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Giorgio Parma

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Cartoomics 2014: conferenza Dynit

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dynitAlla fiera del fumetto e dell'animazione Cartoomics svoltasi a Milano, la DYNIT ha tenuto una breve conferenza in cui esponeva il programma riguardante la produzione home video e cinematografica della prima metà del 2014.

Questo evento, presieduto da Carlo Cavazzoni, ha avuto inizio con una breve descrizione dell'andamento di vendite e partecipazione del pubblico all'iniziativa in accordo con Nexo Digital di portare film anime al cinema; Cavazzoni ha riferito che più di 90.000 persone sono andate complessivamente a vedere gli spettacoli cinematografici sebbene ogni film fosse proiettato un solo giorno e soprattutto in un giorno infrasettimanale per non scontrarsi con i blockbuster nel weekend. Dato il grande successo avuto da questo progetto nato nel 2013 DYNIT conferma che continuerà la collaborazione con il distributore cinematografico anche quest'anno;  infatti sono già stati programmati 4 nuovi appuntamenti di cui uno ormai già andato, la Ghost in the Shell Night del 11 e 12 marzo in cui sono stati proiettati i due film della saga. I prossimi incontri saranno:

- 2 aprile 2014: Ghost in the Shell Arise. Proiezione dei primi 2 OAV (su 4 totali) del sequel della serie animata Ghost in the Shell Solid State Society.
- 15-16 aprile 2014: Space Battleship Yamato. Proiezione del live action campione di incassi in Giappone incentrato sulla famista serie omonima ideata da Leiji Matsumoto.
- 21 maggio 2014: Il Giardino delle Parole di Makoto Shinkai. Proiezione del breve film del maestro (durata 46 minuti) preceduto da uno speciale documentario backstage sulla lavorazione dell'opera e da un corto animato sempre del maestro chiamato Dareka no Manazashi realizzato in esclusiva dal Nomura Real Estate Group.

Sono stati inoltre mostrati il trailer esteso di Yamato e quello di Arise.
Per quanto riguarda l'Home Video invece è stato annunciato il terzo film di Madoka Magica che arrivera tempi tecnici permettendo in autunno e che forse avrà anche una distribuzione nelle sale italiane. Annunciato anche il settimo e ultimo OAV di Gundam Unicorn che arriverà anch'esso in autunno. Ad aprile sarà invece disponibile il primo cofanetto di Steins;Gate mentre è già disponibile il primo cofanetto di Psycho Pass; queste due serie dono state suddivise in due box da collezione e la seconda metà di queste opere dovrebbe essere disponibile per l'estate.
Si sta ultimando il doppiaggio del film basato su Ghost in the Shell Solid State Society che dovrebbe essere disponibile per giugno-luglio ma di cui non sono riusciti a reperire i diritti cinematografici e quindi non potremo vederlo al cinema.

Alla fine della conferenza è stato lasciato spazio alle domande dei presenti tra cui una relativa al simulcast che la DYNIT offre per certe serie animate che vengono sottotitolate in concomitanza con la trasmissione sulle televisioni giapponesi. La DYNIT è molto interessata a questo progetto in quanto considerano la rete come uno sviluppo interessante e molto ambito sebbene non siano ancora sicuri di quanto possa essere remunerativa questa scelta. Il simulcast finora è andato bene anche se le serie tradotte non verrano poi automaticamente licenziate in home video. Sono interessati a proseguire il progetto ma non è facile in quanto, per farlo, devono comprare a scatola chiusa delle serie in quanto non possono vederle in anteprima e quindi basandosi un po' alla cieca sul brand e sulle garanzie della casa produttrice. Inoltre c'è qualcosa in programma riguardante questo aspetto che però non è stato rivelato ancora ma che sperano di attuare per la fine dell'anno.

Wolf Children 1

Sempre più raramente capita di trovare una storia che commuova nel profondo, che lasci un solco indelebile nel nostro cuore e che ritorni spesso nella nostra vita rievocata da altre vicende che suscitano emozioni simili. Una storia sincera, semplice, una favola capace di catturarci in un mondo incantevole, dolce e delicato. Un mondo però che non è solo rose e fiori, non un idillio arcadico privo di dolore, ma pervaso da una flebile malinconia e da una tristezza priva di amarezza, che ci permette di vincere la nostra indifferenza quotidiana, provando per una volta a metterci nei panni di una madre che deve crescere i suoi due figli in mezzo a continue avversità, in primis la natura dei suoi pargoli; una storia insomma che ci fa approdare in un mondo poetico e a tinte acquerellate con una delicatezza eccezionale.

L’opera in questione è Wolf Children, film d’animazione nato dalla fervida immaginazione di Mamoru Hosoda che, dopo i primi film sui, Digimon confeziona una chicca dietro l’altra, prima con La ragazza che saltava nel tempo e poi con Summer Wars, e ha avuto degli incassi fenomenali (per un film di animazione giapponese) sia in patria che nel mondo facendo incetta di premi e di critiche entusiaste. Da esso è tratto un manga in 3 tankōbon affidato alle matite di Yuu alla sua prima esperienza da disegnatrice professionista.

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La storia vede come protagonista Hana, una giovane studentessa universitaria che intraprende una relazione amorosa con un enigmatico studente squattrinato che si rivelerà essere l’ultimo discendente del lupo giapponese, un lupo antropomorfo leggendario in via di estinzione. I due si innamorano perdutamente e danno alla luce due figli, Ame e Yuki, a distanza di un anno l’uno dall’altro. Ma improvvisamente, poco dopo la nascita del secondogenito, il padre muore accidentalmente lasciando alla ragazza madre il peso e la responsabilità di dover crescere da sola i due pargoli, per di più considerando la loro natura ferina e zoomorfa che complica ulteriormente il già arduo compito. Hana cerca disperatamente di aggrapparsi al suo dovere di genitrice e, dopo l’iniziale sconforto e il timore dovuto all'impossibilità di fare affidamento sul mondo per non esporre a ulteriori pericoli mediatici i propri figli, decide di rifugiarsi nella natura trasferendosi in campagna per rifuggire l’indesiderata ostilità sociale.

La storia si sviluppa per tredici anni narrando la vita di Hana ed è scandita dalla voce narrante di una Ame adolescente che introduce i vari episodi più rilevanti della vita della sua famiglia. La narrazione nell'adattamento manga è essenziale e riporta unicamente gli eventi più salienti del film, per questo la storia risulta meno vivida che nella versione animata la quale fluidifica maggiormente la componente slice of life e, grazie anche ai colori tenui e alle tinte pastello, dona all'opera un alone di delicatezza in più, avvicinandola molto alle produzioni dello Studio Ghibli.

Wolf Children colpisce nel profondo il lettore perché riesce a trasmettere dei sentimenti puri e onesti, senza mai scadere nella banalità, mantenendosi sempre ad un livello di estrema delicatezza nel trattare temi come l’amore, la benevolenza, l’amicizia e la solidarietà. Perché in questa storia i veri protagonisti sono proprio i sentimenti così candidi e incondizionati che provano i personaggi; l’amore sconfinato di una madre per i propri figli, il senso di protezione del nucleo familiare che scalcia irrefrenabile per mantenere al sicuro l’unica cosa che le è rimasta al mondo, la solidarietà e la gentilezza disinteressata dei contadini che aiutano Hana per puro senso della comunità, l’angoscia del non sapere quale strada seguiranno Ame e Yuki sempre più combattuti per la loro doppia natura, il dolore di chi compie una scelta sacrificando gli affetti per vivere la propria vita. Il modo genuino e puro con cui vengono trattati gli affetti in questo manga fa immedesimare completamente il lettore, anche quello meno empatico, nei protagonisti.

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Per quanto riguarda il comparto grafico, i disegni di Yuu sono delicati, precisi, puliti, molto adatti alle emozioni trasmesse dal manga; lo stile è molto vicino al manga shojo e di frequente nella rappresentazione infantile di Ame e Yuki il tratto è quasi chibi, leggermente deformato e stilizzato per accentuare il lato kawaii dei due giovani lupi. Il character design sia del film che del manga è Yoshiyuki Sadamoto, celeberrimo designer giapponese che ha dato vita ai personaggi di Neon Genesis Evangelion e La ragazza che saltava nel tempo, che punta molto su figure snelle e incantevoli in grado però di mantenere sempre la purezza e il candore di cui si fanno portatrici in questo manga. (Come curiosità il vecchio Nirasaki ricorda molto Kōzō Fuyutsuki di Evangelion)

Wolf Children ha una storia bella e affascinante che saprà conquistare tutti i tipi di lettori sia nella versione animata che in quella cartacea; in entrambi i casi la realizzazione grafica è perfetta per il tipo di narrazione anche se forse il film riesce meglio a trasmettere i sentimenti che permeano quest’opera e a creare così un’atmosfera più intima e partecipata da parte dello spettatore. L’edizione della Planet Manga è la classica edizione da 4,50 € che forse per la trasposizione cartacea di un’opera così interessante, e anche di breve serializzazione, poteva essere abbellita ulteriormente con qualche pagina a colori e delle rifiniture più eleganti.

Abara

Tsutomu Nihei è sicuramente uno dei mangaka più importanti degli ultimi quindici anni, ha realizzato opere di fama mondiale come Blame!, Knights of Sidonia e anche Wolverine: Snikt! per la Marvel. I suoi lavori sono più opere d’arte che fumetto di facile fruizione, di semplice lettura, e questo fatto è dato principalmente dai disegni eccezionali che Nihei realizza piuttosto che dalla trama in sé. Dopo Blame!, serializzato a partire dal 1998 e Biomega del 2004, il maestro Tsutomu realizza nel 2005 Abara, serie fantascientifica dalle tinte cupe e distopiche che narra le vicende degli ultimi esseri umani in un mondo minacciato da spietate e terribili creature note come Gauna Bianchi. Come Biomega poteva essere considerato una specie di prequel di Blame! così anche Abara può essere vista come un’opera antecedente a Knights of Sidonia, lavoro più recente del mangaka che ripropone gli stessi mostruosi antagonisti.

Le vicende narrate in Abara iniziano in medias res, con l'avvento di un terribile mostro apparentemente inarrestabile che semina morte e distruzione in una città fatiscente; per poter porre fine alla minaccia bisogna ricorrere all'aiuto dei Gauna Neri, esseri umani in grado di trasformarsi in combattenti corazzati dalle abilità sovrumane che vengono segretamente cresciuti dagli Optometristi, una casta al di sopra di tutte le leggi e detentrice di un sapere oscuro e atavico. Ma sarà principalmente Denji Ito, un Gauna Nero fuggito dalla Residenza di Optometria a tentare di salvare il mondo da questa catastrofe.
La trama in questo caso ha un minor rilievo rispetto ai disegni così ricercati e particolari che portano il lettore (o meglio l’osservatore) a concentrarsi soprattutto sulle tavole, magnificate dall’edizione realizzata dalla Planet Manga di dimensioni maggiori rispetto allo standard. Ci troviamo quindi di fronte a pagine e pagine senza dialoghi né onomatopee, con scene estremamente dinamiche e frenetiche, che fanno precedere in modo spedito la storia.

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Le tavole di Nihei sono semplicemente monumentali, manifestamente votate all’imponenza strutturale dei luoghi e fisica degli esseri che li popolano. Architetto di formazione, il maestro si sbizzarrisce in paesaggi post-industriali caratterizzati da edifici vertiginosi e angoscianti; architetture claustrofobiche, soffocanti, allucinate e allucinanti fanno da sfondo a combattimenti rapidi e vivi all’insegna della violenza più ferina e macabra. L’uso sapiente ed esperto della prospettiva dona alle tavole un verticalismo estremo, con strutture simil gotiche maestose ma corrotte, inficiate dall'usura temporale, rattoppate a dare un sapore di sporco, di un’umanità ormai decaduta, prossima all'estinzione.

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Nihei non si limita neanche nella distruzione apportata agli stessi scenari da lui accuratamente progettati nè alla violenza infernale perpetrata dai personaggi, una portata di devastazione totalmente sconfinata a cui si piega ogni cosa. Una cosa molto interessante di questo mangaka è che a differenza di molti altri artisti della nona arte il suo stile evolve molto rapidamente, in particolare verso una pulizia quasi estrema del disegno. Se in Blame! e Biomega il tratto è più sporco, rimarcato, con linee fitte e convulse quasi violente, in Abara comincia a farsi strada quella pulizia e quella morbidezza del disegno che culmineranno in modo estremo e quasi disturbante in Knights of Sidonia. In Abara infatti si alternano tavole tumultuose, con un eccessivo uso del tratteggio a sottolineare la frenesia dinamica della scena, rendendola più cupa, opprimente e ansiogena, a tavole, soprattutto le frequenti splashpage, in cui domina il bianco solo leggermente chiaroscurato e che ammutoliscono per magnificenza.

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Caratteristica peculiare dello stile di Nihei è la palese somiglianza tra tutti i personaggi, maschili e femminili, che ritroviamo in tutte le sue opere e che spesso può risultare un ostacolo per un’immediata comprensione di tutti i passaggi che si susseguono nelle varie vicende. Per quanto riguarda invece i Gauna Bianchi e i Gauna Neri, unici esseri in grado di sconfiggere gli antagonisti e ultima risorsa del genere umano, vengono disegnati in modo iperdettagliato e iperrealistico accentuando di molto la componente orrorifica che permea tutta l’opera- soprattutto gli esoscheletri dei Gauna Neri sono grotteschi e terrificanti.

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L’edizione della Planet Manga è degna di nota, con copertina lucida e metallizzata in linea con la ripubblicazione in formato deluxe di tutte le opere del maestro Nihei a partire da Blame! e seguita a marzo dalla riedizione di Biomega. Il volume è molto ben realizzato sia a livello di brossura e rilegatura che per quanto riguarda l’aspetto contenutistico. Troviamo infatti pagine a colori sia patinate che non, che aggiungono vitalità all’opera, e inoltre 40 pagine al termine del volume contenenti i due capitoli di Digimortal, opera a sé stante che narra le vicende di un Gauna Nero che deve uccidere il consiglio dell’Inquisizione.

Black★Rock Shooter: Innocent Soul 1

Black★Rock Shooter (la stella fa proprio parte del titolo, non è un’aggiunta chic) è un brand molto affascinante.
Tutto iniziò nel 2007 da un’illustrazione di Ryohei Fuke, in arte Huke, che pubblicò sul suo account Pixiv un’immagine da lui realizzata di una ragazzina diafana vestita di nero e seminuda con dei lunghi capelli e un’arma enorme. Da quel singolo post nacque un franchise mediatico tra i più redditizi e popolari di sempre in Giappone e non solo. InizialmenteRyo, cantante dei Supercell con i quali Huke collaborava, realizza un’omonima canzone con l’utilizzo della vocaloid Hatsune Miku; successivamente viene prodotto un OAV nel 2010 e una serie animata di 8 episodi nel 2012 sempre con la collaborazione musicale dei Supercell. Parallelamente vengono sviluppati un gioco per PSP e 3 manga tra cui proprio Innocent Soul basato su una storia originale dello stesso Huke. In tutte queste versioni l’unico fil rouge è la presenza del personaggio principale mentre la storia è sempre diversa.

Black Rock Shooter 01

Innocent Soul è ambientato in una realtà chiamata Hazama (letteralmente “sospeso tra”), una specie di limbo che separa il Paradiso dalla Terra, popolato dalle yodomi (“ciò che ristagna, ciò che non è puro”), anime impure che non sono riuscite a separarsi completamente dal mondo terreno, ancorate a rimorsi, ricordi dolorosi o a colpe commesse in vita che non sono riuscite a perdonarsi. Black Rock è una delle tante Black Star, anime con il compito di sconfiggere le yodomi e consegnarle al processo di purificazione per farle eventualmente accedere al Paradiso. Ma quando Rock si renderà conto che anche lei è stata umana, e in fondo non è molto differente dalle yodomi stesse a cui dà la caccia, tutto il suo mondo le crollerà addosso.

Black Rock Shooter 02

Huke narra una storia molto coinvolgente che sfrutta appieno il potenziale travolgente di questo fenomeno mediatico supportato da un tratto grafico particolarmente suggestivo; un susseguirsi di combattimenti che sono solo sporadicamente alternati da scene più riflessive e esplicative che scrutano nella psiche dei personaggi aumentando la drammaticità della narrazione, con intermezzi costruiti ad hoc per alimentare il fanservice (soprattutto il rapporto Dead-Rock che sfocia nel morboso e sessualmente implicito, strizzando l’occhio agli otaku). Inoltre lo stile di scrittura è molto diretto, conciso, asciutto e non risparmia l’uso della volgarità; a differenza dei soliti shounen, per fare un esempio, la parlata di Ron, arma polimorfa e senziente di Rock, è molto sboccata e irruenta e tale è mantenuta nella traduzione italiana.
Ma la vera nota positiva di questo manga sono i disegni: la parte grafica è affidata a Sanami Suzuki che opta per uno stile leggermente deformed, in cui le proporzioni e la resa realistica vengono poste in secondo piano a favore di una maggiore teatralità gestuale e a una espressività spesso celata da sguardi apparentemente vuoti ma che riescono a trasmettere molto bene lo stato d’animo. Il tratto non è canonico e distante dai classici stilemi che ritroviamo nelle produzioni più mainstream che ormai proliferano in modo incontrastato. Il tratteggio è utilizzato raramente prediligendo il netto contrasto tra campiture bianche e nere; le figure sono molto slanciate e tendono a essere sovrasviluppate verticalmente, sacrificando in questo modo le proporzioni, ma garantendo, grazie anche ai contorni molto leggeri e appena delineati, un effetto quasi evanescente.

Black Rock Shooter 03

Innocent Soul è un sapiente amalgama di diversi generi dal dramma all'azione più pura, dallo humour al fantasy; il tratto eccentrico e leggermente naïve di questo manga e l’originalità della storia ne fa un’opera affascinante e godibile.
L’opera consta di 3 volumi a cadenza bimestrale e al termine della serializzazione verrà pubblicato anche Black Rock Shooter: The Game, secondo manga realizzato su questo franchise. L’edizione della Planet Manga non è particolarmente lussuosa, anzi è  spartana ed essenziale. Si sente la mancanza di pagine a colori e di una sovraccoperta e la rilegatura è basilare simile a quella di manga seriali come Naruto. Data la breve durata dell'opera e l'importanza del brand trattato forse si poteva realizzare qualcosa di meglio passando dalla fascia dei 4,50 € a una leggermente più cara ma una presentazione rispettabile.

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