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Daredevil Collection: Il bacio della Vedova, recensione: l'addio di Gene Colan all'Uomo senza Paura

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Il nome di Gene Colan non può che far scorrere un brivido lungo la schiena dei fan di Daredevil: il disegnatore classe 1926, scomparso nel 2011, infatti, è stato protagonista di un ciclo storico del personaggio, durato dal 1966 al 1973, che ne ha definitivamente fissato i canoni estetici, dopo l'iniziale difficoltà della Marvel di trovare un disegnatore stabile per il supereroe cieco.
Subentrato a John Romita Sr., l’autore nato nel Bronx impiegò solo pochi numeri per imprimere il suo stile alla serie: mentre i suoi predecessori utilizzavano un tratto tradizionale, rassicurante e solare, Colan decise di cambiare registro, puntando su inquadrature d'impatto, su figure dinamiche e voluminose, disegnate in dissolvenza per meglio rendere le pose plastiche, che esaltavano le incredibili acrobazie del diavolo rosso.
Anche i volti di Colan erano lontani dalla rappresentazione tradizionale: l'autore, con i suoi lineamenti marcati, le mascelle squadrate, voleva rendere al meglio l’espressività dei personaggi, alternando sulla serie sia il registro della malinconia sia quello della comicità e, soprattutto, giocando con l'utilizzo delle ombreggiatura per sottolineare le variazioni degli stati d'animo dei protagonisti, dando vita a un chiaroscuro unico tra i disegnatori suoi contemporanei, che si personalizzò sempre più col passare degli anni andandosi a collocare - secondo il giudizio di Roy Thomas, successore di Stan Lee come editor in chief della Marvel - tra l'espressionismo di Jack Kirby e il realismo di Neal Adams.

L'autore, dopo il primo ciclo di più di 80 numeri quasi consecutivi, che gli valse il soprannome di “Decano" e gli consenti di consegnare alla storia episodi memorabili, nonché di disegnare il primo annual della testata, tornò a ritrarre Daredevil due volte: la prima, tra il 1974 e il 1979; la seconda nel 1997.

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È proprio l’ultima fatica di Gene Colan sul diavolo di Hell’s Kitchen il piatto forte del numero 21 della collana antologica Daredevil Collection, pubblicata da Panini Comics per ripresentare al pubblico le storie più belle del supereroe cieco: il volume, infatti, raccoglie il ciclo dello scrittore Joe Kelly (pubblicato poco prima del grande rilancio della serie dovuto al suo spostamento nella linea Marvel Knights della Marvel e all'arrivo di Kevin Smith e Joe Quesada), nel quale, oltre a Colan, sono presenti anche altri disegnatori ospiti, come Cary Nord, autore del primo racconto dell’albo e Ariel Olivetti, autore invece del terzultimo episodio.

Discostandosi sia dalle atmosfere hard boiled di Frank Miller, sia da quelle di denuncia sociale di Ann Nocenti, sia, da ultimo, da quelle più teatrali di Dan Chichester, suoi predecessori illustri alla guida della serie, Kelly decide di dare un’impronta tradizionale alla sua gestione di Daredevil, riportando nel fumetto l'atmosfera presente agli esordi, nella gestione di Stan Lee.
L’attenzione si sposta sul lato eroico del personaggio, il tono generale è quello del fumetto di avventura e il fulcro della narrazione sono le sfide che il protagonista deve affrontare quotidianamente per proteggere la città da alcuni nemici storici, cercando di non trascurare troppo la sua vita privata che, tra la momentanea sconfitta di Kingpin, il ritorno di fiamma con la fidanzata storica Karen Page e l'entrata del tradizionale Nelson & Murdock, nell'orbita del ben più grande e famoso Studio Legale Sharp (guidato dalla spietata Rosalind, madre di Foggy), sembra godere di un periodo di serenità insolito per un personaggio come Matt Murdock, certamente non tra i più fortunati della storia dei comics.

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I personaggi di supporto sono usati per portare un tocco d comicità e per creare delle pause dalla narrazione delle avventure del protagonista: oltre agli insoliti problemi domestici di Foggy Nelson (che non riesce a convincere la sua compagna dell’epoca, Liz Osborn, di non essere un donnaiolo e si trova a dover fronteggiare la scomparsa del suo cane), possiamo goderci, mentre Daredevil affronta nemici classici come Mr. Fear e il Gladiatore, i tentativi di sue due dei suoi grandi amori, Karen Page e la Vedova Nera, di riprendere il controllo della la propria vita, la prima consolidando la sua nuova carriera come speaker radiofonica, la seconda ritornando alla sua vecchia attività di spia dello Shield, dopo la momentanea scomparsa dei Vendicatori a causa dell’evento Oslaught. Daredevil si trova quindi coinvolto nel tentativo della Vedova di consegnare alla giustizia ex alti gerarchi del Kgb intenzionati a darsi al crimine organizzato, in un’avventura divertente che assume i contorni della spy story e finisce con un lieto fine per i due supereroi ex amanti.

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Ma la Vedova non è la sola ex amante di Matt Murdock a creargli problemi: il volume presenta infatti una storia tratta dal Daredevil/Deadpool Annual del 1997, in cui la protagonista assoluta è Typhoid Mary, la killer dalle personalità multiple che poco tempo prima, su incarico di Kingpin, era riuscita a distruggere la vita del Diavolo Rosso, facendolo addirittura allontanare da New York; al suo ritorno in città, Matt era però riuscito ad raggirarla e farla internare. L’annual, disegnato da Bernard Chang, narra quindi il ritorno della femme fatale a New York in cerca di vendetta sul nostro protagonista e ha come ospite d’eccezione il mercenario chiacchierone, personaggio particolarmente caro a Joe Kelly (che proprio negli anni '90 lo aveva trasformato, con la sua gestione, dall’assassino senza cuore della sua prima apparizione al personaggio comico e surreale attuale) e si inserisce perfettamente nel tono generale della raccolta, permettendo inoltre allo scrittore di introdurre, con un’operazione di ret-con sulle origini di Daredevil, un dettaglio nuovo sul passato del nostro eroe.

La mano di Gene Colan, nel suo ultimo lavoro sul personaggio a lui più caro, è più incerta di quella delle sue prime opere, anche a causa di problemi di salute abbastanza seri che lo colpirono alla fine della sua carriera. Le caratteristiche del suo stile sono qui portate agli estremi, facendo avanzare qualche riserva sulla resa finale: l’uso forse eccessivo delle ombreggiature, per esempio, influisce negativamente sulla caratterizzazione dei volti dei personaggi e l’utilizzo di una colorazione sfumata finisce col rendere un po’ troppo confuse le scene di azione, in cui le pose plastiche dell’eroe, marchio di fabbrica del disegnatore, sebbene meno numerose, sono comunque presenti.
Nonostante questi piccoli difetti, l’operazione amarcord messa in atto dalla Marvel nel 1997, ingaggiando l’autore simbolo di Daredevil per dare vita ad un ciclo dal sapore fortemente tradizionale, si può dire sicuramente riuscita. In questo senso, l’ultima storia dell’albo, realizzata nell’ambito dell’iniziativa Flashback, volta a mostrare momenti inediti del passato degli eroi Marvel ed incentrata sul racconto del primo giorno all’università di un giovane Matt Murdock, accompagnato da suo padre (e da uno Stan Lee in formato autista di autobus), appare essere la vera chicca del volume. Per la realizzazione di questa storia, non poteva essere scelto artista migliore di Colan, e l’autore ripaga l’affetto e la fiducia riposte in lui con una prova superlativa, malinconica e divertente allo sesso tempo, che è il miglior commiato possibile dal personaggio al quale ha più legato la propria carriera e riesce sicuramente a far scorrere quel brivido nella schiena dei fan del Diavolo Rosso di cui parlavamo all’inizio e che solo vere leggende dei comics come Gene Colan possono regalare.

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Stan Lee - Una vita di Meraviglie e L’Uomo delle Meraviglie: recensione doppia del tributo Panini Comics

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Come a tutti noto, lo scorso 12 novembre ci ha lasciati all’età di 95 anni Stanley Martin Lieber, meglio noto come Stan Lee, celebre per essere il co-creatore dell'universo Marvel. L’affetto per “Il Sorridente” è stato tale da coinvolgere in un triste e sentito saluto non solo i fan dei fumetti, ma milioni di persone che hanno amato i suoi personaggi entrati con prepotenza nella cultura popolare attraverso i vari media. È innegabile, infatti, che il contributo di Lee non si fermi solo al mondo della Nona Arte, ma a quello della cultura in generale. A partire dagli anni ’60, infatti, l’autore ed editor ha dato vita, insieme ad artisti quali Jack Kirby e Steve Ditko, a una nuova concezione di fare fumetti e a personaggi quali Spider-Man, X-Men, Fantastici Quattro, Hulk, Avengers, Iron Man e molti altri ancora.

Non è dunque una sorpresa la pubblicazione di ben due instant book da parte di Panini Comics, con il chiaro intento di celebrare la figura di Lee tramite la selezione di alcune delle sue storie più celebri. La particolarità di questa operazione risiede nel fatto che i due volumi più che essere indipendenti e distinti fra loro sono in realtà figli di un unico progetto. Se confezione (brossura e cartonatura), canale di distribuzione (edicola e libreria), prezzo e pagine (9,90€ per 176pp e 25€ per 320pp) indicano la volontà di raggiungere un pubblico diverso e più ampio possibile, è il contenuto che li avvicina. Infatti, i volumi rappresentano due edizioni dello stesso progetto, una “ridotta”, l’altra“estesa”, un po’ come ormai consuetudine delle uscite discografiche in cui lo stesso album presenta edizioni differenti con tracce o dischi extra. A seconda di come la si vede, dunque, un volume è l’edizione estesa del primo o, viceversa, l’altro ne rappresenta la versione ridotta. Il volume “esteso”, ovvero Stan Lee – L’uomo delle Meraviglie (per intenderci, quello cartonato), contiene tutte le storie e gli articoli della versione brossurata, più altro materiale per un numero di pagine quasi doppio. Viene da sé che chi acquista il cartonato può fare a meno dell’altro.

Selezionare un numero circoscritto di storie da una produzione così vasta come quella di Lee che parte dagli anni ’40, certamente non è semplice, pur concentrandosi esclusivamente sul periodo Marvel iniziato nel 1961. Lee, infatti, curava i testi di molte serie contemporaneamente, grazie in particolare al celebre “metodo Marvel” in cui l’autore discuteva con l’artista un soggetto, che veniva sviluppato poi nelle tavole dal disegnatore, passando infine nuovamente nelle mani di Lee che aggiungeva i dialoghi (se, naturalmente, non c’erano modifiche da effettuare). Questo metodo negli anni ha creato anche non pochi problemi nello stabilire il confine fra i ruoli dei fumettisti coinvolti, tuttavia è innegabile che la paternità delle storie vada divisa in maniera equa fra le parti.

Analizziamo le storie selezionate dalla redazione Panini Comics singolarmente, in modo da avere un quadro completo della situazione. Partiamo dal brossurato Stan Lee - Una vita di Meraviglie, considerando anche che le storie qui raccolte sono tutte disponibili nell’altro volume, in questo modo è anche più semplice comprenderne le differenze. Le avventure vengono presentate nei volumi in ordine cronologico. Sottolineiamo, inoltre, che ogni storia (in entrambi i libri) è introdotta da un articolo a cura della redazione Panini. La loro presenza è un valore aggiunto notevole, in special modo per i neofiti.

Stan Lee - Una vita di Meraviglie

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I Fantastici Quattro! (disegni di Jack Kirby): di sicuro la prima avventura dei Fantastici Quattro non poteva mancare in una selezione di storie di Stan Lee. Proprio questo pseudonimo, infatti, venne scelto dall’autore quando firmò la sua prima storia su Captain America #3 del maggio 1941 perché lo scrittore voleva conservare il suo vero nome per qualcosa di più “nobile”. Non sapeva ancora, infatti, che proprio i fumetti l’avrebbero consacrato definitivamente. Tuttavia, per tutti gli anni ‘40 e ’50 Lee scrisse centinaia di storie di mostri, avventure western, horror o romantiche. Quando ormai si era stancato di tutto ed era sul punto di abbandonare i fumetti, su spinta dell’editore Martin Goodman lanciò una nuova serie per seguire il successo della DC Comics ottenuto con gli albi della Justice League. La moglie di Lee, allora, lo spinse a scrivere qualcosa di diverso, qualcosa in cui credeva. Nacque così un fumetto rivoluzionario per l’epoca, che pose le fondamenta per la neonata Marvel Comics. Reed, Sue, Johnny e Ben erano diversi dagli altri eroi, la creazione di Lee e Kirby aveva una profondità e un fascino assenti in tutti i fumetti dell’epoca. E le cose erano destinate solo a migliorare… La trama è abbastanza nota, con i 4 protagonisti che affrontano un viaggio nello spazio per tornare sulla Terra completamente mutati. L’avventura presenta ancora la suddivisione in capitoli tipica dell’epoca, e in generale Lee e Kirby devono ancora rodare il loro stile, ma i semi sono ormai stati gettati.

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Spider-Man! (disegni di Steve Ditko): senza ombra di dubbio la origin story più celebre scritta da Lee. L’autore, inizialmente, si era affidato a Kirby per la creazione di questo nuovo personaggio, ma non convinto della sua prova passò il progetto a Steve Ditko per realizzare un eroe più umano e introspettivo. Il risultato è, come si suol dire, storia. La prima avventura di Spider-Man, pubblicata su Amazing Fantasy 15, che un poco lungimirante Goodman chiuse pensando che un eroe del genere fosse improponibile (dovendosi poi, dati di vendite alla mano, ricredersi) è lunga solo 11 pagine: tante ne sono bastate a Lee e a Ditko per narrare premessa, morso del ragno, sviluppo, morte dello zio Ben, cattura del ladro e nascita di un eroe. Tutto qui funziona alla perfezione e il risultato è da classico del fumetto.

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X-Men! (disegni di Jack Kirby): fra le creazioni di Lee e Kirby, gli X-Men sono forse quelli che hanno dovuto attendere di più per “mostrare i muscoli”. È solo con la lunga gestione di Chris Claremont di circa 13 anni dopo, e dunque con la “seconda genesi”, che il gruppo esplode e mostra tutto il suo potenziale. E in effetti anche questa avventura non è certo fra le più memorabili degli autori e la sua presenza è giustificata più che altro dall’essere la prima, appunto, degli X-Men. Forse, nello spazio più striminzito del volume brossurato, avremmo scelto qualcos’altro al suo posto, mentre più logica è la sua presenza nel più ampio tomo cartonato.

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Capitan America si unisce ai… Vendicatori! (disegni di Jack Kirby): la vera risposta alla Justice League arrivò con The Avengers, supergruppo che riunisce i neonati eroi Marvel. Con grande intuizione, Lee e Kirby ripescarono il personaggio di Capitan America, creato proprio dal “Re” insieme a Joe Simon negli anni ’40 e che vantava tirature da un milione di albi. La mossa si rivelò un successo trasformando i due autori in veri Re Mida dei comics. La storia in questione, che ripescava letteralmente il personaggio (Steve Rogers viene ritrovato dal team di eroi in oceano dopo 20 anni di ibernazione) vede un susseguirsi elevato di vicende, in particolar modo i Vendicatori affrontare la minaccia di un Namor senza più regno, in un albo dall’altissimo ritmo che risulta divertente e avvincente ancora oggi, nonostante evidenti e abbondanti ingenuità figlie di un intrattenimento più spensierato.

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Che ci sia… la vita! (disegni di Jack Kirby): il doppio annual numero 6 della testata Fantastic Four esce a 7 anni di distanza dal primo numero della serie. A vederne le tavole e a leggerne la storia sembra sia passata una vita. I due autori sono ormai nel pieno della maturità artistica e il loro stile è ormai rodato ed evoluto. Messe da parte le ingenuità e tutte le caratteristiche che i comics si portavano dietro da decenni, i due fumettisti danno vita a una prova che presenta personaggi complessi e realmente umani, una vicenda drammatica e mai banale e disegni che mostrano un tratto maturo capace di esplodere in splash-page e sperimentali collage ad effetto. Mentre Sue è all’ospedale in attesa di dar alla luce Franklin, il suo primo figlio, Reed, Johnny e Ben viaggiano nella Zona Negativa, affrontando il temibile Annihilus, per prendere l’antimateria che può salvare la vita a Sue nel cui sangue scorrono ancora minacciose le radiazioni cosmiche. Indubbiamente, un qualsiasi albo degli F4 del periodo sarebbe andato ugualmente bene, considerando la qualità media della serie, tuttavia la scelta di proporre questa specifica avventura, fra le più note e apprezzate, è certamente azzeccata.

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Andiamo a sceneggiar! (disegni di Marie Severin): uno dei meriti maggiori di Lee fu quello di inserire negli albi i credits con i nomi degli autori e renderli delle star. Il suo modo di interloquire colloquialmente con i lettori, sia attraverso le rubriche che tramite gli stessi fumetti, trasmetteva un’aria amichevole oltre che spensierata della redazione Marvel. Questa breve storia d’appendice all'annual numero 5 di Amazing Spider-Man vuole mostrare, in maniera ironica, come nasceva una storia dell’Uomo Ragno: nel fumetto, infatti, vediamo Lee, suo fratello Larry Lieber e John Romita (tristemente assente come disegnatore nei due volumi) discutere animatamente per trovare la giusta idea per una nuova avventura.

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Prendi la mano, Fratello! (disegni di Gene Colan): il motto “Super-eroi con super-problemi” si declinava non solo umanizzando gli eroi caricandoli degli stessi problemi della persone comuni (e quindi dei lettori), ma affrontando anche la diversità che veniva rappresentata da Lee nella maniera più corretta possibile considerando la sua sensibilità in tal senso (a lui si deve anche il primo eroe nero, ad esempio). Fra i casi più eclatanti va citato, naturalmente, Daredevil, eroe cieco ma con tutti gli altri sensi potenziati. La complessità del personaggio di Matt Murdock non si deve solo alla sua cecità, ma anche alla sua spiccata morale cattolica contrapposta al suo vestirsi da diavolo, al suo essere un difensore della legge tradizione di giorno, nelle vesti di avvocato, e vigilante “irregolare” di notte, nelle vesti di Daredevil. Questa complessità ha dato vita a cicli di avventure notevoli grazie a una sfilza infinita di autori, rendendo la testata una delle migliori per qualità media di sempre della Marvel. L’avventura qui presente, la numero 47 della testata regolare del 1968, mostra il personaggio nella duplice veste di avvocato e giustiziere impegnato nella difesa un ex poliziotto e militare divenuto cieco e incastrato da un malavitoso perché non si era lasciato corrompere. Una lettura sicuramente interessante e che ben rappresenta il personaggio.

Con Daredevil #47 si chiude, dunque, il volume Stan Lee - Una vita di Meraviglie che, considerando il numero di pagine, presenta una buona e variegata selezione di storie. A nostro avviso, la presenza di X-Men #1 sbilancia troppo il tomo con le origin-story e, considerandola anche leggermente sottotono rispetto alle altre, avremmo preferito che venisse relegata al solo volume cartonato, sostituendola magari qualche altra avventura. Nulla di così trascendentale, comunque, il volume svolge in maniera egregia lo scopo prefissato.

Sicuramente più soddisfacente e ricco risulta il cartonato Stan Lee – L’Uomo delle Meraviglie, che offre un numero di pagine quasi doppio rispetto al brossurato. Tutte le storie fin qui elencate, e contenute nell’altro libro, sono qui presenti, dunque ci concentreremo ora esclusivamente su quelle "aggiuntive". Il sommario, anche in questo caso, è cronologico, e dunque la selezione va a inframezzarsi con le avventure presenti nell’altro volume.

Stan Lee – L’Uomo delle Meraviglie

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Il licantropo – Dove vanno i fantasmi – L’adolescente (disegni rispettivamente di Bill Everet, Steve Ditko e Stan Goldberg): raggruppiamo in un’unica nota le tre storie di apertura, provenienti tutte dalla produzione anni ‘50 di Lee, in cui la casa editrice (all’epoca denominata Atlas) pubblicava riviste contenitrici di vario genere: dall’horror alla fantascienza, dal western alle storie rosa, etc. Trascurate dal precedente volume, queste avventure sono a testimonianza di un modo di fare fumetti completamente differente da quello che sarà poi il metodo Marvel. Abbiamo qui avventure brevi che non hanno un protagonista fisso in cui spesso il finale ribalta totalmente la situazione, colpendo il lettore. Forse ne avremmo inserito una con i “celebri” mostri dai nomi improbabili realizzate con Jack Kirby, ma ad ogni modo la breve selezione è di ottima qualità e indicativa del periodo: una palestra per Lee e i suoi collaboratori.

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L’ira di Replicus (disegni di Jack Kirby): fra le assenze più gravi del precedente volume possiamo citare il non aver inserito una storia di Thor. Dopo i Fantastici 4, il figlio di Odino è sicuramente il personaggio su cui Lee e Kirby hanno riversato più amore e cura. La storia qui presente, del 1967, quindi in piena maturità dei due artisti, è senza ombra di dubbio di alta fattura e mostra una figura umana e drammatica quale la fioraia “Nonna Gardenia”, assistita dal dottor Don Blake (all'epoca alet-ego del Dio del Tuono). Tuttavia, avremmo preferito una storia meno “terrena” è più mitologica in rappresentanza della avventure di Thor.

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Chi piangerà per lui? (disegni di John Buscema): fra le qualità maggiori di Lee troviamo quella di saper scrivere storie che sono figlie dei tempi e che intercettano il sentimento del pubblico. Silver Surfer, personaggio nato come araldo di Galactus sulle pagine di Fantastic Four, in un una celebre trilogia in cui lo vediamo ribellarsi al Divoratore di Mondi, è una figura altamente drammatica e moderna per cui Lee scriverà occasionalmente storie anche nella fase più avanzata della sua carriera, quando ormai aveva abbandonato la scrittura per incarichi più manageriali. Silver Surfer, "surfista d'argento dello spazio", è imprigionato sulla Terra, dalla quale non può scappare, e viene visto con diffidenza dagli umani. Ed è proprio la qualità dell’animo umano al centro di questa storia che lo vede affiancato dal fisico Al B. Harper e battersi contro lo Straniero, che vuole annientare la razza umana. Un’avventura matura e profonda, degna di nota.

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E adesso… Goblin! – Nella morsa di Goblin! – La fine di Goblin! (disegni di Gil Kane): la trilogia composta dagli albi di Amazing Spider-Man #96-98 del 1971 rappresenta l’essenza massima tanto del personaggio che dello stile di Lee. Su spinta dello United States Office of Health, Education and Welfare, l’autore scrive una storia il cui argomento principale è la droga. Peter, la cui relazione con Gwen Stacy è in crisi a causa della morte del padre, per cui la ragazza incolpa Spider-Man, vive con il suo amico Harry Osborn, la cui relazione con Mary-Jane è al capolinea. Proprio la forte depressione per questa rottura spinge Harry a far uso di sostanze stupefacenti. Nel frattempo, al padre Norman torna la memoria e indosserà nuovamente il costume di Goblin torturando il povero Peter. In questo ciclo sono presenti tutti gli elementi classici di Spider-Man, declinati in un racconto drammatico e perfettamente riuscito che fece a meno, per l'occasione, anche dell'approvazione del Comics Code Authority.

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Stan Lee incontra lo Stupefacente Uomo Ragno – Capitan America sventa la vendetta del traditore (disegni rispettivamente di Oliver Coipel e Bruce Timm): riuniamo qui le ultime due storie brevi presenti nel volume, entrambe appartenenti alla produzione tarda di Lee (del 2006 la prima, del 2014 la seconda). Stan Lee incontra lo Stupefacente Uomo Ragno è un’ironica avventura in cui, come dichiarato nello stesso titolo, vediamo Spider-Man incontrare il suo creatore e chiedere consigli sull’abbandonare o meno la sua attività da eroe.
Capitan America sventa la vendetta del traditore è, invece, la versione a fumetti della storia in prosa scritta da Lee su Captain America #3 del 1941, che segnò il suo esordio come autore. L’avventura, realizzata come parte dei festeggiamenti per i 75 anni della Marvel, chiude così in un cerchio ideale sia la carriera di Lee che questo volume.

Stan Lee – L’Uomo delle Meraviglie soddisfa certamente di più il lettore rispetto alla sua controparte brossurata presentando una selezione più ampia e articolata della produzione di Lee. Nonostante centinaia di storie da cui attingere (su tutte, si fa notare l’assenza di Amazing Spider-Man #50: “Spider-Mano No More!”, fra le avventure più celebri scritte dall’autore), la scelta ci appare ragionata e valida e rappresenta un ottimo volume tanto per chi vuole conosce l’autore, tanto per chi ama ricordarlo e leggere di tanto in tanto le sue avventure. Per chi ne volesse ancora, segnaliamo il mega-volume da collezione Stan Lee: Marvel Treasury Edition uscito qualche mese fa.

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