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DC batte la Marvel: fuoco di paglia o strategia vincente?

Negli ultimi mesi, ovvero da quando la DC Comics ha lanciato Rebirth, la casa editrice di Batman e Superman si trova a dominare la classifica di vendite negli States battendo nelle unità totali la rivale Marvel. Nulla di strano, potrebbe dire qualcuno, se non fosse che questa eventualità negli ultimi decenni è capitata davvero raramente e solo per pochi mesi. Certo, chi segue con costanza la classifica Diamond (il principale distributore americano), ha visto spesso la DC al primo posto, o dominare anche la top ten, ma generalmente mai battere la Marvel nelle vendite totali. I fan DC esultano, tuttavia è presto per cantare vittoria e i risultati definitivi li potremo vedere solo nel lungo periodo in quanto, allo stato attuale, i dati sono dopati ancora dall’effetto novità dovuto a questo rilancio, specie se consideriamo che si tratta di un’operazione più radicale rispetto a quelle operate dalla Marvel, nonché meno frequente di quelle fatte dalla storica rivale. Tuttavia, c’è un’altra interessante considerazione da fare.

In estrema sintesi, possiamo definire Rebirth un’operazione che riporta in scena i vecchi eroi pre-New 52. Ora, quella dei New 52 è stata l’ennesima mossa poco riuscita della DC Comics che è apparsa spesso in stato confusionale o fin troppo immobile. Dall’inizio del nuovo millennio, la sua diretta concorrente ha inanellato una serie di mosse vincenti senza precedenti: dall’assunzione di Bill Jemas e di Joe Quesada alla nascita della linea Ultimate, dalla linfa dei nuovi autori (Bendis e Millar su tutti) ai vari eventi come Civil War, fino all’eco dei successi al cinema, la Casa delle Idee è sembrata inarrestabile. Forse proprio per cercare di porre rimedio, la DC diede vita ai New 52, un azzardo che non ha mai convinto del tutto (al di là della qualità delle singole serie), e che ha visto lo stesso Geoff Johns fare un mea culpa a nome dell’editore. In realtà, la mossa apparse anche esagerata: l’universo DC piaceva, funzionava, aveva sì bisogno di un rilancio, di nuovi autori e di nuove idee, ma non di qualcosa di così drastico.
Dunque, un ritorno al passato, alla vera essenza dei personaggi, come Rebirth (quanto studiato o voluto sia) è stato salutato con gioia da tutti, in particolare dai vecchi lettori che non aspettavano altro di rivedere i loro vecchi (intesi come cari) e familiari beniamini in azione, seppur con diverse novità e una narrazione più moderna. Specie se il tutto è corredato da ottime serie e ottimi team artistici.

marvel

Nonostante, dunque, arrivino nuovi lettori attratti dal rilancio, la mano tesa è rivolta anche verso quelli di vecchia data, un ritorno al passato, dunque, ma ben piantato nel presente. Questa scelta di affidarsi alle proprie icone e di puntare sulla loro riconoscibilità, insieme alla bontà del rilancio, di non disperdere i lettori con nuove serie ma aumentando la periodicità delle testate classiche, dando un senso di maggiore continuità rispetto ai continui rilanci, rappresenta una strategia opposta a quella della Marvel. La Casa delle Idee, infatti, prosegue con eventi catastrofici, rilanci continui, stravolgimenti di status quo e scombussolamenti sui suoi eroi (esempi pratici Thor ora è una donna, Tony Stark non è più Iron Man). Una strategia finora vincente, che si riflette nelle parole di Tom Brevoort: “Il pubblico è molto più spietato nell'abbandonare una serie se essa stessa non gli facilita il compito. Stando così le cose, i team creativi tendono a bruciare il loro materiale più rapidamente. Non c'è molta pazienza per l'attesa e per le costruzioni narrative più lente. Puoi anche avere un grande piano in cui metti insieme pian piano tutti i pezzi per poi stupire tutti l'anno dopo, ma la serie sarà bella che morta in sei numeri, ben prima di arrivare a questo. (…) Ogni numero deve dare ai lettori quello che vogliono, o cominceranno a spostarsi su altre storie”.

Tuttavia, questa strategia crea anche discontinuità e disaffezione nei vecchi lettori. Anche in questo caso, sia chiaro, non parliamo affatto di qualità delle serie, né dell’efficacia o della validità di questo tipo di operazione. Ma lo scontro fra i due modelli potrebbe portare a un capovolgimento delle strategia di uno dei due editori: se il successo di Rebirth proseguirà senza cessioni nei prossimi mesi, questo potrà portare la Marvel a rivedere le proprie scelte, se invece quest’ultima dovesse tornare a dominare il mercato, vuol dire che questa concezione “old style” dei comics è definitivamente tramontata. Quale visione degli eroi risulterà vincente, dunque, quella più iconica della DC o quella più iconoclasta della Marvel?

Quello che appare confortante, comunque, oltre alla crescita delle vendite dei comics degli ultimi mesi, e di un certo fermento, è che la DC dopo vari tentativi sembra aver trovato la quadratura del cerchio, ridonando prestigio al suo universo narrativo.

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