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View Conference: intervista a Byron Howard, regista di Zootropolis

Intervista a cura di Gennaro Costanzo e Sarah Passacantilli.

In occasione della View Conference di Torino, abbiamo intervistato Byron Howard, uno dei due registi dietro il successo planetario di Zootropolis, uno dei migliori film di animazione del 2016, una commedia poliziesca con un record assoluto di incassi. 
Il regista ci ha parlato della sua prima esperienza lavorativa alla Disney, della chiave del successo dei film di animazione moderni e del messaggio profondo di Zootropolis.

Zootropolis (Zootopia) è la tua terza regia per un classico Disney. Cos'ha di diverso, secondo te, questo film rispetto ai tuoi precedenti lavori?

Sono film molto diversi tra di loro. Ad esempio considero Rapunzel come un classico Disney rivisitato in chiave moderna; ciò che ci ha resi molto entusiasti per Zootropolis è che si tratta di un film socialmente impegnato. Già nelle prime fasi di discussione del progetto sapevamo di avere la libertà di parlare del modo in cui al giorno d’oggi gli esseri umani interagiscono fra di loro, ed è stato emozionante per noi avere la possibilità di raccontare tutto questo all’interno di un film di animazione.
Inoltre il fatto che i personaggi del film siano animali, che sono creature sociali come gli esseri umani, ci ha permesso di creare un prodotto con cui il pubblico, in qualsiasi parte del mondo, possa relazionarsi per quanto riguarda i propri problemi.
È stato molto gratificante per noi portare il film in tutto il mondo - in Europa, in Asia, in Sud America - e vedere come il pubblico, non importa di che razza, di che sesso, di che estrazione sociale, trovasse degli elementi con cui identificarsi nel film. Questo è molto importante soprattutto dal punto di vista emotivo, perché è molto difficile creare dei film che possano piacere proprio a tutti; dal canto nostro abbiamo sempre cercato di inviare dei messaggi importanti dal punto di vista umano, ricreare delle situazioni che le persone possano facilmente comprendere e con cui possano rapportarsi. È per questo che abbiamo messo delle scene un po’ minacciose, dei momenti di bullismo in Zootropolis: molte persone hanno avuto esperienze di bullismo nel crescere, e il punto è che queste situazioni non spariscono da un giorno all'altro. Si potrebbe persino fare un paragone tra il film e l'attuale politica americana, per cui abbiamo cercato di dare consapevolezza alle famiglie e alle persone in generale.

Hai lavorato alla regia di Rapunzel (Tangled), classico che ha segnato una nuova era Disney. Secondo te qual è l'ingrediente che ha fatto amare così tanto questo film? Mentre ci lavoravate, avete percezione del successo che avevate fra le mani?

Quando abbiamo iniziato a lavorare su Rapunzel alla Disney erano molto preoccupati perché era un po’ che non facevamo un film del genere. Una delle cose che io e Nathan Greno (il co-regista del film) volevamo realizzare con Rapunzel era prendere un contesto tipico di un classico Disney e rimodernarlo per il pubblico odierno. Crescendo abbiamo amato i classici Disney: ho adorato Cenerentola, La bella addormentata nel bosco, e così via. Credo che anche il pubblico di oggi voglia in qualche modo identificarsi nei personaggi di un film, così abbiamo deciso di realizzarne uno che fosse esattamente identico ad esempio a Cenerentola ma con i personaggi più moderni; di conseguenza credo che la chiave del successo consista nel trovare il modo di rendere questi film contemporanei. Il pubblico cresce e abbiamo il dovere di fare film che siano sempre migliori, storie sempre migliori, sceneggiature sempre migliori, personaggi dalle mille sfaccettature perché il pubblico lo merita.

Hai iniziato a lavorare alla Disney facendo l'animatore su Pocahontas. Cosa ricordi di quella esperienza?

Pocahontas è stato il mio primo film; quando inizi a lavorare nell’animazione tradizionale di solito ti danno un compito che si definisce di Clean-Up o da Inbetweener, che consiste letteralmente nel “pulire” i disegni fatti dall’animatore e scelti dal regista, che inizialmente sono molto grezzi, e questo ti dà la responsabilità del look finale dei personaggi ad esempio in un film. Bisogna lavorare su centinaia di disegni, è un compito molto noioso, ma impari anche tantissimo sull’arte e sulla composizione. Questa esperienza mi ha fatto realizzare molto presto di voler essere un animatore, cioè la persona che fa questi disegni. Quello che amo della Disney è che si lavora in un ambiente incentrato sulla relazione mentore-studente, infatti ho avuto mentori fantastici nel corso degli anni: tutto quello che ho imparato, incluso il lavoro di regista, lo devo a queste persone che hanno abilità fantastiche e che mi insegnano ogni volta qualcosa di nuovo. Venticinque anni dopo conservo lo stesso entusiasmo riguardo il mio futuro, so che continuerò ad imparare e migliorerò sempre di più nel mio lavoro.

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