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Dracula di Bram Stoker, recensione: Attraversare gli oceani del tempo

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Nel 1992 usciva nelle sale statunitensi Dracula di Bram Stoker, capolavoro di Francis Ford Coppola consegnato alla leggenda come la versione cinematografica definitiva del mito del vampiro. Stretto temporalmente tra l’uscita di due film rivoluzionari sotto il profilo degli effetti speciali, Terminator 2 del 1991 e Jurassic Park del 1993, il film di Coppola era al contrario una dichiarazione d’amore per il cinema d’origini: location d’atmosfera rigorosamente ricostruite in studio, effetti speciali volutamente tradizionali e artifici retrò da cinematografia dei primi anni del ‘900. Gary Oldman, che col suo Dracula dandy e romantico raggiunse la notorietà internazionale, guidava un cast straordinario composto, tra gli altri, da Anthony Hopkins nel ruolo di Abraham Van Helsing, Keanu Reeves nei panni di Jonathan Harker e Winona Ryder in quelli di Mina Murray. Coppola prese le distanze tanto dalle versioni cinematografiche classiche della Universal e della Hammer quanto dalla commedia teatrale di Hamilton Deane che le aveva ispirate, rifacendosi alle atmosfere brumose del romanzo di Stoker. Il Conte tornava ad essere la presenza terrificante tuttavia seducente immaginata dal romanziere irlandese: il regista de Il Padrino ne accentuò oltretutto la sensualità, aggiungendo una tormentata love story tra il vampiro e Mina, rivelatasi la reincarnazione di un amore perduto, concedendosi un’importante licenza poetica rispetto al testo originale. Il film ricevette un’accoglienza entusiasta da parte di pubblico e critica, e si impose subito come un classico moderno. Rivisto oggi, il film non ha perso nulla del suo fascino e, a 27 anni dalla sua uscita, resta una pietra miliare del cinema fantastico/horror.

Nel periodo in cui la pellicola uscì nelle sale, il mondo del fumetto statunitense conosceva il suo momento di massima esplosione commerciale. Pochi anni più tardi l’aumento delle vendite registrate agli inizi degli anni ’90 grazie a fenomeni come il debutto del consorzio Image e a stratagemmi commerciali come l’introduzione delle variant cover si sarebbe rivelata il frutto di un’effimera bolla speculativa. Ciò nonostante, molti editori si lanciarono nel mondo del fumetto convinti di poter fare buoni affari. Tra questi la Topps Company, azienda leader nel settore delle trading cards, nonché di chewing-gum e dolciumi, che lanciò la sua divisione specializzata in comics proprio nel 1992 con la versione a fumetti di Bram Stoker’s Dracula. Tradurre in fumetto Dracula, oltretutto, aveva una sua logica intrinseca: la Nona Arte è coeva del cinematografo e dello stesso mito del vampiro.

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Per realizzare la propria trasposizione su carta del film di Coppola, la Topps fece le cose in grande. Ai testi venne chiamato un veterano dell’industria come Roy Thomas, il successore di Stan Lee come redattore capo alla Marvel e autore di classiche “run” di Avengers e Conan The Barbarian, mentre i disegni vennero affidati ad un artista già allora di culto, non molto prolifico ma capace di rendere un evento qualsiasi opera a cui avesse lavorato: Mike Mignola. Dopo aver svolto la necessaria gavetta negli anni ’80 alla Marvel su serie come The Incredible Hulk e Alpha Flight, Mignola aveva raggiunto la consacrazione alla DC, grazie a lavori come Cosmic Odissey e, soprattutto Batman: Gotham By Gaslight, in cui immagina lo scontro tra il Cavaliere Oscuro e Jack lo Squartatore in una Gotham di fine ‘800. L’opera rivela la naturale inclinazione dell’artista per le atmosfere gotiche e misteriose, così come la coeva graphic novel Doctor Strange & Doctor Doom: Triumph & Torment realizzata per la Marvel ne mostra inequivocabilmente la fascinazione per gli elementi esoterici. Tutti ingredienti che ritroveremo nel suo Hellboy, la sua creazione più celebre di cui questo Dracula di Bram Stoker è considerato una sorta di prova generale. L’autore rappresentava oltretutto il vero anello di congiunzione tra film e fumetto, per il quale aveva lavorato come illustratore.

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L'opera di Thomas e Mignola è basata fedelmente sulla sceneggiatura del capolavoro di Coppola, scritta da James V. Hart, di cui ripropone anche sequenze e inquadrature diventate ormai iconiche; ciò nonostante, questo Dracula non è una pedissequa trasposizione su carta della pellicola omonima, ma la tavolozza sulla quale l’arte e la carriera del cartoonist prendono definitivamente il volo. Lo stile di Mignola, definito da Alan Moore come “un incrocio tra l’espressionismo tedesco e Jack Kirby”, ai tempi di Dracula di Bram Stoker era arrivato al termine di un importante percorso di crescita artistica. Il suo tratto si era fatto più spigoloso ed essenziale, mentre il gusto per figure mostruose e deformi tipiche dei b-movie aveva ormai prevalso sul tradizionale canone supereroistico esibito sulle collane degli esordi. È proprio nell’adattamento della pellicola di Coppola che l’artista prende definitivamente consapevolezza dei suoi mezzi e fissa quello stile, sospeso tra luci e tenebre, che diventerà il suo marchio di fabbrica. Giochi d’ombre, forti contrasti tra bianchi e neri che fanno si che i personaggi non vengano mai completamente illuminati ma restino celati, seppur perfettamente riconoscibili, nel nero delle chine. Il tutto crea una fortissima drammatizzazione delle immagini che risultano di notevole impatto emotivo, dando luogo a tavole evocative che ben rendono l’atmosfera romantica, orrorifica e a tratti onirica del lungometraggio di partenza. Con spirito di servizio, Roy Thomas si mette completamente a disposizione del progetto, con testi che riprendono i passaggi e i dialoghi più salienti della pellicola. Dracula inaugurò una nuova fase della carriera del veterano della Marvel per la quale, in anni successivi, scriverà una serie di adattamenti a fumetti di Classici Illustrati della letteratura.

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Dopo essere stato fuori catalogo per quasi 27 anni (Star Comics lo pubblicò in un ricercatissimo speciale fuori serie della collana Hyperion  nel 1993), Dracula di Bram Stoker torna a disposizione dei lettori in una elegante veste cartonata grazie a Panini Comics, in una veste che esalta la grandissima qualità del lavoro di Thomas e Mignola. Un’occasione unica per rivivere le emozioni di una pellicola epocale che anticipò il discorso, oggi molto in voga, della contaminazione tra cinema e fumetto.

Dati del volume

  • Editore: Panini Comics
  • Autori: Testi di Roy Thomas, disegni di Mike Mignola
  • Genere: Horror
  • Formato: 18,3x27,7, 136 pp., C., col.
  • Prezzo: 19€
  • ISBN: 978-8891271068
  • Voto della redazione: 8
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