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Strangers in paradise. 25 anni dopo, recensione: il breve ritorno del classico di Terry Moore

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Ebbene sì, sono passati già venticinque anni da quando Terry Moore fece timidamente il suo esordio sulla scena fumettistica statunitense con un’opera anomala, molto lontana dal gusto e dalle mode del periodo, ma che presto avrebbe raccolto uno zoccolo duro di fan agguerritissimi, ancora oggi molto numerosi.
Nata nel 1993 come miniserie di tre numeri per la piccolissima Antarctic Press, Strangers in Paradise traslocò presto presso gli Abstract Studios, una casa editrice fondata da Moore stesso, dove la serie rimase fino alla sua conclusione, nel 2007. L’autore texano, intenzionato a seguire le orme di altri due suoi celebri colleghi, Dave Sim e Jeff Smith, decise infatti di non appoggiarsi alle big Marvel e DC, ma neanche alle emergenti Dark Horse e Image, e di autoprodurre la sua creatura, in modo da mantenerne il controllo totale.

Dei tre autori citati, però, solo Sim (che è stato anche il mentore degli altri due, dato che iniziò la sua attività di fumettista indipendente fin dal 1977) rimase fedele ai suoi propositi iniziali e i 300 numeri del suo Cerebus vennero interamente pubblicati dalla minuscola Aardvark-Vanaheim, di proprietà sua e di sua moglie. Sia Moore che Smith, infatti, vennero travolti dalla crisi che investì il fumetto americano a metà degli anni Novanta e le rispettive case editrici (quella di Smith si chiamava Cartoon Books, sotto la cui etichetta uscì fin dal primo numero Bone, la sua serie più nota) si ritrovarono presto senza un distributore. Ad aiutarli arrivò l’Image, che pubblicò per un breve periodo entrambe le serie (per la precisione, Strangers in Paradise apparve nella sotto-etichetta Homage, un altro tentativo di Moore di conservare la propria indipendenza), un tempo necessario ai due autori per recuperare la visibilità perduta, potendo, così, tornare, dopo pochi mesi, all’autoproduzione.

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Un giovane lettore americano di oggi, in un mercato dove, ormai, trovano spazio opere di ogni tipo (grazie agli ingenti investimenti di piattaforme streaming e studios hollywoodiani sempre pronti ad accaparrarsi i diritti di nuove serie, da adattare per il grande e per il piccolo schermo), troverà, probabilmente, difficile capire quanto sia stata coraggiosa, allora, la scelta di Moore e soci, quando essere indipendenti voleva dire davvero poter contare solo sulle proprie forze. Ma, d’altra parte, quale altra strada, se non l’autoproduzione, poteva intraprendere il cartoonist americano, per vedere pubblicata la storia di un semplice triangolo amoroso (quello che si crea tra le due protagoniste, la romantica e impacciata Francine Peters e l’energica e irrequieta Katina “Katchoo” Choovanski, con il timido e gentile David Qin a fare da terzo incomodo) in un momento in cui solo i supereroi sembravano poter catturare l’interesse del pubblico? Perché è questo che raccontava, di fatto, Strangers in Paradise, nonostante i lunghi intermezzi a metà tra il thriller e la spy-story, che, di frequente, interrompevano le scaramucce amorose dei tre. Francine, Katchoo e David erano persone reali: i loro dubbi, le loro paure, le loro reazioni, erano quelle di ognuno di noi, raccontate, però, con una profondità e con un’intensità che aveva pochi eguali nel fumetto, non solo americano.

Come dar torto, quindi, a tutti gli appassionati, che si sono entusiasmati non appena hanno appreso la notizia che Moore avrebbe proseguito le vicende dei loro beniamini? Ma, che questi nuovi episodi siano un reale seguito della serie originale è vero solo in parte. Le emozioni, i sentimenti, quello che, in poche parole, aveva reso Strangers in Paradise quel piccolo cult, il cui ricordo è ancora vivo nella memoria di tanti lettori, anche italiani (nonostante la travagliata vita editoriale nel nostro Paese, dato che l’opera, prima di arrivare nelle capaci mani di Michele Foschini e di Caterina Marietti e della loro Bao Publishing, era passata in pochi anni attraverso ben quattro editori) vengono lasciati un po’ in disparte, anche se, nei brevi momenti in cui emergono, regalano nuovamente al lettore la magia dei passaggi più riusciti degli episodi precedenti. Naturalmente, in questo modo, a farne le spese è Francine, il personaggio maggiormente legato al lato sentimentale della serie, che compare solo in una manciata di vignette: una scelta che scontenterà parecchi fan, nonostante una Katchoo più esuberante che mai e sempre nel vivo dell’azione.

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L’impressione che si ha alla fine del volume, infatti, è che Moore abbia voluto a tutti i costi tornare a utilizzare i suoi personaggi più noti, nonché quelli a cui si sente maggiormente legato (come lui stesso dichiara alla fine del volume), ma che fosse intenzionato a raccontare una storia di tutt’altro tipo. Se ci dimentichiamo per un momento della serie originale, però, è proprio dal punto di vista della narrazione che a Moore non si può rimproverare nulla: la trama imbastita dall’autore texano, infatti, è molto ben congegnata, oltre che coinvolgente e decisamente intrigante. Una dimostrazione di come, nel tempo, Moore abbia notevolmente affinato le sue capacità di storyteller, riuscendo a eliminare quel modo di raccontare un po’ scontato e quelle incertezze che, talvolta, penalizzavano i primi episodi della serie. Quando, infatti, il torbido passato di Katchoo venne portato alla luce, in molti ritennero quella parte della storia la meno riuscita della serie. Quasi un riempitivo o un modo per tenere viva l’attenzione del lettore, in attesa che tutti i risvolti sentimentali arrivassero alla conclusione decisa dall’autore. D’altra parte, però, Moore ha dimostrato nei suoi lavori successivi di non volersi fossilizzare su un genere ben definito e, per quanto la parte sentimentale fosse sempre presente (soprattutto in Motor Girl, la sua serie più recente), erano altre le tematiche che il cartoonist texano aveva deciso di esplorare (la fantascienza, con abbondanti dosi di supereroismo, in Echo e l’horror in Rachel Rising). Quello che non è mai mancato, però, era il gusto per il mistero, il desiderio di scoprire le carte a poco a poco, in modo da tenere il lettore incollato all’albo fino all’ultima pagina. Ed è tale aspetto che caratterizza in maniera netta questo “finto” seguito, con una Katchoo che si trova improvvisamente invischiata in un complotto a metà tra il fantapolitico e il “fanta-archeologico” alla Indiana Jones (preferiamo non rivelare molto della trama per non rovinare la sorpresa ai lettori).

A rendere ancora più appassionante la vicenda, poi, contribuisce l’aperto utilizzo di molti personaggi comparsi nelle serie successive a Strangers in Paradise, che, sostanzialmente, rende ufficiale quello che Moore aveva finora solo suggerito in maniera più o meno scoperta in alcune brevi scene delle succitate serie, e cioè che tutte le sue creazioni condividono lo stesso universo narrativo (già ribattezzato “Terryverse”). Non solo, nella postfazione alla fine del volume, l’autore texano ammette chiaramente che questo nuovo capitolo di Strangers in Paradise sia effettivamente da considerare un preludio alla sua nuova serie Five Years, un autentico crossover dove tutti i personaggi partoriti dalla sua mente si uniranno per cercare di fermare la minaccia descritta in questo volume, che rischia di portare l’umanità verso l’olocausto nucleare.

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Un breve accenno ai disegni prima di chiudere, dove non si segnalano particolari novità rispetto a quanto visto nei lavori di Moore più recenti: il suo tratto ormai maturo è, pur nel suo minimalismo, più che sufficiente a descrivere l’intimità dei protagonisti, e il ricorrente uso dei primi piani garantisce quell’espressività che si perderebbe a seguito dello scarso dinamismo del suo segno (particolarmente evidente già a partire dalla staticissima sequenza di fuga delle prime pagine). Da segnalare, infine, il lento ma costante affrancamento da quelle piccole ascendenze schulziane (Moore è un fan dichiarato del papà dei Peanuts), che in passato contraddistinguevano distintamente le gag o i passaggi umoristici delle sue serie. Moore non rinuncia a queste sequenze, ma la deriva cartoonesca è sensibilmente ridotta rispetto ai suoi esordi.

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In arrivo il film di Strangers in Paradise

  • Pubblicato in Screen

La regista Angela Robinson (Professor Marston and the Wonder Women) sta collaborando con il fumettista Terry Moore per adattare la sua celebrata serie Strangers in Paradise che parla del triangolo amoroso fra Katchoo, e Francine e David con l'insolita aggiunta di elementi thriller.

Angela Robinson ha dichiarato: "È da oltre un decennio che voglio adattare Strangers in Paradise, dalla prima volta che l'ho letto e non l'ho posato mai più. Terry Moore scrive personaggi femminili reali con grande sensibilità. Con Strangers in Paradise tira fuori quasi l'impossibile - una sexy crime story con molto cuore. Non vedo l'ora di collaborare con lui!".

Terry Morre ha invece detto: "Angela ed io ci conosciamo da anni e ammiro molto la sua visione creativa. Fin dal primo giorno il nostro obiettivo comune era quello di portare Strangers in Paradise sul grande schermo. È una storia complessa che ho impiegato anni per scrivere e Angela l'ha compresa su ogni livello. Non vedo l'ora di iniziare!".

In Italia, la saga di Strangers in Paradise è pubblicata da Bao Publishing.

(Via SHH)

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Terry Moore realizzerà un crossover tra Stranger in Paradise, Motor Girl e Rachel Rising

  • Pubblicato in News

Che le storie di Terry Moore fossero collegate tra loro lo si sospettava da tempo e la conferma è arrivata quando personaggi di Strangers in Paradise apparvero in Echo. Esiste quindi una sorta di Terryverse, se così vogliamo battezzare questo universo narrativo ideato da uno degli autori di fumetti più importanti delle ultime decadi. E ora sembra che sia giunto il momento per un bel crossover tra tutte le testate realizzate dall'autore.

Nel 2018 ricorre il 25° anniversario di Strangers in Paradise, occasione in cui Moore tornerà a scrivere un pezzo del suo capolavoro. Successivamente ripartirà anche Rachel Rising con un fiammante #1 che indagherà i misteri lasciati irrisolti nella serie originale, come rivelato al San Diego Comic Con. ComicBook.com ha fatto quattro chiacchiere con il fumettista per sapere qualcosa riguardo ad un possibile crossover tra le sue serie, ecco la risposta:

"Credo di essermelo meritato. È come se avessi posizionato tutti i tasselli del domino e quindi si è ottenuto il diritto di farli cadere tutti; ho creato tutto questo incastro di personaggi e il giorno in cui potrò disegnarli tutti nella stessa scena sarà delizioso".

Ricordiamo che in tutte e tre le serie realizzate da Moore dopo Strangers in Paradise, compaiono personaggi di quella serie madre che fece debuttare l'autore nel mondo dei comics: in Echo troviamo Tambi Baker e Casey Femur, ma ci sono molti altri esempi che possono essere fatti.

E questa storia non potrà aspettare poi troppo: lo stesso Moore ha dichiarato di volerla realizzare prima del 30° anniversario, ossia prima di 5 anni a questa parte.

L'autore ha anche fatto riferimento alla possibilità di inserire nel numero finale di Motor Girl un collegamento diretto con il ritorno di Strangers in Paradise con l'inizio della storia di Katchoo e Francine presentata nell'ultima pagina del capitolo.

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Terry Moore tornerà a scrivere Strangers in Paradise

  • Pubblicato in News

Come ricorderete, Terry Moore ha da poco annunciato Motor Girl. La serie, a quanto pare, non sarà molto lunga in quanto lo stesso autore ha annunciato, durante la manifestazione Paris Comic Con, che nel 2018 tornerà a scrivere nuove storie di Strangers in Paradise in occasione dei suoi 25 anni. Sip, infatti, ha fatto il suo esordio nel 1993 ed è terminata nel 2007. In Italia, ricordiamo, le opere di Moore sono pubblicate da Bao Publishing.

Di seguito, la diretta della conferenza in cui l'autore annuncia il ritorno di Sip presa da Periscope.

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