
La figura di Rocky Marciano, figlio di immigrati abruzzesi che arrivarono negli Stati Uniti negli anni successivi alla Grande Depressione, è paradigmatica della narrazione che ha fondato il mito stesso di quella nazione ovvero quel “Sogno Americano” che permette a chiunque, a prescindere dalla propria estrazione sociale, di affermarsi nella vita secondo i propri meriti e talenti. L'epopea di Marciano è un avvincente racconto di riscatto sociale, in un’ America ancora ostile agli immigrati provenienti dal nostro paese, ai quali veniva affibbiato l’appellativo di “mangia spaghetti”. Oggi come ieri, per certi versi, la storia si ripete mentre molti dimenticano che la narrazione delle vicende umane parla sovente di migrazioni e della ricerca del proprio destino in un’altra terra.
Il destino di Rocky Marciano, italo – americano legatissimo alla sua terra d’origine, lo consegnò alla leggenda come campione imbattuto dei pesi massimi, vincitore di 49 incontri su 49, di cui 43 vinti per K.O. (di questi 20 entro la terza ripresa). Numeri incredibili, per un pugile che non aveva la struttura fisica di un peso massimo. Rocco Marchegiano (questo il suo vero nome) era di bassa statura rispetto ai suoi avversari, ma grazie all’allenamento seppe trasformare uno svantaggio iniziale in un’arma che gli permise di mandare al tappeto avversari sulla carta ben più forti. Fisico tarchiato, che gli concedeva un allungo inferiore alla media ma temprato da una preparazione fisica brutale che gli permetteva di incassare colpi terribili che era poi capace di rispedire al mittente con gli interessi grazie al suo devastante montante destro, quel “Souzie – Q” passato alla storia della boxe.
La storia di Marciano è soprattutto una storia in cui l’abnegazione e la forza di volontà hanno la meglio su una condizione di iniziale emarginazione, grazie al duro lavoro, al sacrificio e alla pura determinazione. Una storia che meritava di essere ricordata e celebrata: e chi poteva farlo meglio di tre artisti abruzzesi, legatissimi al loro territorio, terra di origine di Marciano stesso?
Souzie-Q, un ritratto di Rocky Marciano, pubblicato da Sergio Bonelli Editore, nasce dai colloqui intercorsi tra Francesco Colafella e Carmine Di Giandomenico, la cui prima collaborazione risale al 2019 con il graphic novel Leone. Colafella, da sempre appassionato ammiratore del pugile, covava da tempo l’idea di un’opera a lui dedicata, ma la scintilla che ha dato il via all’operazione è stata la condivisione del progetto con Di Giandomenico. L’artista teramano, una volta decisa la “struttura a tre” che avrebbe caratterizzata l’opera, si è calato totalmente nel ruolo di “regista” dell’intera operazione, realizzandone gli storyboard da lui stesso mostrati sui suoi account social nei mesi precedenti all’uscita del libro. Una volta registrato l’interesse di un terzo “triumviro” d’eccezione, individuato nella figura di un maestro del fumetto internazionale come Tanino Liberatore, l’avventura di Souzie–Q è potuta partire. Sotto la regia di Di Giandomenico, che ha realizzato i layout seguiti anche da Colafella e Liberatore, i i tre artisti si sono suddivisi il lavoro realizzando un segmento a testa, creato seguendo la propria personalità e il proprio stile, che confluiscono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità: Colafella si concentra sulla biografia di Marciano mentre Di Giandomenico realizza una sequenza domestica ed intimista nella quale risiede l’anima stessa del progetto. Liberatore contribuisce all’opera realizzando sedici splash page di grandissima potenza, che ci mostrano i i momenti più epici della carriera leggendaria del pugile, e le sue vittorie.

Tre è il numero perfetto, secondo tradizioni culturali lontane ma concordi tra loro, e la sintesi rappresentata dal numero tre attraverso tutta l’opera in maniera esemplare. Vale certamente la pena, quindi, analizzare le sequenze realizzate dai tre artisti e il modo in cui sono legate.
Da grande conoscitore della storia di Marciano, Francesco Colafella ci racconta la vita del pugile partendo dalla sua infanzia difficile, segnata da una brutta polmonite che aveva fatto temere i genitori per la sua stessa vita. Le difficoltà continuano anche nella giovinezza vissuta a Brockton, Massachusetts, tra la dura vita da operaio e gli episodi di razzismo di cui è vittima e a cui reagisce prendendo a pugni chi lo offende per le sue origini italiane. È proprio assistendo a uno di questi episodi che l’amico Al lo convince ad intraprendere la carriera di pugile, iscrivendosi nella palestra della sua zona. Grazie alla sua ostinata determinazione e alla capacità unica di saper coniugare lavoro e sofferenza per ottenere il risultato desiderato, Rocky vincerà l’iniziale scetticismo del suo allenatore dando il via alla sua inarrestabile serie di vittorie, come quella leggendaria contro il campione (e idolo di Marciano) Joe Louis, sbalzato fuori dal ring. Fatti privati, come l’incontro con la moglie Barbara in un dancing dove si esegue il “Souzie – Q”, ballo il cui nome verrà preso a prestito da Marciano per il suo devastante gancio destro, si mischiano a eventi che ne hanno segnato la vita. Tra questi, il match contro il giovane Carmine Vingo, che quasi perse la vita causando una crisi di coscienza del campione che lo portò ad un passo dal ritiro. Il tutto messo su carta da Colafella con un tratto pesante, attraversato da colori di tonalità scuro, come ad indicare la “gravitas” di una storia già consegnata alla leggenda.

A questo approccio fa da contraltare quello di segno opposto, ma complementare, scelto da Carmine Di Giandomenico, che illustra una sequenza di vita domestica che sembra, almeno inizialmente, avulsa della vicenda del grande pugile: un interno familiare che racconta una giornata come tante ma che contiene, invece, il cuore e il senso stesso dell'opera. Mary e Barbara, figlia e moglie di Marciano in attesa del ritorno a casa del campione, decidono di preparare il dolce da lui tanto amato: la “pizza dolce”, specialità abruzzese composta da tre strati (ed ecco apparire di nuovo il numero tre: tre artisti, tre come le corde del ring, etc…). Una lunga conversazione tra madre e figlia, intente a rispettare la ricetta tradizionale (che segnala il legame con le proprie origini e con la propria terra, argomento sentitissimo dall’autore), in cui Marciano, assente, è comunque una silenziosa presenza. Un momento di serena condivisione familiare reso da Di Giandomenico con un segno più leggero del solito, illuminato da una palette di colori accesi come il sole che illumina la casa dei Marciano. Non sveliamo troppo a chi vorrà approfondire la biografia del campione, ma il dolce non svolgerà la funzione proustiana di un improvviso ritorno della memoria quanto piuttosto quella simbolica di una struggente e dolorosa assenza.

La sensibilità storica di Colafella e quella intimista di Di Giandomenico sono legate tra loro dalle splash page memorabili di Liberatore. Un’esplosione di potenza pittorica che immortala i momenti epici dei trionfi di Rocky Marciano. Quadri di enorme suggestione e bellezza, valorizzati dalle tavole di grande formato scelte per questa notevole edizione e realizzati anch’essi sotto la “regia” di Di Giandomenico (come mostrato negli extra del volume), che fotografano l’epopea sportiva del pugile aumentandone l'aura mitologica.
La narrazione delle tre sequenze di cui è composta l’opera (che si sviluppano attraverso l’alternarsi di splash page e di tavole composte da tre o quattro vignette di formato “panoramico”) non è pedissequamente lineare, ma avviene in parallelo attraverso un accavallamento di piani temporali che conferisce alla vicenda umana, biografica e professionale (tre linee narrative sapientemente miscelate) un alone di leggenda. Non un semplice elenco di fatti, ma un vero e proprio flusso di coscienza che avvolge la figura del pugile in un racconto a tratti onirico consegnandola al mito. Ma il miracolo compiuto dagli autori è quello di aver saputo raccontare tanto il campione Marciano quanto e soprattutto l’uomo, che è sempre rimasto “forte e gentile” come viene ancora oggi descritto dal figlio Rocky Marciano Jr., il quale ha dato il suo benestare alla realizzazione dell’opera, convinto dall’approccio scelto dal trio di artisti.
Una segnalazione, in chiusura, per la preziosa postfazione firmata da Gianmaria Contro che fornisce le indispensabili informazioni biografiche sulla vita del “Brockton Blockbuster” chiudendo con il suo contributo puntuale un volume di altissimo livello artistico.