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Gianluca Vici

Gianluca Vici

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Le storie di Guerra di Garth Ennis 4: 1943-44: Germania / Italia, recensione

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Il quarto volume de Le storie di guerra di Garth Ennis ci porta negli anni finali del Secondo Conflitto Mondiale, a cavallo tra il 1943 e il 1944, sul fronte italo tedesco.

La prima storia che apre il volume è Castelli in aria, per i disegni del duo Matt Martin e Keith Burns, titolo quanto mai azzeccato non solo per il gioco che Ennis fa con il protagonista, quanto per il peso che le "fortezze volanti" B-17 ebbero nello scacchiere aereo durante il conflitto.
Migliaia di questi colossi solcavano i cieli dell'Europa soggiogata dal regime nazista, ingaggiando furiosi e spettacolari duelli contro la temibile Luftwaffe. Attraverso il nostro protagonista, il Sergente Wetmore, Ennis forse firma quella che è la migliore storia di guerra aera dell'intera serie. Non solo approfittando della perizia tecnica di Martin e Burns per quanto riguarda la precisione dei mezzi mostrati, requisito che i disegnatori di questa collana devono possedere assolutamente, ma anche per mettere in mostra scene di rara potenza cinetica e drammatica. Gli scontri sono veloci e sempre spettacolari, sembra quasi di sentire il peso immenso dei B-17 sotto le mani dei piloti.
Inquadrature studiate nel dettaglio, di fortissimo impatto scenico, come l'incidente alla prima missione, trasmettono sensazioni viscerali, esaltanti ma al contempo tragiche e terribili.

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Ennis sembra voler più volte spostare l'attenzione da Wetmore ai potenti mezzi aerei e questo genera, durante la lettura, le stesse sensazioni già provate nell'altro racconto dedicato principalmente alla guerra aerea, Lo squadrone dei vampiri, presente nel primo volume. Il tema gli sta evidentemente molto a cuore, al punto che, come nel precedente racconto, la storia del nostro protagonista sembra più un contorno agli eventi storici, un mezzo forse poco raffinato per portarci dritti sul quel fronte che tanto preme di mostrarci con la giusta dose di drammaticità storica, ma senza negarsi e negarci quella spettacolarità tipicamente hollywoodiana di quando ci viene raccontata la Seconda Guerra Mondiale.

Decisamente meno macchinose rispetto a Lo squadrone della morte, le vicende di Wetmore, pur non brillando, si lasciano seguire fino allo scontato finale. Scontato almeno in parte, perché è anche vero che spesso questi soldati, saliti poi sull'ara degli eroi, non avevano per forza vite avventurose o chissà quali incredibili peripezie romantiche da raccontare. Uomini comuni, soldati che facevano il proprio dovere, un dovere spesso così arduo da trasformarli in leggenda.
Peccato per alcune lacune proprio nelle fasi più personali e intime della vicenda, a causa di alcune cadute di stile da parte di Martin e Burns. Là dove l'azione e la precisione tecnica la fa da padrona le poche incertezze passano in secondo piano, diventando invece evidenti nei contesti più narrativi. Poche cose, ma che rendono visibile il passaggio da un disegnatore all'altro durante la lavorazione.

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La seconda storia ci porta dritti in Italia, durante l'avanzata lungo lo stivale per far indietreggiare i tedeschi e riuscire a prendere Roma.
Gli imboscati del D-Day, per i disegni di John Higgins, non è un titolo scelto a caso. Fu un vero tormento invece per quei soldati che, impegnati in scontri terribili contro la Wehrmacht, venivano ingiustamente accusati di spassarsela sotto il caldo sole del Bel Paese, a causa di una non mai confermata dichiarazione al parlamento britannico della Viscontessa di Astor, mentre il resto delle truppe tentava l'invasione dell'Europa, liberando la Francia palmo a palmo per puntare poi verso Berlino. Dichiarazione più volte smentita, mai provata, nata forse solo da dicerie e dalla percezione, errata, che l'invasione dell'Italia sarebbe stata una passeggiata rispetto alla Francia.

Sono questo genere di storie quelle nelle quali Ennis riesce a incastrare meglio interesse nei personaggi ed eventi storici, senza pendere per forza verso i secondi. Anche i dialoghi in questa occasione risultano decisamente più consoni e contestualizzati rispetto ad altri racconti della collana.
Una bella, bruttissima storia di fedeltà agli ordini e disperazione, che ci mostra come la scampagnata di salute italiana fosse invece il più tipico e terribile inferno dell'Europa occupata. Forse un maggior approfondimento di alcuni personaggi, magari mostrandoci più scorci del loro passato, e allungando una storia che sembra compressa e che avrebbe meritato più tavole per svolgersi, ci avrebbe regalato una delle migliori storie di guerra a fumetti di sempre. Così come l'eliminazione di un paio di scenette un po' troppo comiche, che appaiono sin da subito ben poco in linea con l'atmosfera della vicenda.

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Arrivati al quarto volume di questa serie, Le storie di guerra di Gareth Ennis si dimostra come la miglior proposta di fumetto bellico dopo anni di silenzio sul genere. Permangono delle perplessità, specialmente nel modo nel quale Ennis ci racconta queste storie, come se troppo spesso queste fossero ricamate intorno, quasi di forza, ad immagini di rara potenza ma decontestualizzate, quasi frutto della semplice suggestione.
E nonostante questo limite, chiuso il volume, il pensiero continuerà a tornare agli imboscati del D-Day.

Bugs Comics approda in edicola con Samuel Stern. Intervista all'editore

Siamo tornati a parlare con Bugs Comics riguardo la loro nuova testata, Samuel Stern.
Ora che il sipario è stato finalmente sollevato, le domande e le curiosità su questo nuovo horror, che competerà nella furiosa arena delle edicole, iniziano ad essere veramente tante. E nonostante non siano trapelati dettagli precisi sulla trama e sul genere di avventure che il nuovo eroe presto ci farà vivere, siamo comunque riusciti a scalfire il velo di comprensibile vaghezza e conoscere quello che è stato il processo creativo e l'ispirazione che ha dato il via a questa nuova realtà del panorama del fumetto italiano.
Insieme a Gianmarco Fumasoli e a Massimiliano Filadoro andiamo a conoscere la genesi del nuova creatura direttamente tra le mura della casa editrice.

Gianmarco, avete da poco presentato Samuel Stern, l'ingresso di Bugs Comics nel circuito delle edicole. Come e perché è maturata la scelta di aprirsi su questo mercato, che sembra essere l'incubo e il sogno dell'editoria a fumetti italiana.
Buongiorno Gianluca, grazie come sempre per lo spazio che ci dedicate e un saluto a tutti i lettori di Comicus. Ci tengo anche a sottolineare che abbiamo risposto a 4 mani alle tue domande, io e Massimiliano Filadoro. Assieme abbiamo dato vita a Samuel e Massimiliano ne è anche il curatore ufficiale.
Credo che sfogliando i nostri prodotti, le riviste con le quali abbiamo iniziato, la risposta si scriva da sola. La produzione principale della BUGS rappresenta un prodotto che nella forma e nelle intenzioni potrebbe tranquillamente essere portato in edicola, magari cambiandone l’allestimento per l’occasione. La crescita della casa editrice ha portato e porterà a una differenziazione maggiore che vedrà un suo sviluppo di prodotti e punti vendita nei prossimi mesi ma noi nasciamo raccontando storie in B/N che potrebbero tranquillamente essere veicolate attraverso il canale delle edicole. Da sempre uno dei nostri obiettivi, se la crescita l’avesse permesso, era arrivare in edicola.

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Non possiamo negare che lo "strillo" del vostro nuovo fumetto ci abbia strappato un sorrisetto compiaciuto, "L'incubo ha un nuovo avversario". Il guanto di sfida è andato dritto al re dell'horror in persona e non possiamo che domandarci se è stata una scelta voluta o solo un caso, dovuto alla storica passione di Bugs Comics per il genere.
Bella domanda. L’horror è sicuramente uno dei cuori pulsanti della BUGS ed era logico, dovendo scegliere un genere per le edicole, approcciare questo. In linea di massima però tutti noi siamo cresciuti con dei riferimenti specifici di genere. Riferimenti che abbiamo amato e ci sono d’ispirazione. Infine credo che l’incubo sia grande e grosso e potrà pur permettersi più di un avversario, o no? Altrimenti che incubo sarebbe?

Torniamo alla "sfida" delle edicole, la spinosa e annosa questione della visibilità tra decine di proposte in spazi limitati. È qualcosa che, insieme alla distribuzione, può mettere una certa apprensione.
Tutto mette apprensione ma tutto è proporzionato. Nelle librerie di varia o nelle fumetterie, il numero dei prodotti presenti e lo spazio a disposizione sono in proporzione tra loro. Lo spazio oggi è limitato in qualsiasi punto vendita e per assurdo, nelle edicole, potrebbe esserlo meno che in altre vetrine.
Si parla di mercato saturo, di edicole in crisi e di cambio di rotta ma di fatto i principali prodotti nazional-popolari a fumetti proseguono il loro incessante cammino in quello specifico punto vendita. In quest’ottica la doppia importanza di un canale come questo.
Da un lato le edicole sono quelle dove un certo tipo di fumetto dimora e il lettore è abituato a trovarlo, dall’altro la loro capillarità permette un operazione che vada diretta all’acquisto consapevole e non casuale. Oggi viviamo un periodo dove il nostro cervello è bombardato da continui input e l’importanza di diminuire la distanza temporale e fisica tra messaggio e prodotto è fondamentale; quando il lettore viene a sapere dell’esistenza di Stern, dovrà trovarlo facilmente e nei tempi a lui congeniali.
In edicola fai due passi e ci arrivi ed è il modo migliore e più rapido per farti trovare un prodotto. Non bisogna puntare solo ed esclusivamente a chi va, oggi, in edicola, ma dobbiamo portare nuovi lettori consapevoli nel punto vendita; altrimenti è una sfida persa in partenza.

Samuel, l'uomo, il personaggio, il suo mondo. Siamo tutti molto curiosi di poterlo finalmente avere tra le mani. Cosa puoi raccontarci di lui, che non ci spoileri troppo (anche se qualche piccolo spoiler è sempre gradito).
Samuel è un uomo normale capace di fare cose… un po' strane. Sarebbe il primo a sorridere, senza nascondere una certa irritazione, se chiamassimo "poteri" queste sue particolarità. Forse l'unica vera qualità che Samuel Stern potrebbe ammettere di avere è quella di saper ascoltare gli altri. Ascoltare e saper vedere nel fondo delle loro anime, dove si annidano le ombre, e i mostri. Mostri a volte meno spaventosi di quelli che camminano alla luce del sole.
Samuel Stern vive a Edimburgo e lavora in una libreria. Tratta edizioni rare e d'epoca, quindi ha una cultura bibliofila non indifferente (anche a cominciare dalla valutazioni della carta, delle copertine, etc.). Questo suo lavoro lo vede viaggiare spesso per valutazioni di libri d’antiquariato e di librerie di privati, per vendita o acquisto di libri importanti (collezioni private, aste) anche per conto terzi. Per noi era importante dargli un mestiere che non fosse strettamente legato ad attività istituzionali che rendessero scontato il suo coinvolgimento nei “casi” che per forza di cose saranno protagonisti delle sue avventure. Sicuramente è più difficile essere chiamato in causa ma ci piace così.
Stern ha comunque un passato, un presente e un futuro, tutto raccolto in una bibbia di oltre 80 pagine realizzata da me, Massimiliano e da Fabrizio Des Dorides che ha curato lo studio grafico dei personaggi. Abbiamo lavorato così tanto su Stern che ormai è lui a scrivere le sue storie; a obbligare l’autore a scegliere un percorso specifico al posto di un altro.

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Come è stato lavorare per la prima volta su di una serie come questa, con quel formato, quel numero di pagine, quella struttura tanto cara al fumetto italiano. Deve essere stata una bella sfida.
Il vero incubo. Altro che quelli di Samuel. E’ stata e sarà una bella sfida nei prossimi mesi. Stare dietro con largo anticipo alla mensilità del prodotto, seguire più storie contemporaneamente che debbono essere legate tra loro senza perdere di vista i personaggi, il loro modo di interagire e di porsi nei confronti del mondo che li circonda e contemporaneamente rispettare il lavoro e le peculiarità di ogni singolo autore non è una cosa semplice. Questo forse è l’aspetto più difficile.
Avere un personaggio con una forte identità editoriale vuol dire dover scendere a maggiori compromessi tra quello che un autore vorrebbe scrivere e quello che invece può scrivere, mantenendo intatto e invariato la particolarità del suo lavoro, quella cifra stilistica che lo rende “autore”.

I disegnatori di Samuel Stern.
Approfitto della domanda per fare una panoramica sugli “autori” che stanno lavorando al progetto. Io e Massimiliano ci siamo occupati delle prime storie. Dopodichè sono subentrati nuovi sceneggiatori che hanno preso il testimone e stanno lavorando sulle storie successive alle prime 5. Il primo è Luca Blengino ma molti altri nomi sono stati coinvolti.
Per quello che riguarda invece i disegnatori abbiamo Luigi Formisano sul numero 1, Luca Lamberti sul 2 e poi annunceremo nei prossimi mesi i prossimi autori. Colgo l’occasione per un piccolo spot. Seguite Samuel su facebook e instagram: @samuelstern.bugscomics.

In una frase, cosa è per te Samuel Stern.
Massimiliano: Una porta aperta nel buio in una casa che non esiste.
Gianmarco: Non è semplice perché per me Samuel vuol dire tante cose sia personalmente che lavorativamente parlando ma se dovessi riassumere tutto in una frase direi, forse banalmente: “La rappresentazione della meraviglia che mi colpisce ogni volta che penso al lavoro che faccio”.

Aliens Grandi Maestri 1, recensione: le storie classiche dei grandi artisti

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Nello spazio nessuno può sentirti urlare.

In questo 2019 compie gli anni - quaranta per l'esattezza - Alien, e mentre ci apprestiamo a festeggiare con gioia una delle più abominevoli e terrificanti creature che, per sempre ormai, hanno segnato il nostro immaginario horror e fantascientifico insieme, ripercorriamo per un momento la genesi della mostruosa creatura nata dalla mente dell'artista svizzero H.R. Giger e portata al successo planetario da Ridley Scott, prima di immergerci nel magnifico volume della Saldapress.

Tutto viene partorito, quasi come lo vediamo, da Giger per il suo volume di litografie Necronomicon IV, dove è già possibile incontrare questa creatura dalla spiccata ispirazione fallica che diverrà la base del nostro Xenomorfo. L'opera colpisce Scott che, su consiglio di Dan O'Bannon, assume l'artista con il compito di disegnare la terribile creatura aliena protagonista del film. Il resto è storia. Un successo enorme, battuto quell'anno al botteghino solo da Kramer contro Kramer per pochi milioni, un Oscar per i migliori effetti speciali, merito anche del nostro grandissimo Carlo Rambaldi e della sua testa di Alien animatronica, un Saturn Award e un premio Hugo più una serie di altri riconoscimenti e candidature.
Immancabili i sequel, tra i quali quel secondo episodio diretto da James Cameron che non solo espanderà l'universo narrativo, ma sarà a sua volta, e per motivi diversi, destinato a diventare un classico senza tempo che avrebbe finito per influenzare l'immaginario derivato dalle pellicole più dell'illustre predecessore.

Tra le tante declinazioni il fumetto riuscì a ritagliarsi un suo posto particolare nel cuore dei fan dello Xenomorfo. Partiti alla fine del 1987, se escludiamo le trasposizioni dei due film, la serie a fumetti di Aliens (si, da ora in poi con la esse finale, a dimostrazione di quanto peso abbia avuto il sequel) edita da Dark Horse catturò subito l'attenzione dei lettori. Non tutti grandi saghe, non sempre coerenti, con tentativi più o meno riusciti di continuare la storia, e comunque narrativamente più validi di quello che ci propose Hollywood in seguito sul grande schermo.
Le pubblicazioni, spesso divise in miniserie, riscossero un discreto successo e, anche se con cadenza altalenante, produssero alcuni piccoli gioielli che videro la luce anche in Italia nei primi anni '90 per i tipi dell'allora News Market.

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Saldapress propone ora una nuova linea di volumi intitolata Aliens Grandi Maestri nei quali vengono raccolte alcune delle migliori storie mai pubblicato sugli Xenomorfi, diventate nel tempo particolarmente amate dai lettori e scritte e disegnate da alcuni dei più grandi maestri del fumetto che si sono avvicendati nella pubblicazione.
Apre il primo volume la storia Alchimia, scritta da John Arcuri e disegnata da Richard Corben. Il tratto unico e riconoscibilissimo di Corben si sposa a meraviglia con l'avventura scritta da Arcuri dove deliri mistico-religiosi si mischiano all'orrore della "punizione" rappresentata dalla creatura in un crescendo di morti e personaggi grotteschi dove il nemico non è solo il mostro. Tra un mondo isolato e il solito equipaggio in astronave in cerca della nave precipitata sul pianeta, si intesse una storia claustrofobica e malata, delirante e cattiva che fa la gioia del miglior Corben e dei suoi orrori. Insomma, il miglior modo di aprire il volume.

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Sempre di Arcuri, ma sui disegni del bravissimo Paul Mendoza, Alieno è non solo un'espansione dell'universo narrativo di Aliens ma un gradevole ed inaspettato ribaltamento dei ruoli dell'alieno, questa volta rappresentato letteralmente da ogni personaggio che appare nel racconto. Anche qui la parabola dello Xonomorfo è occasione per trattare temi importanti, come la religione in Alchimia o la necessità di emergere nella propria comunità. Arcuri è particolarmente a suo agio nel mondo di Alien e le sue storie finiscono sempre per lasciare qualche pensiero al lettore, prova della grande qualità di molta della produzione a fumetti del franchise.

Earth Angel di John Byrne è invece un interessante omaggio ai B-Movies sugli ufo degli anni '50 e '60 in salsa di Xenomorfo e dischi volanti. L'orrore inaspettato dallo spazio si fa strada nella piccola comunità, la situazione precipita e intervengono i militari. Il nostro amato Xenomorfo fa bella figura di sé come mostro da Drive In e il colpo di scena finale strappa un sorriso, anche se a guardarlo oggi risulta un po' gratuito e buttato via.

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Linea di confine, per i testi di Darko Macan e i disegni di Tommy Lee Edwards, è forse da considerare un omaggio alla parabola del Vietnam del secondo Aliens di Cameron, qui con tanto di giungla fitta e terribile dove si nasconde la morte. Opera che forse personalmente avremmo scartato non certo per la qualità, alta e indiscussa, quanto per un concetto che in realtà avrebbe potuto svilupparsi lontano dalla storia breve. Più una suggestione che un pezzo di storia di Alien.

Sempre Mancan, per i disegni di Frank Teran, firma 45 secondi. Anche qui storia breve con plot twist finale telefonatissimo che gioca sulla suggestione dell'incubo e della paura. Dimenticabile.

Cacciatori di teste di Mike W. Barr per gli splendidi disegni di Gene Colan, che solo con i chiaro scuri delle sue magnifiche matite ci mostra il lato "lavorativo" della caccia allo Xenomorfo, è una storia che ha il grosso della sua forza più nei disegni che nella narrazione, mentre Razziatori del grande e flessibile Arcuri ci porta a sorridere di gusto con l'orrore attraverso la mano felicissima di Simon Bisley. Arcuri ha la capacità di saper adattare la sua sceneggiatura in funzione del disegnatore che la realizza. Bisley, come c'era da aspettarsi, ci offre immagini e inquadrature di rara bellezza e potenza, un senso di mondo alieno vivo e un gusto per il grottesco che rende alla perfezione il senso di commedia nera scritta da Arcuri. Il ribaltamento totale ma non scontato della situazione, la simpatica presa di coscienza che in quell'universo forse ci sono creature inconsapevoli di essere peggiori del peggior incubo.

Saldapress riapre la caccia allo Xenomorfo in grande stile mostrandoci quell'universo così amato dai fan perduto strada facendo dai film. Aspettiamo con trepidazione gli altri volumi della collana e speriamo che ci riportino le grandi saghe che hanno reso Alien, androidi e la Weyland Yutani Corp. dei nomi familiari del panorama fantascientifico moderno.

Le storie di Guerra di Garth Ennis 1: 1939-40: Spagna/Inghilterra, recensione

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Eccoci alla nuova ristampa, per i tipi di Saldapress, de Le Storie di Guerra di Garth Ennis. Chi vi scrive ha sempre subito il fascino delle storie, spesso sconosciute e incredibili, che dietro la Storia - quella con esse maiuscola - si nascondono e ci parlano di uomini o di oggetti divenuti leggenda quali gli Spitfire e i caccia Messerschmitt.
Proprio su questo genere di storie prende il via la collana mostrandoci gli eventi drammatici della Seconda Guerra Mondiale attraverso gli occhi di quelle persone che l'hanno combattuta, con fede cieca alcuni, per necessità altri. Intimamente odiata da tutti tranne che per qualche fanatico superiore lontano dalle prime linee. E con queste persone, spesso comuni cittadini, che si apre il volume.

Condor, per i testi di Garth Ennis e le matite di Carlos Ezquerra, è proprio quel genere di racconto dove i grandi eventi sono solamente il sottofondo delle tragedie personali di chi li vive.
Siamo in Spagna, un gruppo davvero mal assortito di contendenti, tra comunisti sognatori, fascisti anti-monarchici (e sognatori), piloti e soldati. Una lunga, lunghissima notte che li vede lì, stremati e perduti, nascosti nel cratere di una bomba aspettando che il caos là fuori cessi per non rischiare di alzare la testa e vedersela saltare in aria, magari da parte del fuoco amico.
Storie e motivazioni umane, lontane dalla retorica tuonante dei grandi leader europei che, disperatamente, tentavano di fermare l'avanzata di Adolf Hitler. Eppure eccolo lì con noi il pilota della Luftwaffe, indiscutibilmente un nazista, indiscutibilmente un aggressore, ma al tempo stesso uomo dalle origini umili, guerriero nobile che non infierisce sull'avversario e, fondamentalmente, uomo sfamato da quel Führer che ora gli permette di realizzare il sogno della sua vita, volare. Ed è questo il punto, nonostante sia facile sulle cartine delle grandi battaglie distinguere i "buoni" dai "cattivi", nella realtà le persone non sono così semplici da classificare. L'irlandese fascista è un pazzo criminale, il pilota un nobile guerriero ma anche un uomo che cassa la sua responsabilità dietro l'egoismo di aver ottenuto quello che vuole. Anche il compagno inglese, comunista combattente contro Franco, il più facile da appoggiare all'inizio, è un inglese razzista contro gli irlandesi e le sue motivazioni sono più nella sua testa che nella sua pancia.

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Questo è quello che tenta di fare Ennis, mostrarci gli uomini di quella guerra, essere umani in tutto e per tutto simili a noi. Ma pur sempre uomini di guerra, soldati se va bene, animali feroci spesso.
Dal canto suo, Ezquerra è sicuro nel suo stile ma perde con la colorazione: forse, un più marcato bianco e nero avrebbe reso maggiore giustizia all'artista. Ottime le caratterizzazioni dei protagonisti ma non tutti gradiranno il suo stile che tende, delle volte, ad esasperare alcuni tratti.

Purtroppo però c'è qualcosa che proprio non funziona e che rende Condor lontano dall'opera che poteva realmente essere. I dialoghi, che soffrono di eccessiva retrospettiva storica, sono spesso troppo lunghi là dove la vignetta risulta più che sufficiente a rendere la drammaticità di alcune situazioni. Anche l'incedere della lunga chiacchierata soffre di modi di parlare che non sfigurerebbero in un poliziesco ma che sembrano, in questa storia, i dialoghi di un tv movie di stampo bellico da prima serata.
Problema, questo dei dialoghi, che in parte è presente anche nella seconda storia del volume, Lo squadrone dei Vampiri, sempre di Ennis per le matite di Tomas Aira.

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Ci spostiamo in Inghilterra, tra gli assi del volo della RAF, impegnati a combattere con tutti i mezzi le incursioni della Luftwaffe. Una storia vera quella dello Squadrone dei Vampiri, come veri sono anche i protagonisti di Condor, che ci mette davanti al più classico manipolo di eroi improbabili, ubriaconi e violenti visti e rivisti decine di volte.
Ed è questo il punto con i racconti storici, a meno di non possedere interviste e chiacchierate con i diretti interessati, il lavoro dello sceneggiatore si realizza in quella zona grigia tra testo di storia e rapporti ufficiali del periodo. E, non disponendo quasi mai di diari e memorie personali, si intesse la trama in quella zona, delle volte maledettamente stretta. E di questo Lo Squadrone dei Vampiri ne soffre particolarmente. Anche qui troppe incertezze nei dialoghi, troppa consapevolezza storica che si avverte leggendo e che era ben lontana dalle teste di chi allora combatteva. E questo è un discorso che vale sempre, anche riguardo le guerre attuali.

La storia, che sembra volersi sviluppare come un colossal cinematografico spettacolare e ricco d'azione, frena a metà in eccessive lungaggini, troppe considerazioni per tratteggiare personaggi che sono sempre troppo occupati nell'azione per poterlo fare da sé. Situazioni personali che appaiono però slegate da tutto o che cercano di infilarcisi di forza.
A poco aiuta in questo caso la lucidità e la grande perizia storica di Ennis, il suo sereno e sconsolato tratteggiare di certi atteggiamenti, quali l'antisemitismo, oggi facilmente additabile ai tedeschi, ma che era diffuso, quasi normale, in tutti i paesi europei.
Un racconto, dunque, confuso e in questo la mano di Aira non aiuta a causa di un tratto spesso approssimato nei volti dove invece il comparto tecnico di mezzi e velivoli è una pura gioia.

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Il primo volume de Le Storie di Guerra è un'opera meritevole soprattutto per la precisione di luoghi, eventi e situazioni, per le concitate scene d'azione e i combattimenti aerei che, forse, da soli valgono il prezzo del biglietto. Tuttavia, Ennis poteva elevare queste storie a paradigma del fumetto bellico, ma le troppe macchinosità e le incertezze nel ritmo dei dialoghi le rendono una lettura poco più che piacevole, ricca di approfondimenti con qualche guizzo di grandezza.

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