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Il sangue dei codardi 1 e 2: recensione: quando la Storia fa rima con "Polar" d'autore

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La scoperta del Nuovo Mondo sul finire del XV secolo e la conseguente nascita di nuove rotte commerciali nei due secoli successivi fornisce alla storia dell’umanità l’impulso decisivo per spingersi definitivamente fuori dai secoli bui del Medioevo e lanciarsi verso l’orizzonte della modernità. Imponenti bastimenti iniziarono a fare la spola tra Vecchio e Nuovo Continente, carichi di merci. Le monarchie europee cominciarono ben presto a rivolgere il loro interesse verso le Indie, soprattutto per le spezie di gran pregio di cui queste terre erano ricche. Ad una iniziale egemonia di Portogallo e Spagna nella regione seguì un dominio di Inghilterra e soprattutto Olanda. Qui il commercio di beni aveva assunto una tale importanza nell’economia della nazione che nel 1602 era stata fondata la VOC, abbreviazione di Compagnia delle Indie Orientali, società per azioni indipendente dalla Corona a cui era stato concesso il monopolio dei traffici olandesi nella regione asiatica, nonché la facoltà di stipulare trattati, edificare fortilizi nelle colonie e addirittura dichiarare guerra. Un colosso commerciale più potente di una moderna multinazionale, la cui esistenza sanciva di fatto, già allora, il primato dell’economia nella vita politica dell’epoca.

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È in questo contesto storico vivace e tumultuoso che è ambientato Il Sangue dei Codardi, l’opera con cui il belga Jean-Yves Delitte iscrive definitivamente il suo nome nell’albo dei grandi del fumetto francofono, e non solo. Personalità eclettica, quella di Delitte: architetto, pittore ufficiale della Marina Belga e membro titolare dell’Accademia Francese delle Arti e delle Scienze del Mare, nonché grande appassionato di navigazione, elemento che si può facilmente dedurre dalla maestria con cui raffigura minuziosamente, nelle sue opere, imponenti imbarcazioni e bastimenti. La collana Historica di Mondadori Comics, che negli ultimi anni ha proposto materiale di qualità eccellente, ha portato sugli scaffali delle librerie italiane i primi due tomi dell’opus magnum del maestro della bd francofona: Le Indie Orientali e Alla Corte di Inghilterra.

Nel primo volume facciamo la conoscenza del protagonista, il maggiore Arthur J. Joyce Byron Pike della polizia del Re, ora di stanza a York dopo anni di onorato servizio a Londra. L’uomo di legge è alle prese col macabro ritrovamento di alcuni cadaveri, orrendamente smembrati, che turba la vita tranquilla degli abitanti dello Yorkshire. Il modus operandi dell’assassino farebbe pensare ad un ritorno de “Il Macellaio”, serial killer che aveva seminato morte a Londra negli anni in cui Pike era in servizio nella capitale. Intanto il figlio del maggiore, William, ritrova nella soffitta della loro abitazione il diario di James Eddington, lontano cugino della moglie di Pike e ufficiale del Re, che vent’anni prima era scomparso misteriosamente nell’isola di Giava. Eddington si era recato su ordine del sovrano a Batavia, roccaforte olandese sull’isola, per indagare sulla sparizione di Sir Francis MacLaury, parente del Re, e sul massacro della sua spedizione da parte degli indigeni. Sir James si troverà ad affrontare una realtà ben più complessa, che chiama in causa anche la potente Compagnia delle Indie, e che cercherà di indagare prima di scomparire anche lui misteriosamente. I due piani temporali e le due inchieste si intrecciano, e quando anche Pike si imbatterà negli interessi della VOC, la soluzione al mistero si avvicinerà sempre di più.

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Nel secondo volume, Il Maggiore Pike viene richiamato a Londra da re Carlo II, da poco asceso al trono dopo la parentesi del governo di Oliver Cromwell. Ufficialmente il compito dell’ispettore è quello di indagare sugli omicidi commessi da un misterioso assassino di prostitute: in realtà dovrà vigilare affinché non venga portato a termine un colpo di stato che prevede l’assassinio del Re e la sua sostituzione. Il tutto ordito da uomini di corte insoddisfatti dalla politica estera di Carlo, che ha lasciato campo libero nelle Indie Orientali ai commerci degli olandesi e della VOC, che ritorna così ad incrociare i passi di Pike.

Capolavoro della bd contemporanea, Il Sangue dei Codardi consacra definitivamente il talento di Delitte, che realizza uno stupefacente connubio tra romanzo storico e poliziesco o polar, come viene chiamato questo genere classico in terra d’oltralpe. L’autore ci suggerisce che lo storico e l’investigatore fanno tutto sommato lo stesso lavoro, ovvero decifrano la realtà nascosta dietro i dati che l’apparenza gli fornisce. Si sfogliano, anzi si divorano le pagine dell’opera ammirando la maestria con cui Delitte sovrappone piani temporali senza pregiudicare la fluidità della narrazione, e con la quale ibrida resoconto storico e thriller: si pensi al magistrale colpo di scena che chiude il primo volume, capace di lasciare di stucco il lettore. Non meno importante, ai fini della riuscita dell’opera, è la sontuosa messa in scena artistica, evidente soprattutto nella magnifiche splash - pages in cui l’autore illustra paesaggi, fortificazioni e soprattutto, porti ed imponenti imbarcazioni. Un’evidente predilezione per il mare e per tutto quello che lo riguarda, quella dell’autore belga che lo avvicina, seppur con diversa sensibilità ed esiti realizzativi, ad un gigante del fumetto come Hugo Pratt.

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Mondadori Comics presenta i primi 4 tomi de Il Sangue dei Codardi in due pregevoli cartonati, standard della collana Historica, corredati da approfondimenti sul periodo storico in cui si svolge l’opera e dalle abituali e preziose introduzioni di Sergio Brancato.

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