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Luca Boschi


Intervista a cura di Gennaro Costanzo

Ciao Luca, benvenuto su ComicUs. Partiamo subito dalla domanda più ovvia: perché un personaggio come Paperone è tanto amato? E’ un avaro, uno scorbutico che pensa solo al denaro e maltratta spesso suo nipote Paperino. Un personaggio quindi pieno di difetti eppure uno dei characters Disney più amati. Perché?

Perché è una figura complessa, molto sfaccettata, più articolata di una creatura (per fare qualche esempio) di Molière o di Goldoni, personaggi che non hanno dovuto fronteggiare quella "bestia nera", tipica della narrativa moderna, che è la serialità; la più sfrenata, tra l'altro: migliaia e migliaia di storie a fumetti, decine di partecipazioni in disegni animati e in libri illustrati... Certo, Pantalone de' Bisognosi è una maschera ricorrente, ma per spessore psicologico si potrebbe paragonare al Paperone di qualche buona avventura scritta da Guido Martina, dove i personaggi sono tutti d'un pezzo, simpaticamente tagliati con l'accetta, pur funzionalissimi alla trama. Uno degli effetti nefasti della serialità, se mal gestita, è logorare i personaggi che la subiscono, riducendoli a stracci. Invece, nel caso di Paperone, è servita ad aggiungere dettagli attraverso i decenni. Non solo ad arricchirne la personalità e articolarne la vicenda umana, ma anche ad ampliarne a dismisura le possibilità di azione e l'environment. Naturalmente, l'interesse che Paperone suscita è un merito da attribuire ai suoi autori, in particolare a Carl Barks, Maestro assoluto della narrazione (anche più che del disegno, pur egregio, eccezionale). Siccome Barks è il più grande narratore del Novecento, come Don Rosa l'ha saggiamente definito, non poteva che dare il meglio di sé in un personaggio che ha creato e fatto evolvere senza sopportare i vincoli che altri characters preesistenti nell'universo disneyano dovevano rispettare. Tuttavia, non sottovaluterei anche la sua influenza sulla personalità di Paperino, e su altri membri della famiglia dei Paperi.

Dato che rispondo alle domande di ComicUs come critico e osservatore si spera distaccato, (e non come "voce disneyana", perché rispondo solo di me stesso, non ho alcuna investitura ufficiale), mi sento di sottolineare che ci sono anche storie con Paperon de' Paperoni in cui il personaggio è del tutto "fuori centro" e che non rendono giustizia alle sue avventure migliori. Per fortuna, queste storie non sono memorabili e di conseguenza... si dimenticano! Ci ricordiamo solo delle migliori; di "Back to the Klondike", per esempio, che da sempre è la mia preferita fra quelle classiche.

Com’è cambiato il personaggio negli anni? Si può parlare di “diversi Paperoni”?

Ci sono interpretazioni diverse, senza dubbio. Tante, diverse, spesso connesse all'intero mondo che circonda il personaggio. Per esempio, Guido Martina, nelle sue tantissime sceneggiature, descrive un Paperone conflittuale con Paperino, aggressivo fino alle estreme conseguenze. Martina ha bisogno di creargli degli antagonisti per farlo litigare o per fargli affrontare una sfida: soprattutto in questo modo riesce a intrecciare le trame in cui è più abile. Le sue sono storie ben equilibrate, talvolta anche geniali, ma poco meditate e molto spontanee, a quanto mi hanno raccontato vari testimoni della vecchia redazione mondadoriana e colleghi autori. Quando il personaggio di Rockerduck ha preso piede, l'aggressività del Vecchio Cilindro si è spesso diretta verso di lui, mentre Paperino e nipotini hanno fatto da supporto allo stesso Paperone, sottraendosi in parte alla contesa. In altre storie, Qui Quo e Qua hanno incarnato la voce della saggezza, in rapporto ad adulti decisamente dissennati. Espressioni della loro delusione come: "Perché dobbiamo avere degli zii come questi?" a volte risuonano apertamente nelle vignette, in altri casi sono un concetto sottinteso.

Poi c'è ancora la visione di Rodolfo Cimino, che ha fatto di Paperone un viaggiatore, un eterno cercatore di tesori in regioni sperdute e improbabili, dove può incontrare popoli abbastanza primitivi, ma assai ben strutturati, non ingenui. E c'è la vita privata dello Zione, il suo rapporto controverso con la spasimante Brigitta, a cui l'ha sottoposto Romano Scarpa... Potrei continuare a lungo. Le storie di autori diversi, fra cui molti americani, più o meno valenti, uscivano in contemporanea fra loro. Così, per i lettori (magari anche futuri narratori di storie), gli aspetti addirittura inconciliabili delle varie essenze paperoniche non potevano essere considerati l'uno come l'evoluzione dell'altro. Convivevano, semplicemente. Sinché, in qualche storia di creazione successiva, sono addirittura stati frullati tutti insieme, amalgamati, emulsionati, sintetizzando dei momenti di crescita del character. In ogni caso, per un vero appassionato di fumetti, il punto di osservazione relativamente a personaggi seriali dovrebbe essere più specifico, senza generalizzazioni: c'è il Paperone di Barks, quello di Scarpa, quello di Don Rosa, quello di Martina... e così via. Se non teniamo conto della paternità creativa delle singole opere, commettiamo fuori tempo massimo l'errore che già fu dei saggisti Dorfman e Mattelhart in "Come leggere Paperino". Com'è noto, fecero di tutta l'erba un fascio, prendendo sciami di lucciole per scaffalature di lanterne. Ma si parla di quasi quarant'anni fa!

Qual è dunque, considerando la tua duplice veste di appassionato e sceneggiatore, la tua versione del personaggio?

Un anziano tycoon pieno di contraddizioni con tanta storia e tante storie da raccontare. Un irriducibile che dalla vita ha imparato parecchio per esperienza diretta, ma che lotta anche con qualche sua debolezza, prima fra tutte la sete di Avventura. Non considererei l'avarizia o la sua ansia di arricchimento, o l'ossessione di essere derubato, come elementi costitutivi necessari della sua personalità, da dover rimarcare ogni volta. Anzi, le storie in cui si punta molto su questi elementi, sono troppo legate a una formula che trovo un po' lisa, e che solo un grande lavoro di sceneggiatura può riuscire a riscattare.

Trovi che negli ultimi anni ci sia stato un calo qualitativo nelle storie disneyane, nel caso specifico di Paperone, rispetto al passato o spesso ci si lascia andare troppo al passatismo senza notare quanto di buono ci sia nelle storie attuali?

L'esempio di Don Rosa dimostra, anzi, che proprio negli anni Novanta c'è stata una formidabile ascesa qualitativa del personaggio (almeno in un buon numero di storie). Una maggiore attenzione diretta su chi Uncle Scrooge sia veramente e la riscoperta delle sue radici letterarie, unite a una passione sincera per i comics e a una genialità creativa indiscutibile come quella di Don Rosa, hanno suscitato capolavori. Non mi riferisco solo della stracitata "Life of Scrooge" con tutti i suoi successivi capitoli aggiunti, parlo anche di ottime storie di vari altri autori sparsi nel mondo. Il compianto fumettista argentino Daniel Branca ha disegnato storie strabilianti proprio negli ultimi anni, alcune delle quali sono ancora inedite da noi, e stanno uscendo in USA, oltre che in "Egmontlandia". Una, mia favorita, che anche i lettori italiani vedranno fra un po', mette di nuovo in scena l'ispido cugino Abner Chiarafonte, il "conducente di tronchi" del grande Nord che Barks aveva usato una sola volta in una storia di dieci pagine. Ovviamente, anche in Italia si sono fatte cose ottime. Basta citare la ripresa tutta italiana della coppia Filo Sganga-Brigitta avvenuta negli ultimissimi anni: un duo che si contrappone a Paperone sprigionando un misto di ammirazione, invidia, cupidigia, dabbenaggine...

Don Rosa è considerato l'erede di Carl Barks, anzi lui stesso definisce Barks come "il miglior narratore del '900". In realtà hanno due metodi di narrazione e due stili molto differenti. Cosa ne pensi?

Penso che Don Rosa cerca di riferirsi fedelmente ai fatti narrati da Barks, com'è noto e palese, ma che lo fa apportando modifiche intelligenti, e soprattutto delle integrazioni, al corpus che Barks ha creato. Per creare un mondo barksiano anche più coerente dell'originale, addirittura omette storie e particolari, come la clessidra magica, alcune streghe e personaggi "magici", la presenza di Babbo Natale, per fare i primi esempi che mi vengono in mente. A parte questo, Don Rosa ha un metodo narrativo e grafico assolutamente originale ed eccezionale, che astrae anche dallo stesso universo disneyano. Non solo ne allarga l'orizzonte, ma fa da porta d'ingresso a questo mondo per lettori che a priori forse non lo considererebbero affatto. La sua presenza su "Zio Paperone" è servita a riportare sulla rivista un pubblico dal palato fino che aveva in testa un concetto non troppo diverso da... "Dopo Barks il diluvio!"

A questo proposito: come è cambiato il modo di narrare una storia dall'esordio del personaggio ad oggi?

E' una domanda impegnativa, che richiederebbe un trattazione assai dettagliata e scientifica, dato il maremagno di storie che sono state realizzate in passato e quelle attualmente in produzione. Non per eludere la domanda, bensì per ribadire un concetto già espresso, ritengo che non si sia seguita una traiettoria precisa, non è esistita una strategia consapevole, collettiva, dispiegata per sviluppare un personaggio attraverso i decenni e guidarlo in una qualche direzione. Al contrario, decine e decine di autori diversi hanno dilatato i confini di azione di Paperone. La tastiera del pianoforte predisposto per suonare la sua sinfonia ha un numero di tasti definito (e oltre quello non si va), ma i tanti compositori che hanno scritto brani per lui di solito hanno cercato di non ripetere partiture già scritte, o lo hanno fatto usando arrangiamenti nuovi. Se negli anni Cinquanta, per ragioni evidenti si poteva suonare un ritmo melodico e non un brano "disco" (perché questo approccio sarebbe stato possibile circa tre lustri dopo), adesso, che è trascorso almeno un altro quarto di secolo, si possono eseguire indifferentemente brani rock, classici, addirittura punk, e così via. Paperone, e gli altri protagonisti sfaccettati come Topolino, Paperino, Pippo e qualcun altro possono essere "suonati" in tutti questi modi diversi. Dal punto di vista del disegno, quel che intendo diventa forse anche più chiaro: lo Zione di Vicar o di Marco Rota potremmo definirlo "neoclassico", quello di Intini o Mastantuono... "techno" (sto azzardando)? Capita che tutti insieme siano in contemporanea in edicola.

Si parla di scuola italiana Disney, ma in concreto cos'ha offerto il nostro paese all'evoluzione del personaggio?

Tantissimo. In Italia, forse il cosmo di Topolino si è più arricchito, rispetto a quello dei paperi: penso a Trudy, a Bruto "Gancetto", a Indiana Pipps, a intere saghe come quella dell'Argaar di Massimo De Vita. Ma per Zio Paperone, l'apporto di Brigitta ha avuto un gran peso. L'accostamento con Paperetta Yé Yé ha fruttato varie storie, e la creazione di Gedeon' De Paperoni, il fratello cronista, trovo che sia molto importante e ancora meritevole di essere approfondita. Una decina di anni fa ho usato Gedeone in qualche storia proprio per rivitalizzarlo, e mi auguro che qualche collega faccia altrettanto in futuro. Infine, non posso non citare Paperinik. La sua irruzione a Paperopoli ha spinto Paperone a farci i conti, nel bene e nel male, persino nella saga parallela di PK.

Nei fumetti di Paperone è stato detto praticamente di tutto, cos'ha ancora da offrire il personaggio? Qual è la direzione da intraprendere per gli sceneggiatori che vogliono narrare storie originali sul personaggio senza cadere nel già detto e già visto?

Dovrebbero avere una grossa conoscenza di quanto Paperone ha già detto e fatto, per non creare grosse contraddizioni nella continuity (che tuttavia non è Vangelo), e poi dare libero sfogo alla fantasia, restando "in character". Per esempio, ahinoi, è accaduto che più volte i Paperi (ma anche Topolino, e molti altri) abbiano incontrato alieni diversi abitanti il medesimo pianeta, visitato a più riprese. Certo, a me riesce difficile immaginare un Saturno diverso da quello retto dal perfido Rebo rivisitato da Luciano Bottaro, che lo ha ripreso dal "Saturno contro la Terra" disegnato da Giovanni Scolari negli anni Trenta. Eppure, in altre storie Disney, anche contemporanee a questo Rebo (l'AstralPippo n. 999! di Carpi e Mazzanti, per esempio), Saturno ha tutt'altre caratteristiche e inquilini. Oppure, ci sono diversi misteri di Atlantide risolti in modo diverso, con popolazioni diverse, dagli stessi personaggi. D'altro canto, quando la produzione di storie è così fluviale a livello dell'intero Globo, non è facile schivare le contraddizioni. E onestamente, questo non è neanche l'obiettivo primario di autore, il cui fine è sempre quello di realizzare una storia buona, e "non contraddittoria in sé".

Come mai nella cultura Disney, lo sceneggiatore è sempre in ombra rispetto al disegnatore? In edicola è facile vedere un volume dedicato a Scarpa o a Cavazzano ma mai o comunque raramente uno dedicato a Chendi o a Martina, per esempio, perché?

Non è una specifica della cultura Disney! E' una caratteristica, ahinoi, che vige in tutto il mondo, da decenni, e che penalizza lo sceneggiatore quando costui, nel contempo, non è anche disegnatore delle sue storie. Il lettore riconosce subito (se ha l'occhio ben addestrato) la mano del disegnatore, ne ricerca automaticamente le storie se lo apprezza, è incline ad acquistarne un'antologia di storie che lo valorizza. Invece, riconoscere e apprezzare lo stile narrativo di uno sceneggiatore di fumetti, che ha diffuso le sue storie tra vari disegnatori, bisogna avere una passione, una conoscenza, una sete di sapere del tutto superiore.

Naturalmente, essendo io stesso (anche) uno sceneggiatore, non sono felice di questo stato di cose, ma non posso che prenderne atto e comprenderlo. Con gli ultimi volumi della collana "Maestri Disney", dedicati alle Scuole creative, in parte si cerca di ovviare a questa lacuna, mettendo in risalto anche l'attività degli sceneggiatori disneyani, introducendoli ai lettori già interessati a questo fantastico mondo. Idem fa la rivista "Zio Paperone", soprattutto attraverso gli articoli, illuminanti, di Alberto Becattini.

"Zio Paperone" a parer mio è la miglior testata Disney pubblicata in Italia. E' una rivista per appassionati molto curata e ricercata. Totalmente opposta ad altre testate Disney che invece hanno come target esclusivamente i giovani. Anche una testata storica come "Topolino" ormai sembra non aver più nulla da offrire. Cosa ne pensi?

Prima di tutto, grazie, per quel che mi riguarda. "Topolino" ha pubblicato e pubblica molti autori ottimi, e ha all'attivo serie e storie degne di nota nell'ultimo decennio. Mi riferisco alle "Storie della Baia" e a Paperino Paperotto, al ciclo di Rock Sassi di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano e alle soap-opera a puntate di Silvia Ziche. Alla scoperta di Corrado Mastantuono come "autore completo" e al recupero di Super Pippo e Dinamite Bla, nonché al lancio di disegnatori eccezionali; da fine anni Novanta a oggi posso citare Alessandro Barbucci e Stefano Turconi, Graziano Barbaro e a Donald Soffritti... sino al sorprendente Casty (che fa un po' tutto), appena un paio di anni fa. Ciò detto, un settimanale "generalista" come "Topolino" non può essere paragonato con una testata per appassionati come "Zio Paperone", che sotto la guida di Lidia Cannatella cerca di rispondere alle esigenze di un pubblico diverso e (anch'esso) in evoluzione. Prova a prendere il numero 40 della testata e confrontalo con l'80, con il 120... La rivista ha una sua continuità, ma non trovi mai, a distanza di qualche anno, una replica della medesima formula. Alcuni autori nuovi (come lo spagnolo Cèsar Ferioli) o riscoperti (come l'americano Al Hubbard) hanno avuto e hanno con "Zio Paperone" una buona visibilità, che ha permesso a tutti di riconoscere la loro eccezionale bravura.

Pensi sarebbe possibile realizzare una rivista sullo stile di “Zio Paperone” dedicata alla banda di Topolino? Magari partendo dalle storie di Floyd Gottfredson così come si è partiti da Carl Barks per Paperone. Sembra, a questo proposito, che il mondo dei paperi gode di maggiore popolarità e quindi di maggiori iniziative editoriali rispetto a quello dei topi, è vero?

E' vero, anche per ragioni preconcette (rispetto alle quali nessuno che di noi lavora con questi personaggi ne può più). Si continua a ripetere "Paperino mi è simpatico perché è come noi, e Topolino no, perché troppo perfettino, e perché vince sempre bla bla bla..." Con voce stentorea scandisco: "Non è così!" Chi afferma questo sottogamba, si legga delle ottime storie di Topolino e dei personaggi annessi (Pippo, Basettoni, Eta Beta, Gancio il dritto...) per cambiare idea. Nell'ambito delle avventure del Topo ci sono capolavori incontestabili della storia del fumetto. E molte ottime storie, senza bisogno di guardare indietro all'epopea delle strisce USA, sono di realizzazione italiana. Una rivista antologica di avventure di Topolino e amici è tecnicamente possibile. C'è anche materiale ottimo che attende di vedere la luce in Italia, e ci sono storie già edite che possono essere rilanciate con scrupolo filologico. Forse, per il momento, si può ipotizzare una rivista "mista", e vedere l'effetto che fa.

La Disney, sia nell’animazione che nei fumetti, è passata da leader, dove tutti sembravano copiare i suoi prodotti, all’adeguarsi ai tempi sfornando serie tv come Kim Possible e creando cartoon in computer grafica come il recente Chicken Little. Di questo passo, personaggi classici come Topolino, Paperino e lo stesso Paperone sono destinati a sparire?

Nemmeno per idea! C'è un continuo studio, una continua riscoperta di questi personaggi. Nei fumetti, è sotto gli occhi di tutti. In animazione, Topolino, Paperino, Pippo, Pluto, Minni, Paperina e altri sono interpreti di una nuova serie televisiva in 3D che debutta in maggio in tutto il mondo (e in Italia sul Disney Channel). Si chiama "Mickey Mouse Clubhouse" e attualmente (inizio aprile) è in fase di adattamento e doppiaggio. E' rivolta a un pubblico "preschool", proprio per far entrare gli appassionati di domani in confidenza con questi personaggi di sempre.

Luca, tu collabori sia per la Disney che per la Panini curando, in maniera molto professionale, due testate con personaggi totalmente differenti: "Zio Paperone" e "Simpsons Comics". Come è possibile amare due universi così opposti fra loro? E' possibile trovare un punto di giunzione?

A-ehm... In realtà collaboro con molte più testate, e libri, e collane, con personaggi diversissimi. Ho curato in tutti questi lustri (non diciamo quanti, ho cominciato praticamente da bambino) rubriche, sezioni, intere pubblicazioni monografiche o antologiche con personaggi come Braccio di Ferro, Swamp Thing, i characters di Edika, Hellblazer, J. I. Joe, Asterix, Corto Maltese, Krazy Kat, La Compagnia della Forca, Lucky Luke, i personaggi di Bodè e un sacco di riviste antologiche, da "Métal Hurlant" a "Totem", da "Comic Art" all'"Eternauta"... E via discorrendo. Molto spesso il mio ruolo consiste nell'"interfacciare" i lettori, curando editoriale e rubriche della posta, oltre a essere coinvolto nella "gestione" (in termini molto diversi caso per caso) delle storie. Allora, scindiamo dall'elemento "lavoro" quello della passione e della conoscenza dei fumetti, che per me è assai più vasto rispetto a ciò di cui mi occupo direttamente. Il filo che lega i Simpson e i Paperi (e a tutto il resto) dal mio punto di vista "operativo" è il tipo di approccio con la materia. La prendo sul serio, cerco di maneggiarla con un atteggiamento scientifico, cerco di proporre e scrivere le cose che io stesso vorrei leggere, perché prima di essere un redattore sono un lettore. Anche attraverso mailing list, siti Internet etc, sono in contatto con tanti lettori di varie età, e di solito ho il polso della situazione. Pare (mi dicono) che abbia anche un certo intuito editoriale per le scelte da fare. Di fatto, esempio, fra i miei fiori all'occhiello c'è il fatto aver importato e tradotto per primo, in Italia, Neil Gaiman. Per il futuro, su più fronti prometto cose interessanti, ma per il momento tutto è top secret.

Luca, hai già scritto storie per la Disney, il futuro cosa prevede? Puoi anticiparci qualche tuo progetto fumettistico sia Disney che non?

Sicuramente, un libro, pronto da due anni, ma a quanto pare con una vita travagliata. Si intitola "Fumetti irripetibili". Sto continuando a collaborare ai volumi che escono in allegato a "L'Espresso" (attualmente il ciclo di quattro dedicato a Vittorio Giardino), che sono a mio avviso la novità più rilevante, per quanto riguarda il rapporto qualità-prezzo, rispetto ai libri da edicola. Sui progetti Disney non posso fare anticipazioni, ma vi saranno ottime novità imminenti, nelle quali sono coinvolte varie persone... Con Claudio Curcio, Alina, Alino, Alessandro Spinosa e tutti gli amici di Napoli Comicon (la manifestazione che si tiene in primavera ogni anno a Napoli, a Castel Sant'Elmo) stiamo pensando un assetto diverso e più "libero" dal punto di vista tematico per le prossime edizioni, che si terranno in aprile e non più in marzo. Questo per accrescere l'aspetto culturale della manifestazione, con iniziative e ospiti sempre nuovi e importanti. Come quelli eccezionali di quest'ultima edizione, Naturalmente, aspettiamo sin da ora tutti i fedelissimi di ComicUs!

A proposito delle iniziative editoriali, come quelle dell’ "Espresso", ma anche del "Corriere della sera" e di "Panorama" (tutte ottime iniziative) hanno dato molta visibilità al media, ma che ruolo pensi abbiano avuto realmente per la valorizzazione del fumetto?

Ne penso benone da un punto di vista generale. Nella percezione del normale frequentatore delle edicole, queste iniziative, a cominciare da quella della prima serie di Repubblica, gestita in collaborazione con gli esperti della Panini, hanno dato al Fumetto una credibilità senza precedenti. Ne hanno legittimato la dignità culturale, uno spazio istituzionale. Adesso, nessuno può ignorarlo. Un aspetto più discutibile può essere, invece "quale fumetto" si sia scelto di veicolare. Di solito, quello che ha le caratteristiche per fare grandi numeri di venduto. Ma nella collana di Repubblica sono entrati anche autori come Will Eisner, la Satrapi, Walt Kelly con il suo Pogo, ci sono state le riscoperte di personaggi del passato, come Nick Carter, Nonna Abelarda e Geppo, Tiramolla... Tutti assenti dalle edicole da tempo. Rispetto ad alcuni altri personaggi e autori, a mio modo di vedere, non c'era invece bisogno di proporne nuove versioni da edicola, a meno che non si trattasse di una loro presentazione di tipo inedito, magari di tipo critico. Il "Topolino Story" del Corriere della Sera è stata un'ottima sfida, secondo me riuscitissima, da questo punto di vista, un'operazione di studio e approfondimento, per di più molto popolare nel venduto, che non aveva precedenti al mondo.

Un’ultima domanda. Hai accennato al tuo libro intitolato “Fumetti irrepetibili”, puoi darci qualche informazione in più?

Si tratta di uno dei due libri a cui lavoro e ho lavorato da anni. Due saggi storico-critici sul Fumetto italiano che si potrebbero considerare complementari. Fumetti irripetibili (chiuso da tempo e annunciato, ma in fase di stallo da parte dell'editore) parla delle origini del fumetto che un tempo si definiva "d'autore", e che in Italia ha le sue radici in un'epoca leggermente precedente a quella che di solito si identifica, vale a dire l'era delle riviste, da "Linus" (1965) sino a metà anni Novanta circa. Invece no. Le "origini segrete" di un mondo creativo che si avvale di Maestri come Battaglia, Toppi, Pratt, Manara (e poi Magnus, Pazienza, Liberatore, Giardino sino alle generazioni più recenti) affondano proprio nell'ambito dei "giornalini" per ragazzi, come dimostro. La galoppata attraverso questo sentiero storico, pieno di dati, nomi, personaggi e informazioni di prima mano ci conduce sino ai giorni nostri. Il volume complementare a questo, tratta invece del fumetto popolare, piuttosto misterioso perché poco trattato e considerato anche dagli opinion leaders, a partire dal secondo dopoguerra.

Grazie Luca per la tua disponibilità!

Saluto tutti i lettori di "Zio Paperone" (e non solo), e tutti gli appassionati "seguitori" delle notizie e dei servizi di ComicUs.
Grazie dell'ospitalità e a presto, verso nuove avventure!




Carlo Del Grande
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