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Teenage Mutant Ninja Turtles celebra le 300 uscite con un albo speciale

  • Pubblicato in News

IDW Publishing ha annunciato che Teenage Mutant Ninja Turtles #300 ha superato quota 200.000 ordini prima della pubblicazione prevista per il 22 luglio 2026. Il numero celebrativo rappresenta uno dei lanci più rilevanti degli ultimi anni per la storica serie dedicata alle Tartarughe Ninja.

L’albo, in formato speciale e con una foliazione maggiorata, segnerà sia un omaggio alla lunga storia del franchise sia l’inizio di una nuova fase narrativa. Al centro del volume ci sarà infatti “The City That Never Dies”, una nuova saga scritta dal vincitore dell’Eisner Award Gene Luen Yang.

Per l’occasione, l’editore ha riunito numerosi autori legati al mondo delle Tartarughe Ninja e realizzato alcune copertine di particolare rilievo. Tra queste figurano le prime cover dedicate alla serie realizzate da Frank Miller e J. Scott Campbell. Sarà inoltre pubblicata una copertina finora inedita firmata dai co-creatori Kevin Eastman e Peter Laird: l’illustrazione era stata originariamente disegnata a matita da Laird ed è stata recentemente completata con le chine da Eastman, dando vita a una collaborazione tra i due autori a oltre quarant’anni dall’esordio della proprietà.

Il numero includerà anche una storia scritta da Kevin Eastman e Tom Waltz, incentrata sul personaggio di Renet. Il racconto si colloca dopo la storyline multiversale “Battle Nexus” e ripercorre diversi momenti della storia editoriale delle Tartarughe Ninja attraverso i disegni di artisti come Ben Bates, Eric Talbot, Chris Allan, Frank Fosco, Jim Lawson e Dan Duncan.

IDW ha inoltre evidenziato il ruolo del proprio programma di blind bag nella distribuzione dell’albo. L’iniziativa comprenderà copertine disponibili tramite ordinazione aperta che, nelle versioni incluse nei blind bag, saranno presentate come variant in formato full art. Gli autori delle copertine sono Freddie E. Williams e Jeremy Colwell, J Scott Campbell, Kevin Eastman & Peter Laird, Frank Miller, Michael Dooney, Stan Sakai, Giuseppe Camuncoli, Ito e Juan Ferreyra.

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Comic(US) Book #11: Imperial, L'Era di Rivelazione, Iron Man e Teenage Mutant Ninja Turtles

  • Pubblicato in Focus

Undicesima puntata di Comic(US) Book, ricchissima di contenuti, con il finale di Imperial e de L’Era di Rivelazione. Terminano anche il Daredevil di Saladin Ahmed e, soprattutto, due delle tre serie con cui aveva esordito il nuovo Universo Ultimate due anni fa.
Nel frattempo, arrivano le Tartarughe Ninja di Gene Luen Yang e comincia il ciclo della coppia Joshua Williamson-Carmen Carnero su Iron Man.

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Imperial 4

Sette: l’Unione
Ultimo capitolo per Imperial, con un finale all’insegna del cinismo, in cui solo Nova pare mostrare una certa integrità d’animo. Jonathan Hickman sceglie l’alter ego di Richard Rider come portabandiera di tutti coloro che non si piegano di fronte alla spregiudicatezza delle grandi potenze e alla realpolitik, la quale pure nel fittizio universo marvelliano diventa il vero motore che determina le decisioni di ogni governante. Da che parte stia lo scrittore statunitense è difficile dirlo. L’unica cosa inconfutabile è che mai Hickman aveva utilizzato, in maniera tanto incisiva, i personaggi della Casa delle Idee come metafora del mondo reale. Cercando di non rivelare troppo, abbiamo un ex sovrano che, di fatto, considera la democrazia un esperimento fallito e decide di restaurare la monarchia assoluta. Il figlio di un imperatore che ha sempre contestato i metodi del padre, ma che, alla fine, sceglie di raccoglierne l’eredità. Estremisti religiosi che rifiutano la verità in nome di un credo insensato. E poi, lotte di potere, troni usurpati, xenofobia, nazionalismo radicale. Se non fossero coinvolti kree, skrull, wakandiani e altre importanti razze aliene della cosmogonia Marvel, sembrerebbe di leggere un normale testo di geopolitica.
Peccato solo che tutte le serie che avrebbero dovuto proseguire il discorso di Imperial stanno per essere chiuse per scarse vendite, se non addirittura cancellate prima ancora di cominciare.
Per quanto riguarda i disegni, il lavoro congiunto di Federico Vicentini e Iban Coello può considerarsi nel complesso positivo, grazie al dinamismo impresso nelle tavole e alla ricchezza dei dettagli. Ciononostante, dobbiamo sottolineare che la scelta di ritrarre alcuni personaggi in versione manga style, continua a sembrarci del tutto fuori luogo.
Voto: 7

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Marvel miniserie 294

Un mondo sotto Destino capitolo 8: desiderare il bene
Arrivati all’ottavo capitolo, ci sorge il dubbio che Ryan North non si sia assolutamente posto il problema di pianificare tutti gli avvenimenti fin dal principio, dato che è difficile non accorgersi di come la trama mostri palesemente di arrancare e di trascinarsi in lunghissimi (e noiosissimi) scontri – buoni solo a esaltare le doti artistiche di R.B. Silva -  tra Destino e praticamente ogni supereroe del mondo Marvel, senza il minimo approfondimento psicologico, se non durante l’ennesimo confronto tra Victor Von Doom e la sua figlioccia Valeria Richards, protagonista nel finale, dell’unica scossa emozionale di un episodio piatto e monocorde. La miniserie era iniziata con spunti interessanti, che potevano (e dovevano) essere esplorati con minore superficialità e dilettantismo. A quanto pare, però, North ha fatto il passo più lungo della gamba.
Voto: 5

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Fantastici Quattro 3 (472)

Fantastici Quattro – Inferno di ghiaccio
È possibile essere l’autore dell’evento portante della Marvel degli ultimi mesi e, contemporaneamente, della serie regolare maggiormente interconnessa con esso (almeno teoricamente) e riuscire a non mostrare neanche un accenno di continuità tra l’uno e l’altra? Quando ti chiami Ryan North evidentemente sì. Potevamo capirne le ragioni con la doppia storia d’esordio, nella quale, giustamente, lo sceneggiatore canadese si era soprattutto preoccupato di rendere manifesto il suo nuovo approccio a Mr. Fantastic e soci, ma in questo terzo episodio la scelta ci è sembrata francamente insensata. Un tie-in come tanti, che si lascia andare a teorie spazio-temporali piuttosto astruse, che, però, quantomeno, conferma il maggior impegno da parte di North nel voler far emergere i tratti caratteristici dei personaggi. Pure il modo in cui Destino viene sconfitto è, tutto sommato, abbastanza ingegnoso, benché la narrazione si sia quasi “raffreddata”, perdendo quella vivacità nei rapporti tra i protagonisti, che rappresentava l’unico aspetto positivo della sua gestione.
Humberto Ramos, comunque, aiutato dai colori brillanti di Edgar Delgado, ha sicuramente accresciuto la qualità del comparto grafico.
Voto: 6

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L’incredibile Hulk 32 (135)

Hulk – La pianura funebre parte 3
Lo diciamo chiaramente e senza mezzi termini: chiudere la prima fase del proprio ciclo con un episodio del genere vuol dire prendere in giro tutti coloro che hanno continuato ad acquistare la testata, a dispetto dell’insensata direzione scelta da Phillip Kennedy Johnson fin dai numeri iniziali. Prigioniero della sua stessa creatura e incapace di andare avanti a raccontare il nulla assoluto, l’autore americano ci propina una sequenza di inutili splash page, onomatopee giganti, scene raccapriccianti totalmente gratuite e insulse botte tra mostri con il solo scopo di arrivare il prima possibile allo step successivo. Tempo di lettura: cinque minuti (a dir tanto), anche soffermandosi a guardare i dettagli delle tavole di Nic Klein. E se non ci fosse il cartoonist tedesco ai disegni, il nostro voto sarebbe ancora più basso.
Voto: 4

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Daredevil 27 (172)

Daredevil – Riti di riconciliazione parte 6
Rinnegando praticamente tutte le modifiche allo status quo del protagonista introdotte durante la sua - fallimentare - gestione (durata poco più di due anni), Saladin Ahmed si congeda dalla serie del Diavolo di Hell’s Kitchen senza spiegarci neppure come abbia fatto Matt Murdock a risorgere, dopo aver sacrificato la sua vita per salvare Foggy Nelson alla fine del ciclo precedente. Ecco, quindi, la riappacificazione con Elektra (lontanissima dal personaggio carismatico conosciuto nelle saghe passate) e il ritorno di Kingpin (trasformato in un folle, preda di deliri mistici) in una vicenda prevedibile e priva di mordente, che vale la pena di leggere solo per i disegni del sempre più bravo José Luis Soares.
Voto: 5

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Miles Morales: Spider-Man 23 (47)

Miles Morales – Gatti e ladri parte 1 e parte 2
Abbiamo già detto che questa serie si rivolge dichiaratamente a un pubblico young adult. E fin qui niente di male. Tuttavia, inizialmente, Cody Ziglar aveva interpretato il target della testata nella maniera più scontata possibile, con il ricorso continuo a tematiche adolescenziali degne di un teen movie di quart’ordine. Ora, fortunatamente, benché sia sempre la leggerezza a farla da padrona, il supereroismo è tornato a essere l’aspetto predominante del racconto. Non stiamo di sicuro parlando di un capolavoro, ma, quantomeno, i personaggi risultano caratterizzati in modo più approfondito e le trame sembrano studiate con maggiore accortezza.
Buoni i disegni del napoletano Luigi Zagaria, il cui tratto lineare e dai contorni nitidi aiuta a mantenere il clima più rilassato e a favorire una migliore scorrevolezza delle immagini.
Voto: 6,5

MCAPI192ISBN 0
Capitan America 5 (192)

Capitan America – Le nostre guerre segrete parte cinque
Se con Imperial Hickman ha cercato di offrirci uno spaccato in salsa marvelliana delle dinamiche che muovono le superpotenze, il messaggio che Chip Zdarsky vuole trasmetterci sulle pagine di Capitan America è ancora più esplicito. L’accusa verso l’opacità (a dir poco) della politica estera statunitense non lascia spazio ad alcun fraintendimento. E il tutto è sorretto da una sceneggiatura perfettamente calibrata sui personaggi, che ne attualizza le motivazioni in maniera convincente e – prima di ogni cosa - realistica.
La scelta di rielaborare il passato di Steve Rogers in modo così radicale non è esente da rischi, ma, detto onestamente, non poteva essere rimandata oltre. Se, poi, la qualità della scrittura è questa, come dare torto all’autore canadese?
Il tratto immoneniano di Valerio Schiti non sempre si adatta bene al contesto drammatico descritto. L’artista romano è, però, bravo a smussare la sua naturale predisposizione a rappresentare figure più morbide utilizzando ombreggiature marcate e disegni volutamente meno puliti.
Voto: 7,5

MIRNA150ISBN 0
Iron Man 1 (Iron Man 150)

Iron Man – Un nuovo incubo
Presentato in anteprima al Comicon di Napoli, ecco il nuovo numero 1 di Iron Man. Ai testi troviamo Joshua Williamson, che rispetto a Spencer Ackerman, il suo predecessore, sceglie di abbandonare ogni tentativo di far “maturare” le trame del Vendicatore Dorato, tornando a una gestione decisamente più classica. Riappaiono, quindi, Madame Masque e Pepper Potts e Tony Stark viene nuovamente caratterizzato come un simpatico fanfarone, per riavvicinarlo alla sua controparte cinematografica. La storia è abbastanza piacevole, ma in questo primo episodio succede, francamente, molto poco. Lo sceneggiatore statunitense preferisce dedicarsi soprattutto alla presentazione dei protagonisti, lasciando solo intravedere il piano di Whitney Frost (ora a capo dell’A.I.M.).
Ai disegni arriva Carmen Carnero che, di sicuro, è un bel passo in avanti rispetto a Julius Otha, anche se il suo tratto, per quanto elegante (soltanto nei volti continua ad avere le stesse esitazioni già manifestate su Eccezionali X-Men) non sembra in grado di portare quell’energia di cui necessiterebbe la serie.
Voto: 6,5

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Radioattivo Spider-Man 3 (L’Uomo Ragno 888)

Spider-Man – Uno di noi parte 3
Come avevamo predetto all’uscita del primo capitolo (non che ci volessero particolari abilità divinatorie, viste le premesse), questa miniserie si è dimostrata una delle poche davvero interessanti, tra quelle nate all’interno dell’Era di Rivelazione. Nell’ultimo episodio, il dramma che ha coinvolto Peter e zia May, entrambi vittime del Virus-X, arriva inevitabilmente a compimento. Pagine struggenti, che confermano le capacità narrative di Joe Kelly, il quale, svincolato dalla continuity ragnesca, sfrutta nel modo migliore lo scenario alternativo, per costruire un what if...? in piena regola, in cui le parti avventurose e quelle sentimentali si danno il cambio (o si mischiano tra loro) in maniera impeccabile.
Kev Walker non è da meno e benché, come già detto nella scorsa puntata di questa rubrica, i vari personaggi (Spider-Man in primis) si discostino sensibilmente dalle loro raffigurazioni abituali, la natura ucronica della vicenda permette ai suoi protagonisti di apparire sempre verosimili.
Voto: 7

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Stupefacenti X-Men 3 (Gli incredibili X-Men 436)

Stupefacenti X-Men – Philadelphia
Jed MacKay dispone le pedine, in attesa dell’atto conclusivo della saga, riducendo gli scontri al minimo indispensabile, per cercare di rispondere a gran parte delle domande sorte fin dall’inizio del crossover, facendone, tuttavia, emergere di nuove, da sfruttare al ritorno dei personaggi nella timeline ufficiale. Un semplice episodio di collegamento, quindi, che, però, mostra una compiutezza maggiore di altri capitoli dell’evento preso per intero.
Mahmud Asrar non è dotato del segno esplosivo di Ryan Stegman e Netho Diaz, ma, sorprendentemente, la staticità delle sue figure e l’utilizzo intelligente delle ombreggiature, risultano più adeguati a rappresentare il clima disperante che avvolge i protagonisti.
Voto: 6,5
Indistruttibili X-Men – Affogare nelle tenebre
Allo stesso modo di altri tie-in che, come vedremo, appartengono all’Era di Rivelazione solo sulla carta, Gail Simone cita il regno distopico dell’erede di Apocalisse semplicemente per sfruttare lo scenario futuristico e mettere in piedi una sorta di “The End” dei suoi X-Men della Louisiana, con tanto di morti, resurrezioni, ritorni inattesi, riappacificazioni e altri elementi tipici a contorno, che il lettore esperto sa di doversi aspettare da storie di questo genere. Di positivo c’è che il racconto procede con una certa solennità quasi fino alle ultime pagine, dove si assiste a una progressiva banalizzazione degli eventi, causata, probabilmente, dalla necessità di arrivare rapidamente a una conclusione della vicenda, che, visti i tanti personaggi in gioco, avrebbe avuto bisogno di uno spazio maggiore.
Comparto grafico estremamente variegato e discontinuo (dato che è opera di ben cinque disegnatori diversi), su cui non è possibile dare un giudizio univoco.
Voto: 6

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Espatriati X-Men 3 (Immortal X-Men 45)

Espatriati X-Men – Figlie della tenebra
Eve L. Ewing segue un po’ la stessa via di Gail Simone e sebbene i collegamenti con l’Era di Rivelazione siano più diretti, pure questa testata dà l’impressione di essere solo un mezzo per mostrare i giovani allievi di Emma Frost e Kitty Pride ormai adulti. Non per questo deve essere sottovalutata, dato che la scrittrice di Chicago è una delle poche che è riuscita nel suo intento senza tradire gli assunti di base del maxievento.
Degni di nota anche i disegni di Francesco Mortarino, le cui influenze nipponiche sono diventate più sfumate e si miscelano con gusto all’estetica anni Novanta, attraverso la quale tratteggia molti character (quelli femminili in particolare).
Voto: 6,5
Omega Kids – Nemici
Contrassegnata da una sensazione di inquietudine costante, questa miniserie è quella che meglio riesce a rappresentare la tirannia oppressiva di Rivelazione. Si ha sempre l’impressione che ogni personaggio possa nascondere un’anima oscura e pure l’amoralità di Quentin Quire viene impietosamente messa in risalto in un finale di inusitata spietatezza. Merito dello sceneggiatore Tony Fleecs, il quale, purtroppo, trova raramente un appoggio nei diligenti ma, allo stesso tempo, impersonali disegni di Andrés Genolet.
Voto: 6

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Sinister’s Six 3 (X-Force 66)

Sinister’s Six – L’ultimo segreto
Con un insolito gioco di parole (Sinister’s Six vuol dire “i sei di Sinistro”, ma è chiaro il riferimento ai Sinistri Sei, storico team composto da sei noti avversari di Spider-Man) David Marquez (inaspettatamente ai testi anziché ai disegni, che sono, invece, del promettente Rafael Loureiro) ci racconta le vicende di un eterogeneo gruppo costituito da mutanti e da “mutati” dal Virus-X, che si alleano con il machiavellico genetista per contrastare i piani di Rivelazione. L’idea iniziale in sé non è male, tuttavia, il cartoonist americano tende a snaturare un po’ troppo diversi personaggi, tra cui proprio il buon Nathaniel Essex, del quale si percepisce a malapena il suo essere subdolo e doppiogiochista. Senza contare l’ennesimo, illogico ospite di Venom, di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Voto: 5,5
Longshots – C’è chi passa
Se c’è un vantaggio nell’evidente sciatteria che regna nell’attuale redazione della Marvel è la possibilità che vengano pubblicate piccole chicche come questa, che non avrebbero mai avuto la chance di vedere la luce sotto una direzione degna di questo nome (saremo anche prevenuti, ma non è da escludere che i vari editor non si siano neppure preoccupati di leggerne attentamente il soggetto).
Riducendo anche loro l’Era di Rivelazione a semplice pretesto, Gerry Duggan e Jonathan Hickman ne approfittano per sbeffeggiare – non senza autoironia - l’industria dell’entertainment nel suo complesso, prendendone di mira le mode, i rituali, i trucchi commerciali, con particolare enfasi sui comic book della Casa delle Idee, quasi come se ci trovassimo all’interno di un numero di Mad e non su un teorico tie-in di un maxievento mutante. Certo, dovendo riempire le pagine di tre episodi, non tutte le prese in giro riescono a centrare il bersaglio. È, però, confortante vedere che, talvolta, un po’ di sana anarchia artistica sia ancora in grado di fare capolino in un ambiente devotamente mainstream come quello delle Big Two
Voto: 6,5

Lultimo Wolverine 3
L’ultimo Wolverine 3 (Wolverine 471)

Wolverine – Artigli contro
Pur non essendoci ancora ripresi dallo shock di vedere Saladin Ahmed trasformare il Wendigo nel Wolverine dell’Era di Rivelazione, abbiamo comunque deciso di terminare la miniserie. Inutile dire, però, che ce ne siamo subito pentiti non appena arrivati all’ultima pagina. Colpa di una trama che più convenzionale di così non si potrebbe, di protagonisti senza spessore (tra cui il Wendigo stesso, per il quale sarebbe più corretto utilizzare l’aggettivo imbarazzante) e di una totale assenza di pathos, persino nei momenti che teoricamente avrebbero dovuto suscitare un minimo di commozione.
Disegni di Edgar Salazar che solo di rado raggiungono la piena sufficienza.
Voto: 4
Sabretooth – Nel cerchio periglioso
Se i lettori continueranno a comprare questo albo dopo l’autentica gara di bruttezza che si è consumata negli ultimi tre mesi tra le due collane in esso ospitate, c’è il rischio che alla Marvel possano sentirsi autorizzati a pubblicare qualunque oscenità gli passi per la testa. Anche tralasciando i modestissimi disegni di Valentina Pinti (non ricordiamo altre opere dove l’autrice marchigiana sia apparsa così sottotono), è impossibile non notare come la vicenda abbozzata da Erica Schultz non sia altro che una dozzinale sequenza di combattimenti, in cui pure le dinamiche famigliari introdotte all’inizio della miniserie vengono rapidamente messe da parte. In più abbiamo un nuovo ragazzino dotato di poteri enormi (tanto per essere originali!), che diventa il protagonista di un drammatico finale aperto, del quale - data la sconcertante mancanza di pianificazione del crossover - non si sa neanche se vedremo mai il seguito
Voto: 4

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X-Men: l’Era di Rivelazione omega

X-Men – Finale
Purtroppo, l’auspicio da noi fatto all’inizio della saga, che tutti i buchi di trama venissero risolti prima della sua conclusione, non si è concretizzato. Anzi, semmai se ne sono aggiunti di nuovi. Un’ulteriore prova del pessimo lavoro di coordinamento editoriale svolto da Tom Brevoort e dai suoi assistenti, che sono riusciti nella poco edificante impresa di concepire il peggior maxievento mutante della storia Marvel. Inoltre, finora abbiamo sempre difeso Jed MacKay, ma, tolto un epilogo secondario, che pare promettere sviluppi interessanti, alla fine pure lui ci è sembrato deciso a voler chiudere la pratica il prima possibile, terminando la vicenda in una maniera talmente assurda, da rendere molto improbabile il ritorno, in futuro, di questa realtà alternativa. È vero che Psylocke aveva preannunciato il piano di Rivelazione sulle pagine degli Stupefacenti X-Men, onestamente, però, non credevamo che lo scrittore canadese volesse seriamente arrivare a tanto.
Chissà cosa avranno pensato gli ottimi Ryan Stegman e Netho Diaz nel vedere i loro disegni sprecati in un albo narrativamente scarso come questo.
Voto: 5

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Ultimate Spider-Man 24

Spider-Man – Ventiquattro
Capitolo finale per questa nuova versione “definitiva” di Spider-Man e non nascondiamo che la chiusura scelta da Jonathan Hickman ci abbia lasciati un po’ con l’amaro in bocca. Non è la prima volta che l’autore statunitense manifesta una certa difficoltà nel dare un senso alle numerose trame introdotte in una serie sotto la sua gestione. In questo caso, tuttavia, è forte il sospetto che le lacune e la mancanza di risposte siano più la conseguenza di un’interruzione forzata decisa dai vertici della Marvel, che il risultato dei suoi limiti di scrittura. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali di Hickman stesso, infatti, non si può negare che l’episodio si presenti diviso in due parti, quasi o del tutto scollegate tra loro. E se lo scontro decisivo con Kingpin e Mister Negativo procede fino in fondo con un minimo di coerenza, il resto è una sbrigativa risoluzione dei temi più importanti rimasti in sospeso, che non riesce a catturare il lettore dal punto di vista emotivo.
Probabilmente il nostro Jonathan si è accontentato di mostrare quali fossero le sue idee per il personaggio e come pensava davvero di concluderne la storia. Ma ci si è arrivati troppo rapidamente, lasciando ai comprimari solo lo stretto necessario e ai protagonisti giusto il tempo di farci intravedere qualche sussulto di umanità, che avrebbero meritato un approfondimento di ben altro tipo.
Voto: 6

MUUBP024ISBN 0
Ultimate Black Panther 24

Black Panther – Ventiquattro
Termina la sua corsa pure la versione Ultimate di Black Panther e lo fa nello stesso modo in cui era iniziata, in sordina, priva di un reale collegamento con il resto di Terra 6160, anche perché l’unico, flebile riferimento al Creatore e al suo regime – la presenza in Africa dei suoi luogotenenti Ra e Konshu – viene frettolosamente messo da parte a favore di una vicenda intrisa di misticismo (dove l’eco della saga di Dune risuona in maniera piuttosto evidente), in cui Bryan Hill non sembra mai avere le idee chiare, con nemici che appaiono e scompaiono senza una spiegazione convincente, contorte relazioni sentimentali tra i protagonisti giustificate confusamente e la natura del vibranio modificata più volte. Probabilmente meglio di così non si poteva fare, dato che tutti questi cambiamenti repentini, l’assenza di un vero finale e varie altre lacune dimostrano effettivamente – e maggiormente rispetto a Ultimate Spider-Man - che la Marvel ha improvvisamente deciso di chiudere la linea Ultimate, pur nella consapevolezza di mettere in difficoltà molti degli autori coinvolti, impreparati a eliminare ogni incongruenza dalle storyline a lungo termine che avevano già pianificato.
Voto: 6

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Batman e Robin 25 (DC Select 41)

Batman e Robin – L’Uomo Tranquillo parte uno
Alcuni potrebbero pensare che si tratti di un curioso caso di omonimia, e, invece, il Phillip Kennedy Johnson che sta facendo scempio della testata di Hulk è – per quanto sembri paradossale - lo stesso scrittore che ha reso la serie dedicata a Batman e a suo figlio Damian una delle migliori tra quelle oggi offerte dalla DC. Terminata l’inquietante saga che ha visto i due protagonisti affrontare il demoniaco Memento è tempo di tornare a scenari più consueti. Ecco, quindi, un misterioso e infallibile assassino che, appena uscito di prigione, comincia a fare strage degli sgherri del Pinguino.
Benché Johnson si confermi anche qui un autore che non riesce a entrare pienamente in sintonia con i personaggi di cui realizza le storie, fortunatamente la sua caratterizzazione del Cavaliere Oscuro e di Robin non si discosta in maniera significativa da quella tradizionale. In più abbiamo un ritmo concitato, sequenze d’azione ben congegnate e una prosa che si mantiene sofisticata, pur all’interno di un thriller violento e serratissimo. Senza dimenticare gli ottimi disegni di Fico Ossio, abilissimo nel modificare il suo stile per renderlo più dinamico nelle scene di lotta e negli scontri a fuoco e maggiormente sporco e ricco di tratteggi quando prevale l’intimità o la rievocazione del passato.
Voto: 7

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Absolute Evil (DC crossover 48)

Absolute Justice
One shot ambientato nell’Universo Absolute, che introduce una versione distorta della Justice League, composta da vari criminali visti di recente sulle testate delle nuove incarnazioni di Batman e soci, più alcune “new entry” che, stranamente, non avevano ancora fatto la loro comparsa nelle storie già pubblicate. Pur con qualche stereotipo e diversi scambi di battute che sfiorano pericolosamente il ridicolo (senza considerare le somiglianze con il piano escogitato dal Creatore nell’Universo Ultimate), Al Ewing riesce a mantenere inalterato il cinismo e la risolutezza manifestati dai protagonisti nelle saghe apparse finora, cercando di non scadere nella banalità, benché, essendo le varie collane piuttosto differenti come atmosfera e stile narrativo, qualche inevitabile semplificazione era da mettere in conto.
Giuseppe Camuncoli e Stefano Nesi se la cavano bene ai disegni, non preoccupandosi di mostrare particolari raccapriccianti o di estremizzare attraverso l’espressività dei volti la perversione di alcuni villain.
Voto: 6,5

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Conan il barbaro 15

Conan – Il nomade
Episodio per così dire “fuori serie”, che celebra la venticinquesima uscita in patria della testata della Titan Comics, attuale licenziataria dell’eroe di Robert E. Howard. Jim Zub usa un semplice, ma efficace, espediente narrativo per rievocare storiche saghe del Cimmero (tra cui Il tallone di Thak e La torre dell’elefante) che, oltre a permettergli di chiudere il cerchio con un finale metatestuale, fa da collante alle bellissime tavole dipinte a olio da Alex Horley (avvolte da una splendida doppia cover, sempre realizzata dall’artista lombardo), che, tra le altre cose, ci regala forse la Bêlit più sensuale mai apparsa in un fumetto di Conan.
Voto: 7,5

MTMNE014ISBN 0
Teenage Mutant Ninja Turtles 14

Tartarughe Ninja – Ujigami
Per quanto Gene Luen Yang sia un autore che apprezziamo molto e a dispetto di averlo già visto all’opera – anche se per breve tempo - su alcuni personaggi di Marvel e DC, non eravamo del tutto sicuri che potesse trovarsi a suo agio su una serie pop come quella di Raffaello & C. E invece, mai timore fu più ingiustificato del nostro. Proseguendo in continuità con il suo predecessore (l’impeccabile Jason Aaron), il cartoonist di origini taiwanesi dimostra immediatamente sia di conoscere a fondo il background dei protagonisti sia di sembrare parecchio divertito a raccontarne le gesta. Ne nasce un primo episodio che parte subito a spron battuto, ricco di azione vorticosa, dialoghi brillanti, misteri intriganti e nuovi, affascinanti personaggi. Il tutto trasferito adeguatamente in immagini da Freddie E. Williams II, il quale, pur non rinunciando a omaggiare il tratto underground che caratterizzava le storie in origine e a rappresentare gli Eroi con il Guscio in alcune loro pose iconiche, ne interpreta al meglio il vigore in tavole di grande impatto scenico.
Voto: 7,5

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4 Words About: Teenage Mutant Ninja Turtle: Ritorno A New York 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Teenage Mutant Ninja Turtle: Ritorno A New York 1

Arriva in volume la prima parte della saga di Jason Aaron per Teenage Mutant Ninja Turtles, rilanciata da IDW nel 2024 per il 40° anniversario della loro creazione. Lo sceneggiatore porta le quattro tartarughe lontano da New York, divise dopo un evento non precisato: ognuna affronta un percorso personale, spesso tortuoso. La nomina del perfido Hieronymus Hale a procuratore distrettuale e gli attacchi del Clan del Piede costringono il gruppo a riunirsi per salvare sé stessi e la Grande Mela.
Nei primi sei albi (su dodici), Aaron costruisce una vicenda interessante, dando ampio spazio alle storie dei protagonisti e creando un intrigante alone di mistero. Ottimo il comparto artistico: a ogni numero si alterna un disegnatore diverso, con nomi di rilievo quali Joëlle Jones, Chris Burnham, Darick Robertson, Rafael Albuquerque, Cliff Chiang e Juan Ferreyra.

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Dettagli volume:
Editore
: Panini Comics
Autori: Testi di Jason Arron, disegni di Joëlle Jones, Chris Burnham, Darick Robertson, Rafael Albuquerque, Cliff Chiang e Juan Ferreyra
Genere: Supereroi
Formato: 17X26, 176 pp., C., col.
ISBN: 9791221936537
Prezzo: 25,00 €
Voto: 7,5

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Comic(US) Book Annual: I migliori e i peggiori comic book del 2025

  • Pubblicato in Focus

Puntata speciale di Comic(US) Book in cui tiriamo le somme del 2025. Due liste di quattro titoli ciascuna che rappresentano, secondo noi, il meglio e il peggio di quanto è stato pubblicato in Italia nell’anno che sta per concludersi, nel classico albo spillato all’americana.

I QUATTRO MIGLIORI COMIC BOOK DEL 2025

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Batman e Robin: anno uno
Ribadiamo quello che abbiamo detto nella prima puntata di questa rubrica. Batman e Robin: anno uno è una maxiserie di livello altissimo, più che degna di un vero articolo di approfondimento (a cui faremo in modo di provvedere nelle prossime settimane). Non potevamo però non includerlo nella lista dei migliori comic book del 2025, anche perché nel corso dei suoi dodici numeri, non ha mai mostrato il minimo cedimento qualitativo.
Mark Waid e Chris Samnee si sono rivelati una coppia affiatatissima, arrivando persino a superare l’ottimo lavoro fatto nel loro celebre ciclo di Daredevil di diversi anni fa. Merito, a quanto pare, soprattutto di Samnee, che ha spinto fortissimamente per la realizzazione dell’opera (di cui, per giunta, è pure co-autore del soggetto), non risparmiandosi in nessuna vignetta, in ognuna delle quali (grazie anche ai bellissimi colori di Matheus Lopes) è riuscito a far convivere il suo tratto pulito e lineare (e dal fascinoso gusto retro, che ben si sposa a una rievocazione di questo tipo) con inquadrature altamente dinamiche. Waid, invece, confermando di trovarsi in uno dei momenti migliori della sua lunga carriera, ci regala una sceneggiatura scoppiettante, in cui ironia e drammaticità si amalgamano con estrema naturalezza, evitando che il suo conclamato amore per i personaggi possa trasformarsi in un limite narrativo. I testi sono leggeri, ma scolpiti su misura sulle caratteristiche dei protagonisti, che appaiono molto credibili tanto nella risolutezza delle loro azioni quanto nell’insicurezza derivante dall’inesperienza di entrambi.
Cosa dire di più? Naturalmente che speriamo che presto i due autori annuncino Batman e Robin: anno due.

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Absolute Wonder Woman

Per il poco che si è visto da noi, forse la palma di miglior serie dell’Universo Absolute dovrebbe essere assegnata a Martian Manhunter, ma, preferiamo premiare la testata dedicata a Wonder Woman, per l’altissimo livello qualitativo che gli autori sono riusciti a mantenere in tutti gli episodi pubblicati finora in Italia (quasi il triplo di quelli del fumetto di Deniz Camp e Javier Rodríguez). Inoltre, la Diana tratteggiata da Kelly Thompson è il personaggio che più di ogni altro pare incarnare lo spirito dark del nuovo universo DC. Non solo per il suo essere, contemporaneamente, sia una guerriera che una strega, ma anche perché immediatamente contrapposta a nemesi tanto mostruose, da rendere la vicenda ancora più tenebrosa. Tuttavia – ed è questo il pregio maggiore della serie - l’umanità sprigionata dall’eroina è realmente palpabile e ciò crea un legame empatico quasi indissolubile con il lettore. La Thompson è bravissima nel far emergere da subito una forte dicotomia nelle azioni di Diana, sovrapponendo al suo enorme coraggio insicurezze e fragilità teoricamente non associabili a una semidivinità. Il tutto raccontato attraverso una prosa potente, che – tolti i due episodi illustrati da Mattia De Iulis, comunque notevoli - non poteva trovare alleati migliori di Hayden Sherman e Jordie Bellaire per essere magnificata. L’artista statunitense sfoggia di continuo tavole visionarie e straordinariamente evocative, esaltate dall’incessante mutare della gabbia, che riescono nel difficile compito di suggestionarci con la mitologia greca pur essendo realizzate con un tratto modernissimo. Bellaire, invece, amalgamando tonalità grigie e spente a rossi infuocati e verdi fosforescenti ammanta la narrazione di cupezza e disperazione.

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Ultimates

Salita gradualmente (ma inesorabilmente) di tono, la serie dedicata alla nuova incarnazione degli Ultimates nella seconda metà dell’anno ha definitivamente sostituito Ultimate Spider-Man come albo portante di Terra 6160. Un ribaltone difficilmente prevedibile qualche mese fa e per certi versi sorprendente, dato che Jonathan Hickman viene tuttora considerato il demiurgo di questa seconda parentesi Ultimate. A ogni modo, un risultato del genere non è che la diretta conseguenza del talento di Deniz Camp, praticamente sconosciuto prima dell’esordio della testata, ma affermatosi velocemente come uno degli sceneggiatori più promettenti della sua generazione. A differenza di Hickman, maggiormente portato a mostrare scenari puramente supereroistici, con rari sottotesti di altra natura, l’autore turco-filippino sceglie spesso e volentieri la strada opposta, arricchendo le avventure del team di temi sociali e politici, attraverso i quali il mondo distopico del Creatore diventa una chiara metafora della deriva autoritaria a cui sta andando incontro l’America di oggi. Una decadenza morale e civile, alla quale Camp risponde con uno schietto messaggio di ribellione, che si riflette nelle azioni dei suoi personaggi più riottosi (Occhio di Falco, Luke Cage, She-Hulk), o nelle dissertazioni esistenziali di Destino, figura tormentata ed enigmatica, tra le più innovative del fumetto americano.
Non è un caso che proprio a Camp siano stati affidati i testi di Ultimate Endgame, l’evento che, apparentemente, segnerà la fine del secondo Universo Ultimate.

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Teenage Mutant Ninja Turtles

In maniera forse inaspettata, inseriamo come quarto miglior comic book del 2025 la nuova serie delle Tartarughe Ninja, che, in effetti, non era mai comparsa in questa rubrica. La nostra scelta è stata determinata dalla semplice constatazione che Jason Aaron sembra finalmente tornato a essere lo scrittore che avevamo apprezzato su Scalped, Southern Bastards e Thor, dopo parecchi anni inspiegabilmente sottotono spesi in vari progetti creator owned poco riusciti e, soprattutto, in una lunga run degli Avengers, quasi totalmente da dimenticare. A ulteriore prova della rinascita di Aaron citiamo pure l’ottimo Absolute Superman, che viene raramente preso in considerazione, solo perché oscurato da due meraviglie come Absolute Wonder Woman e Absolute Martian Manhunter. Ma il lavoro fatto con le creature di Peter Laird e Kevin Eastman si posiziona su un gradino più alto rispetto al kryptoniano “proletario” della DC, non fosse altro che per la difficoltà di raccontare qualcosa di nuovo su icone pop dalla storia pluridecennale. Il fumettista statunitense aggira brillantemente l’ostacolo coinvolgendo Raffaello & C. in una trama dove le vicende passate dei personaggi sono nominate solo di striscio, pur facendo capire chiaramente di conoscerle a fondo. Esattamente come dimostra di saper caratterizzare ognuno dei quattro protagonisti, che, difatti, non vengono mai snaturati. Una precisa strategia per attrarre nuovi lettori, evitando, tuttavia, di correre il rischio di perdere quelli storici. Aaron, in più, ci offre una rappresentazione estremamente matura delle quattro tartarughe mutanti, esplorandone in dettaglio i conflitti interiori, senza, però, rinunciare all’azione, che resta, necessariamente, una parte imprescindibile del racconto.
Inizialmente la serie prevedeva un artista diverso a ogni numero, finché Juan Ferreyra non ne è diventato il disegnatore titolare, esaltando con il suo stile tendente al grottesco, l’originale anima underground dei personaggi.

I QUATTRO PEGGIORI COMIC BOOK DEL 2025

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I Fantastici Quattro

Tra le serie più brutte del 2025, non potevamo non includere quella dedicata ai Fantastici Quattro. Abbiamo spiegato varie volte in questa rubrica le ragioni del nostro giudizio negativo, ma tanto vale ripeterlo, dato che – per motivi a noi ignoti – le storie di Ryan North continuano ad avere un numero consistente di estimatori. Nessuno discute la bravura dello scrittore canadese. Finora, però, in ambito fumettistico, si è sempre distinto per opere rivolte a un pubblico di giovanissimi, caratterizzate da uno humor leggero e innocuo e con vicende che mettono in risalto l’amicizia e i legami famigliari. Temi trasportati di peso all’interno dei Fantastici Quattro, con la conseguenza di far perdere progressivamente alla collana ogni elemento che l’aveva resa famosa, primo fra tutti quel sense of wonder che permeava le storie di Stan Lee e Jack Kirby, ma che, poi, era stato coltivato anche dagli autori successivi (John Byrne e Walter Simonson in testa), persino in cicli meno riusciti come quello di Dan Slott, che ha preceduto proprio la gestione di North. Tutte le saghe viste al momento si sono, invece, esaurite in pochi numeri, senza una vera narrazione di lungo respiro. L’avventura è spesso risultata latitante a favore di scene casalinghe che avrebbero dovuto essere solo di contorno, ma che, al contrario, sono diventate largamente predominanti. I personaggi principali sono apparsi di frequente privi di spessore, se non addirittura ridotti a macchiette e i criminali sono stati quasi sempre utilizzati come semplici comparse. Non parliamo, poi, dell’aspetto grafico, dato che sulla testata dei Fab Four, negli ultimi due anni, si sono alternati alcuni dei peggiori disegnatori attualmente in forza alla Marvel.
Avevamo sperato che il film dei Marvel Studios con protagonisti Mr. Fantastic e soci potesse portare a una svolta anche nel team creativo del comic book e almeno sul fronte artistico è effettivamente arrivata una superstar come Humberto Ramos. North, però, è stato confermato alle sceneggiature, per cui immaginare un cambio di rotta nell’immediato futuro non è che una mera utopia.

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L’incredibile Hulk

Altra serie storica da tempo precipitata in un tunnel di mediocrità, da cui pare non essere più in grado di uscire è quella del Golia Verde. In questo caso le colpe della Marvel sono persino maggiori rispetto ai Fantastici Quattro, data l’evidente noncuranza con la quale i suoi supervisori hanno fatto in modo che la gestione di Phillip Kennedy Johnson si muovesse verso una direzione, in cui la presenza dell’alter ego di Bruce Banner venisse presto considerata superflua. Come spiegare altrimenti interi episodi ridotti a capitoli di una saga horror, dove personaggi praticamente mai visti prima hanno assunto un’importanza spropositata, diventando, di fatto, i veri protagonisti dell’albo (con tanto di noiosissime pagine di approfondimento di solo testo poste in coda al fumetto)? Le cose, poi, sono ulteriormente peggiorate, fino ad arrivare alle storie attuali, in cui Johnson (probabilmente più interessato a mettere a punto i dettagli della seconda fase del suo ciclo, dove Hulk verrà trasformato in un essere infernale) ha sostanzialmente abbandonato ogni tentativo di dare un minimo di coerenza alla vicenda in corso. I vari character sono ormai l’ombra di se stessi e la trama si trascina stancamente senza che succeda nulla di veramente rilevante, con l’aggravante di voler mantenere viva l’attenzione attraverso il ricorso sconclusionato a scene così raccapriccianti, da fare invidia agli slasher movie più efferati.
Per fortuna, almeno sul lato artistico, dopo troppi numeri sfigurati dagli imbarazzanti scarabocchi di Danny Earls, Nic Klein è tornato a disegnare con maggiore regolarità. Ma può davvero bastare la presenza di qualche bella tavola per considerare l’albo degno di essere letto?

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Ultimate Spider-Man: Incursion
Quando pensavamo che, pur con fisiologici alti e bassi, il nuovo Ultimate Universe potesse considerarsi un progetto narrativo compiuto, ecco arrivare questa miniserie, che è riuscita nell’arduo compito di far vacillare i nostri convincimenti. Scritta letteralmente con i piedi da Deniz Camp (lontano anni luce dall’autore che ci sta entusiasmando con Ultimates e Absolute Martian Manhunter) e Cody Ziglar (che, benché non si sia mai distinto con storie a fumetti degne di essere ricordate, ha sicuramente fatto di meglio), racconta l’arrivo di Miles Morales su Terra 6160. Attraverso soluzioni di trama talmente forzate che anche i più accondiscendenti tra i lettori faranno fatica ad accettare come sensate, lo Spider-Man del precedente Universo Ultimate incontra praticamente ogni eroe del mondo plasmato dal Creatore, così come parecchi dei “cattivi” più rappresentativi. Ciò che ne viene fuori è una vicenda senza capo né coda, popolata da personaggi piatti e totalmente irriconoscibili rispetto a quelli che compaiono sulle relative testate a loro dedicate, ma, soprattutto, con nessun vero collegamento con gli eventi che stanno portando dritti a Ultimate Endgame, se non la scoperta da parte di Destino (cioè il Reed Richards di Terra 6160) che il Creatore è in realtà il Reed Richards di un mondo che non esiste più. Una rivelazione che occupa un paio di pagine e che non può, di sicuro, essere considerata sufficiente a giustificare ben cinque numeri di nulla assoluto

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Deadpool/Batman – Batman/Deadpool

Chiudiamo con il peggio del 2025 con lo strombazzatissimo ritorno dei crossover tra Marvel e DC. Tralasciando le storielline a contorno, spesso inconsistenti o di livello così basso da costringerci a verificare più volte il nome degli autori, essendo rimasti letteralmente increduli per l’infima qualità di quello che avevamo appena letto (con un irriconoscibile Frank Miller a fare da capofila in questa fiera dell’orrido), sono in particolare le storie principali ad aver deluso su tutta la linea. Il match di andata, opera di Zeb Wells e di un apatico Greg Capullo, è l’ennesima riproposizione dell’infinito duello tra Batman e Joker, con Deadpool come terzo incomodo. La trama è talmente banale che non vale nemmeno la pena di provare a raccontarla, il pathos è inesistente e i personaggi sono caratterizzati in maniera così ridicola che, arrivati alla fine, abbiamo subito rimpianto i soldi spesi per acquistare una simile nefandezza.
Va poco meglio con la sfida di ritorno, dove Grant Morrison si esibisce in un inutile esercizio di stile metafumettistico, in cui l’unico passaggio veramente divertente è lo scambio di battute tra Batman e Deadpool, nel quale il Cavaliere Oscuro fa capire di ritenere il Mercenario Chiacchierone un’imitazione di Deathstroke della DC (cosa peraltro vera). Per il resto, un vuoto e pedante citazionismo, che ha il solo scopo di consentire a Morrison di autocelebrarsi. Scusate la battuta, ma sprecare il talento di Dan Mora con una storia del genere dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità.
Ciò che, però, abbiamo trovato realmente sgradevole è l’enorme superficialità con cui è stata realizzata l’intera operazione, dove il numero esagerato di copertine variant, è immediatamente apparso come un chiaro segnale della volontà di entrambe le case editrici di utilizzare un evento di questo tipo esclusivamente per fini speculativi.

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