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The Sheriff of Babylon, recensione: la consacrazione di Tom King e Mitch Gerads

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Prima di diventare lo sceneggiatore di titoli di successo come Batman, Mister Miracle e The Vision, Tom King è stato un agente della CIA. Sull’onda del lutto nazionale e della reazione emotiva seguita alla tragedia dell’undici settembre, King si arruolò nell’agenzia di intelligence per poter offrire il suo contributo. Terminò il suo addestramento proprio mentre gli Stati Uniti stavano per entrare in guerra contro l’Iraq. Partì per Baghdad, dove rimase per pochi mesi prima di fare ritorno a casa. Successivamente, continuò ad operare come agente dell’antiterrorismo sia in patria che in giro per il mondo, fino alla nascita di suo figlio. Come ha lui stesso raccontato, questo evento lo spinse a riconsiderare le sue priorità, realizzando ben presto che non poteva essere contemporaneamente un agente e un buon padre. Ripiegò così sulla scrittura, una sua vecchia passione, con i risultati che ben conosciamo.

L’esperienza alla CIA era stata, però, una tappa fondamentale del suo percorso professionale ed umano così quando la Vertigo, defunta ma indimenticata etichetta dedicata ad un pubblico maturo della DC Comics, gli chiese di scrivere una serie, King pensò subito ai mesi trascorsi a Baghdad. Non potendo adattare quanto vissuto personalmente per ovvi motivi di opportunità, lo scrittore optò per un thriller poliziesco, un genere che ben si presta a descrivere la complessità di un luogo fotografato in un momento storico dominato dall’ambiguità e in cui nulla è come sembra. Nacque così The Sheriff of Babylon, frutto della collaborazione tra King e il disegnatore Mitch Gerads, che Panini Comics ripropone ai lettori italiani dopo la prima edizione pubblicata anni fa dal precedente licenziatario.
“Murder mistery” che mutua i canoni di classici generi americani come il noir o il western ma calandoli in un contesto bellico, The Sheriff of Babylon racconta due mesi nella vita di tre personaggi lontanissimi tra loro come formazione ed esperienze, ma le cui esistenze si intrecceranno in modo indissolubile con uno stile narrativo che ricorda molto quello usato da Alejandro González Iñárritu in pellicole come Babel e 21 Grammi, miscelato ad atmosfere che sembrano uscite da Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow.

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Christopher Henry è un poliziotto americano, arruolatosi nell’esercito per addestrare i cadetti della nuova polizia della Baghdad liberata. Quando era in servizio in America, ha avuto l’occasione di arrestare uno dei terroristi dell’11 settembre facendoselo scappare. Ora è in Iraq per fare ammenda, addestrando il nuovo corpo di polizia. Sofia è una giovane donna irachena che vive in America da quando era bambina, salvo rientrare in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein. Il nonno è stato tra i fondatori del partito Baath, lo stesso del dittatore, ed è stato fatto ammazzare da Saddam quando quest’ultimo ha cominciato a percepirlo come una minaccia al suo potere. Sofia (o Saffiya, il suo nome iracheno che ricomincia ad usare una volta rientrata in patria) è una donna che porta cicatrici tanto nell’anima quanto nel fisico, che non scalfiscono però la sua forza e la sua determinazione. Essendosi costruita sapientemente rapporti tanto con l’intelligence statunitense quanto con esponenti politici locali, si candida ad un ruolo importante nel futuro del suo paese. Nassir, invece, è un ex poliziotto del servizio personale di Saddam. In questo ruolo ha commesso azioni di cui non va fiero. Ha perso le sue tre figlie durante l’attacco americano a Baghdad. Vive con la moglie Fatima e non si aspetta più nulla dal futuro. Un giorno, uno dei cadetti addestrati da Chris viene ritrovato morto ai confini della zona verde, il settore della città controllato dagli americani. È la miccia che innescherà una trama fitta di mistero, in cui nulla è come sembra, che finirà ben presto per coinvolgere anche Nassir e Saffiya.

The Sheriff of Babylon contiene, tanto dal punto di vista stilistico quanto dei contenuti, tutti i tratti caratteristici di un tipico lavoro di Tom King. Per quanto la trama possa apparire quanto di più distante dalle storie di supereroi per le quali lo scrittore è diventato celebre, in realtà ci sono tutti i topoi tipici delle opere di King. Prima di tutto, la difficoltosa analisi di una realtà troppo ambigua e complessa per poterla decifrare con strumenti canonici. La Baghdad mostrataci da King è un limbo inintelligibile, un pantano in cui è impossibile comprendere le reali motivazioni dei personaggi che la popolano. Militari, agenti segreti, politici, terroristi, sembrano pedine di uno schema che non sembrano comprendere appieno, e noi con loro. D’altronde, come potremmo? Dalle pagine emerge tutta la complessità della storia di un paese diviso tra un passato recente relativamente stabile, seppur sotto il giogo di un dittatore, e l’improvvisa libertà ritrovata grazie all’intervento bellico a stelle e strisce. Una situazione politica e sociale del tutto nuova, che stenta però a stabilizzarsi, lasciando il passo ad un caos causato da rese di conti spesso sanguinarie tra partiti e gruppi di potere ancora vivi e vegeti, sebbene appartenenti a un’epoca che non può tornare. Il sentimento dominante è quello di uno spaesamento collettivo, percettivo e sensoriale, che se nelle opere a tema supereroistico firmate dall’autore rappresentavano una metafora dell’esistente, qui diventa caratteristica precipua dell’esistente stesso. Sullo sfondo, la malinconia per un passato mitico, per un’età dell’oro persa ormai nella nebbia della storia che ha visto l’Iraq come la culla della civiltà. Nostalgia evocata a più riprese dalle due straordinarie figure femminili, Saffiya e Fatima, e ben rappresentata dalla sequenza onirica che apre il quarto capitolo, con la narrazione della favola della principessa Saffiya, omonima della protagonista. Di nuovo torna, nel lavoro di King, l’evocazione di un passato glorioso e mitologico a cui fa da contraltare un presente incerto, se non fatto di rovine come in questo caso. Un tratto tipico delle opere dello scrittore che ha caratterizzato i momenti più lirici di opere come The Vision, Mister Miracle e Strange Adventures, ma che qui ovviamente assume una gravitas differente.

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Sheriff of Babylon è un campionario dell’arte in cui King eccelle, ovvero la gestione dei tempi narrativi e dell’approfondimento psicologico grazie a dialoghi efficaci e misurati sulla sinergia con l’artista che lo accompagna. In questa occasione venne inaugurata una collaborazione che avrebbe segnato opere future dello scrittore, come le sopra menzionate Mister Miracle e Strange Adventures, quella col disegnatore Mitch Gerads. All’epoca Gerads veniva da un’ottima sequenza sul Punisher della Marvel, dove aveva dimostrato di sentirsi a suo agio con le atmosfere di genere militaresco, ma non aveva dato ancora sfogo alla sua raffinata abilità di storyteller. L’occasione propizia si presentò proprio con Sheriff of Babylon, dove scattò un feeling artistico immediato con King. Il fumetto è un'arte visiva, e il modo in cui un testo viene tradotto in immagini è decisivo per la riuscita dell’opera. In questo caso, non è esagerato dire che Sheriff of Babylon non sarebbe potuto esistere senza l’arte di Mitch Gerads. La celebre affermazione di Andrè Bazin sulla capacità del montaggio cinematografico di produrre significato trova piena conferma nelle tavole sapientemente organizzate dell’artista. Il formato preferito è quello della griglia a nove vignette, reso celebre da Watchmen, soprattutto nelle scene di dialogo. La scelta compositiva è quella di un’inquadratura fissa, con piccole varianti di postura da una vignetta all’altra che suggeriscono il movimento, evitando un’eccessiva immobilità. I dialoghi di King hanno così tempo di fare breccia nel lettore, e le immagini ne sottolineano il valore introspettivo e psicologico, concedendogli il giusto tempo di fruizione.

Gerads varia la composizione delle sue tavole pagina dopo pagina, a seconda delle richieste che vengono dallo script: alle nove vignette si sostituiscono così quattro o cinque strisce orizzontali in formato panoramico con elementi che si spostano da destra a sinistra a dare la sensazione del movimento, come nella scena dell’attentato a Saffiya. Le scelte compositive non sono rigide e convivono nella stessa pagina, laddove il “montaggio” lo richieda. Possiamo godere così di una raffinata selezione di elementi del découpage classico, tra montaggi alternati, campi e controcampi, arricchiti di elementi tipicamente fumettistici come onomatopee e le splash page. Quest’ultime però non sono usate gratuitamente ma vengono centellinate, e il loro utilizzo sottolinea momenti solenni ampiamente preparati nelle pagine precedenti.

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Significativa da parte di Gerads è anche la scelta del colore, vero e proprio “commento” visivo alla vicenda. Domina il giallo ocra, colore della terra, che rende bene un setting opprimente tanto a livello climatico quanto a quello psicologico, salvo lasciare il campo a tonalità di verde e azzurro nelle scene notturne, veri momenti di calma prima della tempesta, che assumono una dimensione quasi onirica.

The Sheriff of Babylon viene proposto da Panini Comics in una confezione di altissima qualità, un cartonato di grandi dimensioni che esalta lo straordinario lavoro di Tom King e Mitch Gerads, un lavoro che sfrutta appieno la ricca grammatica loro concessa del medium fumetto.

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DC Black Label: in arrivo le miniserie di Catwoman e The Human Target

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DC Comics ha annunciato due nuovi progetti Black Label in arrivo entro fine anno: Catwoman: Lonely City e The Human Target.

Scritta e disegnata da Cliff Chiang, Catwoman: Lonely City è ambientata 10 anni dopo che Batman, Joker, Nightwing e il commissario Gordon sono stati uccisi in un massacro. Gotham City si è lasciata alle spalle eroi e criminali ed è una città più sicura, ma tutto ha un prezzo. Sotto il sindaco Harvey Dent e il suo esercito di Batcops, la libertà è difficile da trovare. Dopo aver trascorso un decennio in prigione a causa del suo ruolo nel massacro, una Selina "cambiata" torna a Gotham. Lì, visiterà nuovamente la Batcaverna e tenterà di scoprire l'identità del misterioso "Orfeo".

L'ex sceneggiatore di Batman Tom King, invece, collaborerà con il disegnatore Greg Smallwood su The Human Target.
Christopher Chance è un mercenario freelance che fa da esca per proteggere potenziali bersagli allo scopo di consegnare alla giustizia i loro aspiranti assassini. Nella nuova serie, Chance dovrà proteggere Lex Luthor ma quando scoprirà di avere meno di due settimane di vita, è costretto a risolvere il proprio omicidio. E in qualche modo, la Justice League International è coinvolta. Il primo numero uscirà il 2 novembre.

Di seguito le cover dei numeri 1 delle due miniserie.

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Anteprima di Supergirl: Woman of Tomorrow #1 di Tom King e Bilquis Evely

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Uscirà il prossimo 15 giugno il primo numero di Supergirl: Woman of Tomorrow serie di 8 numeri scritta da Tom King per i disegni di Bilquis Evely e i colori di Mat Lopes di cui vi abbiamo già parlato qui.

La trama vede Kara nel mezzo di una crisi esistenziale. Inviata sulla Terra per prendersi cura di suo cugino, Kal-El, la ragazza si sveglia dall'animazione sospesa quando ormai quest'ultimo è adulto ed è diventato l'eroe più potente della Terra. Da allora ha vissuto nell'ombra di Superman. Ma tutto cambia quando una strana ragazza aliena la cerca e le chiede di vendicare il suo mondo decimato. Tuttavia, lontana dal sole la sua forza non è al massimo, fortunatamente Kara potrà contare sull'aiuto del cane Krypto.

Di seguito l'anteprima di Supergirl: Woman of Tomorrow #1 con la cover di Bilquis Evely e la variant di Gary Frank.

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Tutte le nuove testate e i team del rilancio di Superman

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Come noto, la DC sta progettando un rilancio delle testate di Superman dopo la fine della run di Brian Michael Bendis. Ora abbiamo, finalmente, il quadro completo di cosa accadrà da luglio in poi.

Phillip Kennedy Johnson, attualmente alle redini sia di Superman e Action Comics, proseguirà a lavorare su quest'ultima insieme al disegnatore Daniel Sampere mentre la prima testata ripartirà dal numero 1 ma con il titolo Superman: Son of Kal-El. Come si evince, protagonista di questa nuova serie sarà Jon Kent, figlio di Clark Kent e Lois Lane.
Ai testi troveremo lo sceneggiatore Tom Taylor (Nightwing, Suicide Squad, Injustice) e l'artista John Timms (Young Justice). La serie inizierà affrontando le paure di Jon per la morte di suo padre, che, secondo i suoi amici del futuro della Legione dei Supereroi, potrebbe accadere molto presto. "È ora che il figlio indossi il mantello di suo padre", afferma il comunicato stampa della DC, "e continui la battaglia senza fine come simbolo di speranza per il suo pianeta natale".

Sempre a luglio uscirà il primo dei 4 numeri di Superman & The Authority ad opera di Grant Morrison, Mikel Janin e Jordie Bellaire, di cui vi abbiamo già parlato qui.

Infine, come vi avevamo già riportato, Tom King e Bilquis Evely saranno gli autori di Supergirl: Woman of Tomorrow, miniserie composta da 8 albi.

Superman: Son of Kal-El #1 arriverà sugli scaffali il 13 luglio, Superman and the Authority #1 e Supergirl: Woman of Tomorrow #1 il 20 luglio e Action Comics #1033 il 27 luglio. Di seguito le cover degli albi.

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