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Spider-Man Collection 16 - La saga del costume alieno - Parte 2: recensione

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Il secondo dei due volumi di ristampe dedicati alla prima apparizione del costume alieno dell’Arrampicamuri, Spider-Man Collection 16, parte subito in quarta mostrandoci, già nella prima storia, la conclusione dell’arco narrativo pubblicato nel volume precedente (qui da noi recensito), che costituisce la prima fase della storia editoriale del simbionte, personaggio ripescato poi negli anni successivi per dare vita ad uno degli antagonisti più apprezzati del dell'uomo ragno: Venom.

La storia dal titolo “Finché morte non ci separi” scritta da Louise Simonson e Greg Laroque e tratta dal numero uno della serie Web of Spider-Man, terza collana del Tessiragnatele, lanciata nel 1985 per sostituire Marvel team-up e sfruttare il più possibile la popolarità del personaggio, è entrata di diritto nella leggenda di Spider-Man, inscenando la resa dei conti tra il nostro eroe e il simbionte, fuggito dalla prigione in cui era rinchiuso, costruita nella base dei Fantastici Quattro, e desideroso di tornare ad unirsi in modo permanente all’ospite umano che lo aveva respinto.
Mentre l’Uomo Ragno cerca di difendere la propria umanità e indipendenza dai tentativi del simbionte di possederlo, incappa in un improbabile gruppo di supercriminali di serie Z ispirati all’avvoltoio, chiamati i Vulturiani, e ferma il loro piano criminale senza troppa fatica. La presenza di questi personaggi serve a stemperare la tensione della storia che, invece, raggiunge il suo livello più alto quando un disperato Peter tenta il tutto per tutto per liberarsi dall’alieno ,portandosi vicino alle campane di una chiesa: il finale del racconto è noto (anche perché è stato trasposto con un fedele adattamento al cinema, in Spider-Man 3, capitolo conclusivo della trilogia di Sam Raimi) e non manca di sorprendere il lettore con un colpo di scena che conclude una storia adrenalinica e non invecchiata per nulla nel corso degli anni.

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Il volume prosegue presentando storie dal tono più soft, tutte tratte dalla collana regolare dell’uomo ragno, Amazing Spider-man, ma spesso realizzate da team creativi diversi rispetto a quello regolare della serie all’epoca (Tom Defalco e Ron Frenz). In particolare, spiccano due racconti scritti da Peter David, uno degli autori Marvel più apprezzati, che ha legato il suo nome a un lunghissimo ciclo di The Incredibile Hulk, oltre che a testate come X-Factor, Spider-Man 2099 (personaggio da lui co-creato con Rick Leonardi) e, naturalmente, Spider-Man.

Prima di ricevere l’incarico di scrivere The Spectacular Spider-Man (serie per la quale ha dato alla luce il bellissimo ciclo de La morte di Jean Dewolff, che proietta l'Uomo Ragno in un giallo con tanto di delitto all'inizio della storia, genere lontano dal tenore classico delle avventure del personaggio, ma in linea con quelle più rivoluzionarie sfornate alla fine degli anni '80), David si diverte a scrivere due storie spassose , proiettando il nostro eroe prima in un bizzarro inseguimento nei sobborghi della città per sventare un crimine di poco conto e poi nel bel mezzo di una grottesca contesa tra due supercriminali di mezza tacca, Frog la rana e Toad, e un aspirante eroe, Ragno Kid, per il ruolo di spalla (peraltro non voluta) di Spider-Man.

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I due racconti, disegnati da Bob Mcleod e da Sal Buscema assieme alla seconda storia del volume, realizzata da Craig Anderson e Paty Cockrum, incentrata anch’essa su un personaggio buffo chiamato Red 9 e sul rapporto dei supereroi e delle persone normali con la burocrazia, rappresentano un esempio di fil-in, racconti riempitivi che venivano commissionati ad autori diversi, quando quelli della serie regolare non erano in grado di rispettare le scadenze mensili, strappano al lettore più di un sorriso, mostrando che lo strumento del comic book dedicato ai supereroi può spaziare da un genere all’altro con efficacia, senza rimanere ancorato al cliché del tradizionale action.

Le restanti storie della raccolta, riprendono il ciclo di Tom De Falco e Ron Frenz di Amazing Spider-Man, nel quale i due autori continuano ad esplorare le conseguenze dell'evento Secret Wars sulla vita di Peter Parker: il nostro eroe, reduce dalla fine della sua relazione con la Gatta Nera, che gli aveva regalato una versione di stoffa del costume nero, per sostituire l’alieno rivelatosi una pericolosa minaccia, alterna le sue due uniformi e cerca di gestire le sue paure e le minacce alla città dovute al ritorno dell’Arcano sul nostro pianeta. Infatti, l’essere cosmico semidivino, attratto dalla curiosità verso il genere umano, decide di condurre esperimenti sociologici sugli abitanti della Terra, per studiarne le reazioni. Così, per esempio, trasforma in oro un intero palazzo di New York, scatenando l’avidità di Kingpin, che si vuole arricchire alle spalle della città e del governo federale, e i dilemmi morali di Spider-Man che entra in possesso di un bloc notes d’oro e non sa se trarne un vantaggio economico.
Intanto, l’Uomo Ragno deve spingersi oltre i suoi limiti per fermare Firelord, araldo di Galactus arrivato sulla Terra dallo spazio, che minaccia gli abitanti di New York per un equivoco e per sconfiggere Zarathos, demone che sfida il nostro eroe in una guerra psicologica, nell’ambito di una scommessa tra l’Arcano e il malvagio Mefisto, che ha per oggetto le sorti del mondo.

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Quanto al cast di comprimari, si nota la sempre più assidua presenza di Mary-Jane Watson che, dopo le rivelazioni dello scorso volume, costruisce con Peter un’amicizia sempre più intima, lo sforzo del Ragno per riguadagnare la fiducia di sua Zia May, rimasta delusa dalla sua decisione di abbandonare gli studi e l’incontro/scontro con la Volpe Nera, Slyde, Puma (di cui vengono approfondite le origini) e Silver Sable, mercenaria della nazione immaginaria della Symkaria, leader del Branco Selvaggio, che qui è alla sua prima apparizione.
Una menzione speciale merita la presenza di Crusher Hogan, wrestler visto solo per qualche vignetta nella prima apparizione dell’Uomo Ragno, Amazing Fantasy 15, di cui ora ci viene presentata la triste sorte. Un cameo che sicuramente fa sorridere tutti i fan di vecchia data del personaggio.

Spider-Man Collection 16 presenta un ciclo diventato ormai un classico dell’Uomo Ragno, con storie divertenti, ricche di azione che si rifanno alla tradizione supereroistica del decennio: non si tratta di una serie particolarmente innovativa, ma di sicuro è apprezzabile, poiché lo stile Marvel, creato dal recentemente scomparso Stan Lee e sinonimo di intrattenimento di qualità, è ben impresso nella mente degli autori, che lo fanno rivivere in ogni tavola, con disegni eleganti e rassicuranti nella loro classicità e testi didascalici ma solidi.

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Spider-Man Collection 12: Allo scoccare di Mezzonotte, recensione: L'uomo Ragno e i suoi fantastici amici degli anni '90

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La collana Spider-Man Collection pubblicata da Panini Comics sta alternando volumi che presentano il ciclo di J. Michael Straczynski a storie provenienti da diversi periodi della storia editoriale dell’Uomo Ragno. Tuttavia, la maggior parte di questi ultimi, ovvero 1/3 finora dell’intera proposta, ristampa cicli di inizio anni ’90: un numero considerevole considerando i 56 anni di vita del personaggio. I motivi principali di questa scelta possono essere vari:
1) le storie dell’epoca non sono state quasi mai più riproposte e quindi risultano alla stregua di una novità editoriale;
2) il pubblico che le leggeva all’epoca, ormai cresciuto e con buona disponibilità economica, è ben contento di una loro ristampa in volumi;
3) sono sì storie “classiche” ma appartenenti a un periodo recente e dunque ancora appetibili per un pubblico giovane.

Su Comicus abbiamo recensito tutte le proposte fatte in tal senso finora, ovvero Il ritorno dei Sinistri Sei, Il bambino dentro e La vendetta dei Sinistri Sei. Non potevamo, dunque, esimerci dal parlare di Allo scoccare di Mezzonotte uscito poche settimane fa. C'è da dire, a onor di cronaca, che esclusa Il bambino dentro – pietra miliare per il personaggio – le altre storie, compresa l’ultima, sono piacevoli e divertenti, ma di sicuro non indimenticabili.

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Allo scoccare di mezzanotte è una saga composta da sei episodi scritta da Al Milgrom e disegnata da Mark Bagley proposta in soluzione quindicinale come intermezzo al ciclo scritto da David Michelinie. L’editor Danny Fingeroth, infatti, aveva richiesto un’avventura in cui all’Arrampicamuri venissero affiancati alcuni degli eroi in ribalta in quel momento. E infatti, in ordine sparso, troviamo: Moon Knight, Darwhawk, Nova, Night Thrasher e il Punitore. Il gruppo così assortito si ritroverà a combattere contro l’organizzazione definita l’Impero Segreto che ha trasformato in un cyborg Mezzanotte, ex alleato di Moon Knight creduto morto da quest’ultimo. L’odio che Mezzanotte prova verso il suo ex-amico e la voglia di diventare leader dell’organizzazione lo rendono ambizioso e pericoloso e il gruppo di eroi, unito per necessità, dovrà affrontare a più riprese l’Impero Segreto e i suoi alleati vedendosela brutta.

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Milgrom scrive una vicenda corale che, al netto di qualche piccola ingenuità, funziona bene offrendo una sceneggiatura ricca d’azione. Mark Bagley, qui all’incarico che darà una svolta alla sua carriera, dimostra già una consapevolezza notevole e uno stile riconoscibile e dinamico.

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Il volume, oltre all’avventura sopracitata, contiene anche le due storie che precedono e le due che seguono la saga di Mezzanotte, entrambe scritte dallo sceneggiatore regolare di Amazing Spider-Man David Michelinie. Entrambe le vicende di apertura e chiusura del tomo sono indipendenti e slegate dalla saga principale. Le prime due storie, disegnate da Bagley, mostrano Nova e Spidey affrontare la Tri-sentinella e hanno un loro perché in quanto mostrano il componente dei New Warriors, protagonista anche della saga principale, stringere un legame più forte con Spider-Man. Meno giustificata, invece, le presenza delle due storie di chiusura, disegnate questa volta da Chris Marrinan, che hanno come unico legame logico il fatto che Spider-Man faccia team-up con un altro personaggio dell’epoca, ovvero Cardiac. Tuttavia, il loro inserimento sembra davvero superfluo e atto ad aumentare la foliazione di un volume comunque già corposo.

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Spider-Man Collection - Le Graphic Novel, recensione: il Ragno d'autore in un unico volume

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Il 1982 è un anno segnato da avvenimenti importanti per la cultura pop: al cinema escono pellicole destinate a diventare dei classici come E.T. – L’Extraterrestre di Steven Spielberg, Blade Runner di Ridley Scott e Conan Il Barbaro di John Milius. Esce Thriller di Micheal Jackson, che diventerà l’album più venduto della storia della musica. Ed è in quel fatidico anno che comincia la commercializzazione del mitico Commodore 64 e dei primi lettori Compact – Disc, che nel giro di pochi anni sostituiranno i vinili. Ma il 1982 è uno spartiacque anche nella storia del fumetto americano e della Marvel in particolare, grazie all’uscita del primo graphic novel della casa editrice, pensata per il circuito delle librerie specializzate: La Morte di Capitan Marvel di Jim Starlin. Il commovente racconto degli ultimi giorni di vita del Capitano Mar-Vell dell’impero Kree inaugurò infatti una collana longeva, completamente differente per ambizione a quanto pubblicato in precedenza dall’editore di Park Avenue South.

La gestazione di questa iniziativa editoriale fu lunga e laboriosa: Jim Shooter, il vulcanico editor-in-chief della Casa delle Idee, ne coltivava l’idea già dal 1979, dopo aver scoperto che i dati di vendita delle neonate fumetterie ormai erano in grado di rivaleggiare, se non superare, quelli delle edicole, il mercato tradizionale a cui la Marvel si rivolgeva pressoché in esclusiva fin dalla sua nascita. Altro fattore determinante che contribuì alla nascita dei graphic novel marvelliani fu l’influenza che il fumetto europeo cominciò ad esercitare sui creativi statunitensi, grazie soprattutto ad Heavy Metal, la rivista che pubblicava in USA opere di maestri del vecchio continente come Moebius, Enki Bilal, Caza, Philippe Druillet e Milo Manara, molte delle quali erano apparse precedentemente sulla prestigiosa Métal Hurlant. Si cominciò così a spargere la convinzione, tra gli editori di fumetti a stelle strisce, che il terreno per pubblicazioni più sofisticate degli usuali albetti usa e getta, stampati sulla famigerata carta da quotidiano newsprint, era ormai fertile. Shooter volle che i graphic novel griffati Marvel venissero pubblicate in un formato lussuoso, che ricordasse gli album delle bandes dessinées francesi, e che fossero stampati, per la prima volta nella storia della casa editrice, su carta patinata.

Offrendo un controllo creativo agli autori inusuale per la casa editrice, la collana Marvel Graphic Novel ospitò capolavori che sarebbero rimaste nella storia della Nona Arte, come la sopramenzionata Morte di Capitan Marvel, l’intensa X-Men: Dio Ama, L’Uomo Uccide di Chris Claremont e Brent Anderson e la sperimentale Daredevil: Amore & Guerra di Frank Miller e Bill Sienkiewicz; preludi a serie regolari di grande successo come New Mutants di Chris Claremont e Bob McLeod e Sensational She-Hulk di John Byrne; progetti originali come Raven Banner: A Tale of Asgard di Alan Zelenetz e Charles Vess e gemme dimenticate che meritano una riscoperta come Doctor Strange: Into Shamballa di Jean-Marc DeMatteis e Dan Green. Tra i personaggi Marvel ospitati nella collana, non poteva mancare ovviamente il simbolo dell’azienda, l’amichevole Uomo Ragno di quartiere che fu protagonista di ben 4 graphic novel tra il 1986 e il 1992: in ordine di pubblicazione, Hooky – Assenza Ingiustificata di Susan K. Putney e Bernie Wrightson, Vite Parallele di Gerry Conway e Alex Saviuk, Spiriti della Terra di Charles Vess e Fear Itself – La Paura Stessa di Stan Lee, Gerry Conway e Ross Andru. Queste quattro opere vengono riproposte in volume da Panini Comics nel decimo volume della Spider-Man Collection e si tratta di una iniziativa necessaria e graditissima, trattandosi di materiale che non veniva ristampato nel nostro paese da più di vent’anni. Dobbiamo infatti risalire ai primissimi anni ’90 e alla cosiddetta “Silver Age” delle pubblicazioni Marvel nel nostro paese, il periodo in cui i supereroi stavano tornando prepotentemente nelle edicole italiane dopo gli anni di buio dovuto alla chiusura dell’ Editoriale Corno. Come i lettori di allora nostalgicamente ricorderanno, ai consueti mensili e quindicinali formato comic book si affiancarono riviste dal taglio più autoriale che proponevano, appunto, i graphic novel Marvel serializzati in più numeri: era il caso di riviste gloriose come All American Comics della Comic Art e Super Comics della Max Bunker Press, nonché di collane come Play Special della Play Press che presero per mano una generazione di adolescenti amanti dei classici supereroi e li portarono in territori altrettanto familiari, sebbene attraversati da ambizioni artistiche più elevate. Hooky venne pubblicata a puntate su All American Comics, Vite Parallele venne serializzata su Super Comics così come Spiriti della Terra, che poi venne ristampata pochi anni anni dopo in una soluzione unica su Play Special. La Paura stessa, invece, sarebbe stata pubblicata solo anni più tardi sul quindicinale dell’Uomo Ragno.
Benché l’intero lotto dei graphic novel ragneschi desti elementi d’interesse, è possibile suddividerlo in due coppie: mentre Vite Parallele e La Paura Stessa sono caratterizzati da una narrazione più convenzionale, simile a quella che era possibile ritrovare nelle testate mensili del Tessiragnatele dell’epoca, Hooky e Spiriti della Terra costituiscono invece delle eccezionali prove d’autore.

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Come il titolo suggerisce, Vite parallele è la narrazione di due esistenze, quelle di Peter Parker e di Mary Jane Watson, che si sono svolte a poca distanza una dall’altra e che hanno dovuto attendere anni per arrivare al fatidico incontro. Ripercorriamo le vicende che hanno portato alla nascita di Spider-Man e l’infanzia problematica di Mary Jane, raccontate con un montaggio alternato dai due protagonisti. Gerry Conway, sceneggiatore storico di Amazing Spider-Man e responsabile della morte di Gwen Stacy, si ricollega alla gestione di Tom DeFalco di pochi anni prima, dove era stato rivelato che Mary Jane aveva scoperto per caso che Peter era l’Uomo Ragno già prima di conoscerlo, e questo era il motivo per cui aveva cercato di  evitare per anni l’incontro combinato dalle reciproche zie. Il graphic novel è sostanzialmente un riepilogo di tre decadi di avventure ragnesche, fino al celebre matrimonio tra i due che, all’epoca dell’uscita di questa storia, era ancora fresco: nessuno avrebbe immaginato allora che l’evento, che ebbe anche una certa risonanza mediatica, sarebbe stato cancellato dalla continuity vent’anni dopo con la saga One More Day. Vite parallele è una piacevole passeggiata sul viale dei ricordi, anche se la prosa di Conway potrebbe risultare oggi troppo didascalica. La parte artistica è a cura di Alex Saviuk, all’epoca titolare della terza testata dedicata all’Uomo Ragno, Web Of Spider-Man. Saviuk ebbe l’ingrato destino di disegnare il Ragno nello stesso periodo in cui, sulle altre due testate gemelle, erano in corso delle run amatissime dai lettori: su Amazing stava esplodendo il talento rivoluzionario di Todd McFarlane, mentre su Spectacular il veterano Sal Buscema stava realizzando uno dei suoi lavori migliori. L’artista non godette della stessa considerazione dei due colleghi, eppure con Vite Parallele realizzò probabilmente la prova migliore della sua carriera, con uno stile piacevolmente classico che omaggiava il grande John Romita.

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La Paura Stessa vede nuovamente Gerry Conway ai testi, impegnato a sceneggiare un soggetto di Stan Lee in persona. L’Uomo Ragno viene affiancato dalla sua occasionale alleata Silver Sable, la spia della fittizia nazione dell’Est Europa Symkaria, per affrontare una minaccia che affonda le sue radici negli ultimi giorni della Germania Nazista. Si tratta probabilmente dell’episodio meno riuscito tra quelli contenuti nel volume, che si fa comunque notare per le matite di Ross Andru, disegnatore di un lungo ciclo di Amazing negli anni ’70, e qui al suo ultimo lavoro prima della sua scomparsa. Per i lettori di vecchia data sarà un piacere ritrovare il tratto nervoso di Andru, e il suo Spider-Man dinoccolato e dinamico protagonista di saghe leggendarie come l’originale Saga del Clone.

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Arriviamo finalmente alle due opere che alzano esponenzialmente il livello qualitativo del volume. Hooky-Assenza ingiustificata, ha l’onore di essere stato il primo graphic novel dedicato all’Uomo Ragno e presenta un team creativo di tutto rispetto: i testi sono di Susan K. Putney, scrittrice di fantascienza nota per le sue collaborazioni col più conosciuto Dean R. Koontz, mentre il comparto visivo è curato dal maestro dell’horror a fumetti in persona, purtroppo recentemente scomparso, Bernie Wrightson. La storia, che è una bizzarra commistione tra “novella di formazione”, fantasy e horror, propone un’ambientazione del tutto insolita per il Tessiragnatele. Peter viene infatti trascinato in un'altra dimensione da una giovane maga che chiede il suo aiuto: la ragazza è infatti la figlia di uno stregone malvagio, un tiranno che aveva terrorizzato il suo regno. Sconfitto dai suoi oppositori, prima di morire aveva gettato un incantesimo sulla figlia per salvarla dai suoi nemici: la giovane sarebbe rimasta per sempre una fanciulla, in modo da non rappresentare una minaccia e non rendere necessaria la sua morte. Oppure è tutta un’ illusione, creata ad arte per evitare di affrontare i dolori della crescita? Hooky si inserisce nel filone di storie fantasy che in quegli anni raccontavano, sotto forma di fiaba, la difficoltà di crescere e inserirsi nel mondo degli adulti senza perdere la magia dell’infanzia: basti pensare a classici del cinema di quel periodo come La Storia Infinita e Labyrinth. Il graphic novel passò comunque alla storia per il superbo lavoro di Wrightson ai disegni: il creatore grafico di Swamp Thing si sbizzarrì nel realizzare una carrellata di mostruosità terrificanti inedita per un fumetto mainstream, tra insetti enormi, blatte che si tramutano in giganti deformi, larve, vermi e draghi sputafuco, in un tripudio di mutazioni, baccelli e bubboni che farebbero impallidire classici del cinema horror di quegli anni come La Cosa, Aliens e La Mosca.

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Se Hooky aveva gettato il Tessiragnatele di quartiere in un contesto per lui del tutto inconsueto, altrettanto inedito è lo scenario allestito da Charles Vess per Spiriti della Terra, il lavoro più raffinato contenuto nel volume. Al centro della storia c’è il viaggio dei coniugi Parker in Scozia, nell’affascinante regione delle Highlands, per conoscere una lontana parente di Mary Jane, che le ha lasciato in eredità la sua proprietà. Ma, appena arrivati, i Parker devono fare i conti con strane apparizioni di fantasmi che terrorizzano la popolazione locale. Inutile dire che Peter dovrà presto indossare i panni dell’Uomo Ragno per investigare, anche se la brughiera e le Highlands si riveleranno essere un habitat ostile ad un arrampicamuri di città. Tra apparizioni di fate, folletti, demoni e altri mostri del folklore locale, Peter scoprirà una cospirazione che coinvolge anche una famigerata loggia ben nota ai lettori delle serie mutanti. Se la storia è assolutamente coinvolgente, ibrido tra supereroi e giallo alla Mastino dei Baskerville, sono le straordinarie tavole dell’artista a blandire la pupilla del lettore, grazie ai suoi pennelli incantati. Vess, che era rimasto affascinato da un viaggio nelle Highlands compiuto pochi anni prima, riesce a restituire al lettore tutta la suggestione ed il mistero di quelle terre, tra nebbia, castelli diroccati, apparizioni spettrali e la brughiera spazzata dal vento. Ogni pagina è un dipinto memorabile, uno sfoggio di classe sopraffina da parte di un autore che negli anni successivi inizierà una fruttuosa collaborazione con Neil Gaiman su capolavori come Sandman, The Books Of Magic e Stardust. Un ulteriore motivo che ci spinge a consigliare caldamente l’acquisto di questo volume, soprattutto ai nuovi lettori che vorranno fare la conoscenza di un inconsueto, ma comunque stupefacente, “Ragno d’autore”.

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Michelinie, Larsen e il ritorno dei Sinistri Sei, la recensione di Spider-Man Collection 4

Nella collana da libreria Spider-Man Collection in cui Panini Comics alterna il ciclo di J. M. Straczynski ad altre saghe, troviamo la recente proposta Il ritorno dei Sinistri Sei che raccoglie i numeri di The Amazing Spider-Man 334/339 del 1990.
Scritta da David Michelinie e disegnata da Erik Larsen, la storia riporta in scena il famigerato gruppo di nemici apparso per la prima (ed allora unica) volta nel celebre primo Annual della testata e uscito nel 1964 per i testi di Stan Lee e i disegni di Steve Ditko (autore, quest’ultimo, anche della trama). E ritorno non poteva avvenire in un momento migliore in quanto Larsen in quel momento, e Todd McFarlane prima, proponevano uno Spider-Man che graficamente pescava a piene mani dalla versione di Ditko, naturalmente aggiornandola e rendendola contemporanea allo stile di fine anni '80, portando dunque il personaggio a un'interpretazione stilistica più simile a quella delle origini che si era persa dall'arrivo di John Romita Sr..

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Con l’uscita della testata Spider-Man nel gennaio del 1990, McFarlane aveva lasciato Amazing per affrontare questa nuova avvenuta come autore unico delle avventure dell’Uomo Ragno. Già in passato, Larsen, aveva sostituito su Amazing l’amico Todd (con il quale fonderà, due anni dopo, la Image Comics e con cui collabora tutt’oggi) alle matite nel periodo estivo in cui la serie diventava quindicinale. Lo stile dei due fumettisti era molto simile e Larsen aveva un dono raro, ovvero la rapidità esecutiva, che gli consentiva di sfornare tranquillamente due tavole al giorno e dunque due albi al mese. In poche parole, era l’erede perfetto per sostituire McFarlarne che aveva contribuito non poco al successo di vendite Marvel (e di Spider-Man) in quel periodo. Indubbiamente, i personaggi grandi e spesso in primo piano e l’assenza frequente di sfondi, contribuivano a questa rapidità; tuttavia le sue tavole risultano sempre dinamiche e costruite con gran mestiere, così come la capacità recitativa dei protagonisti risulta sempre convincente. Inoltre, il richiamo stilistico a Ditko non solo nelle movenze ragnesche di Spider-Man, ma anche nei volti e negli sguardi dei personaggi, è decisamente apprezzabile.

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Riguardo la trama, David Michelinie mette al centro degli eventi il Doctor Octopus che contatta i vari “colleghi” dei Sinistri sei, ovvero un costretto Uomo Sabbia (che in quel periodo rigava dritto), l’Avvoltoio, Electro, Mysterio e Hobgoblin (che sostituisce Kraven). La storia, che si dipana in sei albi, mantiene la tipica struttura episodica dell’epoca con tanto di titolo diverso per ogni albo, frazionando dunque la narrazione: Spider-Man si troverà, comunque, ad affrontare singolarmente i vari nemici, per poi trovarseli contro tutti insieme solo negli ultimi 2 albi.
Il motivo per cui Doc Ock vuole riunire il gruppo fa tanto film di fantascienza di serie b: sabotare il lancio di un satellite da parte della Cordco, il cui obiettivo è individuare i flussi di forza per poi sfruttarli in campo energetico, per diffondere un veleno mortale e minacciare le nazioni della Terra e ottenere così il dominio del mondo. Peter Parker in questo periodo alterna il lavoro al Daily Bugle con quello di assistente di laboratorio e dottorando all’Empire State University, ovvero proprio la sede dove avverrà il lancio.

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L’intreccio narrativo principale non si dimostra particolarmente fitto e sofisticato, procede anzi in maniera semplice e piuttosto frammentaria e non senza qualche ingenuità tipica dell’epoca (possibile Spider-Man si trovi sempre al posto giusto e al momento giusto?). Ad aggiungere interesse sono invece le due trame secondarie che valorizzano l’intreccio soap-operistico tipico della serie con Zia May costretta a dire addio all’amato Nathan dopo una tragica fine, e Mary-Jane (sposata con Peter in questo periodo), impegnata come attrice da telenovela e alle prese con un inseguitore molesto nonché violento.

Il ritorno dei Sinistri Sei, nell’edizione cartonata Spider-Man Collection, è una lettura leggera e divertente, ottimo rappresentante di quello che erano i fumetti Marvel a inizio anni ’90 e per questo rivolta tanto a chi ha seguito la saga all’epoca negli albetti e ha piacere di rileggerla in una nuova veste, sia ai lettori più giovani che magari in quel periodo non erano ancora nati.

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