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Supergirl, recensione: un cinecomic che fa fatica a spiccare il volo

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L’elemento che rende Supergirl qualcosa di più di una semplice variante femminile del famoso cugino Superman è presente già nella sua prima apparizione in piena Silver Age dei comics, quando Otto Binder e Al Plastino la presentano al mondo in Action Comics 252 del 1959. Anche Kara Zol-El è una sopravvissuta di Krypton e nello specifico di Argo City, ultimo avamposto scampato alla distruzione del pianeta dal sole rosso ma destinato anche esso alla distruzione. Quando la fine di Argo arriva, Kara è un’adolescente che ha vissuto appieno l’amore della sua famiglia kryptoniana, a differenza del cugino Kal-El che conoscerà le sue origini solo da adulto. Quell’elemento presente nel personaggio fin dalle sue origini, ovvero il trauma di essere sopravvissuta ai propri affetti e la conseguente elaborazione del lutto, non viene adeguatamente sviluppato negli anni che seguono la sua prima apparizione. Paradossalmente, la cosa più memorabile in cui Kara viene coinvolta nei decenni successivi è la propria morte nell’epocale Crisis on Infinite Eaths #7, ad opera di Marv Wolfman e George Pérez. Escludendo l’amatissima variazione sul tema scritta dal compianto Peter David (in cui Supergirl è un personaggio differente dall’originale), bisognerà aspettare il ritorno di Kara Zol-El e la sua presa in carico dal più acclamato scrittore di comics dei nostri tempi affinché quelle prerogative presenti in nuce fin dall’inizio nel personaggio vengano pienamente sviluppate.

Quando Supergirl: Woman of Tomorrow di Tom King, Bilquis Evely e Mat Lopes esce nel 2021, il plauso della critica e l’accoglienza positiva dei lettori è pressoché unanime. Una storia che unisce il tema classico del viaggio dell’eroe, la space opera e la revenge story ispirata a Il Grinta, romanzo western di Charles Portis tradotto sullo schermo nell’omonimo film interpretato da John Wayne, e che diventa un classico istantaneo della DC Comics, più volte ristampato nei formati più svariati. Nel 2023, quando James Gunn annuncia la lista dei film che compongono il primo capitolo del suo rilancio dei DC Studios, Gods and Monsters, tra questi è presente anche Supergirl, fin dall’inizio dichiarato come adattamento fedele del lavoro di King, Evely e Lopes. Ci sembra importante sottolineare quest’ultimo passaggio: Supergirl non sarebbe esistito come film senza Woman of Tomorrow, storia molto amata, e la pellicola tenta di capitalizzare il successo e il rispetto che la miniserie ha saputo guadagnarsi. Ora che è finalmente arrivato nelle sale possiamo dire che il lungometraggio diretto da Craig Gillespie segue in maniera piuttosto pedissequa l’opera di riferimento (con molte libertà dal punto di vista estetico e una più grave e sostanziale nel finale, considerabile alla stregua di un tradimento) ma senza particolari guizzi, limitandosi a consegnare un compitino leggermente al di sotto della sufficienza.

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La trama, con non poche semplificazioni narrative, segue a grosse linee quelle della sua controparte a fumetti. Kara Zol-El decide di festeggiare il suo ventitreesimo compleanno viaggiando nello spazio in compagnia del suo fedele cane Krypto. Kara non ha mai superato il trauma della distruzione di Argo City, ultimo avamposto dell’estinta civiltà kryptoniana su cui la ragazza ha vissuto fino all’adolescenza, e la conseguente morte dei suoi genitori. Nel suo peregrinare tra le stelle, Supergirl sceglie di visitare pianeti scaldati da un sole rosso, in modo che i suoi poteri possano essere annullati momentaneamente e consentirle di prendersi una sbronza che possa lenire il suo dolore. Durante una bevuta in una delle bettole stellari da lei frequentate incontra Ruthye Marie Knoll, una giovane la cui famiglia è stata massacrata dallo spietato capo di una banda di predoni, Krem delle Colline Gialle. Ruthye chiede a Kara di aiutarla a compiere la sua vendetta, ma la ragazza è riluttante: si convincerà solo dopo essere stata attaccata da Krem, in un agguato nel quale Krypto viene ferito con un dardo avvelenato. Kara decide quindi di accompagnare Ruthye nella sua ricerca del criminale per recuperare l’antidoto che può salvare il suo amico a quattro zampe: durante il viaggio affronteranno numerosi pericoli e impareranno a fidarsi l’una dell’altra, in un percorso di crescita che metterà a dura prova i propri valori mettendole di fronte ad una scelta non semplice tra vendetta e compassione.

Milly Alcock, la giovane Rhaenyra di House of Dragon, si rivela essere la cosa migliore del film: una scelta di casting azzeccata per una interpretazione di Kara Zor-El particolarmente intensa e credibile, che purtroppo non viene supportata in nessun modo da una sceneggiatura povera dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi che si limita a citare pigramente il materiale di provenienza, ma senza il lirismo su cui quest’ultimo poteva contare. Lo script di Ana Nogueira, lineare e senza particolari slanci drammaturgici, lascia completamente al carisma della Alcock il compito di rappresentare il disagio interiore vissuto da Kara. Un problema parzialmente risolto dall’ottima performance dell’attrice ma che non ci lascia ben sperare per il futuro, visto l’annunciato coinvolgimento della Nogueira in futuri e importanti progetti targati DC Studios, tra cui il reboot di Wonder Woman.

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Se nell’opera di King, Evely e Lopes il fulcro del racconto era rappresentato dalla chimica tra Kara e Ruthye che innescava un processo di crescita personale per entrambe, sullo schermo questa chimica è del tutto assente, anche a causa della scialba prova di Eve Ridley nel ruolo di Ruthye. Una scelta di casting rivedibile e fallimentare, che compromette in partenza l’elemento essenziale per la riuscita del film, ovvero l’intenso rapporto di amicizia e rispetto tra i due personaggi principali. Fa quello che può Matthias Schoenaerts nel ruolo di Krem, un villain scritto male e poco interessante, a cui l’attore belga cerca comunque di conferire personalità marcando volutamente il suo inglese con uno spiccato accento europeo che andrà perso nella versione tradotta che arriverà nelle nostre sale. Non si può poi non parlare dell’apparizione più attesa della pellicola, annunciatissima fin dal primo trailer, ovvero quella di Jason Momoa nei panni di Lobo. Una presenza su cui la produzione, annusando probabilmente la scarsa consistenza qualitativa della pellicola, ha deciso di investire per creare maggiore interesse intorno ad essa. In realtà Lobo, che non appariva nella miniserie di King, ha uno scarso minutaggio all’interno del film ma ha il compito di ravvivarlo all’improvviso con la sua insolenza (qui molto controllata rispetto alla sua controparte cartacea) nei non pochi momenti in cui la narrazione rischia di addormentarsi. Ma non aspettatevi il Lobo folle, irriverente e anarchico di Keith Giffen, Alan Grant e Simon Bisley: Supergirl non è la pellicola adatta ad ospitarlo, e probabilmente (speriamo) rivedremo l’Ultimo Czarniano in altri progetti a lui più consoni.

Se il piatto di Supergirl piange, le maggiori responsabilità sono da attribuire alla regia piatta e priva di slanci creativi di Craig Gillespie. A visione avvenuta non si ricorda una scena particolarmente memorabile del film, ma è ancora più grave la totale pigrizia e incapacità nella costruzione di un immaginario che possa risultare fresco o innovativo. In questo film è tutto già visto, con un’estetica che pesca a piene mani dal post-apocalittico di Mad Max: Fury Road e dallo “used future” di Star Wars e Guardians of the Galaxy, ma senza il genio innovativo di George Lucas o quello sopra le righe di James Gunn. Intendiamoci, non chiediamo a un blockbuster estivo di essere una pietra miliare della cinematografia contemporanea, ma neanche si può accettare una scopiazzatura di modelli molto riconoscibili senza un minimo di rielaborazione personale. Nonostante venga omaggiata col nome di un pianeta (“Bilquis”), non c’è alcuna traccia del superbo lavoro svolto dalla Evely nell’opera originale, ricco di modelli raffinati che spaziavano da Alex Raymond a Moebius. La messa in scena di Gillespie è scialba, cinematograficamente povera e totalmente incapace di lasciare il segno.

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Supergirl è un film d’intrattenimento modesto, che si guarda e si dimentica, e che ha come maggior pregio la prova sinceramente ispirata della sua attrice protagonista. E non ci sarebbe neppure nulla di male, se non fosse che la pellicola avrebbe il compito improbo di contribuire a consolidare un universo cinematografico appena nato ma già in difficoltà. Con tutta la simpatia per James Gunn (chi scrive è un suo estimatore) e per il suo progetto di rilancio dei DC Studios, riteniamo che Supergirl non sia un film in grado di assolvere questo compito.

Voto: 5,5

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DC Studios e Warner Bros. annunciano le serie animate Absolute Batman, Joker: Laugh Riot e "Krypto"

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In occasione dell’Annecy International Film Festival, DC Studios e Warner Bros. Animation hanno presentato una serie di nuovi progetti animati ambientati nell’universo DC, tra cui l’adattamento di Absolute Batman, la serie anime Joker: Laugh Riot e un progetto per il pubblico più giovane dedicato a Krypto, il celebre supercane.

L’annuncio è arrivato durante una presentazione congiunta guidata dal presidente di Warner Bros. Animation, Sam Register, affiancato da Peter Safran, co-presidente e co-CEO di DC Studios. Presente all’evento anche James Gunn.

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Absolute Batman sarà tratta dall’omonima serie a fumetti realizzata da Scott Snyder e Nick Dragotta, lanciata nel 2024. Il progetto reimmagina il mito di Batman come un eroe della classe lavoratrice, impegnato a contrastare corruzione, potere e disuguaglianze. Snyder ricoprirà i ruoli di produttore esecutivo e showrunner, mentre Dragotta sarà produttore della serie. Register ha confermato che si tratterà di una produzione interamente realizzata in CGI e caratterizzata da un approccio e da un tono differenti rispetto alle precedenti interpretazioni animate del Cavaliere Oscuro.

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Tra gli annunci figura anche Joker: Laugh Riot, definita come la prima serie anime prodotta da DC Studios. Il progetto sarà diretto da Yasuhiro Aoki, già animatore di ChaO e The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim, con Jim Krieg nel ruolo di produttore esecutivo. La storia seguirà il Joker dopo l’assassinio di Batman: il criminale intraprenderà una violenta ricerca del responsabile della morte del suo storico avversario, arrivando a confrontarsi con la propria identità e con il significato stesso del suo rapporto con il Cavaliere Oscuro. La produzione è attualmente nelle fasi iniziali.

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Annunciato inoltre un progetto animato ancora senza titolo dedicato a Krypto. La serie, prodotta esecutivamente da C.H. Greenblatt, vedrà il supercane affiancare un gruppo di aspiranti criminali del suo quartiere. Attraverso una serie di disavventure, la natura altruista di Krypto finirà per influenzare positivamente i suoi improbabili compagni.

Durante il panel sono stati mostrati anche materiali e aggiornamenti relativi alle nuove stagioni di Creature Commandos, Batman: Caped Crusader e My Adventures with Superman, oltre a nuovi dettagli su Mister Miracle, DC Superpowers e Starfire.

Nel corso dell’incontro, Peter Safran ha ribadito il ruolo centrale dell’animazione all’interno del nuovo DC Universe, ricordando come Creature Commandos abbia rappresentato il primo progetto del DCU sotto la guida sua e di James Gunn. Safran ha sottolineato inoltre la volontà di sviluppare personaggi e storie attraverso media differenti, favorendo il passaggio tra produzioni animate e live-action mantenendo, quando possibile, gli stessi interpreti.

A proposito della seconda stagione di Creature Commandos, Peter Girardi ha confermato il ritorno di G.I. Robot in una versione rinnovata e ha anticipato ruoli di rilievo per King Shark, Khalis e Nosferata, personaggi introdotti nelle anticipazioni finali della prima stagione.

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The Batman: Part 2: nuovi ingressi nel cast da Scarlett Johansson a Sebastian Stan

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Il regista Matt Reeves ha confermato nuovi ingressi nel cast di The Batman: Part 2, sequel del film dedicato al Cavaliere Oscuro con Robert Pattinson nuovamente nel ruolo di Bruce Wayne.

Attraverso una serie di post pubblicati su X, il regista ha annunciato la partecipazione di Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Charles Dance, Brian Tyree Henry e Sebastian Koch. Per la Johansson, Reeves ha condiviso un’immagine tratta da Under the Skin accompagnata dal messaggio “Next exit, Gotham… Welcome”. Per Stan, invece, il regista ha scritto “In a Gotham state of mind… Welcome”.

Secondo quanto riportato, Sebastian Stan interpreterà Harvey Dent, mentre Charles Dance dovrebbe vestire i panni di Charles Dent, padre del personaggio. Nessuna conferma per i ruoli di Brian Tyree Henry, già visto in Joker ed Eternals, e per l’attore tedesco Sebastian Koch, noto per Homeland e A Good Day to Die Hard.

Faranno inoltre parte del film Jayme Lawson nel ruolo del sindaco Bella Reál e Gil Perez-Abraham in quello dell’agente Martinez.

Le riprese del sequel sono attualmente in corso nel Regno Unito. Robert Pattinson tornerà come Bruce Wayne insieme a Colin Farrell nel ruolo di Oz Cobb/Pinguino, Jeffrey Wright come il commissario James Gordon e Andy Serkis come Alfred Pennyworth.

Matt Reeves aveva già diffuso in precedenza un teaser della Batmobile accompagnato dalla scritta “SnowTires”, elemento che suggerisce un’ambientazione invernale per parte della vicenda.

I dettagli sulla trama restano riservati, ma il regista ha spiegato che il nuovo film sarà maggiormente concentrato sulla figura di Bruce Wayne rispetto al precedente capitolo, che era invece più focalizzato su Batman.

“Molti degli altri film, che amo, una volta superato il racconto delle origini — cosa che noi non abbiamo fatto del tutto, anche se abbiamo inserito elementi che richiamano le sue origini — iniziano poi a raccontare la storia della galleria dei criminali e l’arco di quei personaggi”, ha spiegato Reeves. “Ma non ho mai voluto perdere [Robert Pattinson] al centro di queste storie, ed è proprio questo l’obiettivo che ci siamo prefissati.”

The Batman: Part 2 arriverà nelle sale il 1° ottobre 2027.

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Il teaser trailer e il poster di Clayface, il nuovo film DC Studios

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Warner Bros. ha diffuso il teaser trailer e il teaser poster di Clayface, il nuovo progetto targato DC Studios che segna un’inedita incursione nel genere horror thriller per l’universo DC.

Diretto da James Watkins e interpretato da Tom Rhys Harries nei panni dell’iconico villain di Gotham City, il film promette un approccio oscuro e psicologico al celebre personaggio. Atteso nelle sale italiane dal 22 ottobre, Clayface sarà distribuito da Warner Bros. Pictures.

Potete vedere il tutto qui di seguito.

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DC Studios debutta nel genere horror thriller con Clayface, il nuovo film diretto da James Watkins, con Tom Rhys Harries nel ruolo del celebre villain di Gotham City che dà il titolo al film.

“Clayface” racconta la terrificante discesa di un uomo, da astro nascente di Hollywood a mostro assetato di vendetta, in una storia che esplora la perdita di identità e umanità, l’amore corrosivo e il lato oscuro dell’ambizione scientifica. 

Il film vede nel cast anche Naomi Ackie, David Dencik, Max Minghella ed Eddie Marsan, insieme a Nancy Carroll e Joshua James.

James Watkins dirige da una sceneggiatura di Mike Flanagan e Hossein Amini, da un soggetto di Flanagan, basato sui personaggi DC. Il film è prodotto da Matt Reeves, Lynn Harris, James Gunn e Peter Safran, con Michael E. Uslan, Rafi Crohn, Paul Ritchie, Chantal Nong Vo e Lars P. Winther come produttori esecutivi.

Il team creativo di Watkins include il direttore della fotografia Rob Hardy, lo scenografo James Price, il montatore Jon Harris, il supervisore agli effetti visivi Angus Bickerton, il costumista Keith Madden e la direttrice del casting Lucy Bevan.

DC Studios presenta, in associazione con Domain Entertainment, una produzione 6th & Idaho, un film di James Watkins: “Clayface”. Al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures.

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