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La rabbia della Pantera Nera

“Le acrobazie al limite dell’assurdo (dei suoi testi) mi entusiasmavano per le allusioni liriche e le immagini che suscitavano di uno scrittore visionario che gettava parole sulla carta come Pollock vi gettava colore. Nonostante il suo nome sia stato quasi del tutto rimosso dalla storia consacrata dell’evoluzione dei fumetti di supereroi, l’influenza di McGregor sulla nuova generazione fu immensa. Crebbi con il desiderio di diventare uno scrittore coerente con se stesso come Don.”  (Grant Morrison).

Lasciamo a Morrison, il geniale autore di Doom Patrol e Arkham Asylum, il compito di introdurre l’opera di uno scrittore quasi dimenticato ma esponente fondamentale di quel pool di talenti della macchina da scrivere che animò i testi dei comics della Marvel nei selvaggi anni ’70, facendo da ponte tra la generazione dei Stan Lee & Jack Kirby e quella dei revisionisti come Alan Moore e Frank Miller: nomi come Jim Starlin, Steve Englehart, Steve Gerber e, appunto, Don McGregor.

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McGregor arriva alla Marvel Comics nei primi anni ’70, quando nella casa editrice di Park Avenue South soffia il vento del rinnovamento. L’era di Lee e Kirby, i padri fondatori dell’universo Marvel di cui avevano tessuto le trame per quasi un decennio, è ormai giunta alla fine: Lee, lasciati gli script delle testate principali nelle mani del pupillo Roy Thomas, si dedica esclusivamente al ruolo di editore capo, mentre Kirby, deluso per il mancato riconoscimento del suo contributo nel successo della casa editrice, cede alle lusinghe della Dc Comics, per la quale firma un contratto in esclusiva e crea la Saga del Quarto Mondo. Tramontata quindi l’era dei padri, è tempo per una nuova generazione di farsi strada. I problemi non tardano ad arrivare per l’ottimo Thomas che, trovatosi a gestire contemporaneamente titoli storici come Amazing Spider-Man, Avengers, Fantastic Four e nuovi arrivati come Conan the Barbarian, si trova costretto a rimpolpare lo staff di autori. L'autore scova nel mondo delle convention e della fanzine un gruppo di giovani ed aspiranti sceneggiatori che, dopo un periodo di praticantato nello staff redazionale, avranno la loro occasione per mettersi in luce: Marv Wolfman, Len Wein e i già citati Englehart, Starlin, Gerber e McGregor.

In un primo momento a McGregor vengono assegnati incarichi da redattore e correttore di bozze, in attesa di un’occasione come sceneggiatore e questa arriva sotto forma di Jungle Action, testata contenitore di ristampe di fumetti anni ’50 ambientati nella giungla e a sfondo imperialistico. Si trattava di materiale dal contenuto datato e piuttosto razzista: venne deciso dunque di eliminarlo dalla rivista e sostituirlo con le nuove avventure della Pantera Nera, il sovrano del regno africano del Wakanda creato da Lee & Kirby sulle pagine di Fantastic Four e reduce da anni di militanza nei Vendicatori. La serie venne affidata a McGregor nello scetticismo generale: lo stesso editore considerava Jungle Action una serie minore, destinata alla chiusura. Fu proprio questa scarsa considerazione da parte delle alte sfere della casa editrice a lasciare grande libertà creativa a McGregor, ben felice di lavorare su un titolo considerato di seconda fascia e, quindi, meno soggetto alle maglie della censura. Jungle Action fu il veicolo perfetto per la personalità colta e anticonformista di McGregor: salito a bordo con il numero 6 della rivista lo scrittore, con la complicità di Rick Buckler e Billy Graham ai disegni, lanciò subito Re T’Challa del Wakanda, la Pantera Nera, in una appassionante saga in 13 parti dal titolo La Rabbia della Pantera, che Panini ristampa in uno splendido volume che raccoglie l’intera run.

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La storia inizia col ritorno di Pantera Nera nel Wakanda dopo la parentesi americana, e T’Challa si trova a fare i conti con una situazione politica ben diversa da quella che aveva lasciato. Il sovrano si trova costretto ad affrontare un fronte di tensione interno, con l’ostilità dichiarata nei suoi confronti da buona parte del suo popolo, che gli rinfaccia di averlo abbandonato; come se non bastasse deve affrontare la minaccia di Eric Killmonger, un pericoloso criminale che, facendo leva sulla perdita di prestigio di T’Challa agli occhi del suo popolo, scatena una terribile guerra civile allo scopo di rovesciare il regno della Pantera Nera e conquistare il trono. McGregor trascina la Pantera e il lettore in un vero e proprio cuore di tenebra mostrando l’orrore e la futilità della guerra: ma attraverso il resoconto della guerra civile wakandiana lo scrittore ci sta parlando in realtà del dramma della guerra del Vietnam, catastrofe che sta scuotendo in quel momento l’opinione pubblica americana. La posizione di McGregor nei confronti della guerra è netta: è una tragedia senza vincitori né vinti, capace solamente di procurare scempio di vite umane, in una spirale di violenza senza fine. Lo scrittore di Rhode Island anticipa di un decennio quel revisionismo della figura del supereroe di cui Alan Moore e Frank Miller saranno i campioni, mostrandoci un eroe dal costume lacero, incerto sul suo ruolo di sovrano, tormentato da un senso di inadeguatezza verso il suo popolo, dando vita ad un lavoro di decostruzione assolutamente inedito e rivoluzionario per l’epoca.

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McGregor parla per la prima volta in un comic book di argomenti complessi come il ruolo della donna nella società dell’epoca, attraverso la figura di Monica Lynne, la fidanzata americana di T’Challa che il popolo wakandiano guarda con sospetto poiché rappresentante di un’altra cultura; dei meccanismi della politica e del bivio davanti cui si trova un leader diviso tra la necessità dell’apertura al nuovo e tra quella di ottenere il consenso del suo popolo; introduce quelli che sono probabilmente i primi due personaggi gay in un fumetto mainstream, il carceriere Taku e il prigioniero Venomm, tra i quali nasce un sentimento di amicizia e profondo rispetto; ma soprattutto, per la prima volta, un fumetto mainstream propone un cast interamente black, per il rifiuto dell’autore di inserire personaggi o supereroi ospiti che non siano di colore. I testi di McGregor sono animati da una prosa ispiratissima, permeata di un lirismo letterario che non avrà eguali fino all’arrivo dei grandi sceneggiatori inglesi degli anni ‘80 (“Il Wakanda diventa uno sfondo palpabile, una tela che segna il percorso di un sole color rame, una mappa per uno zaffiro di mezzogiorno che flirta con gli alberi. Si tengono per mano, come a confermare l’esistenza concreta dell’altro”).

Lo splendido volume della Panini contiene anche l’altra saga scritta da McGregor, La Pantera contro il Klan, controversa storyline nella quale T’Challa si ritrova ad affrontare il Ku Klux Klan; McGregor, deciso ad affrontare un argomento spinoso come il razzismo radicato nella società americana, si attirò in questo caso le ire della dirigenza Marvel, che riteneva il riferimento diretto al Klan troppo rischioso. Lo scrittore riuscì ugualmente a realizzare episodi memorabili, come quello in cui il suo alter ego, il giornalista Kevin Trublood, si lancia in un’accorata difesa della libertà d’espressione. Purtroppo le scarse vendite, le polemiche sorte per lo scottante argomento razziale e la stanchezza di McGregor, afflitto da problemi di natura personale come la separazione dalla moglie, portarono alla chiusura di Jungle Action e lo scontro tra T’Challa e il Klan vide il suo epilogo solo anni dopo, per mano di altri autori.

Ad accompagnare i testi ispirati di McGregor in questa magnifica avventura della letteratura disegnata che è La Rabbia della Pantera troviamo inizialmente Rick Buckler, autentico jolly della Marvel anni ’70 su serie come Fantastic Four e Deathlok, sostituito dopo pochi episodi da Billy Graham che con le sue matite espressive e nervose riesce a trasmettere alla perfezione la tensione che attraversa tutta la saga lanciandosi anche in esperimenti alla Jim Steranko, unendo titolo delle storia e vignetta in un’unica, innovativa composizione.

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Una menzione speciale merita la consueta cura editoriale della Panini, che raccoglie La Rabbia della Pantera e La Pantera contro il Klan in una splendida edizione cartonata, corredata da una preziosa postfazione dello stesso McGregor. L’autore sarebbe tornato a raccontare le avventure della Pantera Nera dopo un decennio, con Panther’s Quest prima e Panther’s Prey dopo: aspettiamo con ansia che la casa editrice di Modena metta a disposizione dei suoi lettori una nuova edizione di questi gioielli perduti.

Dati del volume

  • Editore: Panini Comics
  • Autori: testi di Don McGregor, disegni di Rick Buckler, Billy Graham
  • Formato: 17x26, C, 352 pp, col
  • Prezzo: 29,90€
  • Voto della redazione: 8,5
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