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She Hulk Vol.1 – I due volti della giustizia

Charles Soule è uno dei migliori sceneggiatori presenti nella scuderia Marvel Comics di questi tempi e la sua rapida ascesa nel fumettomondo lo ha portato nel 2014 a gestire numerose testate in contemporanea, portando a compimento la parabola discendente dell’artigliato canadese James “Logan” Howlett in Death of Wolverine e occupandosi anche dei suoi eredi in The Logan Legacy, dando nuova linfa vitale agli Inumani su Inhumans e concludendo il ciclo dei Thunderbolts sulla testata omonima. Un autore tra i più prolifici e attivi del momento che alterna questa sua professione all’avvocatura, suo altro mestiere. E chi allora meglio di un avvocato per narrare le avventure della collega del mondo supereroistico Jennifer Walters, alter ego civile di She-Hulk?

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La serie a lei dedicata infatti esordisce nel febbraio del 2014 e al timone vede proprio Soule - mentre ai disegni troviamo Javier Pulido (Human Target, Occhio di Falco) – e viene chiusa forse prematuramente esattamente un anno dopo con il #12, anche se lo scrittore dirà poi di essere comunque giunto ad una chiusura naturale della serie, senza brusche forzature. Pur essendo incentrato su di un personaggio minore, questo arco narrativo risulta essere uno dei migliori prodotti della storia recente della Casa delle Idee, andando a collocarsi in quel filone più autoriale e meno mainstream della produzione della major che vede coinvolti altri personaggi di secondo piano, come Elektra e Moon Knight, e che possiamo gustarci anche nel nostro paese nelle magnifiche edizioni cartonate della collana ALL-NEW MARVEL NOW COLLECTION di Panini Comics.

Quello che veramente colpisce di quest’opera è la dimostrazione insindacabile del fatto che si può ottenere, anche nel fumetto americano di più larga diffusione, la costruzione di quella tanto agognata figura femminile indipendente, carismatica, forte e intensa che le stesse case editrici da qualche tempo a questa parte ricercano disperatamente. Troppo spesso infatti si è abusato di personaggi femminili sottomessi, sterilmente provocanti, per nulla approfonditi o caratterizzati, quasi totalmente vuoti, decorativi, inseriti nelle storie solo per becero fanservice e per aumentare le vendite. Ovviamente ci sono stati anche fior fior di casi in cui questo non si è verificato, ma comunque la deriva era evidente e in qualche modo un argine doveva pur essere eretto. E sotto questo punto di vista, non possono far altro che gioire i lettori tutti.

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Questa storia infatti potrebbe essere definita come un thriller legale, come quelli che siamo soliti vedere in TV o leggere sui libri, con una piccola ma significativa componente supereroistica molto vicina alla mitica produzione degli anni ’70, non solo stilisticamente ma anche dal punto di vista di architettura narrativa semplice e spesso episodica. Jennifer è un’avvocatessa in carriera, ben conosciuta nel mondo legale, con una reputazione invidiabile a prescindere delle sue azioni benevole nei panni di She-Hulk. Una donna risoluta, fiera e magnanima che cerca di ripartire da zero dopo essersi licenziata dall’opportunistica compagnia che ha a lungo servito, interessata solo ai suoi contatti con gli eroi più potenti della Terra, lavorando duramente per aprire un proprio studio in quel di New York. Anche se ostacolata dai precedenti datori di lavoro, i clienti non tarderanno ad arrivare, e tra un principe di Latveria richiedente asilo politico e una disputa legale su di un brevetto, la bella Jennifer avrà sin da subito il suo bel daffare, anche grazie all’aiuto di amici e colleghi, che spontaneamente si propongono di darle una mano. Prende il via anche una trama misteriosa che solo momentaneamente viene accantonata nella narrazione, ma che rifarà capolino con una certa irruenza negli ultimi sei numeri della serie che saranno raccolti nel secondo volume.

La parte di avvocatura che emerge nella storia è trattata in maniera diligente da Soule, facendo trasparire una certa competenza a riguardo, anche se non risulta noiosa o di difficile comprensione perché condita con sapiente ironia e dialoghi molto ben strutturati che “indorano la pillola” e rendono più fruibile anche ai meno esperti la dinamica delle vicende e i tecnicismi introdotti.
La figura femminile presentata, come già detto, è quindi di grande impatto e decisamente appagante alla lettura. L’indipendenza di Jennifer la distanzia completamente dallo stereotipo di “damsels in distress” spesso affibbiata agli esponenti del genere femminile e fortemente radicata in letteratura e purtroppo anche nella società reale (sesso debole vi dice qualcosa?). Ma bisogna comunque precisare una cosa: la protagonista di questa storia non è una “iron lady” che non ha bisogno di nulla, impavida e imperturbabile fino al midollo. È una (normalissima) donna che svolge il suo lavoro e qualora abbia bisogno di aiuto non esita a chiederlo, ma non perché altrimenti non potrebbe risolvere la situazione per via della sua incapacità e inazione, ma perché è umana, per quanto la sua pelle sia verde, e come tale ha dubbi, ansie, insicurezze come tutti.

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Ma se la storia non ha da invidiare a nessun’altra, i disegni sono semplicemente sublimi. A riprova di quel sapore anni ’70 della struttura narrativa, il comparto grafico è un trionfo del Technicolor, è pura follia policromatica, allucinante e sinestetica. Ci troviamo davanti ad una potenza visiva impressionante, in cui anche il bizzarro colore della pelle dell’eroina non sembra poi più così strano. Il modo con cui Pulido gioca con la grafica, con le scritte, con le pose e le inquadrature è qualcosa di unico. La costruzione artistica del disegnatore afferra a piene mani l’arte pop e il costruttivismo russo, la tipografia creativa di Paula Scher, il graphic design di Rufus Segar, l’arte delle silhouettes gli stilemi del funk e della disco, mentre i colori di Muntsa Vicente e Rico Renzi sono dominati da campiture dense e vaste e colori acidi e surreali. Sulla stessa linea d’onda anche l’altro artista, Ron Wimberly (solo nei numeri 5 e 6) che introduce una prospettiva è tiratissima, spesso deformata, e che ricorre ad un effetto fisheye per la realizzazione di alcune tavole.
Quindi non fatevi sfuggire questo bellissimo volume con una veste editoriale decisamente all’altezza del suo contenuto, che porta con eleganza negli scaffali di un buon lettore un'opera di tutto rispetto.

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