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N° 40

 

TESCHI E TIBIE

 

(PARTE TERZA)

 

 

AD UN PASSO DALLA MORTE

 

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

                Essere con l’acqua alla gola. È un’espressione idiomatica che avrete sentito tutti almeno una volta. Per l’uomo chiamato Capitan America e la donna conosciuta come Citizen V è più di un semplice modo di dire, ma la dura realtà. La loro avversaria, la perfida Baronessa Zemo, li ha intrappolati in una stanza che sta per essere riempita d’acqua. Una trappola semplice ed un po’ vecchio stile, ma non per questo meno efficace.

            Sotto la sua maschera Dallas Riordan trema: finirà dunque così per lei? Annegata e senza nessuna possibilità di dimostrare la sua innocenza? Di chiarire al mondo che è stata incastrata da Heike Zemo perché il mondo credesse che era l’Incappucciata, leader dell’ormai penultima incarnazione dei Signori del Male? Non può finire così, non deve. Deve esserci un modo di uscire da questa trappola e dovesse tentare fino all’ultimo respiro continuerà a cercarlo, non si arrenderà mai.

 

            Qualcuno potrebbe contestare il gusto di Heike Zemo nel vestire. In fondo si potrebbe pensare che una guepiere viola scuro, calze a rete, tacchi a spillo ed una veletta color porpora a coprire il volto siano un abbigliamento più consono ad una Dominatrice sadomaso piuttosto che ad un’aspirante conquistatrice del mondo o simili, ma fidatevi: è meglio non rimarcarlo in sua presenza, ve ne pentireste amaramente… se resterete vivi per farlo, ovviamente.

            Sorridendo a fior di labbra la Baronessa spegne il monitor su cui stava guardando gli sforzi disperati di Capitan America e Citizen V e si volge ad altri interessi. In fondo non è troppo convinta che i suoi avversari non riusciranno a cavarsela, ma dopotutto deve ammettere che i suoi duelli con Dallas Riordan la divertono e le dispiacerebbe doverci rinunciare. Ora però deve pensare alle necessità di un suo attuale alleato. L’hovercraft modificato sta arrivando proprio sul punto stabilito in Colorado, il segnale è forte e chiaro e sui monitor appare l’immagine di due uomini sul tetto di un luogo ultra fortificato, ma non per questo meno esposto ad assalti ed evasioni.

            Tutto procede esattamente secondo la tabella di marcia.

 

            J. William Mace, Will per gli amici, solleva lo sguardo verso quella specie di Hovercraft apparso apparentemente dal nulla. Conosce quel velivolo. Il Barone Zemo ne aveva uno simile… ma Heinrich Zemo è morto e lo stesso si dice di suo figlio Helmut, anche se, con tutte le volte in cui è stato dato per morto in precedenza, riesce difficile crederlo, se non c’è lui dietro a questo, chi c’è?

            Un raggio di luce avvolge sia lui che l’uomo, così sorprendentemente somigliante a Steve Rogers, che lo sta tenendo in ostaggio ed entrambi sono rapidamente sollevati in aria fino a scomparire all’interno del velivolo, che riparte a tutta velocità, svanendo rapidamente da ogni strumento di rilevamento.

-Sei stato puntualissimo, mio vecchio alleato.- dice una voce di donna, rivolta all’uomo di nome Michael Walter Rogers.

            Will Mace sbatte gli occhi: una donna in guepiere e veletta. Deve essere…

-La Baronessa Zemo!-

-Esattamente Dottor Mace.- risponde Heike, poi torna a rivolgersi a “Rogers” –Ancora non capisco perché ci tenessi a portarlo con te durante la tua fuga.-

            Mike Rogers sorride, mentre risponde:

-Io ed il caro Dottor Mace abbiamo degli affari in sospeso da parecchio tempo, non è vero Will? Credo sia ora di sistemarli.-

-Quindi vuoi uccidermi?- gli chiede Will.

-Nulla di così banale, rassicurati. Ora, se vuoi scusarmi, vorrei riassaporare la mia libertà riacquisita, prima di pensare al resto.-

-Vuoi la tua uniforme?- gli chiede la Baronessa.

-No. La Tigre Volante è stata un’identità utile per un po’, ma ha fatto il suo tempo. È il momento di passare a qualcosa di completamente nuovo.-

            Will Mace si rende conto che ha ancora molto da capire, sempre che esca vivo da quest’esperienza, s’intende.

 

 

2.

 

 

            Il tempo è il recente passato. In un velivolo dello S.H.I.E.L.D. in volo verso destinazione ignota troviamo altri due membri del nostro cast: due uomini che hanno condiviso un passato comune, un passato fatto di lotte per un mondo più giusto e migliore, ma anche di confronti con il lato oscuro che dimora in ogni essere umano.

            Jack Monroe sembra poco più di un ragazzo, ma in realtà è nato in una data storica: il sette dicembre 1941, un fatto che ha pesato non poco sulle sue scelte di vita. Il suo aspetto giovanile è merito di decenni passati, non certo per sua scelta, in animazione sospesa. Un fato che ha condiviso col suo compagno di viaggio. Anche l’uomo chiamato Steve Rogers è decisamente più vecchio di quanto appare, ma ormai ci si sta abituando.

-Tutto bene… Jack?- chiede Steve al suo amico, che sembra assorto in chissà quali pensieri.

-Cosa?- risponde Jack uscendo dal suo sogno ad occhi aperti -Si... tutto bene… a parte…-

-A parte… cosa?-

            Il giovanotto sembra esitare, poi prende una decisione.

-Se non lo dico a te, non saprei a chi dirlo: a volte mi capita di svegliarmi nel cuore della notte dopo avere avuto degli incubi ed ho paura… paura che le terapie non funzionino ed un giorno io possa di nuovo perdere il contatto della realtà e…-

-Non accadrà, Jack, ne sono convinto.- replica Steve posandogli una mano su di una spalla con fare paterno.

-Grazie. Avevo bisogno di sentirmelo dire. Tu, piuttosto, come ti senti? Che effetto ti fa tornare in azione?-

-È… strano. In un certo senso è come se non avessi mai smesso ed al tempo stesso è come iniziare tutto da capo.- Steve dà una rapida occhiata alla valigetta al suo fianco –Non posso non chiedermi se Nick Fury non abbia fatto un errore coinvolgendomi in tutto questo. Del resto, devo ammettere che probabilmente io e te siamo i più qualificati in giro per questa storia che vede il ritorno dalla tomba di gente che dovrebbe essere morta addirittura da decenni.-

-Ancora non riesco a capacitarmi. Elektro[1] era probabilmente un essere non umano, ma gli altri… Io stesso ho visto Lupa Lupoff spararsi al cuore ed era indubbiamente morta, lo so.-

-Forse è gente che gli somiglia o forse sono cloni o qualcosa del genere. Cose simili non ti dovrebbero stupire ormai, credo. Lo scopriremo. Siamo qui per questo, dopotutto.-

            E di fronte al sorriso franco del suo amico Jack Monroe mette da parte i suoi dubbi.

 

            In una base americana in Medio Oriente la supereroina chiamata American Dream giace a terra, sovrastata da una specie di gigante vestito con un abito tradizionale arabo di colore nero-bluastro ed il cui volto è una specie di buco nero in cui brillano due occhi rossi apparentemente privi di pupille. Un gigante che sembra pronto a farla a fettine con una lunga spada nera e rilucente alla luce della luna. Accanto a lui c’è un uomo snello dai lunghi capelli chiari, che indossa una tuta arancione ed una maschera cremisi che gli copre interamente il volto.

-Sicuro di non volere che la uccida, Black Raazer?- chiede quest’ultimo con una voce che mette i brividi.

–No, Aminedi, ti ho già detto che ho un’idea migliore per disporre di lei. Un potere che non uso molto spesso, ma che può essere molto utile.-

            Non occorre avere un’intelligenza superiore per capire che qualunque cosa abbia in mente Black Raazer, non sarà per nulla piacevole per lei, pensa American Dream. Deve reagire alla svelta, ma sembra più facile a dirsi che a farsi, dal momento che la sua gamba destra non ne vuol sapere di riprendersi dalla paralisi che l’ha colpita dopo aver letteralmente attraversato la forma incorporea dello stesso Black Raazer.

-So cosa stai pensando, ragazza occidentale…- le si rivolge il suddetto Black Raazer -…. mai tuoi sforzi sono inutili.-

            Con un gesto rapido, Raazer affonda letteralmente il suo braccio destro nel petto di American Dream. La ragazza urla mente un intenso freddo si diffonde dentro di lei, fino a permeare la sua stessa anima. Tutto sembra vorticare intorno a lei, mentre la sua presa sulla realtà si fa sempre meno ferma. Non capisce cosa le sta succedendo, ma la sua mente tenta di convertirlo in immagini che possa comprendere. Nello specifico l’immagine di una macchia di oscurità che si espande e lei sa che finirà per inglobarla tutta e quando sarà avvenuto, viva o morta lei sarà perduta.

-No.- mormora a mezza voce.

-Troppo tardi.- sentenzia Black Raazer –Il mio tocco è in grado di risvegliare il lato oscuro che alberga dentro ogni essere umano.  Fra non molto i tuoi stessi valori morali saranno sovvertiti e tu abbraccerai il cambiamento con gioia e gli darai il benvenuto.-

            Liz Mace sente che il suo avversario sta dicendo la verità ed una parte di lei comincia a piangere.

 

            Nel caso cominciaste a pensare che, distratti dalle vicende degli altri protagonisti, ci fossimo dimenticati del titolare di questa serie, torniamo subito a lui… nel distintivo stile di narrazione che lo contraddistingue.

            Sei Capitan America e ti resta poco da vivere. L’acqua ha ormai riempito tutta la stanza e presto tu e Citizen V sarete annegati. Che brutto modo di morire, indegno di un eroe in costume, potresti dire. Non hai pensato spesso all’eventualità di morire, giovane come sei, ma pensavi sarebbe accaduto in battaglia o per salvare la vita di qualcun altro, non così. No: non puoi permetterlo, non deve finire così, non deve.

            La disperazione spinge a gesti apparentemente inutili, come tempestare di pugni una solida parete di granito… ma, con tuo grande stupore, in quella parete si apre una crepa che si allarga sempre di più finché la parete stessa cede di schianto.

            L’acqua defluisce e tu e Citizen V vi ritrovate bagnati sino al midollo ma vivi.

-Cosa è successo?- chiede stupita Citizen V –Come hai fatto?-

            Vorresti darle una risposta, ma la verità è che non ce l’hai. Sei stupito quanto lei. Cosa sta succedendo?

 

 

3.

 

 

            Un tempo l’aria sarebbe stata piena di fumo, ma oggi le cose sono diverse e forse è meglio così. Sul piccolo palco un uomo suona una cornetta. La sua pelle è nera e la sua età indefinibile, i capelli crespi sono ancora neri per quanto spruzzati di grigio. Suona con intensità e l’aria si riempie della melodia jazz che riporta ad altri tempi ormai lontani, forse dimenticati da tutti... ma non dall’uomo che siede ad uno dei tavolini e sembra immerso nei suoi pensieri.

-Non ero sicuro di trovarti qui.- dice una voce alle sue spalle.-

            L’uomo non si scompone e risponde senza nemmeno voltarsi.

-Io, invece, non sono sorpreso della tua presenza… visto che mi hai invitato tu… Nick..-

            Nick Fury si siede davanti all’uomo e lo osserva: i capelli folti e neri si stanno imbiancando in più punti, ma il fisico è ancora abbastanza asciutto e gli occhi hanno uno sguardo vivo e penetrante. Nessuno di loro è invecchiato molto, a quanto pare.

-Non ero convinto che saresti venuto, Dino, dopotutto è passato parecchio tempo e pensavo che ormai fossi soddisfatto di crogiolarti al sole della tua villa di Malibu.-

            L’uomo fa una smorfia e vuota tutto d’un fiato il contenuto di un bicchiere che ha sul tavolo.

-Cameriere, un altro!- ordina.

-Non credi di esagerare con quella roba? Credevo che l’avessi fatta finita dopo il tuo ultimo ricovero in clinica.-

-Non fare la chioccia con me, non sei più il mio sergente. So badare a me stesso… e reggo benissimo il ginger ale.-

-Sei sempre il solito sbruffone.-

-Detto da te, dovrebbe essere un complimento, giusto Nick?-

            Il nuovo arrivato indossa un elegante vestito grigio, i suoi capelli, un tempo biondi, ora sono candidi come la neve, ha un sorriso franco ed aperto.

-Benvenuto, Senatore.- lo saluta Fury.

-Ex senatore.- puntualizza l’altro stringendo vigorosamente la mano ai presenti –E per voi sarò sempre e soltanto Reb.-

-Bene, questa sembra sempre più una riunione di vecchi commilitoni. Ora, però, scusatemi, il buon Gabe ha appena attaccato uno dei miei pezzi preferiti e gli avevo promesso che l’avrei cantata con lui. Nel caso non lo sapeste, Dino Manelli mantiene sempre la parola data ai vecchi amici.-

 

            Black Raazer la sovrasta con la spada in pugno ed American Dream reprime le lacrime. Sente la mano del suo avversario sulla sua spalla e la sua voce spettrale.

-Non temere il cambiamento. Abbraccia l’oscurità che è in te, -

-Se per te è lo stesso, preferirei altri tipi di abbracci… e grazie per essere diventato solido.-

            Il repentino movimento del braccio destro della ragazza prende di sorpresa Black Raazer, così come il raggio di luce che emana dal suo guanto e lo penetra in profondità.

-Cosa?-

-Un comunissimo laser, una diavoleria tecnologica neanche tanto moderna ormai.- risponde la ragazza saltando di lato, la gamba ormai pienamente ristabilita –Immaginavo che se davvero sei una creatura d’ombra un po’ di luce ti potesse fare del male.-

-Non abbastanza.- replica un irato Raazer

-Ora mi permetterai di ucciderla?-gli chiede Aminedi.

-Falla a pezzi, squartala.- è la risposta.

-Voi sì che sapete trattare una ragazza. Non vi spiacerà, spero, se non sono molto d’accordo.-

            Parole spavalde, pensa Liz Mace, ma come può riuscire a prevalere contro quei due? Quando la mano di Black Raazer l’ha trapassata lei ha potuto sentire chiaramente il richiamo dell’oscurità che era dentro di lei. Per un breve attimo si è confrontata con la Liz che una parte di lei ha sempre voluto essere e quel che ha visto le è piaciuto fin troppo. Un altro colpo e lei cederà, lo sa. A quel punto essere fatta a fette dal vento di Aminedi potrebbe essere un fato migliore che veder totalmente pervertiti i valori in cui crede ed il solo fatto che stia pensando questo è la dimostrazione di quanto la cosa l’abbia colpita.

            American Dream stringe a pugno la mano destra ed attiva nuovamente il suo campo di forza, ora di nuovo modellato a scudo, espandendolo più che può. Non sa quanto potrà servire, ma non cederà senza lottare.

            Il vento colpisce con una forza incredibile e s’infrange contro lo scudo olografico. American Dream è stretta contro un muro, che lentamente si sgretola intorno a lei. È solo questione di tempo, poi...

            Il tessuto del suo costume si lacera in più punti e sulla carne nuda compaiono dei piccoli tagli. Liz Mace scivola a terra, mentre il suo scudo si spegne e due forti mani l’afferrano alla gola sollevandola di peso.

-Supplicami donna.- le si rivolge Aminedi –Supplicami e forse ti lascerò vivere.-

            La sola risposta è un lamento.

-Piagnucolona come tutte le donne. Non potevo aspettarmi altro.-

-Magari gradirai questo!-

            La ginocchiata all’inguine arriva inaspettata ed Aminedi si piega per il dolore. American Dream non perde tempo e lo colpisce al collo col taglio della mano, abbattendolo.

-Non è stata una mossa molto onorevole, donna.-

-Non potevo permettermi di essere onorevole, solo di sopravvivere.- replica American Dream.

-Per stanotte forse, ma la prossima, chi può dirlo?-

            Black Raazer rotea la spada e scompare, assieme ad Aminedi, sotto gli occhi della sua avversaria.

            Odio la magia, pensa American Dream. Ne sono uscita per un pelo e probabilmente sono viva solo perché Black Raazer non ha voluto continuare la battaglia. Mi chiedo perché.

            Per il momento, però, la giovane eroina è ben contenta che la lotta sia finita: ha ferite da medicare e qualcosa su cui riflettere. La prossima volta dovrà essere pronta.

 

            Hai appena finito di vomitare su un prato e la cosa non si confà molto a Capitan America e lo sai. Del resto dovrebbe essere ormai evidente che c’è qualcosa che non va in te. Non è la prima volta che sperimenti questi episodi in cui sfoderi una sorta di superforza, alternati a momenti di assoluta debolezza. Come quando hai sconfitto un mezzo esercito di Devianti non molto tempo fa.[2] Ripensandoci succede da quando ti sei scontrato con l’A.I.M.[3]

-va tutto bene?- ti chiede una preoccupata Citizen V.

-Adesso si.- rispondi rimettendoti in piedi –Non perdiamo tempo. Sono stufo di presunte baronesse che vogliono farmi fuori.[4] La troveremo a qualunque costo.

-Mi fa piacere sentirtelo dire. Peccato che io non abbia la più pallida idea di dove cercarla, adesso.-

-Ma forse io si.- replichi –Non è un granché come idea, ma non abbiamo molta scelta, direi.-

-E dove proponi di andare?-

            Le sorridi rispondendo:

-Il tuo aereo ha abbastanza autonomia per l’Amazzonia?-

 

 

4.

 

 

            Il suo nome è Heike Baronessa Zemo ed anche se non è facile capirlo attraverso la veletta che le copre il volto, in questo momento sta sorridendo soddisfatta, mentre il suo hovercraft modificato sta viaggiando ad altissima velocità invisibile a qualunque strumento. Finora è sempre stata un passo avanti ai suoi avversari ed anche se quell’irritante Citizen V dovesse sopravvivere alla sua ultima trappola, lei resterà sempre in vantaggio.

            L’uomo dai capelli biondi e con un’inquietante somiglianza con Steve Rogers, e ha appena finito di indossare una tuta completamente nera ed osserva la sua alleata con attenzione. Heike le è stata utile e lo sarà ancora in futuro, ma non può nascondersi che ha una vena d’instabilità che la rende pericolosa ed affascinante. Certo ha un gusto orribile nel vestire, ma la cosa si può benissimo sopportare. Chissà che ne pensa il loro forzato ospite, J. William Mace?

-Che volete da me?- chiede quest’ultimo, più irritato che spaventato.

-Lo saprà presto, Dottor Mace.- risponde la Baronessa –Sarà il mio alleato a spiegarglielo.-

-Abbiamo ancora molto da dirci, io e te Will – dice l’uomo che si fa chiamare Mike Rogers –Segreti da svelare che interessano entrambi.-

-Sto rimpiangendo di non averti ucciso anni fa, in Vietnam.- replica Will.

-Chi ti dice che ci saresti riuscito?-

            Un breve duello di sguardi, poi Rogers scoppia a ridere.

-Mi sei sempre piaciuto, Will, ancora un idealista dopo tutti questi anni e le cose che hai visto. Vedrai che non ti pentirai di avermi seguito.-

            Non che avessi avuto scelta, pensa Will amaramente. Ora devo solo sperare di sopravvivere abbastanza a lungo. Qualcuno mi cercherà, ne sono certo, ma saprà trovarmi?

 

            Da qualche parte, in una grande città, non ha importanza quale, l’uomo che risponde al nome di Aleksandr Vassilievitch Lukin sta riflettendo. È immerso fino al collo in un gioco molto pericoloso, ma la posta in gioco è alta e se tutto va come spera, come ha pianificato con molta cura, ne sarà valsa la pena.

            Se si ferma a pensarci troppo, però, dovrebbe anche chiedersi se il suo sogno vale la pena della scia di morte che costerà inevitabilmente realizzarlo.

-A cosa serve ad un uomo conquistare un impero se per farlo perde la sua anima?-

            Pronuncia ad alta voce la frase, parafrasata dalla Bibbia, ma a rispondergli è solo il silenzio.

 

            L’uomo il cui volto altro non è che un orrendo teschio rosso non si pone dilemmi morali di alcun genere. I suoi obiettivi sono chiari e così i mezzi per raggiungerli. Nessun dubbio lo sfiora sulla giustezza della sua causa. Cammina per il lungo corridoio, vestito di un incongruo completo di Armani nero, completato da una cravatta anch'essa nera. Si ferma un attimo, quando sente provenire da una stanza l’inconfondibile musica di Wagner. All’interno un uomo, l’unico che lui teme e rispetta al tempo stesso. Il nome a cui risponde oggi è Seminatore d’Odio, ma il volto sotto la maschera e soprattutto il cervello che lo guida sono quelli di un uomo che da solo ha pianificato e diretto rovina e disgrazia per molti esseri umani, il cui sogno è stato un incubo per molti. Lo stesso uomo che ora sta pianificando qualcosa. Qualcosa di interessante per il Teschio Rosso, ma di tremendo agli occhi degli stupidi pecoroni là fuori, che non sanno di attendere solo il polso fermo di chi li comanderà.

            Il Teschio sogghigna. Nel Nuovo Ordine Mondiale che entrambi sognano, il suo mentore si vede come il capo assoluto, ma ogni capo ha bisogno di un’eminenza grigia ed in quel lavoro lui è insuperabile. Meglio essere re all’Inferno che servo in Paradiso, ha detto qualcuno, per quanto riguarda il Teschio Rosso, lui potrebbe essere secondo in comando solo ad una persona ed Adolf Hitler è questa persona.

            Nell’attesa che si diverta pure come solo lui sa fare. Dopotutto in attesa della vittoria finale c’è sempre qualche partita da giocare ed anche il Teschio Rosso ha qualcosa con cui divertirsi proprio adesso.

 

 

FINE TERZA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Note davvero ridotte all’osso stavolta, visto che c’è poco da spiegare.

1)     Finalmente si comincia a far luce sugli strani malesseri del nostro Capitan America. Dopotutto non era certo per caso che, nel numero 32, lo Scienziato Supremo dell’A.I.M. lo definì “cavia”. Per saperne di più, però, temo che dovreste aspettare ancora un po’.

2)     Chi sono Dino, Reb e l’uomo che suona la cornetta convocati da Nick Fury e qual è il motivo della convocazione? Abbiate pazienza sino al prossimo episodio e saprete tutto o quasi.

A proposito del prossimo episodio, vi troveremo: un viaggio in Amazzonia, il confronto con la Baronessa, i piani del Teschio Rosso, l’Altro Teschio Rosso e molto altro ancora… se riusciamo a mettercelo. -_^

 

 

Carlo 



[1] No, non il nemico dell’Uomo Ragno, quello è Electro. Abbiate pazienza e ne saprete presto di più, promesso.

[2] Tra le quinte di Vendicatori #71 e 72, per essere precisi.

[3] Negli episodi #31/33.

[4] Un’allusione al suo recente scontro con la Baronessa Sangue in Inghilterra visto in Capitan America Annual #2.