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Gennaro Costanzo

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Leo Ortolani annuncia Luna 2069, storia spaziale di Rat-Man per Feltrinelli Comics

Dopo C'è spazio per tutti (qui la nostra recensione), Leo Ortolani ha annunciato un'altra opera dedicata allo spazio dal titolo Luna 2069.

La storia con protagonista Rat-Man, in collaborazione con la Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), "accompagnerà idealmente" l'astronauta Luca Parmitano verso la Statione Spaziale Iss.
Il volume, in uscita a Lucca Comics & Games, sarà pubblicato da Feltrinelli Comics.

Di seguito l'annuncio ufficiale fatto da Ortolani su Facebook.

I Grandi Tesori Marvel: Vitamorte, recensione: Tempesta alla scoperta della sua umanità

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Fra i personaggi di maggior successo di sempre della Marvel, la fama per i mutanti arriva solo a metà anni ’70 quando – a 5 anni dallo stop degli episodi inediti – arriva Giant-Size X-Men di Len Wein e Dave Cockrum con la storia “Seconda Genesi”. Stan Lee, infatti, decide di riesumare gli X-Men per promuovere un gruppo di eroi internazionale. Il nuovo team di eroi include fra le new-entry personaggi come Wolverine, Tempesta, Colosso e Nightcrawler.

Dopo l’uscita dello speciale ci fu la consecutiva ripresa della serie regolare con episodi inediti e l’arrivo ai testi di Chris Claremont che porterà la testata a vette inarrivabili grazie a un lunghissimo ciclo che vanta trovate avvincenti combinate a intrecci soap-operistici degni di nota. Ma il pregio maggior di Claremont è lo sviluppo dei personaggi, figure a tutto tondo e tridimensionali. Fra queste non possiamo non citare Tempesta, protagonista del volume Vitamorte della collana oversize della Panini Comics I Grandi Tesori Marvel.

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Ororo Munroe, questo il vero nome della mutante, per anni ha vissuto nel cuore dell’Africa nera venerata come una dea grazie al suo potere di evocare le tempeste. Impara a domare le proprie emozioni e a vivere in piena simbiosi coi suoi poteri. Quando entra a far parte degli X-Men, nasce in lei una forte conflittualità fra la sua parte divina/mutante e il suo essere umana, quindi passionale. Il punto di rottura massimo arriva quando, per un fatale errore, perderà i suoi poteri e dovrà contare solo sulla propria umanità.

Il governo degli Stati Uniti, infatti, è sulle tracce di Rogue, ex appartenente alla Confraternita dei Mutanti Malvagi e ora da poco entrata negli X-Men. Grazie al neutralizzatore, un’arma in grado di togliere i poteri ai mutanti, creata dall’inventore Forge (mutante a sua volta), l’obiettivo sembra a portata di mano, ma il raggio colpisce Tempesta che viene così privata dei suoi poteri. Soccorsa dallo stesso Forge, la ragazza è ora nella sua abitazione, inconsapevole che i suoi problemi derivano proprio dall’uomo di cui si sta innamorando.

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Fra Forge e Tempesta, infatti, sta nascendo un amore che vivrà di fasi alterne negli anni a seguire, ostacolato sia dal carattere introverso dell’uomo, sia dalla nuova situazione di Tempesta.
La parte più interessante resta, però, l’approfondimento psicologico che riceve Ororo, che vive in un profondo stato di depressione. Privata dei suoi poteri, la donna sente di aver perso la propria identità e non riesce ad adattarsi a questa nuova condizione. Sarà proprio l’amore verso Forge che la porterà a riscoprire se stessa, il suo lato umano, a lasciarsi andare alle emozioni. Claremont fa un lavoro eccellente in tal senso, scrivendo un doppio albo (ovvero Uncanny X-Men 186) profondo e toccante in cui i personaggi appaiono umani come non mai.

La seconda parte di Vitamorte arriva solo un anno dopo con Uncanny X-Men 198. Qui ritroviamo Ororo, ancora senza poteri, vagare moribonda nel deserto e in preda alle allucinazioni. Troverà, però, la forza di condurre una donna gravida al suo villaggio. Qui, dopo nuove difficoltà, riuscirà a ritrovare le giuste motivazioni per una rinascita spirituale oltre che a una nuova ragione d’essere.

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Le due storie hanno come comune denominatore la presenza di Barry Windsor Smith come disegnatore e co-soggettista di Claremont (un onore toccato solo a John Byrne, quest’ultimo, per la serie degli X-Men). Windsor Smith non è mai stato un artista molto prolifico ma, vuoi per la loro importanza (ricordiamo, su tutte Arma X), vuoi per la bellezza del suo stile iper-dettagliato, le sue storie sono tutte rimaste impresse nella mente del lettore. Dopo un primo periodo in cui l’artista seguiva le orme di Jack Kirby, Windsor Smith ha elaborato uno stile grafico personale che si impone per una regia assolutamente unica, con trovate visive sempre nuove che enfatizzano la narrazione. Grazie al grande formato, possiamo ammirare il gran lavoro dell’artista in tutta la sua imponenza e soffermarci a lungo sulle sue tavole colme di dettagli.

I Grandi Tesori Marvel: Vitamorte recupera un ciclo di metà anni ’80 di una potenza narrativa e grafica davvero elevata. Grazie al grande formato e alla cura editoriale del volume, nuovi e vecchi lettori possono godere di quest’opera nel migliore dei modi.

Stephen Amell annuncia la fine di Arrow

Con un annuncio a sorpresa, Stephen Amell ha annunciato su Twitter che la prossima stagione di Arrow, ovvero l'ottava, sarà l'ultima della serie.

Il serial, nato nel 2012, ha dato via a tutta una serie di show su The CW, fra cui The Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow. L'annuncio è stato accompagnato da una dichiarazione ufficiale (via IGN) dei produttori della serie Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Beth Schwartz: "Questa è stata una decisione difficile da prendere, ma come ogni decisione difficile presa negli ultimi sette anni, è stata fatta salvaguardando gli interessi di Arrow. Siamo rincuorati dal fatto che Arrow abbia dato vita a un intero universo di spettacoli che continuerà per molti anni a venire. Siamo entusiasti di realizzare una conclusione che onori lo show, i suoi personaggi e il suo retaggio e siamo grati a tutti gli autori, produttori, attori e, cosa più importante, all'equipaggio crew che ha sostenuto noi e lo show per oltre sette anni.”

L'ottava e ultima stagione di Arrow sarà composta da 10 episodi e arriverà il prossimo autunno. Amell ha poi postato un video su Facebook in cui spiega che la decisione di lasciare lo show è avvenuta dopo la fine della sesta stagione.

Oltre ad Amell, anche gli altri membri del cast hanno commentato la fine di Arrow sui social, come potete vedere dai seguenti messaggi.

Runaways 1-2, recensione: Crescere, che fatica!

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Crescere, che fatica!, recitava il titolo italiano di una serie tv della Disney degli anni ’90, una frase che potrebbe adattarsi bene anche ai primi due volumi della nuova serie dei Runaways. Tornato in auge grazie alla serie tv Marvel/Freeform, il gruppo nasce nel 2003 sotto l’etichetta editoriale Tsnumai con la quale la Casa delle Idee voleva attrarre a sé i lettori di manga.

Nata dalla penna magica di Brian K. Vaughan (Y: The Last Man, Saga) e dalle matite di Adrian Alphona (Ms. Marvel), la serie originale durò 18 numeri, per poi essere rilanciata dallo stesso team per altri 24. La storia è quella di un gruppo di teenager figli dei componenti di un’organizzazione criminale nota come Orgoglio. Scoperte le attività illecite dei loro genitori, il gruppo decide di ribellarsi a loro diventando dei fuggiaschi ("Runaways", per l'appunto).

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In seguito, hanno scritto e disegnato le gesta di questo gruppo di anti-eroi autori del calibro di Joss Whedon, Michael Ryan, Terry Moore, Humberto Ramos, Kathryn Immonen e Sara Pichelli. In concomitanza dell’arrivo della serie tv, la Marvel ha deciso quindi di rilanciare la testata e lo fa seguendo l’esempio positivo di Black Panther con Ta-Nehisi Coates, ovvero prendere un autore best-seller, ma estraneo ai fumetti, e affidargli i testi. Così, ecco arrivare Rainbow Rowell, giornalista e autrice di successo di opere YA in cima alle classifiche del New York Times. Ad affiancarla troviamo, invece, il lanciatissimo disegnatore Kris Anka.

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Già nel primo volume, dal titolo “Tornare a casa” si parte subito in quarta con Chase che piomba nell’appartamento di Nico con una Gert moribonda in braccio. La ragazza era morta da ben due anni - una storia narrata dal team artistico Vaughan e Alphona - ma Chase riesce a tornare indietro nel tempo e, insieme a Nico, a salvarla. I tre decidono, dunque, di ricontattare i membri della “banda”, che ormai hanno intrapreso strade indipendenti.

Senza entrare nei particolari, possiamo dire che – fra mille ripensamenti e problemi – la banda – composta da Nico, Gert, Chase, Molly, Katrina, Victor e Vecchi Merletti è ora riunita, pronta a vivere la propria vita. Sì, perché più che un fumetto d’azione, o supereroistico, i Runaways di Rowell e Anka sono un teen-drama in piena regola. L’azione è ridotta all’osso, se non quasi del tutto assente: il team non ha obiettivi o missioni da svolgere, se non quello di sopravvivere e, infatti, la loro principale preoccupazione è trovare un lavoro o andare a scuola. Il punto focale sono, dunque, i personaggi, il loro rapporto, il loro voler trovare un ruolo nel mondo e, questa strana famiglia, è tutto ciò che hanno.
Le difficoltà non mancano, un esempio è quello di Gertude rimasta “morta” per due anni e si ritrova con i suoi vecchi compagni ormai cresciuti. Ma i problemi relativi alla crescita sono comuni, nonostante le differenze di età, a tutti i personaggi e la Rowell affronta il tutto con grande maestria e con un ottimo approfondimento psicologico. La serie dà il giusto spazio a tutti i protagonisti, non scade mai nel banale e offre diversi colpi di scena davvero interessanti.

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Nonostante la netta differenza di tono e di intensità, si respira davvero l’aria dei primi numeri di Vaughan e Alphona, ovvero il periodo d’oro del gruppo. Merito anche della tavole di Kris Anka con il suo tratto sottile e leggermente cartoonesco, in grado di proseguire con dignità e personalità una certa continuità artistica tipica della serie.
Il nuovo ciclo dei Runaways ci ha, dunque, pienamente convinto, e risulta originale nella sua scelta di puntare sulla commedia e sul teen-drama, piuttosto che sull’azione. Una serie che farà felici i fan storici della testata e che saprà, di certo, conquistarne di nuovi.

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