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Descender 1-6, recensione: la fantascienza confusa di Jeff Lemire e Dustin Nguyen

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Il canadese Jeff Lemire è ormai da diversi anni uno degli artisti più importanti del panorama fumettistico americano. Dopo gli esordi come autore completo per piccole case editrici indipendenti, nel 2009, sulla scia del successo del graphic novel Essex County, considerato in Canada uno dei cinque romanzi più importanti dello scorso decennio, approda alla DC Comics, con cui firma un contratto di esclusiva. È in questi anni che Lemire comincia a cimentarsi come semplice autore dei testi, diventando uno degli scrittori più prolifici del periodo (arriva a scrivere anche sei serie contemporaneamente, e in almeno una di queste si occupa persino dei disegni). Terminato il contratto con la DC, comincia a lavorare, sempre a ritmi altissimi, anche per altre case editrici, tra cui la Marvel e la Valiant, senza disdegnare di dedicarsi a progetti creator-owned per l’Image e la Dark Horse. Tuttavia, come prevedibile, questa iperattività ha finito per incidere sulla qualità dei suoi lavori: per esempio, anche solo restando alla Marvel, sebbene i cicli di Hawkeye e Moon Knight da lui gestiti possano essere considerati due delle cose migliori prodotte dalla Casa delle Idee negli ultimi anni, pur essendo stato chiamato a sostituire due grossi calibri come Matt Fraction e Warren Ellis, non si può dire altrettanto per le sue storie su Extraordinary X-Men, o per la sua collaborazione con Charles Soule ai testi di Death of X e Inhumans vs X-Men. È probabile, però, che il dover sottostare alle rigide regole della continuity marvelliana abbia inciso in maniera consistente sul risultato finale del suo lavoro, tanto è vero che il Lemire visto sulla recente Black Hammer per la Dark Horse, è tornato a essere l’autore ispirato che abbiamo sempre conosciuto. Ma, come la più classica eccezione a confermare la regola, ecco che a smentirci è arrivata Descender, maxiserie di 32 numeri realizzata per l’Image assieme al bravissimo Dustin Nguyen, che la Bao Publishing ha raccolto in Italia in sei eleganti volumetti cartonati (l’ultimo dei quali presentato in anteprima all’ultima edizione di Lucca Comics and Games).

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Uscita originariamente negli USA tra il marzo del 2015 e il luglio di quest’anno, Descender è una serie fantascientifica ambientata in un lontano futuro dove i discendenti dei terrestri hanno costituito, assieme ad altre razze aliene, il Consiglio Galattico Unito (CGU). Cuore di questa alleanza è il pianeta Niyrata, la cui popolazione viene decimata nelle primissime pagine, a seguito del misterioso attacco di un gigantesco robot. Anche gli altri pianeti principali del CGU vengono devastati da robot simili, generando nei pochi sopravvissuti un’autentica fobia verso gli esseri artificiali.
Dieci anni dopo, su una colonia mineraria periferica, il piccolo robot di compagnia Tim 21 si risveglia da un sonno iniziato poco tempo prima dell’attacco dei Mietitori (nome dato nel frattempo agli enormi robot). Collegandosi a un server del CGU per cercare di apprendere cosa sia successo in tutti quegli anni, viene identificato dai militari di Niyrata, che incaricano il capitano Telsa di andare a recuperarlo. Tim 21, infatti, potrebbe aiutare l’umanità a comprendere la natura dei Mietitori, il cui codice macchina (l’equivalente robotico del nostro DNA) è risultato analogo a quello del piccolo robot. È l’inizio di un lungo inseguimento attraverso il cosmo, che vede protagonisti oltre alle varie razze del CGU, anche la resistenza robot del Cablato (di cui fa parte Tim 22, gemello cibernetico del piccolo protagonista), tutti in qualche modo interessati a Tim 21. Ma, alla resa dei conti conclusiva, la sorprendente natura dei Mietitori e dei loro costruttori viene finalmente rivelata.

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Una trama, quella di Descender, avvincente e appassionante quindi, che non manca di parecchi spunti interessanti, ma che nasconde anche diverse cadute di tono. Particolarmente efficace, per esempio, è il modo in cui Lemire tratteggia le personalità dei robot. Sia Tim 21 che Tim 22, sono, di fatto, il risultato delle esperienze vissute dai due esseri artificiali nei primi anni della loro “vita”. Tim 21 è buono, generoso, incapace di fare del male perché è sempre stato trattato dai suoi “genitori” umani quasi alla pari del loro figlio naturale, Andy, il quale considerava il piccolo robot alla stregua di un fratello (sentimento peraltro condiviso da Tim 21). Tim 22, invece, è l’esatto opposto: sottoposto a ogni sorta di angheria dall’anziano padrone a cui, in teoria, avrebbe dovuto fare compagnia, è diventato un essere malvagio e senza scrupoli. Inoltre, l’interesse che il capo del Cablato, Psius (che Tim 22 considera una sorta di padre) prova per Tim 21, lo porta a tentare la distruzione di quest’ultimo per semplice gelosia. Una differenza nei caratteri dei due robot così netta, però, sembra suggerire che secondo Lemire negli esseri artificiali non possano esistere sfumature o compromessi: o sono la rappresentazione ideale della bontà o sono l’essenza del male. Estremi che difficilmente potrebbero essere associati a un essere umano, ma che il lettore trova perfettamente naturale in un robot. Tutto logico, quindi, se Lemire, a un certo punto, non decidesse di scombinare le carte. Infatti, verso la fine della serie, con un lungo flashback, l’autore canadese introduce l’antichissima razza dei Descender. Questi evolutissimi esseri non sono organismi biologici, ma robotici. Non solo, dato che il loro nome significa “coloro da cui deriva tutta la vita”, potrebbero essere addirittura i creatori della vita biologica nell’universo. Un’idea spiazzante e suggestiva ma, francamente, inverosimile. Considerando poi che sia Tim 21 che i Descender sono un’evidente citazione del film A.I. di Steven Spielberg (il primo è un omaggio a David, il piccolo robot protagonista della pellicola, mentre i secondi somigliano parecchio agli avanzatissimi Mecha che compaiono nelle ultime scene del film), la trovata di Lemire appare ancora più bizzarra. Nella pellicola di Spielberg, infatti, i robot si evolvono in esseri molto progrediti, assolutamente immuni dalle imperfezioni che caratterizzano il genere umano, ma a partire da progenitori molto meno sofisticati, creati dall’uomo con il preciso scopo di superare i propri limiti. Esattamente il contrario di quanto mostra Lemire, i cui Descender esibiscono una spietatezza un po’ ottusa e del tutto incoerente con la loro presunta superiorità: non esitano un istante a sterminare l’intera vita organica, senza mai cercare un dialogo e pretendendo che l’umanità si adegui alla fredda logica delle loro equazioni. L’uomo è solo un errore da eliminare al più presto: la vita biologica non è degna di proseguire nel suo cammino, perché incapace di raggiungere quella perfezione che caratterizza invece le macchine.

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A Lemire possiamo concedere il dubbio che volesse solo utilizzare una metafora (e il fatto che i Descender non vogliano rivelare la loro origine, potrebbe addirittura portare a una parziale revisione del nostro giudizio, una volta che l’autore canadese avrà chiarito anche questo mistero) per mostrare quanto l’imperfezione umana sia insita nella sua natura organica. Ma l’avere candidamente ammesso nella postfazione dell’ultimo volume che il finale che aveva concepito per la serie non lo avesse mai veramente soddisfatto, tanto da decidere improvvisamente di modificare la trama attraverso l’introduzione della magia, non aiuta a fugare il dubbio che le diverse incoerenze (oltre a quelle già descritte, occorre almeno citarne un’altra: i Descender chiamano “mietitura” lo sterminio dell’umanità, ma non se ne capisce il motivo, visto che il termine “mietitori” per i giganteschi robot è stato coniato dall’uomo, non da loro), parecchi dialoghi poco efficaci, alcuni personaggi incompiuti (a cominciare dal poco incisivo Dottor Quon) e banalità varie (una su tutte: il ridicolo nome di Regina Ibrida che il personaggio di Effie sceglie per sé, una volta diventata un cyborg) non siano altro che il frutto di continui rimaneggiamenti o di una semplice perdita di interesse dell’autore verso la serie nel suo complesso.

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A ogni modo, la svolta fantasy imposta alla narrazione potrebbe portare parecchi benefici, non solo ai testi di Lemire, ma anche a Dustin Nguyen, i cui splendidi acquerelli, pur se autentico valore aggiunto dell’opera, sono sembrati poco adatti a rappresentare gli scontri a fuoco, le scene di lotta o le semplici ambientazioni fantascientifiche introdotte dalla trama. La delicatezza del suo tratto e la leggerezza dei colori sembrerebbero più idonei ad atmosfere di altro tipo, più intimiste, oppure, semplicemente più fiabesche. E le ultime pagine del volume conclusivo, o l’evocativa immagine finale, che fa da introduzione ad Ascender (la nuova serie che nel 2019 proseguirà con una nuova veste la storia di Descender), sembrano proprio confermare questa impressione.

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Jeff Lemire e Dustin Nguyen ancora insieme per Ascender, sequel di Descender

  • Pubblicato in News

Lo sceneggiatore Jeff Lemire e l'artista Dustin Nguyen realizzeranno per la Image Comics Ascender, ambientato nello stesso universo della loro serie fantasy Descender.

Ascender avrà luogo 10 anni dopo la conclusione di Descender, con la sparizione di tutti i robot e il trionfo della magia come ordinamento dell'universo. Il protagonista robotico di Descender, TIM-21, avrà ancora un ruolo nella nuova serie, quando "una ragazza dovrà intraprendere una ricerca epica per trovare robotkind e il suo leggendario messia, TIM-21, prima che sia troppo tardi…"

"Dustin e io adoriamo il mondo di Descender e siamo ri-energizzati da questa nuova direzione che ha aperto ogni sorta di nuove possibilità di storytelling", ha detto Lemire in un comunicato stampa. "Ascender sarà sia una continuazione della saga di Descender, sia un racconto tutto nuovo".

Nguyen ha aggiunto: "Inoltre, sarà fantastico passare da disegnare macchine e metallo tutto il giorno, alle sfaccettature del fantasy per un po'!".

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, in vendita il 25 luglio, segnerà la fine della serie, portando a conclusione la trama che si sta svolgendo, mentre anticiperà anche quello che arriverà in Ascender.

Ascender, di Jeff Lemire e Dustin Nguyen, farà il suo debutto con la Image Comics nel 2019.

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(Via CBR)

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Descender: Jesse Wigutow realizzerà lo script dell'adattamento live-action

  • Pubblicato in Screen

THR riporta la notizia che Jesse Wigutow è stato scelto da Sony Pictures per l'adattamento per il grande schermo di Descender, il fumetto fantascientifico di Jeff Lemire e Dustin Nguyen, pubblicato anche in Italia da Bao Publishing e di cui vi abbiamo recensito il primo volume qui.

Wigutow era stato contattato anche per realizzare gli script di The Crow, il reboot, e Fire di Brian Michael Bendis, entrambe opere a fumetti che però non hanno avuto la fortuna di essere infine adattate per il grande schermo. Lo scrittore ha anche realizzato la sceneggiatura di TRON 3, altro film che non ha mai visto la luce.

Josh Bratman produrrà il film, mentre Lemire e Nguyen saranno produttori esecutivi. Michael De Luca e Rachel O’Connor, faranno da supervisori per lo studio.

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Descender 1: Stelle di latta

Se venisse realizzato un sondaggio tra i lettori di fumetti americani per decretare lo sceneggiatore emergente preferito, il vincitore risulterebbe probabilmente Jeff Lemire. Passato con disinvoltura dalla dimensione indie di opere come Essex County, Sweet Tooth e Il Saldatore Subacqueo ad interessanti cicli su serie mainstream come Animal Man e Green Arrow per la DC Comics, Lemire si è accasato di recente alla Marvel, dove ha raccolto la pesante eredità di Matt Fraction sul pluripremiato Hawkeye e l’arduo compito di rilanciare l’universo degli X-Men. Ciò nonostante lo sceneggiatore canadese continua a non disdegnare sortite in territori creator-owned come dimostra questo Descender, edito in USA dalla Image Comics e proposto in Italia da Bao Publishing. L’accostamento del nome di Lemire e dell’altissimo livello dei suoi lavori precedenti al marchio Image, sinonimo di fumetto di qualità, ha fatto si che la serie fosse molto attesa fin dal suo primo annuncio, tanto che la Sony ne aveva già acquistato i diritti per un adattamento cinematografico già prima dell’uscita del numero 1. Dopo la lettura del primo volume, che raccoglie i numeri 1-6 della serie originale, possiamo dire che l’attesa è stata abbondantemente ripagata.

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La storia inizia in un futuro imprecisato, che vede i pianeti della galassia riuniti in un’alleanza chiamata Concilio Galattico Unito. La quiete di questi pianeti viene messa in pericolo dalla comparsa di nove enormi Robot, uno per ciascun pianeta dell’alleanza. Il Concilio Galattico non fa in tempo a riunire i propri esperti in materia che i Robot si attivano all’improvviso, seminando morte e distruzione. Dieci anni dopo un piccolo robot da compagnia, Tim-21, si sveglia dopo un lungo sonno in una colonia mineraria ai margini della galassia. L’androide, che ha le fattezze di un bambino, non scorge la presenza di nessuno, salvo quella del cane droide Bandit. Ne scoprirà presto la ragione: tutti gli abitanti della base, compresa la sua famiglia adottiva, sono stati sterminati. Neanche il tempo di decidere il da farsi che i due robot vengono attaccati da un gruppo di mercenari senza scrupoli, i Rottamatori. Tim-21 apprende così che dopo il massacro operato dieci anni prima dai robot giganti ribattezzati Mietitori, gli umani terrorizzati avevano reagito sfogando la loro rabbia sugli automi, che fino a quel momento avevano vissuto tra loro aiutandoli nei lavori quotidiani. Ma quella dei Rottamatori non è l’unica fazione interessata a Tim-21, perché ben presto faranno la loro comparsa sulla scacchiera altri giocatori interessati al droide, che condivide a sua insaputa un oscuro segreto con gli spietati Mietitori: lo schema di base della loro programmazione è identico a quella del piccolo robot.

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Pur pescando a piene mani dai classici della letteratura e del cinema fantastico, come i libri di Isaac Asimov e pellicole come Blade Runner (il robot perseguitato perché diverso) e A. I. – Intelligenza Artificiale, Lemire si discosta presto da questi padri nobili per condurci verso territori più consoni alla fiaba che non alla fantascienza tout court. In Descender non troviamo le dissertazioni parascientifiche tanto care a Jonathan Hickman, per citare un autore contemporaneo a Lemire, né sappiamo come si è arrivati alla costituzione del Concilio Galattico Unito: la storia inizia in medias res, e se si aprisse con un Tanto tempo fa in una galassia lontana o C’era una volta, non avremmo nulla da ridire. Se da spettatori della celeberrima saga di George Lucas non ci interessava conoscere il funzionamento di spade laser e salti nell’iperspazio, anche qui la tecnologia è mero pretesto messo al servizio del racconto, come vuole la tradizione della space-opera più autentica. È il sogno la chiave di volta per calarsi appieno nel mondo immaginato da Lemire: come nei sogni tutto è suggerito e nulla è spiegato, così in quelli del piccolo Tim-21 si trovano probabilmente le ragioni dei misteri che sono alla base dell’intera vicenda. Certo non tutto è perfetto in Descender, e Lemire dovrà chiarire alcuni aspetti della mitologia da lui creata nei prossimi volumi: ma nel frattempo è impossibile non apprezzare la fantascienza impregnata di malinconia e calore umano proposta dallo sceneggiatore canadese. Le relazioni umane, più che il consueto apparato da science fiction, sono il cuore dell’opera: non lasciano indifferenti gli struggenti flashback imperniati sul rapporto tra Tim-21 e la famiglia adottiva che non c’è più, che oltre a far empatizzare il lettore col piccolo androide, servono anche ad accentuarne la solitudine attuale.

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L’atmosfera sognante e fiabesca della storia concepita da Lemire trova una compiutissima realizzazione nelle illustrazioni di Dustin Nguyen. Il disegnatore di origini vietnamite, che si è fatto le ossa sulle testate della Bat – Family per la DC dopo l’esordio col botto con un mirabile ciclo di Wildcats su testi di Joe Casey, sposa in pieno il progetto di Lemire, partecipandovi con splendidi acquarelli che ne sottolineano la dimensione favolistica e onirica. Non troverete, nei disegni di Nguyen, dettagliate raffigurazioni di astronavi, meccanismi e circuiti cibernetici, anzi i particolari più pedantemente tecnologici vengono volutamente tradotti sulla pagine con pennellate sfumate e sapientemente imperfette. L’artista sembra voler richiamare più l’atmosfera lieve dei libri illustrati per ragazzi degli anni ’60, come quelli realizzati dal disegnatore ceco Miroslav Sasek, che quella tradizionale da opera di fantascienza, con tutto il pesante armamentario tecnologico che ne conseguirebbe. Altra scelta vincente dell’artista è quella relativa al design dei personaggi, su tutti il delizioso protagonista Tim-21, novello Pinocchio per il quale il lettore non può che parteggiare fin dalla sua prima apparizione.

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La proficua alchimia creativa stabilitasi tra Lemire e Nguyen e il perfetto bilanciamento tra i testi e comparto artistico fanno senza dubbio di Descender una delle migliori proposte di fine 2015: ai due autori spetta ora il non facile compito di mantenere, nello prossime uscite, uno standard qualitativo davvero elevato.

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