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Le avventure di Blake e Mortimer: L'ultimo Espadon, recensione: il ritorno di Jean Van Hamme

l ultimo espadon

All’uscita de L’ultimo faraone – l’albo fuoriserie di Blake e Mortimer disegnato da François Schuiten, pubblicato nel 2019 – erano emerse in maniera piuttosto netta le nostre perplessità riguardo al velleitario tentativo degli autori di voler mostrare i personaggi in una veste contemporanea, pensando in questo modo di avvicinarli alle nuove generazioni e finendo, invece, per stravolgerli così tanto, da renderli quasi irriconoscibili persino agli occhi dei fan. Un errore che nessuno degli sceneggiatori chiamati a sostituire Edgar P. Jacobs dopo la sua scomparsa aveva commesso fino a quel momento. Ciononostante, bisogna ammettere che dopo il 2010, anno di pubblicazione de La porta di Orfeo, l’ultimo episodio scritto da Jean Van Hamme, anche la serie “tradizionale” aveva iniziato una lenta ma inesorabile discesa qualitativa, soprattutto per demerito di Jean Dufaux, la cui saga in due parti Septimus è stata giudicata da molti un seguito poco ispirato dello storico Il marchio giallo. Il problema principale, però, è che pure Yves Sante – cioè colui che ha firmato i testi della maggior parte degli albi del nuovo corso - ha cominciato a mostrare negli ultimi episodi evidenti segni di affaticamento, dopo che, al contrario, all’inizio era sembrato l’autore ideale per avviare un progressivo rinnovamento dei personaggi.

L’ingresso di nuovi efficaci comprimari (tra cui diverse donne, quasi un tabù per i benpensanti francesi ai tempi delle prime storie di Jacobs), qualche casto accenno agli interessi amorosi presenti e passati dei due protagonisti e l’introduzione di scenari ancora inesplorati, erano, infatti, tutti elementi che, senza mancare di rispetto al suo creatore, avevano contribuito a ridare vigore alla serie. In tutto questo, un ruolo importante lo avevano svolto anche i disegni di André Juillard (partner artistico di Sente in gran parte degli episodi scritti da lui), che proprio nel tratteggiare le figure femminili aveva indicato come poter far evolvere la ligne claire di Blake e Mortimer verso nuove direzioni. Forse l’autore belga ha pagato il suo eccessivo impegno su titoli di forte richiamo (oltre ai personaggi di Jacobs, in questi anni Sente ha portato avanti le vicende di altri due pesi massimi della bande dessinée come Thorgal e XIII), ma resta il fatto che a risentirne è stata soprattutto la sua creatività, una qualità imprescindibile per una collana che ha fatto del perfetto mix tra archeologia misteriosa, fantascienza e spy-story il suo tratto distintivo.

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Quando eravamo ormai rassegnati a doverci sorbire chissà quanti altri episodi poco più che convenzionali, ecco che la serie ha visto il ritorno ai testi del buon Van Hamme, con la pubblicazione de L’ultimo Espadon, sorta di seguito de Il segreto dell’Espadon, la prima celeberrima avventura di Blake e Mortimer (che Alessandro Editore - in contemporanea all’uscita dell’ultimo albo - ha ristampato in tre volumi, raccolti in un bellissimo cofanetto), che attendevamo con ansia fin dal suo annuncio negli ultimi mesi del 2018. Nel racconto, essendo ormai lontani i tempi in cui i lettori potevano accettare che il cattivo della storia fosse un dittatore da romanzo d’appendice come Basam-Damdu (sebbene proprio l’autore brussellese lo avesse fatto ricomparire ne Lo strano appuntamento, terza avventura post-Jacobs), il nostro Jean, basandosi su fatti realmente accaduti, sostituisce i piani di conquista del fantomatico Impero Giallo con le cospirazioni di nazisti scampati alla cattura e combattenti dell’IRA, pronti a unirsi per compiere un clamoroso attentato avente come obiettivo Buckingham Palace e la famiglia reale britannica. Per riuscire nella folle impresa, i complottisti pianificano di impossessarsi di uno degli Espadon (i formidabili aerei anfibi ideati da Philip Mortimer) custoditi a Makran in Pakistan, approfittando del loro spostamento nella base inglese di Scaw-Fell, deciso dal Supreme Headquarters e dal MI5, ora guidato da Francis Blake.

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Van Hamme, a dispetto della sua non più tenera età (ha da poco spento ottantatré candeline), con L’ultimo Espadon è parso uno scrittore ancora molto ispirato e capace di imbastire una trama non solo ricca di ritmo e colpi di scena, ma anche caratterizzata da diverse scelte narrative piuttosto ardite, tanto da far sembrare le innovazioni di Sente, descritte in precedenza, semplicemente dei timidi tentativi di modernizzazione, appena sufficienti a scalfire i tratti essenziali dell’opera. Ne sono un esempio tutti quei passaggi in cui emerge l’ironia ricca di maliziosi doppi sensi e sarcastiche prese in giro del pensiero perbenista, facilmente rintracciabile in altre sue creazioni, ma praticamente mai vista in precedenza sulla serie. Oppure la messa in scena insolitamente fredda e cruenta degli eventi più drammatici, che fa il paio con l’assenza di filtri nel portare alla luce gli aspetti sgradevoli e cinici dei servizi segreti. Cionondimeno, l’autore belga si guarda bene dall’uscire fuori dai canoni del racconto di avventura di stampo jacobsiano, utilizzando queste novità solo come naturali alleggerimenti della tensione nei momenti più concitati o come necessari adeguamenti al marcato realismo che caratterizza la fiction contemporanea.

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Per quanto riguarda i disegni, invece, il lavoro di Teun Berserik e Peter van Dongen (al ritorno su Blake e Mortimer dopo La valle degli immortali) non mostra un’originalità tale da meritare un’analisi più accurata. I due artisti olandesi si limitano a imitare nel miglior modo possibile la ligne claire di Jacobs, riuscendo perfettamente nel loro intento senza, tuttavia, far intravedere un minimo accenno di personalità nel tratto. Probabilmente sarebbero piaciuti a Hergé (il creatore di Tintin e noto “integralista” dello stile grafico di cui è stato l'esponente più illustre), ma non agli esigenti lettori di oggi.

Ora non resta che augurarsi che Van Hamme non si fermi qui, anche perché non sembra proprio essergli passata la voglia di scrivere (recentemente abbiamo visto la sua firma sul primo volume di una trilogia dedicata agli antenati di Largo Winch), sebbene appaia evidente che le probabilità che questo accada diminuiscono di anno in anno. Oltretutto i prossimi due albi della serie sono già in lavorazione: uno vedrà di nuovo all’opera la coppia Sente-Juillard, mentre il secondo si avvarrà dei testi del duo francese Jean-Luc Fromental/José-Louis Bocquet, per i disegni di Antoine Aubin.
Mai disperare, comunque. Come detto all'inizio, già nel 2010 il maestro belga pareva aver abbandonato i personaggi. Poi, però, abbiamo visto come è andata a finire.

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Thorgal con la Gazzetta, immagine e data di uscita

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Come vi avevamo riportato tempo fa, Thorgal, la celebre opera fantasy di Jean Van Hamme e Grzegorz Rosiński, verrà serializzata con La Gazzetta dello Sport al prezzo speciale di 2,99€ a numero (le uscite saranno 50). Siamo ora in grado di fornivi maggiori informazioni. Il primo numero della collana, infatti, uscirà il primo giugno, e ogni numero avrà dei contenuti extra inediti in Italia.

Al seguente indirizzo, trovate la pagina dello Store della Gazzetta, mentre di seguito la prima immagine diffusa.

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Thorgal con La Gazzetta dello Sport

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Apprendiamo dal sito ufficiale di Panini Comics che durante il Napoli Comicon 2016 la casa editrice ha annunciato una nuova iniziativa editoriale in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, che questa volta coinvolge una BD francese, Thorgal di Jean Van Hamme e Grzegorz Rosiński, pubblicato a partire da giugno ad un prezzo speciale.

"Ci spostiamo sul territorio francese per annunciare una nuova collaborazione con la Gazzetta dello Sport che da giugno porterà in edicola l'epica saga di THORGAL! Scoprite o riscoprite la saga di Rosinski e Van Hamme in 50 uscite settimanali da 64 pagine l'una all'incredibile prezzo di 2.99 euro!".

Qui gli altri annunci del Napoli Comicon. Ricordiamo che pochi giorni fa è stata rivelata una nuova iniziativa riguardante la Marvel sempre in collaborazione con il quotidiano.

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Jean Van Hamme lascia Largo Winch

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Il 20° volume sarà l'ultimo di Largo Winch scritto dal suo creatore Jean Van Hamme. A quanto pare, come riporta 20min.ch, i motivi del suo abbandono sono dovuti a contrasti con il disegnatore Philippe Francq. "Questa collaborazione non mi diverte più" ha dichiarato Van Hamme, parlando esplicitamente dei problemi di collaborazione con Francq.

La serie, che ha ora compiuto 25 anni dalla sua nascita, ha venduto 12 milioni di copie nel mondo. "Largo era certamente il più piacevole dei miei personaggi da gestire. Preferisco chiudere in bellezza, con un bellissimo albo", ha dichiarato lo sceneggiatore.

Ad ogni modo, la serie potrebbe continuare anche senza Van Hamme, come dichiara lo stesso autore: "Philippe Francq continuerà da solo. Credo che la sua idea sia quella di chiedere una sceneggiatura". Difficile, ad ogni modo, trovare un degno sostituto.

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