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Loki: Agente di Asgard, recensione: vivere non è difficile, potendo poi rinascere

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La più grande curiosità tra le tante che circondava l’uscita del Thor di Kenneth Branagh, che arrivò sugli schermi nel 2011, riguardava il modo in cui il più grande interprete contemporaneo del canone shakespeariano si sarebbe approcciato ai fumetti Marvel e alla saga del Dio del Tuono in particolare. Le scaramucce asgardiane tra il tonante e il fratellastro Loki, da sempre afflitto da complesso di inferiorità nei suoi confronti, costituivano un soggetto ideale per le qualità di drammaturgo di Branagh. Il regista pagò il giusto tributo alla spettacolarità tipica di un blockbuster hollywoodiano, lasciando all’ottimo cast da lui selezionato il compito di portare in vita i conflitti di una famiglia disfunzionale di divinità norrene già raccontate su carta da Stan Lee, Jack Kirby e gli autori che ad essi si succedettero. Il più grande merito di Branagh fu quello di assegnare la parte di Loki ad un attore fino a quel momento sconosciuto, Tom Hiddleston, che seppe regalare tridimensionalità e spessore psicologico ad un personaggio che, nella sua versione cartacea, era troppo spesso relegato alla parte di villain monocorde condannato a ripetere ad oltranza il suo ruolo di perfido tessitore di intrighi.

Contemporaneamente, anche nelle pagine dei fumetti Loki conosceva un’evoluzione che lo avrebbe portato ad allontanarsi dalla caratterizzazione classica di Lee, Kirby e John Buscema, quella del Dio dell’Inganno sempre dedito ad ordire complotti e congiure. Il culmine dell’evento Assedio del 2010 vide Loki morire, in una catarsi che lo riscattò dall’ennesimo piano da lui ordito ai danni di Asgard, ovvero l’invasione del Reame Dorato da parte di Norman Osborn e dei suoi Dark Avengers. Prima di morire e desideroso di sottrarsi ad un eterno ciclo di morti e rinascite che lo vede sempre nei panni di una divinità malevola, Loki stringe un accordo con Hela per cancellare il suo nome dal Libro di Hel, in modo da avere tutti i suoi peccati cancellati e poter vivere libero dal passato la successiva reincarnazione, che lo vede nei panni di una versione fanciullesca di sé stesso. Un Loki bambino, immemore della sua vita precedente, che vive a Parigi facendo il borseggiatore, ritrovato da Thor e da lui riportato al cospetto di una Asgard ancora diffidente nei suoi confronti a causa delle malefatte compiute dalla sua precedente incarnazione. La natura benevola del giovane dio finiranno invece per procurargli l’affetto degli asgardiani e del fratellastro. Le vicende di “Kid Loki” sono al centro di Journey into Mystery, acclamata serie scritta da Kieron Gillen, al termine della quale Loki guadagna un nuovo aspetto adolescenziale. È in tal guisa che lo ritroviamo in Loki: Agent of Asgard, serie del 2014 scritta da Al Ewing che Panini Comics raccoglie in volume, approfittando della contemporanea uscita, su Disney+ della serie tv in cui il Dio delle Menzogne è interpretato ancora una volta da Tom Hiddleston.

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Il significato del titolo viene spiegato fin dal primo numero: Loki ha accettato di svolgere missioni per conto della “Madre di tutti”, un triumvirato al femminile costituito da Freiya, Gea e Idunn che governa la nuova versione di Asgard denominata “Asgardia”. In cambio, uno dei peccati compiuti nella sua vita precedente verrà cancellato per ogni incarico completato. La missione principale affidatagli dalle Madre di tutti consiste nel recuperare gli asgardiani che, scampati al Ragnarok e alle successive resurrezioni, hanno scelto di vivere su Midgard (la nostra Terra) nascondendosi dallo sguardo di Asgard. Tra questi ci sono vecchie conoscenze come Lorelei, la sorella di Amora, l’Incantatrice, e Sigfrido, il primo eroe della mitologia norrena. Quello che Loki non sa, ma scoprirà presto, è che una sua versione futura e malvagia auto denominatasi “Re Loki” lo sta manipolando, in accordo con la Madre di tutti a cui ha garantito la salvezza di Asgard. La storia si svolge così su due piani: il presente, in cui il giovane Loki ricorre comunque al vecchio schema dell’intrigo, stavolta declinato a fin di bene, per poter svolgere le sue missioni, e un futuro che sembra già scritto dal suo alter-ego. Sembra, perché anche questa volta Loki combatterà per non rassegnarsi ad un destino già prestabilito.

Il tono scanzonato scelto da Ewing per il suo Loki: Agent of Asgard, in netto contrasto con quello tradizionalmente più austero delle classiche storie di Thor non deve ingannare il lettore: la run dello scrittore britannico è in realtà un raffinato trattatello di mitopoiesi a fumetti, un elogio del potere del racconto. Un percorso di redenzione che si estrinseca attraverso una nuova narrazione che l’io fa a se stesso. Cos’è una bugia se non una storia, afferma Loki nel momento clou del volume? Ecco allora che il “Dio delle Menzogne” lascia il campo al “Dio delle Storie”, in un processo di autodeterminazione del sé che sfocia nel metatestuale.

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Un tema complesso che Ewing svolge con disinvoltura, nonostante la serie debba pagare l’inevitabile tributo di ben tre incroci con altrettanti eventi nell’arco di soli diciassette numeri: Original Sin, Axis e Secret Wars. Il tie-in col primo evento servì ad introdurre nell’universo Marvel Angela, il personaggio creato da Neil Gaiman sulle pagine di Spawn che lo scrittore di Sandman concesse alla Casa delle Idee dopo la vittoria della nota disputa legale contro Todd McFarlane. Si tratta di una sequenza narrativamente indipendente dal resto del volume, all’insegna di un’operazione di retcon non del tutto riuscita, che si fa notare soprattutto per le matite spettacolari del nostro Simone Bianchi, peraltro non in forma come in altre occasioni. I capitoli inseriti nel contesto di Axis sono invece i più deboli dell’intero tomo, ma sono più validi di quanto lo fosse l’evento in sé. Ewing sfrutta la trovata dell’inversione di ruoli tra buoni e cattivi per approfondire ulteriormente le motivazioni del rinnovato Loki. Pienamente funzionale al progetto dello scrittore britannico è invece l’incrocio con Secret Wars, che occupa la parte finale del volume. La fine dell’Universo Marvel orchestrata nella miniserie del 2015 da Jonathan Hickman fornisce al Loki di Ewing l’occasione di fare un reset della propria esistenza e di prepararsi al prossimo ciclo della realtà senza un passato ingombrante con cui dover fare i conti. È notevole il modo in cui Ewing sfrutta come occasione narrativa il fardello di cross-over aziendali a cui dover pagare dazio riuscendo comunque a portare in porto il suo progetto, una riflessione sul ruolo del mito nell’arte popolare, e del racconto come stratagemma salvifico che determina la vera identità dell’io, mettendolo al riparo dai pregiudizi degli altri.

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Il compito di accompagnare i testi dello scrittore inglese è affidato allo storytelling fluido del connazionale Lee Garbett, caratterizzato da un tratto muscolare tipico della tradizione del fumetto supereroistico statunitense. Garbett sforna tavole spettacolari e ricche di azione grazie ad una matita potente che, seppur non dotata di particolari guizzi stilistici, è capace di esaltare i passaggi più epici dello script di Ewing. Un comparto artistico solido, piacevolmente classico, che è un compendio ideale alle trame imbastite dallo sceneggiatore inglese.

Panini Comics presenta l’intero ciclo del Loki: Agent of Asgard di Al Ewing in un corposo volume della linea di cartonati giganti Marvel Deluxe, occasione da non perdere per riscoprire i primi passi di uno dei più acclamati sceneggiatori della Marvel attuale e per accompagnare la visione della serie tv interpretata da Tom Hiddleston.

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S.W.O.R.D. 1-2, recensione: i mutanti alla conquista dello spazio

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Il viaggio nello spazio è da sempre uno dei leitmotiv tipici della saga degli X-Men. Ad inaugurare questa tradizione fu Chris Claremont, le cui sortite interstellari fungevano sempre da prologo a grandi cambiamenti nelle vite dei membri della squadra. Tutti i successori di X-Chris si sono cimentati con un avventura nello spazio, da Scott Lobdell a Grant Morrison, fino ad arrivare a Joss Whedon, che nel suo ciclo realizzato a metà degli anni 2000 in coppia con John Cassaday aggiunse un tassello molto interessante al lato “cosmico” delle vicende mutanti. Nel terzo numero della loro gestione degli X-Men debuttava infatti lo S.W.O.R.D., una sezione dello S.H.I.E.L.D. incaricata di monitorare e debellare eventuali minacce extraterrestri, guidata dalla cinica e ironica Abigail Brand. Agente segreto del tutto devota alla sua missione, figlia di un alieno e di una mutante, Abigail e lo S.W.O.R.D. fanno subito breccia nelle preferenze dei lettori, ritagliandosi in breve tempo un ruolo importante nelle vicende mutanti e del Marvel Universe in generale.

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Se negli ultimi anni il ruolo dell’agenzia e della sua leader aveva subito un ridimensionamento, a partire dall’evento Empyre sono tornati entrambi sotto i riflettori. Constatata con amarezza di non essere stata coinvolta dagli eroi terrestri nella gestione della recente crisi cosmica, Abigail accetta la proposta del Quieto Consiglio di Krakoa, la nuova nazione che ha dato asilo a tutti i mutanti liberandoli dalla status di popolo oppresso, mossa al centro della rivoluzione narrativa operata da Jonathan Hickman sulle testate X. Consolidata la propria posizione sulla Terra, i mutanti guardano alle stelle, e il compito di raccontare nuove avventure dal sapore cosmico viene raccolto della nuova iterazione di S.W.O.R.D., scritta dal lanciatissimo Al Ewing per i disegni del nostro Valerio Schiti.

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Le prime due uscite della serie, che Panini Comics ha proposto da poco nella sua tipica linea di spillati da fumetteria, sono un esempio da manuale di come si debba scrivere il primo numero di una nuova testata. Ewing ci presenta prima il setting, la rinnovata base dello S.W.O.R.D. chiamata “Vertice”, per passare poi ad un’agile carrellata che ci mostra il nuovo organigramma dell’ente spaziale, costituito da vecchie conoscenze delle serie mutanti e non. Un gruppo di personaggi composito ed interessante, capitanato da una Abigail Brand carismatica come sempre, di cui Ewing comincia subito ad esplorare psicologia e motivazioni grazie alla sua capacità di scrivere dialoghi taglienti ed efficaci. Nella prima uscita troviamo una lunga conversazione tra la Brand e Magneto, arrivato in visita al “Vertice” come responsabile del programma spaziale presso il governo krakoano. Subito emergono delle differenze di vedute tra i due: mentre il Signore del Magnetismo si fa portavoce di interessi prettamente “nazionali”, Abigail ragiona in termini più grandi. La sua visione travalica i confini terrestri per farsi portavoce dell’intero sistema solare. Mentre i due duellano sul piano filosofico, Ewing ci presenta il resto del cast, composto da volti di primo piano del cosmo mutante come Kid Cable, versione “teen” di Nathan Cristopher Summers che da qualche anno ha sostituito la sua controparte più anziana e vecchie conoscenze come Frenzy e Fabian Cortez. Un ruolo importante, considerata la sua abilità da teleporta, è rivestito da Manifold, il mutante creato da Jonathan Hickman e che ha militato anche nelle fila degli Avengers.

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Fino dal primo albo, Ewing riesce a conferire alla nuova serie un’identità propria, seppur calata nel nuovo contesto delle testate mutanti rivoluzionate dalla gestione Hickman. Un’identità che non verrà smarrita neanche nelle successive uscite che, fin dal secondo numero, proietteranno Abigail e soci nel mosaico di King in Black, il nuovo evento cosmico in cui i principali eroi del Marvel Universe uniranno le forze per affrontare la minaccia di Knull, il dio extraterrestre legato alle origini di Venom creato da Donny Cates sulla testata del simbionte. Al contrario, Ewing getta i semi per le trame che animeranno i numeri futuri.

Sul versante grafico, la prova del nostro connazionale Valerio Schiti è semplicemente straordinaria. Il suo tratto pulito e ricco di dinamismo conferisce un aspetto accattivante alla serie e ne esalta la vocazione spaziale con tavole che lasciano a bocca aperta. Notevole il lavoro di design svolto sui personaggi, di cui Schiti ridisegna uniformi e look proiettandoli nella contemporaneità. I colori densi di Marte Gracia e le infografiche di Tom Muller fanno il resto, mettendo S.W.O.R.D. in continuità stilistica con le altre testate “X”.

Un ottimo debutto per una serie che si propone come anello di congiunzione tra le testate mutanti e il versante cosmico della Marvel.

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I nuovi team artistici di Hulk e Venom

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Come noto, due delle serie Marvel più apprezzate degli ultimi anni termineranno il loro ciclo a breve: parliamo, naturalmente, di The Immortale Hulk di Al Ewing e Joe Bennett e di Venom di Donny Cates e Ryan Stegman. La Casa delle Idee, ora, ha annunciato i due nuovi team artistici per il futuro dei personaggi.

Donny Cates e Ryan Ottley, quest'ultimo dopo l'addio di The Amazing Spider-Man, lavoreranno su Hulk mentre Ram V e Al Ewing scriveranno Venom disegnato da Bryan Hitch insieme a Andrew Currie e Alex Sinclair. Come potete notare, Cates e Ewing, di fatto, si sono scambiati le serie.

Su Hulk vedremo Bruce Banner scoprire un "modo radicale per controllare" il suo alter-ego. I precedenti tentativi di frenare in qualche modo Hulk si sono rivelati inutili, per questa ragione, si tenterà una soluzione estrema ed inedita che avrà conseguenze enormi.

La nuova serie di Hulk debutterà a novembre, ma un'anteprima si potrà avere grazie a una storia prequel presentata su Free Comic Book Day: Avengers/Hulk #1 in uscita il ​​14 agosto.

Nel Free Comic Book Day 2021: Spider-Man/Venom, invece, avremo un primo assaggio del Venom di Ram V e Al Ewing, disegnato da Bryan Hitch.
La Marvel descrive il nuovo titolo come "drammatico e rischioso", con una "nuova visione contorta" per il personaggio. "Questa storia si espanderà e spingerà la storia e la tradizione del simbionte in direzioni ancora più inaspettate e fantastiche" ha dichiarato Ram V.

Non è stata resa nota la data di uscita di Venom #1.
 

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La Marvel rilancia i Difensori con Al Ewing e Javier Rodríguez

  • Pubblicato in News

La Marvel ha annunciato per agosto una nuova miniserie di 5 numeri dei Difensori ad opera di Al Ewing e Javier Rodríguez. Da come si può dedurre dalla cover in basso, la formazione del gruppo sarà composta da Doctor Strange, Silver Surfer, Red She-Hulk, Masked Raider e Cloud.

"Defenders è qualcosa che mi girava in testa da Marvel Comics #1000. Ora è finalmente arrivato - e Javier Rodriguez si è unito a me, con tutto il potere al suo comando e tutta la libertà artistica che posso dargli!" ha dichiarato Ewing a Newsarama. "Quando sei in compagnia dei Difensori, stai facendo il viaggio della vita!"

"Quando l'esistenza stessa deve affrontare minacce straordinarie, ha bisogno di una difesa straordinaria! È allora che chiami... i Difensori!" si legge nella sinossi di Defenders #1. "Doctor Strangee Masked Raider guidano un non-team degli eroi più strani e selvaggi della Marvel in una missione che scoprirà l'architettura nascosta della realtà stessa! Questo cosmo non è stato il primo ad esistere... ma se i Difensori non riescono a rintracciare il cattivo più vecchio della Marvel attraverso le trincee più profonde del tempo, potrebbe essere l'ultimo!"

Defenders #1 sarà disponibile ufficialmente dall'11 agosto.

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