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Livio Fiorani

Livio Fiorani

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Tex Willer 1, recensione: alla scoperta della giovinezza di Tex

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Non proprio come un fulmine a ciel sereno, essendo stata in qualche modo anticipata da alcuni - peraltro ottimi  - “cartonati alla francese” e dall’instant classic Nueces Valley, arriva in edicola la nuova serie della Sergio Bonelli Editore dedicata al proprio personaggio di bandiera, Tex Willer.
È la prima volta che la casa editrice meneghina decide di dedicare un secondo  mensile inedito ad uno dei propri eroi; i tempi, del resto, sembrano maturi.
Sotto il profilo editoriale si tratta di un’ulteriore fase nell’ampliamento del parco testate da parte della Bonelli che, dopo avere dovuto incassare, a dispetto delle migliori intenzioni (anche di diversificazione dei possibili fruitori), alcune battute d'arresto (le serie Young, la controversa vita editoriale di Morgan Lost), dimostra con questa nuova testata di volere tenacemente proseguire nel lungo percorso di trasformazione da “semplice” casa editrice di fumetti a vera e propria “media company”. Per fare ciò, nondimeno, bisogna consolidare le basi (“innovazione nella tradizione”) e cosa può esservi di meglio dell’immarcescibile ranger ?

Il formato
Prendendo in mano il nuovo albo, a parte l'indubbia soddisfazione nel lettore texiano, sia di lungo che di più breve corso, di stringere tra le mani un "numero 1" inedito dopo 70 anni, si percepiscono due cose: in controtendenza con alcune delle ultime nuove testate, volte ad esplorare formati a volte poco gratificanti - assenza di costine, copertine morbide, altezza “fuori squadra” rispetto agli albi tradizionali - , si nota subito che Tex Willer ha le stesse dimensioni della serie classica, seppur l’albo sia di spessore ben più ridotto. L’effetto, tuttavia, è piacevole e confortante, soprattutto stringendo in mano  la variant “Wanted”.

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Le copertine
Già, perché del nuovo albo la Bonelli ha prodotto quattro diverse versioni, alcune delle quali in vendita in anteprima a Lucca Comics - e, quindi, sul sito della casa editrice -, tutte racchiuse in una splendida scatola di metallo con dettagli in rilievo (contenente anche una ristampa anastatica della prima raccolta a striscia ed un manifestino dell’avviso di taglia).
Alla cover da edicola di Maurizio Dotti, - vittorioso dopo una serrata competizione interna in cui il disegnatore lombardo è stato preferito, su input di Claudio Villa, al pur bravissimo Massimo Carnevale -, si aggiunge una variant ad opera dello stesso Villa, una - quella con l’avviso di taglia e l’effetto zigrinato - di Alessandro Piccinelli (autore anche della copertina del numero 0) ed una “con effetto a sorpresa” (in pratica un’altra immagine di Villa, con il Tex quarantenne che indica un riquadro argentato, da scoprire tipo “gratta e vinci”; non saranno molti, però, a far emergere il riquadro per il timore di rovinare l’albo…).
Non vi è dubbio che la scelta del copertinista sia stata azzeccata: la cover di Dotti mostra Tex su Dinamite alle spalle di un albero recante affisso il famigerato avviso di taglia: ciò consente al disegnatore di non mostrare il personaggio principale, nascosto dietro ad un fazzoletto e però riconoscibile dalla casacca “con le frange”, pur sempre del classico giallo, che immediatamente richiamata le atmosfere del “Totem misterioso”.
La migliore, comunque, è la copertina del numero 0: sarà che, come molti, abbiamo un debole per il Carson giovane, ma Piccinelli, ponendo Kit tra il manifesto dello spettacolo di magia di Mefisto e l’avviso di taglia di Tex, è l’autore che meglio è riu-cito a suggerire le atmosfere della nuova serie.

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La genesi
Coffin… chi era costui ?
Se non vi viene nulla in mente non disperatevi, nel corso della sua settantennale carriera di castigamatti il nostro ranger preferito ha spedito a spalare carbone da messer Satanasso più furfanti di quanti possa tenersi conto (anche se qualcuno il conteggio lo ha fatto…). Coffin, però, è il primo avversario con cui Tex ha dovuto confrontarsi nel mitico “Il totem misterioso”; anche nella nuova serie troviamo il futuro ranger opposto a questo losco figuro e la scelta è, di per sé, un manifesto programmatico di quanto vedremo in seguito.
Tra quanti seguono, oltre a quello italiano, il panorama fumettistico statunitense alcuni ricorderanno una serie della prima metà degli anni novanta, scritta da Kurk Busiek e disegnata da Steve Oliffe con uno stile volutamente molto simile a quello di Steve Ditko: Untold Tales of Spider-Man. Non sappiamo se anche Boselli abbia letto quella serie e ne possa avere tratto spunto; c’è da scommettere, però, che la stessa sia stata ben presente a Simone Airoldi (già direttore generale di Panini Comics e da qualche anno in forza alla SBE), apparentemente primo promotore della nuovo mensile sul principale personaggio della casa editrice. La premessa delle due serie, seppure apparentemente appartenenti a universi fantastici lontanissimi (ma neppure tanto, visto il recente annuncio di prossimi crossover tra la SBE e la DC Comics…) è la stessa: nulla di quanto è già stato raccontato viene modificato, né si è ritenuta l’utilità di un remake (come, ad esempio, in un albo de Il Grande Diabolik). L’obiettivo è più ambizioso e, al contempo, stuzzicante: raccontare ciò che è successo "mentre", tra una storia e l'altra e, perché no, tra due vignette, valorizzando, magari, una frase buttata lì, in uno dei secchi dialoghi di Gian Luigi Bonelli.
Nei mesi a venire, quindi, avremo storie che, probabilmente senza seguire un ordine cronologico, si innesteranno nella pur sfilacciata continuity del Tex delle origini, stringendone le maglie, mostrando ciò che è stato solo accennato od intuito: naturalmente non sarà possibile che Tex incontri Carson o Mefisto prima di quanto stabilito nel canone della serie classica. Un abile sceneggiatore come Boselli, tuttavia, saprà ben sfruttare l’apparente limite in un punto di forza, mostrando Kit in azione o Dickart progredire nella sua conoscenza della magia oscura senza incrociare il protagonista, donando ulteriore spessore a personaggi già memorabili.

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La storia
Roberto De Angelis ai disegni, dopo il Texone di qualche anno fa, dimostra di mostrarsi a suo agio nel vecchio west come nel mondo futuribile di Nathan Never: è evidente, peraltro, la differenza del tratto usato dall’autore napoletano, che riesce sia a rendere un giovane Tex decisamente credibile (ad esempio a pagina 53 è facile immaginare l’evoluzione del ventenne nel roccioso quarantacinquenne che tutti conoscono) che a ritrarre meravigliosi paesaggi assolati, usando non più le classiche pennellate sgranate ma un tratteggio capace di rendere al meglio il netto contrasto tra luce ed ombre.
Non volendo svelare nulla della vicenda dipanata tra le pagine del primo numero, possiamo però dire che sia i vecchi che i nuovi lettori troveranno di che essere soddisfatti: in particolare l’appassionato storico scoprirà ammiccamenti al “Totem misterioso” (le cui vicende si svolgono successivamente e di cui scopriremo alcuni antefatti, oltre al background di alcuni personaggi “minori”, come Dente di Lupo ed una giovane indiana, la cui identità non è difficile indovinare, avendo anche l’onore di comparire nel frontespizio...) e un protagonista che ha già tutti i tratti distintivi dell’uomo maturo (anche se, si spera, con il proseguire della serie, pur senza demolirne i caratteri fondamentali, potremo vedere qualche “incidente di crescita”); i nuovi lettori apprezzeranno il ritmo della narrazione, ben bilanciato tra momenti dialogici, scene d’azione e serrati cambi di scena, favorito dal minor numero di pagine. Forse quest’ultimo - 62 tavole, quasi la metà della serie classica, a fronte di un prezzo quasi identico - è però l’unico, vero limite della storia e, in prospettiva, della serie, restando alla fine dell’albo l’impressione di una cesura imposta dal formato più che scelta (non a caso Boselli ha anticipato che alcune storie saranno poi riproposte in volume, veste che certamente valorizzerà al meglio trame pensate per svilupparsi su 250/300 tavole).
In definitiva un esordio ottimo sotto quasi tutti gli aspetti, che lascia nel lettore la voglia e la curiosità di leggere il prosieguo della storia.

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