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Antonio Ausilio

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Powers Deluxe 1-4, recensione: il noir supereroistico secondo Bendis e Oeming

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Sul fatto che Brian Michael Bendis fosse affezionato a Powers non nutrivamo alcun dubbio, ma averne ricevuto conferma direttamente da lui, a margine della breve intervista che ci ha gentilmente concesso durante l’ultima edizione della Milano Games Week & Cartoomics, ci ha, comunque, tranquillizzati. I numerosi progetti che lo attendono nei prossimi mesi, infatti, compresi anche diversi lavori per la Marvel, ci avevano fatto temere che la serie, ripartita con nuovi personaggi per celebrare i venticinque anni dall’uscita del primo numero, potesse essere pubblicata un po’ a singhiozzo, se non, addirittura, messa in stand-by. Così non sarà, a quanto pare, pertanto, in attesa degli episodi inediti in Italia, vale sicuramente la pena andarsi a rileggere la collana storica. Una possibilità offerta dai corposi volumi cartonati in cui Panini Comics ha recentemente deciso di ristamparla.

Quando nell’aprile del 2000 Powers arrivò nelle fumetterie americane, Bendis era un giovane autore già beniamino della critica, dopo essersi fatto notare con alcune brevi serie indipendenti di genere spionistico e noir pubblicate dalla Caliber Press (in seguito Caliber Comics) come Fire, A.K.A. Goldfish e Jinx, tanto da riuscire a conquistare nel 1999 un premio Eisner (nella scomparsa categoria Talent Deserving of Wider Recognition) e a catturare l’interesse di Todd McFarlane, il quale si convinse ad affidargli i testi di Hellspawn e di Sam & Twitch. Da lì in poi, sotto le insegne della Image, la sua fama crebbe ulteriormente, prima con l’uscita di Torso (ennesima crime story ispirata alla vicenda reale di un mai identificato serial killer di Cleveland degli anni Trenta) e successivamente proprio – e soprattutto - con Powers, diventata nel tempo la sua opera creator owned più nota, portandosela con sé in Marvel, all’interno dell’etichetta Icon, in DC e attualmente alla Dark Horse, come parte dell’imprint Jinxworld.

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Protagonisti del fumetto sono i due detective Christian Walker e Deena Pilgrim, appartenenti a una sezione speciale della Homicide Unit del dipartimento della polizia di Chicago, che si occupa di casi in cui sono coinvolti superesseri (i “powers” del titolo, appunto). Le trame elaborate da Bendis sono, quindi, una curiosa commistione tra il genere poliziesco (in particolare il filone cosiddetto “procedural”, nel quale si concede parecchio spazio ai sistemi di indagine e al lavoro di squadra degli agenti) e quello supereroistico, che nasce dal desiderio dell’autore di provare a confrontarsi con il secondo - sua grande passione - senza dover necessariamente rinunciare al primo. Un’idea, però, apparentemente simile a quella avuta solo pochi mesi prima da Alan Moore per Top 10 e in effetti, venuto a sapere della serie che il maestro inglese stava preparando, Bendis fu vicino ad abbandonare il progetto. Tuttavia, non appena Top 10 venne pubblicato, si capì immediatamente che Moore aveva mantenuto la componente supereroistica nettamente predominante, utilizzando, inoltre, uno scenario decisamente lontano dalla realtà come la città di Neopolis. Esattamente l’opposto di ciò che aveva in mente il creatore di Jessica Jones e Miles Morales, il quale, con la presenza di esseri dotati di superpoteri nelle storie, voleva semplicemente dare il suo personale contributo al decostruzionismo della figura del supereroe. La serie di Bendis resta, a tutti gli effetti, maggiormente ancorata al genere crime, molto più vicina come atmosfera a Gotham Central (splendida testata DC dei primi anni Duemila, sicuramente debitrice di Powers, benché orientata al classico hardboiled di Raymond Chandler e Dashiell Hammett) che a un comune comic book delle Big Two.

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La Chicago immaginata dallo sceneggiatore americano, nonostante i numerosi tizi in calzamaglia che la popolano, è praticamente identica alla metropoli dell’Illinois che tutti conosciamo. Inoltre, i personaggi sono spesso cinici e disincantati e i crimini vengono raccontati con durezza e realismo. Seguire le vicende dei detective Walker (che, presto, si scoprirà essere stato lui stesso un supereroe, prima di perdere i poteri e decidere di entrare nella polizia) e Pilgrim, pertanto, vuol dire immergersi nel mondo cupo e violento di serial televisivi come CSI o New York Police Department. E sebbene Powers rappresenti anche l’opera in cui la tipica scrittura “decompressa” (tecnica che rallenta il ritmo della storia, dilatando gli avvenimenti e privilegiando le parti discorsive) di Bendis raggiunge la sua massima espressione - pur perdendo gli eccessi “tarantiniani” che avevano contraddistinto i suoi primi lavori, ma mantenendo quella “logorrea narrativa” caratterizzata da lunghi passaggi fittissimi di dialoghi che sono diventati il suo marchio di fabbrica - la tensione rimane sempre palpabile, così come la sensazione che il peggio debba ancora arrivare. Oltre a ciò, lo sceneggiatore statunitense si dimostra molto abile a modellare i due protagonisti senza cadere nella trappola dello stereotipo, né per quanto concerne l’aspetto poliziesco né, a maggior ragione, per quello supereroistico.

Bendis, tuttavia, è notoriamente un autore che non ama prendersi troppo sul serio, quindi, a dispetto del clima disperante delle storie, Powers è piena di citazioni più o meno esplicite riguardanti la musica rock. Per esempio, la Retro Girl originale (la cui ultima reincarnazione è la vittima del primo arco narrativo della serie) è ispirata a Janis Joplin, ma ci sono anche riferimenti ai Fugees o, più in generale, al movimento punk e alle tribute band. Nel settimo episodio lo scrittore di Cleveland si cimenta persino con il metafumetto, dato che uno dei protagonisti è Warren Ellis (sì, proprio l’autore di Transmetropolitan e Authority), che diventa il partner per un giorno del detective Walker, al fine di poter realizzare un graphic novel di genere poliziesco, il più vicino possibile alla realtà. Attraverso lo sceneggiatore inglese, in verità, Bendis ne approfitta pure per dire la sua sull’asfittico panorama offerto dalla Nona Arte negli Stati Uniti dell’epoca, ed è singolare notare come molto del suo credo di allora sia stato sostanzialmente contraddetto quando, poco tempo dopo, il nostro Brian divenne uno degli “architetti” della Marvel. Tra l’altro, restando alla Casa delle Idee, è probabile che Powers abbia rappresentato il vero trampolino di lancio che portò Joe Quesada (in quegli anni responsabile della linea Marvel Knights ed editor in chief fresco di nomina) ad affidare a Bendis i testi di Daredevil, dove l’impronta noir dell’autore americano è piuttosto evidente.

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Considerando le tematiche di cui abbiamo parlato, però, chi non abbia mai letto Powers prima d’ora, potrebbe rimanere un po’ spiazzato dal tratto cartoonesco del suo disegnatore. Tuttavia, come confermato dalle parole di Michael Avon Oeming stesso, recuperabili tra i contenuti extra del primo volume della ristampa Panini, la sua intenzione era proprio quella di realizzare un fumetto crime con lo stile adottato da Bruce Timm nell’acclamata serie animata di Batman degli anni Novanta, con in più un richiamo ai character ideati per il piccolo schermo da Alex Toth, di cui Timm è uno degli eredi dichiarati. I personaggi sono squadrati, definiti da linee nette e pulite, gli sfondi sono geometrici ed essenziali (ma sempre funzionali al racconto) ed esattamente come nello show della Warner Bros Animation, è l’eccellente lavoro su ombre e chiaroscuri a far sì che Powers rimanga saldamente legata al genere poliziesco. È importante sottolineare che fu Oeming a chiedere a Bendis di collaborare su una nuova serie, mostrando fin dal primo numero di non temere l’utilizzo di gabbie stracolme di vignette, pur di valorizzare per intero i testi del collega. Ciononostante, le tavole vengono trasformate radicalmente, quando la trama necessita di una spinta verso l’action o quando occorre che una determinata scena colpisca il lettore come un pugno nello stomaco. In questi casi, l’artista americano si rivela capace di variare le inquadrature in maniera estremamente suggestiva, riuscendo anche a infondere un inaspettato dinamismo nelle tavole, che un tratto così rigoroso e lineare sembrerebbe teoricamente impedire.

La ristampa Panini, di cui è appena uscito il quarto volume, è caratterizzata da una veste editoriale pregevole, essa rappresenta non solo l’occasione migliore per apprezzare la rapida maturazione grafica di Oeming, ma pure per scoprire il vero Bendis, in particolare per coloro che ne hanno conosciuto soltanto la versione appannata nei suoi ultimi anni alla Marvel (prima del suo recente ritorno) o nei tutt’altro che memorabili lavori per la DC.

Intervista a Gary Frank: dagli inizi in Marvel UK fino al suo impegno con Ghost Machine

Durante l’ultima edizione del Lake Como Comic Art Festival abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Gary Frank, disegnatore di moltissime saghe di successo di Marvel, DC e, attualmente, Image (per l’etichetta Ghost Machine, di cui è uno dei membri fondatori).
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.



Ciao Gary, non è la prima volta per te al Lake Como Comic Art Festival. Sembra che sia una convention a cui ti piace partecipare.
Ciao, sì Como è uno dei posti più belli del mondo e la manifestazione è molto tranquilla, per cui per i visitatori c’è l’opportunità di dialogare senza problemi con gli artisti. È una bellissima esperienza.

Vedo che sei “brandizzato” Ghost Machine (Frank indossa una t-shirt e un cappellino con il logo dell’etichetta editoriale distribuita da Image, ndr), ma è un po’ di tempo che in Italia non vediamo nuovi volumi di Geiger (la serie a cui Frank si sta dedicando da qualche anno negli USA, per i testi di Geoff Johns, ndr). Sai il perché?
Onestamente non lo so. Negli Stati Uniti, se non ricordo male, stiamo per uscire con il quinto volume, ma non so perché la pubblicazione in Italia si è fermata. Non è una decisione che dipende da noi.

Recentemente abbiamo visto che la Mirage Comics si è assicurata i diritti di Hyde Street (serie Ghost Machine scritta da Geoff Johns e disegnata da Ivan Reis, ndr), mentre Geiger dovrebbe essere ancora di Panini Comics, giusto?
Sì i diritti di Geiger sono ancora di Panini, ma non è chiaro perché finora abbiano pubblicato solo un volume di Geiger e la miniserie di Junkyard Joe.

Effettivamente è un po’ sorprendente: quando abbiamo visto i primi albi Ghost Machine in originale, considerato il livello degli artisti coinvolti, ci aspettavamo un rapido adattamento in Italia e, invece, di Redcoat (serie scritta da Geoff Johns e disegnata da Bryan Hitch, ndr), di Rook: Exodus (serie scritta da Geoff Johns e disegnata da Jason Fabok, ndr) e di tutte le altre, non si sa nulla.
Un amico, riferendosi a Mirage Comics, mi ha detto: “Ah, ho visto che Ghost Machine ha un nuovo editore in Italia”, ma in realtà non conosco bene la situazione. A me interessa più dedicarmi al disegno, sono altri a occuparsi del business.

Una curiosità, il nome Ghost Machine da dove deriva?
L’idea del nome nasce dal fatto che Ghost Machine è una sorta di cooperativa. Gli autori non solo realizzano i fumetti, ma sono anche i proprietari dell’azienda, per cui abbiamo fatto nostra l’espressione “lo spirito dentro la macchina”, in cui gli autori sono appunto i ghost, gli spiriti creativi indipendenti, all’interno dell’industria dell’editoria, la macchina (in realtà questa spiegazione più articolata ci è stata data da Frank a microfoni spenti, terminata l’intervista. Nel video, l’origine del nome è meno chiara, ndr).

Tu hai lavorato per tanti anni sia in Marvel che in DC. Hai notato delle differenze tra le due case editrici, o credi che operino nello stesso modo?
Sono due grandi aziende molto simili. Noto maggiori differenze con Ghost Machine, una realtà decisamente più piccola, dove abbiamo molta più libertà creativa. Per esempio, non abbiamo bisogno di chiedere agli editor che personaggi sono disponibili per un determinato progetto.

E rispetto alla prima volta che hai lavorato in Image per Gen13?
È una situazione ancora diversa, ma fammi pensare, perché è stato tanto tempo fa. Diciamo che, comunque, io, vivendo in Europa, non venivo coinvolto nelle decisioni da prendere. Differente è la situazione con Ghost Machine, dove per la prima volta ho partecipato alla fondazione dell’azienda. Image è nata effettivamente come casa editrice per gli autori e, per certi versi, è ancora così. Tuttavia, esiste anche una struttura separata dalla parte creativa, che tiene i contatti con gli artisti che, come me, non vivono negli Stati Uniti. Pertanto, all’epoca non mi sembrava molto diverso dal lavorare per Marvel e DC.

Visto che stiamo parlando di Geiger, l’idea è quella di continuare finché le vendite saranno soddisfacenti o esiste già un piano per terminare la serie?
Abbiamo un’idea su come far finire la serie, ma non abbiamo ancora deciso quando. Ci sono parecchie storie che io e Geoff vogliamo raccontare e ci vengono in mente nuovi sviluppi di continuo. L’entusiasmo è tanto, ed è questa la cosa più importante in questo momento.

Esclusa qualche sporadica collaborazione per eventi speciali, c’è la possibilità di rivederti in futuro, in maniera regolare, su qualche testata di Marvel e DC o pensi che, ormai, la tua casa sia Ghost Machine?
Per ora la mia casa è Ghost Machine, ma in futuro chissà? Al momento, però, mi interessa rimanere concentrato su Geiger e Ghost Machine.

Il tuo nome è associato a uno dei cicli più famosi dell’incredibile Hulk, quello scritto da Peter David. Cosa ci puoi dire di quel periodo?
È stato un periodo della mia vita molto eccitante e, guardandolo in retrospettiva, l’arroganza tipica della giovinezza mi ha permesso di affrontarlo senza alcun timore. Solo adesso mi rendo conto di aver lavorato con uno dei migliori scrittori dell’epoca, su uno dei comic book più popolari. Peter David mi trattava come se fossi un autore della sua stessa statura, nonostante avessi poca esperienza. Era molto generoso. A ripensarci, si trattò di una situazione surreale per uno che da bambino leggeva i fumetti della Marvel e si trovò improvvisamente a disegnare un albo di così alto profilo, per uno sceneggiatore così bravo. Che dire? Sono stato fortunato.

Se non ricordo male, prima di disegnare Hulk, uno dei tuoi primi lavori è stato su una serie di Marvel UK, Motormouth.
Sì esatto. Essendo inglese avevo inviato alla redazione di Marvel UK un portfolio con alcuni miei disegni, per cercare di ottenere qualche piccolo incarico. Dopo circa 2-3 anni di lavori di quel tipo, Marvel UK ha inaugurato una sua linea editoriale e io sono stato selezionato come disegnatore di Motormouth & Killpower. Pochi mesi dopo, a New York, Bobbie Chase (importante editor della Marvel negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e poi della DC negli anni Dieci del Duemila, ndr) ha notato quello che stavo facendo su quella serie e mi ha offerto di illustrare Hulk, per sostituire Dale Keown che, nel frattempo, era passato alla Image.

Tu hai lavorato con molti grandi scrittori. Adesso stai collaborando con Geoff Johns. Quando lavori, ti limiti a seguire le loro indicazioni o dai anche qualche suggerimento?
Geoff è molto collaborativo. Lui mi parla sempre delle sue idee e ne discutiamo assieme. È contento quando propongo qualche modifica per portare dei miglioramenti o se è possibile fare qualche cambiamento per rendere la storia più interessante. Lui ha in mente le storie che vuole raccontare e il mio compito è aiutarlo a trasferirle in immagini, per diffonderle nel mondo intero.

Ultimamente hai lavorato molto con Geoff Johns. È un caso o ti piace molto il modo in cui collaborate?
Insieme lavoriamo bene. Ovviamente dopo venti anni di collaborazione siamo diventati amici, ma condividiamo le stesse idee sul tipo di storie che vogliamo produrre. Ci interessa far emergere nei personaggi il loro carattere e la loro personalità. Gli elementi umani devono essere sempre presenti. Non solo superpoteri, costumi ed esagerazioni varie.

Grazie mille Gary, speriamo di rivedere presto Geiger in Italia perché è sicuramente uno dei tuoi lavori migliori.

4 Word About: Spider-Noir

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Spider-Noir

Bizzarro ibrido tra una serie hard boiled e una supereroistica (con più caratteristiche della prima che della seconda), Spider-Noir riprende una versione alternativa dell’Uomo Ragno che, nata come fumetto, era poi apparsa nel film d’animazione Spider-Man – Un nuovo universo. In quell’occasione, a doppiare il personaggio era stato Nicolas Cage, che ritorna in questa trasposizione live action, proprio per vestire i panni del protagonista. E sebbene i 62 anni dell’attore americano si notino tutti, la sua interpretazione - confrontata con quella di un cast dove ognuno appare perfettamente in parte - risulta, alla fine, più che soddisfacente. I riuscitissimi omaggi al noir hollywoodiano degli anni Trenta e Quaranta (a proposito, noi consigliamo la visione in bianco e nero) fanno passare in secondo piano alcune sbavature della sceneggiatura, un paio di episodi superflui e qualche intermezzo umoristico di troppo.
Molto gustose – e argute - le tantissime citazioni tratte dai comic book.

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Dettagli serie
Piattaforma: Prime Video
Genere: Noir, supereroistico
Studio: Sony Pictures Television/Amazon MGM Studios
Voto: 7,5

4 Words About: DC K.O. 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
DC K.O. 1 (DC Crossover 49)

Diamo atto a Scott Snyder che, nonostante l’assurdità dell’evento in sé, si sia almeno impegnato a fornire delle premesse credibili, che possano rendere più digeribile quella che resta, di fatto, l’ennesima, colossale scazzottata tra eroi e criminali della Terra, nel caso specifico necessaria a definire il campione che sfiderà Darkseid per impedirgli di mettere fine all’esistenza nell’intero universo. Nei capitoli successivi, quando inizierà realmente il torneo, ai lettori verrà richiesta una gigantesca sospensione dell’incredulità, per potersi godere la storia. Per ora, invece, sono da apprezzare i siparietti “domestici” tra Superman, Batman e Wonder Woman, il sottile umorismo di alcuni passaggi, che svelano il bonario intento goliardico dell’operazione e i bei disegni di Javi Fernández e Xermánico, i quali, sebbene entrambi non posseggano un tratto dinamico, riescono a infondere la giusta energia al racconto.
In appendice, il primo episodio del tie-in DC K.O. Knightfight.

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Dettagli volume
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Scott Snyder, disegni di Javi Fernández e Xermánico, colori di Alejandro Sánchez / DC K.O. Knightfight: testi di Joshua Williamson, disegni di Dan Mora, colori di Tríona Farrell
Genere: Supereroistico
Formato: 17X26, 72 pp., S., col.
ISBN: 977112421890960049
Prezzo: 5,00 €
Voto: 6,5

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