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L’arte della guerra, recensione: raccontare un saggio

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L’arte della Guerra, anche per il solo “sentito dire” o per il fatto di essere spesso citato in altri media, è un saggio secolare riconoscibile. Si sa che nell’opera scritta dal generale cinese Sunzi circa seicento anni prima dell’anno 0, sono raccolte tattiche e consigli per poter affrontare, appunto, una guerra e spesso la conoscenza resta ferma al solo evocativo titolo che già in se racchiude il senso dell’opera. Il “manuale per strateghi” non è certo un’opera narrativa, il suo autore ha racchiuso tutto ciò che si deve sapere per affrontare una guerra: strategie, costi, manovre, e qualsiasi elemento un generale possa trovare nello scontro con l’esercito avversario.

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La casa editrice L’Ippocampo porta in Italia il volume illustrato da Pete Katz, che si rifà alla prima traduzione inglese di Lionel Giles del 1910. L’operazione di trasposizione mediale non era facile: tradurre un saggio antico in un medium narrativo come il fumetto. Pete Katz, sceglie, dunque una via intermedia. Ognuno dei tredici capitoli è, difatti, introdotto dal racconto di un maestro che legge l’opera di Sunzi al suo discepolo. Dopotutto, lo spirito primigenio dello scritto del generale cinese è proprio quello pedagogico, educativo, non solo di tecniche belligeranti.

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Grazie allo stratagemma narrativo del Maestro-Cantore che introduce l’argomento, Katz, ha così la libertà di illustrare il testo di Sunzi, dividendolo in comparti contenutistici per poterli applicare ad un layout narrativo. La narrazione, così, si divide tra dialoghi tra il maestro e l’allievo alla voce fuori campo del primo che legge il testo dell’opera. Come accennato, i diversi capitoli, lasciando inalterata la parte testuale, sono stati drammatizzati dal disegno che ha il compito di renderlo narrativo. Questa scelta “registica”, che sembra tenere separati i due comparti narrativi, trova, invece, un punto di incontro, quando, non sarà più il maestro a leggere il testo, ma l’allievo. La narrazione “storica” del saggio muta in quella contemporanea, descrivendo “in diretta” gli accadimenti contestuali ai due protagonisti, attraverso le parole dell’antico generale cinese.

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Dal punto di vista artistico, il lavoro di Katz si assesta su un disegno dalla linea chiara e dai colori vivaci che, specialmente in alcune splash-page, dichiara il proprio debito grafico verso le antiche illustrazioni cinesi, seppur con un tratto troppo rigido e scolastico.
Il cartonato edito da L’Ippocampo è di grande pregio. Anche la sola scelta tipografico-editoriale è di intelligente raffinatezza: la cerniera, difatti, è impreziosita da uno spago rosso che richiama con forza all’immagine di un libro antico. L’Arte della Guerra, racchiuso in un volume di grande fascino editoriale, crea dunque un’interessante ed inedita sinergia tra narrazione fumettistica e saggio manualistico, riuscendo nella difficile impresa.
Dopotutto, per citare Sunzi: “non riproporre i metodi che ti hanno fatto vincere, ma lascia che siano le circostanze a decidere i tuoi metodi”.

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