Superman Mag. 7
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SUPERMAN MAGAZINE #7 (Play press, spillato, 82 pagine a colori, € 3,50) Testi di Jeph Loeb, disegni Michael Turner
Il settimo numero della testata italiana dedicata all'Uomo d'Acciaio ci propone altri tre episodi della serie USA Superman/Batman, in cui viene reintrodotto nel Dc Universe il personaggio di Supergirl, la cugina di Superman. Lo sceneggiatore Jeph Loeb prosegue il dualismo tra Superman e Batman, con il richiamo dei pensieri dall'uno all'altro personaggio che è finora l'elemento più caratterizzante della serie. Tuttavia, se nei primi 6 episodi la formula sembrava funzionare al meglio, in questo nuovo story-arc comincia a dare dei segni di cedimento e a stancare il lettore. Anche a livello di trama non ci sono particolari approfondimenti: la storia e' molto incentrata sull'azione e risulta in definitiva un po’ debole. Dal punto di vista grafico, Michael Turner si dimostra ancora una volta troppo "figlio" della generazione Image degli anni '90: i suoi Superman e Batman sembrano dei bambolotti inespressivi, e le tavole risultano eccessivamente ariose con un uso esagerato di splash page e uno scarso storytelling. Insomma, l'inizio di uno story-arc che appare ben poco convincente e che non ci sentiamo di consigliare ai fan degli eroi Dc.Danilo Guarino
La Panini con questo speciale inizia la pubblicazione della saga-crossover House of M. Può sembrare una presa in giro dal momento che il legame con la saga vera e propria è davvero tenue (ed evidenziato solo nel primo e nell'ultimo episodio). Sarebbe stato molto più onesto intitolarlo semplicemente "Speciale Excalbur". Ma le note dolenti non finiscono qui: le storie nel volume (le quattro conclusive della serie Excalibur) sono infatti davvero pessime. Un Claremont sottotono sceneggia senza una precisa direzione, limitandosi a “incollare” le varie scene senza un nesso logico, senza un minimo di pathos. Si può forse salvare l'ultimo episodio, con un leggero tentativo da parte di Claremont di approfondire il personaggio di Xavier, ma anche qui la vicenda è davvero priva di mordente. Come se non bastasse, ad X-Chris sono affiancati dei pessimi disegnatori: Aaron Lopresti e Cliff Richards producono tavole pessime, in cui storytelling, sfondi e dinamicità delle tavole sono praticamente assenti. In conclusione, se siete dei fan della serie Excalibur e siete dei completisti comprate pure questo volume. In tutti gli altri casi, evitatelo come la peste.
Un uomo viene svegliato nel cuore della notte da una telefonata. È un suo vecchio amico, una persona che non vedeva più da oltre sette anni. “Hanno ritrovato la macchina”, gli dice soltanto. E l’uomo viene di colpo coinvolto in una vicenda che si credeva lasciata alle spalle, per chiudere i conti con vecchi peccati e per riservarsi un posto in un Inferno ancora in costruzione. Dopo Gli Innocenti (Baci dalla Provincia # 1), il pluripremiato Gipi si mette al servizio di un noir dal ritmo concitato, retto da una tensione continua tra il racconto visivo e le didascalie scritte in terza persona. Il disegno si fa sempre più essenziale, interrotto soltanto da brevi aperture sul paesaggio rurale, mentre l’attenzione si focalizza sui pensieri rapidi dei personaggi, sui loro sguardi obliqui e su dialoghi così calzanti da apparire banali. La provincia che Gipi sta delineando racconto dopo racconto somiglia sempre più a una cronaca inquietante e in tempo reale dell’Italia dei nostri tempi.
Le pene d’amore del sensibile (e autolesionista) Krazy Kat per il suo adorato Ignatz – topo anarchico (anzi: anarkiko) esperto nel lancio del mattone (sulla testa di Krazy) e abituale frequentatore delle patrie galere –, dell’inflessibile agente Pupp – cane-poliziotto a sua volta invaghito di Krazy – e degli altri curiosi abitanti dell’onirica contea di Coconino, vengono ora proposte in Italia dalla Free Books, che riprende la bella edizione americana a cura della Fantagraphics (grafica di Chris Ware) con le annotazioni di Luca Boschi e Francesco Spreafico. Le sunday pages di George Herriman sono una delle poche opere a fumetti ritenute unanimemente patrimonio artistico del XX Secolo. Questa raccolta delle annate 1925 e 1926 rappresenta un’ottima occasione per scoprire il valore di un fumetto assai citato (ma poco letto), e per ritrovare un medium giovane eppure già maturo, linguisticamente inventivo e ancora gradevolissimo nella sua poetica iteratività.