione di un messaggio moralmente ambiguo attribuendo la responsabilità dell’esplosione della violenza fin li covata da Artur alla pistola inopinatamente procuratagli da un collega. Il terreno viene quindi spostato su un argomento di dibattito da sempre molto caldo negli USA dove, invece di pretendere una seria regolamentazione del possesso delle armi, si è pensato di assoldare un servizio d’ordine armato in alcune catene delle sale cinematografiche dove Joker verrà programmato. Anche l’accusa di fomentare la rivolta sociale armata cade nel vuoto, perché il film mostra chiaramente come ogni rivoluzione scaturita dall’odio e dalla rabbia e non strutturata nei contenuti è destinata a risolversi in caos e disordine fine a se stesso.

Altra accusa rivolta preventivamente al film, questa volta dal popolo di internet e dei social, era quella di una scarsa attinenza col materiale di provenienza. Niente di più sbagliato: la forza dei personaggi dell’universo di Batman, creati da Bob Kane e Bill Finger, è sempre stato quello di parlare ad un pubblico ampio e a varie fasce di età. Joker è un personaggio che può vivere tanto in una serie animata quanto in una pellicola V.M.14 come questa che è, a tutti gli effetti, la versione per lo schermo di un graphic novel per un pubblico adulto, come quelle che la DC pubblicava fino a pochi anni fa nell’etichetta Vertigo e oggi propone con il bollino Black Label. A voler essere pignoli, si potrebbe solo contestare l’insistenza nel voler fornire una genesi precisa ad un personaggio che ha sempre fatto del suo essere un agente naturale del caos e delle sue origini avvolte nel mistero la sua forza e il suo fascino, per quanto un brillante twist di sceneggiatura, determinante per la trasformazione del personaggio, rimescoli parecchio le carte.

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Ma quanto detto finora non rende giustizia alla carica rivoluzionaria di cui Joker è portatore non solo nel sottogenere cinecomics, ma nell’intero panorama dell’attuale cinema a stelle strisce. In un momento storico in cui gli studios si fanno la guerra per il possesso di remunerativi franchise e mettono in listino solo reboot, remake e sequel di saghe sfruttate fino allo sfinimento, mentre un maestro come Scorsese deve rivolgersi a Netflix per produrre non un piccolo film intimista, ma un appetibile gangster movie con due mostri sacri come DeNiro e Al Pacino, il film di Todd Phillips compie il miracolo di mettere la performance di uno straordinario attore e una messa in scena evocativa al centro di un prodotto mainstream. Sorprende la cifra stilistica raggiunta dal regista di Una Notte da Leoni. Prima di Joker, la scena cult della sua filmografia era quella della frittella in Roadtrip, e chi ricorda quel film becero ma divertente sa di cosa parliamo. Scherzi a parte, Phillips ha saputo trasferire la carica eversiva del cinema demenziale dei suoi inizi in un film drammatico, raggiungendo una dimensione autoriale importante, sia formale che di contenuti. Un filmaker che non ha paura di battere la lingua dove il dente duole, vedi il discorso sulle armi a cui facevamo riferimento. Ma non solo: con Joker, propone uno specchio non deformato, ma tristemente veritiero, della società americana del momento. Un riflesso in cui l’opinione pubblica americana ha avuto paura di specchiarsi, come dimostra l’accoglienza nervosa riservata al film in patria. Un’America che taglia i servizi sociali, emargina e abbandona gli ultimi, confinati a sottoproletariato urbano, ed elegge miliardari che hanno costruito ricchezze e imperi sottraendo risorse ai più poveri. Interessante in questo senso è il ribaltamento di prospettiva del classico canone batmaniano dove Thomas Wayne abbandona il ruolo di “vittima” e  diventa l’emblema di questa borghesia snob e arricchita. Scenario di questo disastro sociale è una Gotham City in preda allo squallore e al degrado, a cui presta il volto una New York decadente catturata dalla fotografia livida di Lawrence Sher. Significativa la scelta di girare nella Grande Mela, che nelle intenzioni originali di Kane e Finger, era il modello scelto per Gotham.

Ci sarebbe poi da parlare della colonna sonora, delle scelte perfette nella selezione dei brani, come la struggente Smile di Charlie Chaplin nell’indimenticabile versione di Jimmy Durante, ma ci troviamo di fronte ad un’opera che fornisce innumerevoli spunti di riflessione che un solo articolo non può contenere. Chiudiamo quindi parlando dell’anima del film, un monumentale Joaquin Phoenix alle prese con uno di quei ruoli che definiscono una carriera. Un Phoenix dimagrito di 25 kg che soffre, ride, ma con una risata che nasconde un drammatico disturbo neurologico, si contorce e prende botte, tante, in una prova di recitazione patibolare che scuote e commuove. Qui siamo di fronte ad un attore che non interpreta un personaggio, lo diventa. Il migliore attualmente in circolazione, considerando l’ennesimo ritiro dalle scene di Daniel Day-Lewis e l’inaffidabilità di una ex promessa che ha dissipato molto del suo talento come Edward Norton. Se quelli dell’Academy non si faranno prendere dalla tentazione, come accaduto spesso in passato, di scelte provocatoriamente originali, l’Oscar per la migliore interpretazione è già suo.

Uscito da pochi giorni, Joker ha già suscitato forti consensi e feroci polemiche, ma le implicazioni delle sua irruzione in un mercato cinematografico dominato da logiche commerciali di produzioni in serie devono essere ancora comprese appieno. Si tratta di un film che spariglia le carte, scardina le certezze di una scena cinematografica americana attuale paludata, conservatrice e conformista, appiattita sulla logica del profitto. Al contrario, questo è cinema che nasce da un’esigenza artistica, nobilitato da un titano della recitazione. Come direbbe il vecchio Joker di Jack Nicholson: qui si fa arte, finché qualcuno muore.

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Dagli Eterni al Cavaliere Nero: chi sono i personaggi Marvel che debutteranno in The Eternals

  • Pubblicato in Focus

Soltanto quest’estate, i Marvel Studios di Kevin Feige hanno svelato gran parte dei loro progetti filmici e televisivi che rientreranno nella Fase Quattro del Marvel Cinematic Universe. Tra i tanti lungometraggi in programma vi è anche The Eternals, che l’anno prossimo si sobbarcherà il compito di introdurre al grande pubblico dei personaggi di nicchia che intendiamo presentarvi con questo speciale d’approfondimento: gli Eterni, ideati dal compianto Re dei fumetti Jack Kirby nel 1976, e il Cavaliere Nero (Dane Whitman), una creazione degli altrettanto leggendari Roy Thomas e John Buscema che fece il suo debutto esattamente nove anni prima, nel 1967.

Quel che abbiamo sempre saputo circa gli Eterni è che sono una famiglia di super-esseri nata milioni di anni or sono grazie ai Celestiali, onnipotenti divinità cosmiche dalle sembianze mastodontiche e robotiche che, dopo aver visitato per la prima volta il pianeta Terra, si intromisero nel naturale corso dell’evoluzione, favorendo così la formazione di noi umani e la nascita di due particolari specie: i Devianti e gli homo immortalis, ossia i sopraccitati Eterni.

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Andando con ordine, i Devianti – chiamati anche Popolo Mutevole – sono una razza geneticamente instabile composta da mostri eterogenei che si distinguono per intenzioni generalmente malevole, per una sconcertante velocità nel riprodursi e per una grande intelligenza. Proprio per la loro dedizione al dominio del mondo, hanno lottato in svariate circostanze contro gli Eterni, che sono invece degli individui pressoché immortali e dotati di differenti abilità che vanno al di là di ogni nostra comprensione: oltre a poteri generici quali la super forza, super resistenza, telecinesi e telepatia, essi possono tra l’altro esercitare controlli mentali e comandare la propria struttura fisiologica a livello molecolare.

Dapprincipio, la Terra finì per venire conquistata dai Devianti, ma gli Eterni riuscirono a contattare una Seconda Schiera di Celestiali spingendola a sbaragliare in combattimento i loro antagonisti, i quali cominciarono a disperdersi con il successivo affossamento della loro città, Lemuria, finita sotto l’Oceano Pacifico. L’umanità venne quindi liberata dalla schiavitù e poté crescere e prosperare, specie grazie al supporto degli Eterni. Con l'obiettivo primario di proteggere il nostro mondo, questi ultimi ricorsero con grande sensatezza alle loro abilità fuori dal comune e affiancarono gli umani nel cammino dell’evoluzione, dando vita alle leggende di miti e divinità ben note ai terrestri, come per esempio quelle appartenenti al pantheon greco o egiziano. A un certo punto, nella città degli Eterni, Titanos, insorse una guerra interna tra il bellicoso Uranus, che comandava la sua gente con il pugno di ferro, e Kronos, che bramava l’istituzione di una civiltà molto più pacifica. Ad averla vinta fu la fazione di Kronos e, come conseguenza, Uranus venne esiliato nel pianeta che prese il suo nome, Uranio. Eppure, il conflitto si rivelò essere pieno di morte e sofferenza, cosa che non andò affatto a genio a Kronos, il quale fece giuramento di non alimentare mai più guerre e si mise al lavoro per concretizzare il suo sogno di una civiltà meravigliosa e serena. Ebbe perfino due figli, il guerriero Zuras e il virtuoso A’Lars, finché non sopraggiunse il disastro: conducendo alcuni esperimenti, egli venne pervaso da una potente ondata di energia cosmica che, oltre a potenziare molti degli Eterni, lo mutò in uno stato incorporeo, rendendolo di fatto un tutt’uno con l’Universo. Ciò lo spinse ad abdicare alla sua carica di sovrano.
Per decidere a chi spettasse l’onere di comandarli, gli Eterni si unirono per la prima volta in un collettivo dei loro cervelli che gli consente di combinare le proprie energie, l’Uni-Mente, decretando così la salita al potere del più forte di tutti loro, Zuras, il cui primo atto si dimostrò essere quello di allontanare A’Lars, a suo dire fin troppo somigliante all’erudito e pacato padre. Dopodiché, diresse la costruzione di una nuova città principale per la sua razza, Olympia, prima situata fra le colline della Grecia e poi ubicata in Antartide. A’Lars, che in seguito adottò l’alias di Mentore, viaggiò dunque alla volta del cosmo e si stabilì nel satellite di Saturno, Titano, orribilmente deturpato dalle guerre civili e dall’inquinamento. Solo una donna scampò a tale caos, Sui-San, che relazionatasi con lui contribuì a ridare lustro al suo pianeta e diede pure alla nascita due progenie Eterne: parliamo del Folle Titano Thanos, visto come villain principale nei blockbuster Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019), e Eros, iconico membro degli Avengers meglio conosciuto come Starfox, un nome di battaglia ideato da una dei cinque fondatori del suddetto team, ossia Janet Van Dyne, Wasp.

Fondamentali retroscena sull’effettiva genesi degli Eterni ci sono stati forniti nel 2018 sulle pagine dell’attuale run degli Avengers sceneggiata da Jason Aaron. Come raccontato nell’arco narrativo “L’Ultima Schiera”, la specie degli homo immortalis non è nata per proteggere l’umanità come si credeva, bensì per coltivare la sua virulenza, dato che i Celestiali scorsero un notevole potenziale nei terrestri e se ne volevano approfittare per debellare uno sciame di locuste cosmiche conosciuto come l’Orda. Inoltre, il Dio degli Inganni Loki ha definito la storia degli esperimenti sugli umani compiuti dalla Prima Schiera dei Celestiali come una semplice “bugia”: il merito di tutto ciò dovrebbe tecnicamente essere attribuito al Progenitore, un Celestiale morente che quattro miliardi di anni fa cadde sulla Terra, irradiandola di energie che hanno permesso, tra le altre cose, anche l’avvento di mutanti come gli X-Men e superumani quali Spider-Man o gli Avengers. Dopo aver appreso queste terribili verità sul loro conto, gli Eterni sono sprofondati in una colossale follia che li ha condotti alla morte, ma non prima di consegnare a Iron Man il segreto dell’Uni-Mente, rivelatosi indispensabile per rendere dormiente l’Orda.

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Terminata questa cronistoria sugli avvenimenti più importanti che hanno segnato l’affascinante vita degli Eterni, è giunto il momento di far luce sui membri del gruppo che l’anno prossimo incontreremo al cinema: Ajak, che sul grande schermo sarà interpretato dall’attrice Salma Hayek, è l’unico tra gli homo immortalis in grado di comunicare con i Celestiali ed è capace di volare, levitare e, soprattutto, manipolare le molecole, un dono che consiste nel trasformare oggetti o persone e che ha reso noti anche altri tre personaggi, ovvero Sersi (Gemma Chan), Druig (Barry Keoghan) e Sprite (Lia McHugh), tutti appartenenti alla categoria dei plasmanti, a differenza del biondo e muscoloso Ikaris (Richard Madden), che è infatti un movente, vale a dire un essere con le abilità di volo. La supervelocità è invece il tratto distintivo di Makkari (Lauren Ridloff), famoso per essere stato posseduto dallo spirito del Celestiale Sognante e per la sua relazione abbastanza travagliata con la già citata Sersi. Quest’ultima, oltre ad avere una forte passione per l’organizzazione di party, è per di più stata un importante membro degli Avengers, così come la divinità sumerica Gilgamesh, che incontreremo con le fattezze di Don Lee. Questi, per chi non lo sapesse, è un uomo massiccio e forzuto passato alla storia con appellativi come il “Dimenticato” e il “Guerriero” e ha saputo finanche tenere testa a grossi calibri come Thor. Il personaggio è solito vestirsi con un semplice drappo o con un’armatura corazzata e, nel corso della sua permanenza nei Vendicatori, non se l’è cavata tanto bene: in un’occasione è quasi passato a miglior vita fronteggiando gli Uomini Lava nel periodo in cui era indebolito per via del suo prolungato allontanamento da Olympia, mentre in un’altra circostanza è morto per colpa di Immortus, salvo resuscitare tempo dopo.

Tornando a Ikaris, egli assunse questo nome dopo aver assistito alla tragica morte di suo figlio, il leggendario Icaro, e ha spesso ricoperto un ruolo di prima levatura negli Eterni, guidati in più occasioni e con risultati eccellenti da Thena (Angelina Jolie), una determinata guerriera figlia di Zuras che ha persino avuto una relazione con il capo dei Devianti, Kra, da cui ha anche avuto due figli partoriti da una madre surrogata, Deborah e Donald Ritter. In merito a Sprite, si tratta di un eterno ragazzino pestifero che ne combina di tutti i colori e che può generare illusioni incredibilmente realistiche. Tanti sono i grattacapi che ha causato alla sua famiglia: una volta ha per esempio spedito Olympia nella Zona Negativa, mentre un'altra volta ancora – motivato dalla necessità di voler crescere - ha sfruttato le capacità incommensurabili di Ajak, Zuras e di un Celestiale per trasformare tutti gli Eterni, incluso sé stesso, in comuni mortali.
Prima di ritornare al loro status originale di esseri onnipotenti, tanti membri degli Eterni hanno intrapreso vite a loro fortemente inedite, come Makkari, divenuto un dottore, o Thena, un'impiegata delle Stark Industries e madre di un bambino umano, Joey. Sprite, invece, ha sfondato nel mondo dell'intrattenimento, ma le conseguenze delle sue spregevoli azioni lo hanno successivamente condotto alla morte per mano dello stesso Zuras.

Oltretutto, in The Eternals faremo anche la conoscenza di Phastos (Brian Tyree Henry), Kingo (Kumail Nanjiani) e Druig (Barry Keoghan): il primo è un esperto di tecnologia che ha progettato numerose armi per i suoi alleati; il secondo è un abile samurai che ha imparato a padroneggiare questa arte nel XVI secolo in Giappone; il terzo, infine, è caratterizzato da una grande malvagità, tant'è che si è perfino unito al KGB in qualità di agente ed è divenuto il governatore di un'intera nazione appartenuta in precedenza all'Unione Sovietica, la Vorozheika.

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Per ciò che concerne il Cavaliere Nero, vi sono svariati personaggi nella storia della Marvel a essersi fregiati di tale nome: il primo di questi, Sir Percy di Scandia, nacque editorialmente nel 1955 per merito di Stan Lee e Joe Maneely. Si tratta di un uomo del VI secolo che, munito della magica Spada d’Ebano forgiata da Merlino in persona, servì re Artù in qualità di cavaliere per poi morire per mano del mago Mordred. In tempi più recenti, l’identità di Black Knight è finita nelle mani di uno dei tanti discendenti di Percy, Nathan Garrett, che, pur essendo uno spettabile biologo, ha imboccato la carriera criminale ricorrendo alle sue conoscenze scientifiche per dar vita a un cavallo alato mutato geneticamente e a una pericolosa lancia capace di sparare raggi laser e di sprigionare varie tipologie di gas letali. Con questo equipaggiamento, il personaggio ha lottato dapprima contro Giant-Man e Wasp e in un secondo momento si è aggregato ai Signori del Male del Barone Zemo per contrastare gli Avengers. Il vero colpo di scena avviene nel mezzo di uno scontro con Iron Man, quando il cavaliere viene disarcionato dal suo destriero e cade da un’altezza che gli si rivela fatale: prima di spirare, Nathan ha modo di contattare suo nipote, Dane Whitman, e di cedergli tutta la sua eredità e il suo castello affinché possa lui stesso riabilitare la reputazione pubblica del Cavaliere Nero compiendo nobili gesta. E sarà proprio la versione di Whitman a venire introdotta in The Eternals, dove a prestargli il volto figurerà l’attore Kit Harington (Game of Thrones).

Come suo zio, anche Dane è un rinomato scienziato: è proprio conducendo degli esperimenti sui raggi magnetici che riporta sulla Terra il terrorista mutante Magneto e il suo lacchè Toad, entrambi precedentemente esiliati nello spazio dallo Straniero. Quanto accaduto spinge il ragazzo a chiedere soccorso agli Avengers nei panni di una nuova iterazione del Cavaliere Nero, ma gli eroi più potenti della Terra, confondendolo per il loro vecchio nemico, passano all’attacco. Chiarito il malinteso, Whitman viene reclutato da Ultron per i suoi nuovi Signori del Male, ma sceglie di tradirli in favore dei Vendicatori, di cui diviene un membro ufficiale diverso tempo dopo, quando porge loro il suo aiuto contro la minaccia di Kang il Conquistatore.

L’armamentario di Whitman è composto essenzialmente da un’armatura, da un cavallo alato di colore bianco chiamato Aragorn (sostituito in alcune storie anche da destrieri meccanizzati) e dalla Spada d’Ebano di Sir Percy che ha rinvenuto in era moderna nel castello di Bridgewater, dove ha peraltro appreso importanti dettagli circa il suo glorioso retaggio. La lama incantata che brandisce può tagliare qualunque sostanza, assorbire e deviare raggi energetici, ma ha tuttavia una controindicazione: se la si impiega per uccidere qualcuno macchiandola col sangue, il suo possessore viene condotto alla cosiddetta follia del guerriero e si ritrova col bisogno di dover compiere sempre più assassini. Nella sua epopea, Dane ha anche vissuto per un certo lasso di tempo nel XII secolo all’interno del corpo di un suo antenato, Eobar Garrington, anch’egli un Cavaliere Nero, e si è distinto per le sue formidabili doti da stratega e per la sua attitudine nel lavorare in squadra, una qualità che lo ha fatto entrare sia negli Eroi in Vendita che nell’intelligence britannica MI-13, con cui ha preso parte all’Invasione Segreta degli Skrull. Ultimamente, Whitman è stato per giunta incoronato come re di un territorio di Weirdworld, Nuova Avalon, e si è pure scontrato con una formazione degli Avengers per via della pazzia che lo ha assalito a causa della sua connessione con la Spada d’Ebano.

Di primo acchito, l’inclusione di Dane Whitman nel film dedicato agli Eterni potrebbe effettivamente risultare forzata, ma c’è un legame specifico che lo ha fortemente unito a una componente del suddetto team. Infatti, quando militava ancora nei ranghi degli Avengers, il supereroe munito di spada ha avviato una struggente relazione d’amore con Sersi arrivando a divenire il suo Gann Josin, ossia una sorta di compagno spirituale. La loro liaison è stata ulteriormente complicata non solo dall’attrazione reciproca tra Dane e un’altra donna ancora, Crystal, ma anche dalla pazzia di Sersi dovuta alla Mahd W’yry, una forma di insania tipica della sua specie che di norma si manifesta dopo secoli, ma che nel suo caso è sfociata prematuramente a causa delle macchinazioni dell’enigmatico Proctor, una versione malvagia di Dane Whitman proveniente da un’altra dimensione e motivata a vendicarsi della Sersi del suo mondo – che aveva troncato la loro relazione – attraverso l’eliminazione di tutte le sue varianti alternative.

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