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Venom Collection 2: Protettore Letale, recensione: l'inizio della carriera solitaria dell'anti-eroe Marvel

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Il periodo a cavallo fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 ha portato un cambiamento radicale nella concezione degli eroi a fumetti, grazie in particolare alla spinta di giovani artisti che ben presto avrebbero sfruttato tutto il loro potenziale creativo e commerciale fondando una nuova casa editrice: la Image Comics.
Anti-eroi cupi, maledetti, o comunque tormentati e diversi dai personaggi classici tutti d’un pezzo, affollavano i rivenditori e schizzavano in vetta alla classifiche. Editori come la Marvel e la DC dovettero adattarsi alla moda del momento. La Casa delle Idee, oltre a creare character nuovi, sfruttò il potenziale di due personaggi, portando “in serie A”, dopo anni vissuti da panchinaro, Frank Castle/The Punisher, e promuovendo da comprimario a protagonista Venom, villain di Spider-Man nato proprio pochi anni prima dalla matita di uno dei fondatori della Image Comics: Todd McFarlane.

La storia della sua origine è nata a tutti: dopo le “Guerre Segrete”, Spider-Man torna sulla Terra con un costume nuovo, scoprendo solo in seguito che si trattava di un simbionte alieno. Quando se ne liberò, quest’ultimo si unì a Eddie Broke, un giornalista caduto in disgrazia proprio dopo che Peter Parker ne aveva smantellato uno scoop rivelatosi falso. Dall’unione dei due nacque Venom, il cui principale obiettivo era la vendetta contro Peter Parker/Spider-Man.
Un’importante svolta si ebbe quando, tempo dopo, il Tessiragnatele salvò la vita all’ex moglie di Eddie Brock, con Venom che dovette ricredersi sul suo avversario, stipulando una tregua e decidendo, dunque, di diventare un eroe a sua volta e salvare vite umane trasferendosi da New York a San Francisco, città natale di Eddie.

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È con queste premesse che la Marvel lanciò nel 1993 il personaggio in solitaria grazie alla miniserie di 5 Venom: Protettore Letale. La strategia della casa delle Idee era di seguire il modello utilizzato dalla DC Comics per Le Leggende di Batman, ovvero la realizzazione di miniserie consecutive affidate a team di autori differenti. Le mini del Simbionte si susseguivano, così, senza sosta dando una regolarità di uscita continua tanto che, le recenti serie regolari, riprendono la loro numerazione proprio dal primo albo di Protettore Letale.

In questa miniserie, scritta da David Michelinie (sceneggiatore di Amazing Spider-Man e papà del personaggio) e disegnata da Mark Bagley e Ron Lim, troviamo come guest star anche l’Uomo Ragno, il cui ruolo serve da gancio alla nascita di questo “spin-off”. Peter Parker, infatti, non fidandosi del repentino cambiamento del suo (ex) nemico, decide di seguirlo, finendo poi per aiutarlo e instaurare una tregua.
Brock, infatti, si erge a difesa di una comunità sotterranea, minaccia dall’affarista Mr. Treece. Tuttavia, non tutti si fidano della sue buone intenzioni e - come se non bastasse - Venom deve anche scontrarsi con la terribile minaccia della Fondazione per la vita che vuole creare una progenie letale dal simbionte.

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La storia scritta da Michelinie, che ha il pregio di indagare anche sul passato di Brock, risulta solida e avvincente, con un intreccio multiplo che rende interessante la vicenda. I primi albi, disegnati da Bagley, sono ottimi anche dal punto di vista visivo, mentre la qualità scende quando le matite passano in mano a Lim che, pur creando una continuità stilistica con i precedenti episodi, ha uno stile meno personale e più sciatto e porta al termine la storia senza particolari guizzi.

In una sorta di cerchio perfetto con quanto scritta in apertura di questa recensione, il volume contiene anche la miniserie di tre parti successiva a Protettore Letale, ovvero Funeral Pyre, e che vede la presenza come guest star del Punitore. In questa vicenda i due antieroi Marvel si scontreranno e “collaboreranno” in qualche modo, per porre fine a una guerra fra gang di strada. Venom, in particolare, cerca di salvare la vita a un giornalista infiltrato in una gang che, però, suo malgrado, si trasformerà in un pericoloso avversario dal nome Rogo.

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La storia tessuta dallo sceneggiatore di Punisher War Journal Carl Potts è molto lineare e scorre via velocemente in maniera abbastanza innocua, tutt’al più piacevole grazie anche ai disegni di Tom Lyne, che risultano in linea con lo stile dell’epoca.
Venom Collection 2: Protettore Letale, edito da Panini Comics, ristampa una saga fondamentale per il personaggio e che risulta godibile tanto ai vecchi quanto ai nuovi fan del personaggio in cerca di letture solide e divertenti.

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Spider-Man Collection 14: Le avventure cosmiche, recensione: gli Atti di Vendetta contro l'Uomo Ragno

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La collana da libreria Spider-man Collection continua ad attingere a piene mani dai primi anni ’90 e nel suo 14° volume, intitolato “Le avventure cosmiche”, propone le storie legate all’evento Atti di Vendetta. In questo ciclo, i nemici dei vari eroi Marvel, riuniti a loro insaputa da Loki, optano per un radicale cambio di strategia: invece di attaccare i loro consueti avversari – e, puntualmente, uscirne sconfitti - decidono di invertire i loro bersagli in modo da avere un vantaggio tattico notevole. Così, in questo periodo, i vari eroi si videro attaccare dagli storici nemici dei loro colleghi che non avevano mai affrontato.

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La saga principale di Atti di Vendetta venne sviluppata su The Avengers, mentre nei tie-in i singoli eroi affrontavano i criminali sulle loro testate. Riguardo l’ater ego di Peter Parker, l’evento coinvolse tutte e tre le sue collane, ovvero Amazing Spider-Man, The Spectacular Spider-Man e Web of Spider-Man nel periodo a cavallo fra la fine del 1989 e l’inizio del 1990.
In questi albi, tutti collegati fra loro, vediamo Spider-Man affrontare nemici per lui insoliti, a partire da Graviton che, sfruttando l’elemento sorpresa, ha la meglio. Probabilmente, il destino dell’Arrampicamuri sarebbe stato lo stesso di quello degli altri eroi percossi da questa inedita soluzione ordita dai villain, se non fosse che improvvisamente, apparentemente a causa di un incidente da laboratorio, Spider-Man si ritrova con poteri amplificati oltre ogni misura tanto da sconfiggere con estrema facilità tutti gli avversari più temibili che gli si opporranno nel corso dei vari albi. Lo stesso Destino, che insieme ad altri villain organizza gli “atti di vendetta”, segue con interesse i nuovi poteri dell’eroe con l’intenzione di scoprirne la fonte e farli suoi.

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Dal canto suo, Peter Parker non è affatto entusiasta dei suoi nuovi poteri, non solo perché non è in grado di comprenderli, ma perché “se da un grande potere derivano grandi responsabilità” come comportarsi con un potere praticamente infinito? Forse sono troppi per un singolo uomo e la loro portata lo spaventa e lo preoccupa, nonostante il supporto di Mary Jane e di zia May.

I 10 albi contenuti nel volume, sono scritti da David Michelinie (Amazing Spider-Man) e Gerry Conway (The Spetcacular Spider-Man e Web of Spider-Man) e presentano una trama molto episodica in cui in ogni avventura Spider-Man se la vede con un diversa antagonista. Entrambi ottimi professionisti, i due autori confezionano un ciclo di storie assolutamente piacevole, pur senza particolari guizzi. Fra le cose più riuscite, indichiamo il rapporto fra Peter e MJ, all’epoca marito e moglie, e i bei momenti, seppure brevi, con zia May, guida morale del nipote. Peccato per le tante sottotrame sospese (su tutte quella giudiziaria dedicata a Robbie Robertson) il cui inizio o la loro fine non sono contenute in questo volume ma, d’altronde, la concezione dei comics del periodo era ben diversa da quella attuale ed è dunque inevitabile che la loro raccolta in volume contenga sottotrame sviluppate spesso in anni di gestione.

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Dal punto di vista visivo, oltre ai modesti Colleen Doran e Alex Saviuk, troviamo la colonna portante Sal Buscema, Erik Larsen e un episodio con Hulk disegnato da Todd McFarlane. Pur con nomi di rilievo, gli artisti coinvolti offrono una prova degna ma nella norma e non si segnalano particolari virtuosismi. Spider-Man Collection – Le avventure cosmiche, risulta dunque una lettura gradevole e soddisfacente, seppur lontana dai cicli memorabili della serie.

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Spider-Man Collection 12: Allo scoccare di Mezzonotte, recensione: L'uomo Ragno e i suoi fantastici amici degli anni '90

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La collana Spider-Man Collection pubblicata da Panini Comics sta alternando volumi che presentano il ciclo di J. Michael Straczynski a storie provenienti da diversi periodi della storia editoriale dell’Uomo Ragno. Tuttavia, la maggior parte di questi ultimi, ovvero 1/3 finora dell’intera proposta, ristampa cicli di inizio anni ’90: un numero considerevole considerando i 56 anni di vita del personaggio. I motivi principali di questa scelta possono essere vari:
1) le storie dell’epoca non sono state quasi mai più riproposte e quindi risultano alla stregua di una novità editoriale;
2) il pubblico che le leggeva all’epoca, ormai cresciuto e con buona disponibilità economica, è ben contento di una loro ristampa in volumi;
3) sono sì storie “classiche” ma appartenenti a un periodo recente e dunque ancora appetibili per un pubblico giovane.

Su Comicus abbiamo recensito tutte le proposte fatte in tal senso finora, ovvero Il ritorno dei Sinistri Sei, Il bambino dentro e La vendetta dei Sinistri Sei. Non potevamo, dunque, esimerci dal parlare di Allo scoccare di Mezzonotte uscito poche settimane fa. C'è da dire, a onor di cronaca, che esclusa Il bambino dentro – pietra miliare per il personaggio – le altre storie, compresa l’ultima, sono piacevoli e divertenti, ma di sicuro non indimenticabili.

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Allo scoccare di mezzanotte è una saga composta da sei episodi scritta da Al Milgrom e disegnata da Mark Bagley proposta in soluzione quindicinale come intermezzo al ciclo scritto da David Michelinie. L’editor Danny Fingeroth, infatti, aveva richiesto un’avventura in cui all’Arrampicamuri venissero affiancati alcuni degli eroi in ribalta in quel momento. E infatti, in ordine sparso, troviamo: Moon Knight, Darwhawk, Nova, Night Thrasher e il Punitore. Il gruppo così assortito si ritroverà a combattere contro l’organizzazione definita l’Impero Segreto che ha trasformato in un cyborg Mezzanotte, ex alleato di Moon Knight creduto morto da quest’ultimo. L’odio che Mezzanotte prova verso il suo ex-amico e la voglia di diventare leader dell’organizzazione lo rendono ambizioso e pericoloso e il gruppo di eroi, unito per necessità, dovrà affrontare a più riprese l’Impero Segreto e i suoi alleati vedendosela brutta.

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Milgrom scrive una vicenda corale che, al netto di qualche piccola ingenuità, funziona bene offrendo una sceneggiatura ricca d’azione. Mark Bagley, qui all’incarico che darà una svolta alla sua carriera, dimostra già una consapevolezza notevole e uno stile riconoscibile e dinamico.

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Il volume, oltre all’avventura sopracitata, contiene anche le due storie che precedono e le due che seguono la saga di Mezzanotte, entrambe scritte dallo sceneggiatore regolare di Amazing Spider-Man David Michelinie. Entrambe le vicende di apertura e chiusura del tomo sono indipendenti e slegate dalla saga principale. Le prime due storie, disegnate da Bagley, mostrano Nova e Spidey affrontare la Tri-sentinella e hanno un loro perché in quanto mostrano il componente dei New Warriors, protagonista anche della saga principale, stringere un legame più forte con Spider-Man. Meno giustificata, invece, le presenza delle due storie di chiusura, disegnate questa volta da Chris Marrinan, che hanno come unico legame logico il fatto che Spider-Man faccia team-up con un altro personaggio dell’epoca, ovvero Cardiac. Tuttavia, il loro inserimento sembra davvero superfluo e atto ad aumentare la foliazione di un volume comunque già corposo.

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Michelinie, Larsen e il ritorno dei Sinistri Sei, la recensione di Spider-Man Collection 4

Nella collana da libreria Spider-Man Collection in cui Panini Comics alterna il ciclo di J. M. Straczynski ad altre saghe, troviamo la recente proposta Il ritorno dei Sinistri Sei che raccoglie i numeri di The Amazing Spider-Man 334/339 del 1990.
Scritta da David Michelinie e disegnata da Erik Larsen, la storia riporta in scena il famigerato gruppo di nemici apparso per la prima (ed allora unica) volta nel celebre primo Annual della testata e uscito nel 1964 per i testi di Stan Lee e i disegni di Steve Ditko (autore, quest’ultimo, anche della trama). E ritorno non poteva avvenire in un momento migliore in quanto Larsen in quel momento, e Todd McFarlane prima, proponevano uno Spider-Man che graficamente pescava a piene mani dalla versione di Ditko, naturalmente aggiornandola e rendendola contemporanea allo stile di fine anni '80, portando dunque il personaggio a un'interpretazione stilistica più simile a quella delle origini che si era persa dall'arrivo di John Romita Sr..

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Con l’uscita della testata Spider-Man nel gennaio del 1990, McFarlane aveva lasciato Amazing per affrontare questa nuova avvenuta come autore unico delle avventure dell’Uomo Ragno. Già in passato, Larsen, aveva sostituito su Amazing l’amico Todd (con il quale fonderà, due anni dopo, la Image Comics e con cui collabora tutt’oggi) alle matite nel periodo estivo in cui la serie diventava quindicinale. Lo stile dei due fumettisti era molto simile e Larsen aveva un dono raro, ovvero la rapidità esecutiva, che gli consentiva di sfornare tranquillamente due tavole al giorno e dunque due albi al mese. In poche parole, era l’erede perfetto per sostituire McFarlarne che aveva contribuito non poco al successo di vendite Marvel (e di Spider-Man) in quel periodo. Indubbiamente, i personaggi grandi e spesso in primo piano e l’assenza frequente di sfondi, contribuivano a questa rapidità; tuttavia le sue tavole risultano sempre dinamiche e costruite con gran mestiere, così come la capacità recitativa dei protagonisti risulta sempre convincente. Inoltre, il richiamo stilistico a Ditko non solo nelle movenze ragnesche di Spider-Man, ma anche nei volti e negli sguardi dei personaggi, è decisamente apprezzabile.

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Riguardo la trama, David Michelinie mette al centro degli eventi il Doctor Octopus che contatta i vari “colleghi” dei Sinistri sei, ovvero un costretto Uomo Sabbia (che in quel periodo rigava dritto), l’Avvoltoio, Electro, Mysterio e Hobgoblin (che sostituisce Kraven). La storia, che si dipana in sei albi, mantiene la tipica struttura episodica dell’epoca con tanto di titolo diverso per ogni albo, frazionando dunque la narrazione: Spider-Man si troverà, comunque, ad affrontare singolarmente i vari nemici, per poi trovarseli contro tutti insieme solo negli ultimi 2 albi.
Il motivo per cui Doc Ock vuole riunire il gruppo fa tanto film di fantascienza di serie b: sabotare il lancio di un satellite da parte della Cordco, il cui obiettivo è individuare i flussi di forza per poi sfruttarli in campo energetico, per diffondere un veleno mortale e minacciare le nazioni della Terra e ottenere così il dominio del mondo. Peter Parker in questo periodo alterna il lavoro al Daily Bugle con quello di assistente di laboratorio e dottorando all’Empire State University, ovvero proprio la sede dove avverrà il lancio.

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L’intreccio narrativo principale non si dimostra particolarmente fitto e sofisticato, procede anzi in maniera semplice e piuttosto frammentaria e non senza qualche ingenuità tipica dell’epoca (possibile Spider-Man si trovi sempre al posto giusto e al momento giusto?). Ad aggiungere interesse sono invece le due trame secondarie che valorizzano l’intreccio soap-operistico tipico della serie con Zia May costretta a dire addio all’amato Nathan dopo una tragica fine, e Mary-Jane (sposata con Peter in questo periodo), impegnata come attrice da telenovela e alle prese con un inseguitore molesto nonché violento.

Il ritorno dei Sinistri Sei, nell’edizione cartonata Spider-Man Collection, è una lettura leggera e divertente, ottimo rappresentante di quello che erano i fumetti Marvel a inizio anni ’90 e per questo rivolta tanto a chi ha seguito la saga all’epoca negli albetti e ha piacere di rileggerla in una nuova veste, sia ai lettori più giovani che magari in quel periodo non erano ancora nati.

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