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Persepolis: ancora polemiche sull’opera di Satrapi

Continuiamo a segnalare a tutti i lettori di Comicus le continue censure che opere legate al mondo dei fumetti ricevono di continuo. Il caso che ha coinvolto Fun Home di Alison Bechdel, o Bone di Jeff Smith, sono solo alcuni dei tanti. Di recente vi abbiamo anche parlato di come nell’Oregon, alla Three Rivers School, la lettura di Persepolis, graphic novel di Marjane Satrapi, sia stata consentita solo a studenti di 7° grado.
 
Questa volta la scena si sposta a Chatham, nell’Illinois, e più precisamente al Glenwood High School, dove il Ball-Chatham School Board ha recentemente votato per decidere ancora le sorti del graphic novel della Satrapi.
   
La votazione era stata richiesta da Mike Housewirth, padre di uno studente, il quale metteva in discussione il giudizio del docente sull’assegnazione di un libro sui musulmani dopo l'11 settembre, oltre a contestare alcune scene di tortura presenti nello stesso. Si chiedeva, dunque, l'immediata cancellazione dell’opera dalla lista dei libri consigliati.

"Se mio figlio avesse disegnato un immagine del genere a scuola, sarebbe stato espulso", ha detto Housewirth, aggiungendo che mentre lui reputava suo figlio abbastanza maturo per leggere il libro, il tono generale era "terribile".

"Leggere materiale controverso non fa male agli studenti ne li corrompe" ha prontamente risposto Jim Lee, Preside della Glenwood High School. “Gli studenti non si limitano a leggere un libro e ad accettarlo così com’è” ha aggiunto, “bensì lo usano come spunto per discussioni e poi trarne le proprie conclusioni”. "Questo è il mondo in cui i nostri studenti vivono, e loro hanno bisogno di comprendere la realtà", ha concluso Lee.

In conclusione, riportiamo un comunicato che lunedì scorso è stato diffuso dal Comic Book Legal Defense Fund insieme ad una organizzazione a favore della diffusione dei libri nelle scuole, la Kids Right to Read Project. Il comunicato, inviato anche ai membri del consiglio, sottolinea come la rimozione del libro possa violare i diritti garantiti dal Primo Emendamento:
 
“Ogni comunità è la patria di una diversità di opinioni su questioni morali e religiose. Per ogni genitore che si oppone a un libro assegnato, ci saranno altri che lo consigliano. In pratica, il tentativo di modificare i programmi scolastici in risposta alle singole obiezioni significa privilegiare  le convinzioni morali o religiose di alcune famiglie rispetto ad altre. È proprio per evitare questa forma di discriminazione da parte dei funzionari governativi che il nostro sistema costituzionale è stato creato così”.

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