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La Visione 1 – Un po’ peggio di un uomo

Per leggere l'intervista a Gabriel Hernandez Walta, clicca qui.

Visione è un personaggio che ormai popola i fumetti della Marvel Comics da una cinquantina d’anni quasi, presente nelle diverse formazioni dei Vendicatori e in prima linea nella lotta contro i principali villain del MU: per ben 37 volte ha partecipato alla salvezza della Terra da pericolose minacce globali. Un sintezoide creato da Ultron, un umanoide con una struttura artificiale, sintetica, che spesso risulta più umano degli altri eroi dell’universo narrativo della Casa delle Idee, e questo prevalentemente perché la sua natura ibrida lo spaventa, non gli conferisce certezze soprattutto a livello psicologico. Visione ama, odia, soffre, prova pienamente l’intera gamma di sensazioni e sentimenti umani, ha avuto una moglie, ha dato vita ad una famiglia e a dei figli, ha perso tutto, e ora sta cercando di ricostruire la sua esistenza. Ma per farlo ha dovuto sacrificare le proprie emozioni, resettare il proprio cuore per non essere vittima delle terribili allucinazioni che lo tormentavano, eliminando parte di ciò che lo rendeva un umano tra gli umani.

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Ora Visione si è creato (letteralmente) un nuovo nucleo familiare, una moglie Virginia, e due gemelli di sesso opposto, Vin e Viv, e ha deciso di trasferirsi al 616 di Hickory Branch Lane, Virginia, Stati Uniti. Un nuovo lavoro, nuove amicizie, nuove parentele e una nuova casa: i Visione sono pronti per fare il loro ingresso nel mondo. Ma come verranno accolti dai vicini, dagli altri abitanti del quartiere? Come si relazioneranno con il resto dell’umanità? Questo non ve lo sveliamo, anche perché è proprio il punto cruciale dell’intera serie creata in modo eccellente da Tom King sugli splendidi disegni di Gabriel Hernandez Walta. Perché Vision, questo il titolo originale dell’opera pubblicata da Panini Comics, è un piccolo capolavoro a fumetti, uno slice of life pungente e sofisticato che non può passare inosservato: un meraviglioso ed inquietante affresco di una famiglia (tutt’altro che) modello in un pacifico (ma non troppo) quartiere di villette a schiera tipico dell’immaginario americano a cui siamo abituati.

King realizza una sceneggiatura di carattere, che si prende il suo tempo per districarsi, procedendo solo apparentemente in modo lento e pacato, alternando tavole descrittive, statiche e panoramiche, narrativamente parlando, a rampe di tensione e sconvolgimenti atroci nella loro brutalità, nella loro schiettezza, senza mai fuoriuscire da un contesto familiare, di vita quotidiana, che viene sempre mantenuto costante, sempre presente e pressante, dilatandolo e deformandolo all’inverosimile, incrinandolo pesantemente, ma mantenendosi sempre all’interno dei suoi confini, anche in modo stonato. Ma è questo l’effetto che King vuole ottenere: mostrare come dietro alla facciata di un modello, di una perfezione lucidata per l’esposizione, per essere martoriata, commentata e invidiata dal resto del vicinato, vi sia invece un mondo pieno di paure, angosce, incapacità relazionali, incomprensioni, errori, antipatie, violenza e si, anche omicidi.

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I dialoghi propongono, poi, interessanti spunti di riflessione, pesando saggiamente i termini e le parole adottate, creando dibattiti filosofico-esistenziali che vi terranno occupati. Inoltre, vengono gettati  con nonchalance particolari sconcertanti di vicende future della trama, solo per spiazzare ulteriormente il lettore. Spesso, in alcune scene, due o più narrazioni viaggiano su piani diversi, aumentando la confusione mentale e cercando di evocare nel lettore le medesime sensazioni e i medesimi pensieri che possono fluire nella mente dei personaggi in tensione per via delle circostanze in cui agiscono. Perché in questa serie nulla è prevedibile, nulla è come sembra, e i primi a pagarne le conseguenze sarete proprio voi lettori.

Sul versante grafico, Walta traduce in meraviglia visiva quanto previsto in sceneggiatura da King. La follia e l’imprevedibilità narrative fanno da perfetto contrasto all’impaginazione spesso statica, tradizionale e rigida del layout, che si alterna a tavole illustrative di una potenza artistica allibente e scioccante. Nelle vignette troviamo spesso scene crude, violente, che minano strutturalmente quanto fatto nel fumetto mainstream negli ultimi anni. Il lavoro svolto da Walta sulle micro-espressioni, sull’incertezza che si cela nei volti dei personaggi, sull’incapacità di comprendere a priori le idee e le intenzioni dei protagonisti, sono perfette per rendere il comportamento di androidi che cercano di emulare la natura umana, di confarsi all’attuazione di una facciata che mima l’idea di perfezione da rivista patinata, da catalogo espositivo, quando invece la vera umanità sta nelle tribolazioni interne, psicologiche, comportamentali e emotive che vengono celate agli occhi degli altri, tranne a quelli del lettore. Splendida anche la colorazione autunnale, globalmente fredda ma con mirate punte di colore di un calore espressivo sensazionale, attuata da Jordie Bellaire, che deborda dai contorni definiti dalle matite di Walta, uscendo anche dalle cornici delle vignette, aumentando ancora di più il senso di sgretolamento dell’immagine, di incertezza.

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Questa serie è una delle più belle produzioni targate Marvel dell’ultimo decennio, quantomeno. Una storia forte, densa e veramente coinvolgente, che vi terrà in uno stato di tensione emotiva anche quando avrete finito di leggerla. Non lasciatevela sfuggire per alcun motivo, ne rimarrete affascinati, e non vedrete l'ora di avere tra le mani il prossimo volume, considerato come termina il sesto capitolo contenuto in quello attuale. Edizione Panini nell’ormai classico cartonato morbido che non smetteremo mai di lodare.

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Il segreto per una buona Visione: intervista a Gabriel Hernandez Walta

Italian/English version

Per leggere la recensione del volume La Visione 1 - Un po' peggio di un uomo, clicca qui.

Durante Lucca Comics & Games 2016, tra i moltissimi autori internazionali presenti, abbiamo intervistato anche Gabriel Hernandez Walta, artista spagnolo da qualche anno alla Marvel dove, dopo diversi one-shot e brevi storie, ha realizzato alcuni numeri di Astonishing X-Men. Suoi i disegni sulla recente serie Magneto, scritta da Cullen Bunn, mentre il grande successo è arrivato con la serie Visione sui testi di Tom King, uno dei gioielli narrativi che la Casa delle Idee ha pubblicato negli ultimi dieci anni, quanto meno. Ecco di seguito la nostra intervista, per cui ringraziamo oltre all'artista anche Panini Comics per l'opportunità e la disponibilità.

Innanzitutto benvenuto su Comicus!
Come ti trovi in Italia, eri mai stato nel nostro Paese?

Sono stato a Roma per una breve visita, ma solo per turismo. È la prima volta che vengo a Lucca.

Hai lavorato nel corso della tua carriera alla Marvel su diverse storie brevi e one-shot, sopratutto legati al mondo dei mutanti, per poi approdare a Magneto, ridefinendo e ridando prestigio a questo personaggio a fianco di Cullen Bunn. Come è stato lavorare a questa run e con un personaggio così sfaccettato?
Ho lavorato su Astonishing X-Men prima di Magneto, ma questa è la prima serie che ho cominciato dal numero # 1. Così ho potuto studiare un po' il design per il personaggio, mi hanno inviato alcune linee guida dove mi spiegano i suoi poteri, che sarà una sorta di cacciatore di nazisti, come un detective privato. Quando mi hanno detto queste cose, ho cercato maggiormente un effetto bianco/nero. La narrazione era più lenta, non solo azione da supereroi, era più simile a una storia di detective, o un thriller. Mi piacciono molto questo tipo di storie.

Attualmente stai lavorando su Visione, quella che viene considerata una delle migliori serie della Marvel Comics dell'ultimo decennio, che presenta un approccio differente al personaggio principale. Come ti sei trovato a mettere su carta le idee di Tom King?
Beh, è meraviglioso lavorare con Tom, perché ha delle idee meravigliose, ma lui ti dà sempre spazio per fare qualcosa di tuo. I suoi vignetta. Ho la libertà di fare quello che ritengo più opportuno. Questa è stata la serie in cui mi è piaciuto di più lavorare da che sono un disegnatore di fumetti. Voglio dire, per me è stato facile lavorare sui suoi script, in quanto si tratta di uno storytelling che mi piace. Si tratta di una narrazione lenta, tutti i pannelli sono simili, ci sono sporadici scoppi di violenza, questo è il mio genere di narrazione.

Una delle cose più sensazionali che sono state rese graficamente nella serie è quell'alone di incertezza e di incapacità di comprendere appieno le intenzioni dei personaggi e la loro natura, che emerge soprattutto dalle espressioni facciali e dalla postura dei personaggi. Come sei riuscito in questa impresa?
Quando si comincia una serie, si inizia pensando ad un sacco di cose che si vogliono provare, si pensa anche al tipo di strumento che si vuole utilizzare. Ma quando si è nella storia, si tenta di utilizzare l'intuito, è come essere dentro al personaggio, all'interno della storia, quindi basta lasciarsi andare. Ma ogni volta che ho qualche problema a immaginare i personaggi, per un robot o un personaggio sintetico, immagino persone che interagiscono con gli altri. Sai, quando le persone sono troppo timide, o si sentono violente in situazioni diverse, penso a me stesso, quando sono nervoso o non so come agire, e io uso tutto questo per renderlo più preciso.

Lo stesso si può dire del layout delle tue tavole e delle inquadrature che riservi alle diverse scene, che sono fresche e affascinanti. Come nasce una tavola di Visione?
Nella prima sceneggiatura, Tom mi ha detto che stava pensando ad un layout di pagina molto regolare nel primo numero, che poi sarebbe stato rotto nelle ultime tre o quattro pagine, quando c'è un violento attacco ad uno dei personaggi. Così ho fatto una griglia di circa 15 vignette, ho usato quella griglia per tutto il libro. Perché ho pensato che questo schema regolare fosse adatto per il libro, e poi mi sono limitato a romperlo in alcuni momenti chiave.

Puoi svelarci qualche novità su cosa accadrà in futuro sulla serie, per i lettori italiani?
Senza spoiler? Beh, ci sarà un nuovo membro nella famiglia e il fratello di Visione avrà un ruolo molto importante.

C'è qualche personaggio su cui ti piacerebbe lavorare al momento?
Beh, penso molto a questa cosa. Non mi piaceva motlo Visione prima di iniziare la serie. Quindi penso che la cosa più importante sia ciò che io e lo scrittore vogliamo fare con il personaggio, non il personaggio stesso. Amo il Dottor Strange, ma se non mi dovesse piacere lo scrittore, forse non mi piacerebbe lavorare su quel personaggio.

Altri progetti per il futuro?
Ho finito Visione negli Stati Uniti. Ora sto lavorando a Occupy Avengers, con Hawkeye alla ricerca di persone come lui, senza poteri, mentre aiuta persone normali. È come una piccola serie sui Vendicatori piena di azione.

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English version

During Lucca Comics & Games, among the many international authors present, we also interviewed Gabriel Hernandez Walta, Spanish artist working for Marvel for a few years now, where, after several one-shot and short stories, he has drawn a few issues of Astonishing X-Men. After that, he worked on Magneto, written by Cullen Bunn, and he eventually came definitely to light with Vision, written by Tom King, one of the most praised books the House of Ideas has published in the past decade, at least. Here is our interview, and we are really thankful to the artist and the Italian publisher Panini Comics for the opportunity.

First of all, welcome to Comicus!
How do you find it here? Have you ever been to Italy before?

I was in Rome for a short visit, but just a tourist visit. This is my first time in Lucca.

You have worked with Marvel on different one-shots and mini stories, mainly mutant ones, and then you came to Magneto, alongside Cullen Bunn, redefining the character and giving back to him the prestige he used to have. What was it to work on this book and with a so multifaceted character?
I worked in Astonishing X-Men before Magneto, but this is the first series I started from issue #1. So I could make some design for the character, they send me some lines telling me the power he has, and how he was going to be like a Nazi searcher, like a private detective. So they told me all these things, and I looked for more black and white stuff. The storytelling was slower, not just superhero acting, it was more like a detective stuff, ora a thriller even. I really enjoy that kind of stories.

Now you have just finished working on Vision, a book that is largely considered one of the best series of Marvel Comics in the last decade at least, presenting a new and different approach on the character. How was it working with Tom King? How do you manage to put down on paper graphically his ideas?
Well, it's wonderful to work with Tom, because he has such wonderful ideas, but he always gives you room to make your own stuff. His scripts are beautiful, and you want to draw what he is telling in the best way possible. But he is not telling me what drawings I have to do in every panel. I have freedom to make my own stuff. This is the book I have enjoyed the most since I'm a comic book artist. I mean, for me it was easy to make his scripts, because it is a kind of storytelling I enjoy. It's a slow storytelling, all the panels are similar, there are little burst of violence, this is my kind of storytelling.   

One of the most sensational things that emerges from your work on Vision is that kind of uncertainty halo and inability to understand completely the real intentions of the characters you are representing, their nature. And this is strictly related to the facial expressions and the pose. How did you manage to get this effect?
When you start a book, you start with thinking a lot of things you want to test, like even the kind of pen you want to use. But when you are into the story, you try to use your intuition, it's like you are inside the character, inside the story, so you just let yourself go. But everytime I have some problems to imagine the characters, for a robot or a synthetic character, I imagine people interacting with others. You know, when people are too shy, or they feel violent in different situations, I think about myself, when I'm nervous or I don't know how to act, and I use all of this to make it more accurately.

And we can say the same thing about the layout of you pages, and the framing you choose for each sequence in a fresh and fascinating way. What can you telle about this? How is a page of Vision born?
In the first script, the first strip Tom told me was that he was thinking of a really regular page layout in the first issue, and then we would have broken up that layout in the last three or four pages, when there was a violent attack on one of the characters. So i made a grid of 15 panels, I used that grid for all the book. Because I thought this regular layout was suitable for the book, and then I broke it in some moments.

Can you tell us something about what we will see in the next story arch?
Without spoilers? Well, there will be a new member in the family and the brother of the Vision will take a really important role.

Is there a character you would like to work with?
Well, I think a lot about this. I didn't like Vision too much before starting the book. So I think that the most important thing is what the writer and myself want to do with the character, not the character itself. I love Doctor Strange, but if I don't like the writer, maybe I would not enjoy the character.

Can you say something about your next projects? Something you are working on right now?
I finished Vision in the United States. Now I'm working on Occupy Avengers, with Hawkeye searching for people like him, with no powers, helping regular people. It is like a small action avenger.

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Le 10 serie Marvel da non perdere nel 2016

  • Pubblicato in Focus

Dopo i manga da non perdere nel 2016 e le serie indipendenti, ora tocca alla Casa delle Idee, con una rassegna delle 10 migliori serie che potremo vedere in Italia pubblicate da Panini Comics già quest'anno. Alcune sono già state annunciate, altre probabilmente subiranno lo stesso destino durante qualche fiera nel corso del 2016. Sottolineiamo come il rilancio della Marvel Comics con il All-New, All-Different Marvel Universe ha dato parecchie soddisfazioni ai lettori oltreoceano e in generale a chi ha avuto la possibilità di leggere questi albi. Di alcuni vi abbiamo già parlato più dettagliatamente nei nostri speciali di cui trovate qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza.

Vi diciamo sin da subito che qui NON sono raccolte tutte le serie meritevoli di questo rilancio, ma solo quelle che consideriamo essere le più attese e le più significative, oltre che le più belle. Ce ne sono molte altre da tenere d'occhio, come Karkak di Warren Ellis e Gerardo Zaffino, Ms. Marvel di G. Willow Wilson e Takeshi Miyazawa, Patsy Walker AKA Hellcat! di Kate Leth e Brittney L. Williams, Astonishing Ant-Man di Nick Spencer e Ramon Rosanas, X-Men: Worst X-Man Ever di Max Bemis e Michael Walsh, Totally Awesome Hulk di Greg Pak e Frank Cho, Silver Surfer di Dan Slott e Michael Allred e Captain Marvel di Michele Fazekas, Tara Butters e Kris Anka solo per citarne alcune. Attenzione, potrebbero esserci piccoli spoiler.

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All-New Hawkeye di Jeff Lemire e Ramón Pérez

Dopo il bellissimo ciclo di storie di Hawkeye scritte da Matt Fraction e David Aja, nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità di poter eguagliare o addirittura fare meglio rispetto a quel fenomenale team creativo. E anche quando venne annunciata la coppia che ne avrebbe preso il posto al timone di un All-New Hawkeye, pezzi da 90 del fumetto internazionale come Jeff Lemire, da qualche anno a questa parte sulla cresta dell'onda, e il bravissimo Ramón Pérez, c'era ancora qualcuno che dubitava. Beh, a distanza di quasi un anno dall'inizio della storia, con 5 numeri all'attivo, possiamo proprio assicurarvi che verrà ancora una volta lasciato il segno nel fumetto mainstream contemporaneo. Una narrazione fresca, indie, frizzante, pop e ricca di colpi di scena, delle tavole meravigliose e visivamente accattivanti. Una storia tra passato e presente, su cosa comporta essere Occhio di Falco, in tutte le sue forme e varianti, con la bellissima coppia Kate Bishop & Clint Barton e l'ingresso di Barney, fratello dell'arciere. Questa volta i toni sono più drammatici e le cose per i protagonisti non si metteranno molto bene sin dall'inizio. Non fatevela sfuggire ad ogni costo.

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Vision di Tom King e Gabriel Hernandez Walta

Altra perla "indie" della nuova Casa delle Idee è sicuramente questo Vision di Tom King e Gabriel Hernandez Walta, con le splendide cover di un Mike del Mundo in stato di grazia. Si tratta di una storia incentrata sul famoso sintezoide della Marvel che vuole essere più simile agli esseri umani ad ogni costo, e per farlo si costruisce, letteralmente, una famiglia. Una moglie, Virginia, e due gemelli Viv e Vin, che hanno i suoi medesimi poteri e la sua stessa volontà di essere "ordinari esseri umani". Ma le cose cominceranno ad andare male fin dall'inizio, potete scommetterci. E comincerete a spaventarvi sin da subito, perchè sotto la facciata di tranquilla famiglia americana si celano segreti e orribili azioni che prima o poi verranno a galla, e quando lo faranno ci andrà di mezzo l'intero universo Marvel. Una serie davvero magnifica che è sulla bocca di tutti, a ragion veduta. Le tavole di Walta sono splendide, riescono a trasmettere quel senso di ansia e impending doom che ci fa percepire che la catastrofe è dietro l'angolo, senza permetterci di comprendere appieno le intenzioni dei personaggi, in linea con la scrittura di King che è criptica e imprevedibile.

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Doctor Strange di Jason Aaron e Chris Bachalo

Con il film alle porte, Doctor Strange ormai è sotto i riflettori e come rendere onore al personaggio se non con una delle run più fortunate e meglio realizzate di questo rilancio Marvel, per non parlare dell'intera storia di Stephen Strange? Jason Aaron e Chris Bachalo hanno scelto un approccio vincente per il Signore delle Arti Mistiche, che viene presentato con una veste moderna e piena di fascino. Le tavole di Bachalo sono sempre più deliranti e ben costruite a livello di layout, con soluzioni sempre dinamiche e lontane dalla normalità. Riconfermiamo quanto detto alla luce del primo numero: rappresentazione più attiva, in salsa action, e totale assurdità psichedelica, sense of wonder a palate come da origini del personaggio. Uno svecchiamento ben sviluppato che riporta Stephen all'apice delle figure più influenti di questo rilancio. Una testata di sano fumetto realizzato con grande passione e abilità.

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Scarlet Witch di James Robinson e Vanesa R. Del Rey, Marco Rudy e altri

Con un team creativo formato dallo scrittore James Robinson e a rotazione un artista diverso per ogni numero, partendo da Vanesa R. Del Rey sul #1 e Marco Rudy sul #2, è sicuramente una delle serie più attese. Il primo numero non ci è sembrato incisivissimo ma ci è piaciuto alquanto, e sul versante artistico siamo su livelli davvero alti, e nel secondo, con le tavole di Rudy che sembrano veri quadri, non possiamo che consigliarvela. La serie deve ancora ingranare ma il potenziale c'è tutto: Robinson sta facendo un buon lavoro, con dei buoni dialoghi, soprattutto quelli tra Agatha e la protagonista, o quelli con Hecate nel #2, con una storia che man mano diventa sempre più intrigante. Non vi deluderà.

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Daredevil di Charles Soule e Ron Garney

Con una paletta cromatica limitatissima e giocata sui contrasti netti e storie in cui l'avvocatura seria la fa da padrona, il Diavolo di Hell's Kitchen è tornato. Un nuovo boss del crimine, Tenfingers, un apprendista, Blindspot, e un cambio di orientazione per la controparte civile dell'eroe, l'ora Procuratore Distrettuale Matt Murdock. Solo pochi numeri sono usciti ad ora di questa nuovissima serie Marvel che, finora, non ha deluso le aspettative. Non resta che vedere il proseguo di questo Daredevil in nero, che ricorda a tratti un Miller a tratti un Romita Jr. del passato.

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The Mighty Thor di Jason Aaron e Russell Dauterman

Riprendendo sostanzialmente da dove era terminata la run precedente, Jason Aaron torna insieme al fido ed eccellente Russell Dauterman alle matite, sulla nuova Dea del Tuono, che dopo Origina Sin ha ereditato il ruolo del classico Thor, il bellimbusto figlio di Odino che ora, dopo aver perso Mijolnir, brandisce un'ascia incantata e ha perso un braccio. Asgard è cambiata parecchio negli ultimi tempi, nuove e vecchie minacce si fanno sempre più pressanti e la nuova Thor deve affrontarle tutte, anche se, la sua parte umana sta rischiando la vita a causa dell'utilizzo dei suoi poteri. La storia è molto umana e molto femminile e forte, il che la rende davvero piacevole e un po' fresca nel panorama fumettistico commerciale attuale, anche se si mantiene lo stampo action con botte da orbi sempre e comunque. Rimane però un'ottima serie che vi consigliamo a occhi chiusi.

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Weirdworld di Jason Aaron e Mike Del Mundo (il primo arco), Sam Humphries e Mike Del Mundo (il secondo)

Era il 1977 quando Doug Moench e Mike Ploog crearono il fantastico mondo di Weirdworld, localizzato in una dimensione governata dalla magia, universo narrativo di proprietà della Marvel che dopo diverse dispute anche legali venne accantonato definitivamente verso la fine degli anni '80. Nel 2015, con il processo di rilancio del Marvel Universe con la linea editoriale All-New, All-Different, nel corso del maxi evento Secret Wars, venne riportato alla luce come uno dei domini del patchwork di Battleworld. Una miniserie in 5 numeri è stata affidata direttamente ad uno dei nuovi cavalli da battaglia della scuderia Marvel, Jason Aaron, che insieme allo spettacolare Mike del Mundo ha dato vita ad un capolavoro. Follia e immaginazione vengono sguinzagliate senza freni in questa storia allucinante, bizzarra a dir poco e magistralmente interpretata a livello artistico. Troverete di tutto in questo crogiolo fantastico, basta abbandonarsi alla narrazione.
Se nel primo seguiamo le vicende del guerriero Arkon che cerca di farsi strada in questo pericolosissimo angolo dell'universo, nel secondo ciclo, con Sam Humphries ai testi, la coppia protagonista è formata dalla teenager Becca Rodriguez e Goleta, la nerboruta Wizardslayer: due figure talmente antitetiche da stare benissimo accoppiate. Questa serie vi stupirà.

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All-New Wolverine di Tom Taylor e David Lopez, David Navarrot

Wolverine è un personaggio ormai amatissimo e dopo la sua morte un annetto fa, era necessario fare delle modifiche al personaggio per riadattarlo a questo nuovo universo narrativo. Ebbene, la scelta della casa delle idee è stata far prendere le redini del simbolo che Wolverine rappresenta alla sua pupilla e clone femminile Laura Kinney, alias X-23. Scelta interessante, che ha fatto pensare subito all'altro procedimento di cambiamento di genere dell'iconico personaggio che è Thor. E anche in questo caso, si è riusciti nell'impresa, realizzando una serie accattivante, wolverinica nel midollo, come da tempo non si vedeva, e ben narrata da un poco noto Tom Taylor, che si diverte a tirare in mezzo tantissimi personaggi del ANADMU in ogni albo come guest star. Questo personaggio in qualche modo sembra essere più vicino al Wolverine originale di quanto fosse lo stesso negli ultimi tempi prima della sua morte, quando ormai si era giunti ad una scarsa qualità. Lo stesso vale per il ciclo di Gli Eredi di Wolverine che non è stato particolarmente fortunato. Un buon inizio per questo vecchio nuovo personaggio.

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Old Man Logan di Jeff Lemire e Andrea Sorrentino

Dopo quanto fatto da Mark Millar e Steve McNiven nella bellissima saga Old Man Logan del 2008, chi si aspettava che il personaggio venisse recuperato e reso una figura regolare del MU? Ebbene prima Brian Michael Bendis, con una miniserie di 5 numeri ambientata durante Secret Wars e poi Jee Lemire, con una serie ongoing che debutterà a fine gennaio, hanno avuto l'onore e l'onere di portare avanti questa particolare versione anziana dell'artigliato canadese. Con la mini decompressa con alti e bassi di Bendis, ci aspettiamo tantissimo da Lemire, che sta realizzando dei piccoli gioielli qua e là nella letteratura fumettistica contemporanea. Poi ci sono le tavole coi colori di Marcelo Maiolo che fanno sembrare il mondo in fiamme, molto in linea con la natura del personaggio, con una palette cromatica limitata a colori caldi ma opachi, mai sgargianti, e le linee dure delle matite di Andrea Sorrentino.

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Spider-Man di Brian Michael Bendis e Sara Pichelli

Il nuovo Spider-Man, quello che sarà il vero amichevole uomo ragno di quartiere, lo vedremo nella serie in uscita a febbraio e scritta da Brian Michael Bendis sui disegni della sempre più brava Sara Pichelli. E non sarà più Peter Parker, qui in qualità di mentore, ma il giovane afroamericano e latino-americano Miles Morales, personaggio creato proprio da questo team creativo nel 2011 per l'universo Ultimate. Insomma, un ritorno alla radici per una di quelle figure narrative create con l'intento di essere rappresentative del nuovo status quo sociale, di quel meltin pot che rispecchia il XXI secolo. Si tratta di una delle serie più attese dai lettori della Casa delle Idee, e di certo non possiamo non inserirla in questa lista. Staremo a vedere fiduciosi.

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