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Paolo Pugliese

Paolo Pugliese

Incredibili Avengers 6

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Dopo il percorso obbligato del raccontare le origini e l’assemblaggio della squadra crossover Vendicatori-Mutanti, lo sceneggiatore Rick Remender sembra finalmente libero di spaziare per generi e tematiche, alzando decisamente l’asticella della narrazione. Se la saga iniziale sulla minaccia del Teschio Rosso con poteri telepatici risultava eccessivamente dilatata a danno del ritmo narrativo, ma a favore comunque di un’accurata introspezione dei personaggi, con questa nuova run Remender presenta una maggiore ricchezza narrativa a fronte di un più equilibrato rapporto tra caratterizzazione psicologica e successione armonica degli eventi. L’episodio “I Gemelli di Apocalisse” riprende diversi incipit espressi dallo sceneggiatore nel corso della sua passata gestione di X-Force con la saga-gioiello Angelo Nero. La storia inizia in maniera inusuale, partendo da lontano e trasportando il lettore nel passato con l’inedito scontro avvenuto nel Medioevo tra Thor e il mutante immortale Apocalisse; scontro che nasconde un incredibile piano orchestrato da Kang, il conquistatore spaziotemporale. Nella storia in questione sono mescolati efficacemente fantascienza, avventura epica e mitologia fantasy, mettendo temporaneamente in disparte tanto il gruppo dei Vendicatori quanto la stessa impronta supereroistica della serie. Viaggi nel tempo, manipolazioni degli eventi, sciarade e una strizzata d’occhio nei confronti di un famoso membro degli X-Men accompagnano la caratterizzazione impetuosa e immatura di un “giovane” Dio del Tuono a fronte di quella glaciale e inesorabile di Apocalisse. Ma la struttura dell’episodio presenta non poche sorprese, essendo variegata e montata su più livelli di narrazione, spostando sapientemente la gravità della minaccia (e l’attenzione di chi legge) da Apocalisse a Kang, personaggio qui presente in due delle sue tre incarnazioni e mai ritratto in maniera così ambigua e manipolatrice. Lascia piacevolmente interdetti l’abilità di Remender a orchestrare tra loro i numerosi elementi narrativi e concettuali, sfruttando molti tasselli dell’universo della Marvel (fulgide, ad esempio, le apparizioni di Odino o del faraone Rama-Tut) e aggiungendone poi di nuovi, come gli inediti e agghiaccianti Cavalieri di Apocalisse del passato, oppure l’ascia Jarnbyorn usata da Thor prima del suo celebre martello Mjolnir, la quale ricoprirà un ruolo importante negli episodi a venire. Una storia davvero di alto livello, disegnata da un ottimo e dettagliatissimo Daniel Acuna, il quale subentra a John Cassaday realizzando uno storytelling avvincente e dando sia un’ottima interpretazione dei vari personaggi, sia un’impronta fantascientifica surreale che insegue le linee concettuali della sci-fi avanguardistica francese di artisti come Moebius, Jorodowsky o Bilal.

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Completano il sommario dell’albo una nuova storia dell’anomala e drammatica Avengers Arena più due brevi episodi dell’antologica A+X. Nella prima continua il massacro reciproco di giovani supereroi all’interno del nuovo Mondo Assassino, la landa artificiale del supercriminale Arcade: lo scrittore Dennis Hopeless continua a spogliare i protagonisti della loro aurea supereroistica, scendendo progressivamente al compromesso di uccidere per sopravvivere. Una storia con un epilogo tragico che conferma sia il carattere provocatorio di questa serie nei confronti della cosmologia supereroistica Marvel, sia il suo essere al di fuori degli schemi narrativi convenzionali. Una paradosso che ha molteplici e diversi riferimenti (dal serial Lost ai reality Survivor e Grande Fratello, fino ai romanzi Hunger Games e Il Signore delle Mosche), con una narrazione imprevedibile per quanto riguarda sviluppi e sopravvivenza dei singoli personaggi, frutto di una costruzione non gratuita degli eventi e di una particolare attenzione al contrasto psicologico e ai dialoghi tra i vari characters. L’arrivo del disegnatore italiano Riccardo Burchielli, con il suo stile ruvido e tagliente, dà un’impronta maggiormente drammatica alla serie grazie ad alcune sue scelte illustrative, alzandone decisamente il livello di qualità da un punto di vista grafico.

Le due storielle di A+X sono infine un leggero quanto piacevole corollario dell’albo, la prima con una partita a carte tra La Cosa e Gambit dagli esiti imprevisti, scritta in maniera ironica da Mike Costa e disegnata con stile asciutto da un ritrovato Stefano Caselli; la seconda, di Zeb Wells e di un altrettanto ritrovato Dale Keown, è più convenzionale per tema e sviluppo ma ugualmente godibile, con Iron Man e La Bestia alle prese con problemi tecnici di una nuova armatura Hulk-Buster.

In sintesi, Gli Incredibili Vendicatori è un albo che, grazie alla progressiva ricercatezza di nuovi territori narrativi delle storie in sommario, si pone un gradino sopra il livello standard delle serie tipicamente supereroistiche e, in quanto tale, è ampiamente meritevole di attenzione da parte del pubblico.

Io, laureata, motivata... sfruttata… in stage!

Io, laureata, motivata...sfruttata...In stage! è l’ultimo arrivato della collana La vie en Rose, edita dalla Hop Edizioni, giovane casa editrice con al suo attivo vari graphic novel comici al femminile, realizzati da autrici francesi e inglesi. Il libro in questione narra le vicende umoristiche di una giovane e volenterosa stagista, neolaureata, in grado di lavorare tanto di giorno quanto di notte per uno stipendio immaginario, con zero aspettative per il suo futuro professionale, in un girone dantesco fatto solo di stage aziendali sottopagati.

La sua autrice, nome d’arte Yatuu (in onore dei suoi amatissimi manga), è Cindy Barbero: giovane illustratrice e blogger francese diventata famosa sulla rete grazie al rispettivo blog e al voler raccontare in maniera ironica e sopra le righe alcuni aspetti della nostra realtà sociale. Nello specifico, Yatuu è una vignettista che attraverso brevi sketch riassume le sue esperienze lavorative come stagista in diverse agenzie di comunicazione. Non sempre, in verità, l’effetto comico è raggiunto e l’autrice a volte indugia in gag estemporanee che non aggiungono nulla al tema trattato, ma rimane comunque apprezzabile il suo tentativo di descrivere con humor scanzonato e parodistico l’ambiente degli stage con le relative dinamiche, la dimensione competitiva, la demotivazione professionale, il carico di lavoro spesso abnorme a fronte di uno stipendio imbarazzante e gli orari assurdi a danno della vita sociale. Attraverso le vicende della giovane laureata, idealista e senza nome (vero e proprio alter ego dell’autrice), lo sfruttamento quanto la frustrazione e l’invisibilità degli stagisti viene comunque espressa in maniera chiara e sardonica.

Le 94 tavole deli libro illustrano spaccati di vita lavorativa con uno storytelling sintetico composto da una a quattro vignette alla volta, senza la tradizionale divisione schematica e connotate da un timbro morbido e caricaturale, grazie allo stile di disegno della Barbero, caratterizzato sulla falsariga dei manga per costruzione cartoonesca dei personaggi, con pose espressive e reazioni emotive teatrali quanto (spesso) esilaranti. Il risultato finale è una lettura veloce e briosa, gradevole nella sua ironia garbata e paradossale, con l’autrice che dà voce all’avvilimento, le delusioni, le paure e i problemi economici che accompagnano lavori o stage a tempo determinato, facendolo in una maniera che appare a prima vista leggera, ma che nasconde comunque un’osservazione realistica e pungente.

Rasl 2

Braccato in sempre più mondi diversi, lo scienziato e ladro d'arte interdimensionale Rasl cerca di prendere in mano il proprio destino e uscire da una situazione potenzialmente senza via di uscita. In una storia che va dal 1943 ai giorni nostri, muovendosi attraverso realtà parallele che divergono di pochissimo da quella che consideriamo la nostra realtà, Rasl si scontra nuovamente con Sal, l'agente superumano mandato a ucciderlo, e incontra una donna che è quasi esattamente l'amore della sua vita.

In questo secondo volume, Jeff Smith svela finalmente i retroscena e le motivazioni del suo personaggio, continuando a impostare il racconto con una gustosa duplice narrazione tra presente e passato, tramite il meccanismo del flashback. Essendo però libero dall’onere di dover introdurre storia e personaggi, l’autore presenta qui una costruzione degli eventi maggiormente lineare e serrata, dando un ritmo più sostenuto al racconto, forse un po’ a discapito dell’approfondimento psicologico dei vari character. Al tempo stesso, Smith alza i toni della storia introducendo eventi storici realmente accaduti, come il famoso “Philadelphia Experiment” e la misteriosa esplosione di Tunguska in Siberia – argomenti di vari film e altrettanti libri di cospirazioni -, oltre a citare la vita e le invenzioni del visionario scienziato Nikola Tesla. Le teorie di quest'ultimo sull’uso e la trasmissione dell’energia e sui campi magnetici rotanti sono parte integrante della sceneggiatura, in un ben miscelato connubio tra realtà storica e fiction fantascientifica che Smith imposta da un punto di vista estremamente introspettivo. La teoria degli universi paralleli è infatti raccontata attraverso gli occhi di Rasl, in maniera realistica e non scontata, grazie a intuizioni come, per esempio, il suo malessere fisico dopo i salti dimensionali, la costruzione a strati del multiverso e il rischio di smarrirsi nei vari mondi paralleli, in tutto simili al nostro se non per minimi dettagli. Smith evolve la storia rivelando alcuni dei suoi punti oscuri ma, facendolo, ci introduce a nuovi misteri, rendendo la situazione di Rasl – eroe imperfetto e bugiardo, non ancora completamente sviscerato – progressivamente sempre più pericolosa e senza scampo, catturando e mantenendo alta l’attenzione del pubblico.

Come già detto nella recensione del primo volume , Rasl si rivela essere il frutto di una mescolanza non gratuita di più generi, dalla fantascienza al noir, dalla spy-story al racconto intimista on the road, che finisce per incuriosire i lettori al di là della cerchia dei fan di Jeff Smith, autore non banale né scontato né tantomeno impigrito dal successo della suo opera prima, l’indispensabile Bone.

Fantastici Quattro 1

Arriva anche in Italia il nuovo corso dei Fantastici Quattro, frutto della recentissima operazione di rilancio Marvel Now che ha portato al raddoppio della serie dedicata alla famiglia supereroistica per antonomasia dell’universo Marvel. Per l’occasione, la Panini ha scelto di cambiare formato all’edizione italiana, adottando una foliazione più agile, di 48 pagine, e una scaletta monotematica composta dalle due serie Fantastic Four (vol.4) e la gemella FF (Fondazione Futuro). Con un team artistico davvero ben assortito, le due serie coesistono sullo stesso piano temporale, raccontando vicende parallele la cui sincronicità è data dal fatto di essere scritte entrambe dallo stesso autore: Matt Fraction, sceneggiatore tra i più interessanti della Marvel grazie a serie come The Immortal Iron Fist oppure a run su The Invincible Iron Man e Uncanny X-Men.

Fraction fa un lavoro davvero certosino e ispirato su entrambi i titoli, il cui risultato finale non possiamo che definire assolutamente delizioso: il quartetto viene riportato alle proprie radici avventurose-fantascientifiche, con l’incipit di un viaggio-scuola della durata di un anno nello spazio profondo, alla ricerca dei misteri dell’universo. La decisione esecutiva del viaggio è di Reed Richards, ma le vere finalità vengono celate al resto del gruppo, rendendo maggiormente inquietanti sia le cause che le motivazioni del personaggio, delineato da Fraction in maniera meno algida e più umana rispetto al passato e facendo al tempo stesso emergere il suo lato più egocentrico e ambiguo. La caratterizzazione del resto del cast è agile quanto chiara, seguendo le linee guida dei personaggi – la forza materna di Sue, il carattere burbero di Ben, la superficialità di Johnny – all’interno di una dimensione familiare garbata e leggera, dove la  levità, tuttavia, è sugellata da atmosfere brillanti e distese ma non caratterizzate da una superficialità di contenuti e concetti; in questo senso, Fraction delinea una storia d’esordio con poca azione ma con molta interazione all’interno della famiglia allargata del quartetto (contando anche i giovani ospiti della loro Fondazione Futuro), inserendo numerosi rimandi alla continuity della serie e gustose strizzatine d’occhio ai lettori, come la prima, storica, Fantasticar degli anni ‘60 (“la Bagnarola”), la banda di burloni di Yancy Street (qui in versione Fight Club), il robottino H.E.R.B.I.E. dei cartoni animati di fine anni ’70, la Zona Negativa e altro ancora, con un risultato fresco e armonioso che finisce per accomunare lettori vecchi e nuovi.

La serie comprimaria FF propone invece una carrellata spiritosa dei vari membri della Fondazione Futuro (a cominciare dai rampolli Franklin e Valeria Richards), alternata alla ricerca da parte di ogni singolo membro del quartetto di altrettanti loro sostituti durante il viaggio che si apprestano a intraprendere. Secondo i calcoli di Reed Richards, grazie al salto spazio-temporale della loro astronave dimensionale, la loro missione di esplorazione durerà sulla terra appena quattro minuti, ma anche per un lasso di tempo così limitato non si può lasciare l’umanità senza la protezione dei Fantastici Quattro. Da qui la scelta di assemblare una squadra di supporto che li sostituisca, contando su personaggi davvero singolari: dalla potente She-Hulk (storica sostituta di Ben Grimm negli anni ’80), all’ingegnere Scott Lang alias il secondo Ant-Man, dalla regina degli Inumani, Medusa, alla mondana semi-fidanzata di Johnny, Dala Deering, in possesso di un’armatura che replica l’aspetto e le capacità rocciose de La Cosa. Una storia introduttiva e spiritosa che vanta una narrazione disinvolta e una discreta introspezione dei personaggi.

Concludendo, questo è un numero d’esordio davvero molto godibile da leggere e promettente per il futuro, grazie non solo alle intuizioni e la verve di Fraction, ma anche all’apporto grafico di Mark Bagley e Mike Allred. Il primo, storico disegnatore di Ultimate Spider-Man (oltre alla gradevole New Warriors degli anni ’90), offre al lettore tavole dinamiche ed eleganti, ricche di dettagli scenici e tecnologici, con un impatto visivo davvero spettacolare che mette in secondo piano la sua poca espressività nei volti dei protagonisti. L’ex fumettista indipendente Allred, noto per aver creato Madman e aver disegnato l’originalissima X-Force (poi X-Statix) scritta da Peter Milligan, propone invece una versione scanzonata e solare dei vari character, frutto del suo stile a prima vista semplice, ma in realtà ricercato e non scontato, perfettamente in equilibrio tra realismo e parodia.

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