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Addio a Sal Buscema

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Lo scorso 24 gennaio, due giorni prima di compiere 90 anni, ci ha lasciati il disegnatore Sal Buscema. A dare la notizia il collega Sterling Clark che ha appreso la notizia direttamente dalla moglie dell'artista.

Nato Silvio Buscema il 26 gennaio 1936 a Brooklyn, New York, fratello minore di un'altra leggenda del fumetto - John -, Buscema ha dedicato gran parte della sua lunga carriera artistica a Marvel Comics, contribuendo in modo sostanziale alla definizione dell’estetica dei supereroi negli anni ’70, ’80 e oltre.

Dagli esordi come inchiostratore e assistente artistico alla consacrazione come disegnatore di punta, Buscema ha lavorato su alcune delle serie più iconiche del marchio statunitense. Tra i suoi contributi più noti figurano The Incredible Hulk, per il quale ha realizzato un ciclo di oltre dieci anni come artista, e The Spectacular Spider-Man, con una run di circa otto anni.

Nel corso della sua carriera ha anche lavorato su titoli come Captain America, The Defenders, Marvel Team-Up, Rom: Spaceknight e Thor, dimostrando versatilità sia come penciller sia come inker.

Buscema ha dato vita a personaggi e team memorabili insieme ad alcuni dei principali sceneggiatori del periodo, tra cui Roy Thomas, Steve Englehart e Bill Mantlo. Tra le sue creazioni figurano team o personaggi come lo Squadron Sinister, Jean DeWolff e Graviton, nonché contributi narrativi che hanno arricchito le mitologie di Avengers, Hulk e Defenders.

Oltre al suo lavoro su fumetti mainstream, Buscema ha collaborato anche con DC Comics alla fine degli anni ’90 e ha continuato a lavorare come inchiostratore e artista con varie case editrici anche negli anni più recenti.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Inkpot Award (2003), l’Hero Initiative Lifetime Achievement Award (2013), vari premi Inkwell Awards e il Ringo Award nel 2022, confermando il suo ruolo di riferimento tra gli autori di fumetti.

J.M. DeMatteis ha ricordato così il disegnatore: "Sal Buscema è scomparso. Non c'è quasi personaggio Marvel su cui Sal non abbia lasciato il segno, da Capitan America a Hulk, dagli Avengers a Thor. Lavorare con Sal per due anni su Spectacular Spider-Man rimane uno dei momenti più belli della mia carriera. Non era solo un grande artista, era una persona davvero buona. Buon viaggio, Sal. Ci mancherai."

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Startup – La Signora della Heroes Union, recensione: i supereroi secondo Sitcomics

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In tutta sincerità, quando l’estate scorsa arrivò nelle edicole italiane il primo numero di Blue Baron, mai avremmo pensato di ritrovarci un anno dopo – grazie alla recente uscita del volume dedicato alla super velocista Startup – a commentare un’iniziativa editoriale, che a prima vista potrebbe sembrare semplicemente stravagante, ma che, in realtà, merita un’analisi molto più accurata.

Innanzitutto, complimenti alla Sbam! Comics per aver creduto nelle potenzialità di questo nuovo (e singolare) universo fumettistico, di cui - almeno da questo lato dell’oceano - ben pochi erano a conoscenza.
Per la verità, la piccola, ma agguerrita casa editrice lombarda, già attiva da una decina d’anni con pubblicazioni a carattere prevalentemente umoristico, non è nuova a simili proposte le quali, però, paiono essere dettate più dalla passione, che dalla possibilità di un ritorno economico consistente. Tra queste, vanno perlomeno segnalati i monografici con protagonisti i personaggi delle gloriose Edizioni Alpe e Bianconi, i quali, purtroppo, appartengono ormai solo alla memoria dei pochi che ancora ricordano con piacere i tanti pomeriggi passati in compagnia di Geppo, Cucciolo e Tiramolla.
Lo stesso target di pubblico - o quasi - a cui, presumibilmente, sono indirizzati gli albi della Sitcomics (compresi quelli di Blue Baron e Startup, citati all’inizio), minuscola casa editrice californiana, fondata qualche anno fa dall’autore televisivo Darin Henry, della quale la Sbam! aveva già portato in edicola la miniserie Super ‘Suckers (una sorta di Archie in versione vampiresca). Non si spiegherebbe altrimenti l’estetica “vintage” che questi fumetti ostentano con orgoglio, apertamente ispirata a quella dei comics anni Settanta e dei primi anni Ottanta (o, comunque, antecedenti alla rivoluzione che di lì a poco avrebbe investito il medium per mano dei vari Frank Miller, Alan Moore e di tutti coloro che vengono generalmente inclusi nella cosiddetta British Invasion) senza la minima preoccupazione di risultare anacronistici e, soprattutto, di essere in totale controtendenza con gli stili oggi dominanti, pur sapendo di rischiare di catturare l’attenzione solo di qualche lettore di lunga data.

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D’altra parte, che Henry puntasse a creare un forte effetto nostalgia lo si poteva intuire semplicemente scorrendo la lista degli autori chiamati a collaborare con lui, a partire dal veterano Sal Buscema, apparso ancora in gran forma, nonostante i suoi ottantasei anni d’età. Basti guardare le copertine degli albi, quasi tutte opera sua, dove è facile rintracciare quelle pose dinamiche, quell’intensità drammatica delle espressioni e quegli scenari ricchi di effetti dirompenti, che già contraddistinguevano le sue tavole per Hulk, Capitan America e Spider-Man, proprio negli anni che il buon Darin ha voluto rievocare con i suoi personaggi.
Oltre a Buscema, impossibile non citare almeno Ron Frenz e Roger Stern. Il secondo, in particolare, che finora è l’unico che ha avuto l’onere di sostituire l’autore californiano alle sceneggiature, occupandosi, nello specifico, delle gesta della Heroes Union, il supergruppo del quale fanno parte gli eroi principali del “Sitcomics Universe”, tra cui anche Startup, protagonista – come detto – del volume al quale è dedicata la nostra analisi.

Venendo all’opera in questione, i testi sono, ancora una volta, di Henry che, naturalmente, prosegue con lo stesso stile con cui ha caratterizzato le precedenti uscite. Quindi, avventure leggere, animate da paladini della giustizia inevitabilmente un po’ stereotipati e da cattivi più pittoreschi che realmente minacciosi, ognuno dei quali abbigliato con costumi coloratissimi e vistosi, che oggi nessuno si sognerebbe mai - se non per qualche character storico - di proporre sugli albi di Marvel e DC. I dialoghi sono spesso roboanti e le storie lineari e con poche sottotrame, benché non manchi quel pizzico di soap opera necessario a rendere la vicenda meno prevedibile. Tutti elementi che chi ha familiarità con i comics di quarant’anni fa non faticherà ad associare a quell’epoca.

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C’è, però, una particolarità importante dei personaggi di Henry, che li distingue non solo dai loro modelli di riferimento del passato, ma anche dai supertizi che attualmente affollano edicole e fumetterie. Infatti, forte della sua esperienza in varie produzioni comedy per la TV (sue sono alcune sceneggiature di Seinfeld e Futurama), l’autore americano ha pensato bene di aggiungere alle sue trame una marcata componente umoristica. Non che l’ironia sia una novità per gli eroi in calzamaglia, come insegnano, tra gli altri, la Justice League di Keith Giffen e J.M. DeMatteis o la She-Hulk di John Byrne (cosa di cui si è evidentemente ricordata la scrittrice televisiva Jessica Gao quando è stata chiamata a sviluppare la recentissima serie per Disney+ dedicata alla Gigantessa di Giada), ma la comicità di Henry è contrassegnata da situazioni paradossali, battute demenziali, gag fulminanti, che rendono i suoi fumetti non soltanto intrisi di ironia, bensì – come già suggerisce il nome della casa editrice - quasi delle sit-com su carta. In realtà, l’effetto è a volte un po’ straniante, soprattutto perché l’autore americano mostra di essere un abile narratore a prescindere dai numerosi intermezzi umoristici, oltreché un profondo conoscitore del genere supereroistico, tanto che le sue storie risulterebbero interessanti anche se rimanessero ancorate ai binari dell’avventura tradizionale. È pur vero, però, che non è possibile ridurre l’intento comico del testo a un semplice vezzo di Henry, essendo qualcosa di realmente identitario per questi personaggi, che viene palesato fin dalla loro caratterizzazione iniziale. Anche prendendo in considerazione la sola Startup, per esempio, non si può fare a meno di notare che, tolte le scene d’azione (ma talvolta neppure quelle), ogni altro aspetto che la riguarda – a cominciare dal fatto che Renee, l’alter-ego “civile” dell’eroina, è una mamma sovrappeso, impacciata e un po’ ingenua - è stato chiaramente studiato per suscitare simpatia o ilarità nel lettore, sebbene, come in qualunque sit-com che si rispetti, la realtà assuma di tanto in tanto sfumature tutt’altro che allegre (Renee è single perché ha perso il marito in guerra).

Il risultato finale è assolutamente gradevole, essendo determinato anche dagli omaggi a Marvel e DC che Henry dissemina a ogni piè sospinto, senza che questo penalizzi in alcun modo lo scorrere degli eventi o la qualità della sua scrittura, che, malgrado le semplificazioni e i cliché associati a un soggetto del genere, spesso consente agli albi Sitcomics di elevarsi al di sopra di testate ben più rinomate.

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Unica differenza significativa rispetto alle altre collane dell’editore californiano è il disegnatore, il poco noto Craig Rousseau, di cui si ricordano solo alcune storie di Harley Quinn e Impulse per la DC e qualche serie minore per la Dark Horse e l’Image. Il suo tratto, che richiama vagamente quello di Walter Simonson, si discosta in maniera sostanziale da quello classicheggiante di Buscema e Frenz. Tuttavia, l’impronta cartoonesca che lo contraddistingue si sposa piacevolmente con l’umorismo di Henry più di quanto siano riusciti a fare finora i suoi due illustri colleghi, che nella loro carriera hanno sempre mostrato di preferire trame dai risvolti maggiormente drammatici.
Forse si può rimproverare a Rousseau una cura per gli sfondi non proprio esemplare, ma non che gli manchi il senso della narrazione o la capacità di modulare la costruzione delle tavole a seconda del tono impartito alla vicenda.

Un’ultima nota relativa all’edizione Sbam! A parte la miniserie di Blue Baron, che è uscita sotto forma di agili brossurati da edicola, le avventure della Heroes Union e di Startup sono state raccolte in due volumi più corposi e di buona fattura che, sebbene non possano essere accostati ai cartonati di pregio di altri editori, rappresentano l’unica scelta percorribile per mantenere il prezzo degli albi alla portata di tutti. Soluzioni differenti non permetterebbero agli eroi di Henry di farsi strada nelle nostre fumetterie, ormai invase da ogni sorta di pubblicazione, e di venire intercettati da quei lettori costantemente alla ricerca di proposte insolite e originali. Una categoria a cui, secondo noi, Startup e soci meritano senz'altro di appartenere.

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Walter Simonson, Sal Buscema e altri autori tornano su Thor per un albo celebrativo

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Mentre Jason Aaron è alle prese con l’atto finale della sua memorabile run di Thor durata per ben sette anni, la Marvel Comics ha preannunciato per questo dicembre negli Stati Uniti il lancio di un one-shot celebrativo tutto dedicato al mondo del Dio Del Tuono, Thor: The Worthy #1, che vedrà il ritorno in scena di leggendari fumettisti che nel corso degli anni tanto hanno dato alle mitiche avventure del suddetto personaggio, su tutti il fumettista Walter Simonson, che dal 1983 fino al 1987 ha consegnato ai lettori alcune tra le migliori produzioni del figlio di Odino a essere mai state pubblicate, ideando fondamentali creazioni quali Beta Ray Bill e Malekith.

Nel dettaglio, Thor: The Worthy #1 avrà una trama principale di Thor e Beta Ray Bill scritta dal già citato Simonson per i disegni di Mike Hawthorne e Sal Buscema, ma anche un racconto di Thunderstrike realizzato dai suoi stessi creatori, ovvero dallo sceneggiatore ed ex direttore editoriale della Casa delle Idee Tom DeFalco e dall’artista Ron Frenz, un iconico duo artistico che diede il via alla sua epica gestione sul Tonante nel 1987. Dopodiché, in coda all’albo, sarà proposta anche un’ultima storia d’appendice con protagonista Lady Sif, le cui gesta finiranno nuovamente nelle mani di Kathryn Immonen, che ha già lavorato sulla temeraria guerriera di Asgard con il suo ciclo di storie di Journey Into Mystery datato 2013. A seguire vi riportiamo la sinossi ufficiale del fumetto in questione e la sua copertina illustrata da Kim Jacinto.

“I leggendari autori di Thor si riuniscono per una fragorosa celebrazione! La run di Walter Simonson su Thor viene ampiamente considerata non solo come una delle migliori storie del personaggio di tutti i tempi, ma anche come uno dei migliori fumetti in assoluto, punto e basta. Ora la leggenda compie il suo ritorno per un racconto speciale riguardante Thor e Beta Ray Bill – con dei disegni realizzati da Mike Hawthorne e dall’amato veterano Sal Buscema! E a questo trio si unisce anche un altro indimenticabile team creativo di Thor: Tom DeFalco e Ron Frenz, i quali ci racconteranno una nuovissima avventura imperniata su Thunderstrike! E per concludere, nessuna storia di Thor sarebbe completa senza la sua compagna più fidata: la berserker e straordinaria guerriera Lady Sif! Kathryn Immonen ha scritto una delle pietre miliari di Sif durante la sua run su Journey Into Mystery – e ora è tornata per un altro viaggio nuovo di zecca!”

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Venom Collection: Maximum Carnage 1 e 2, recensione: simbionti e botte dagli anni '90

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Se ogni eroe, o antieroe, ha un arcinemico, quello di Venom non è Spider-Man, come si sarebbe portati a pensare vista l'origine del personaggio, ma sicuramente Carnage, personaggio presentato al grande pubblico nella scena post titoli di coda del film con Tom Hardy, e nato, nel fumetto, dalla fusione tra il serial killer Cletus Kasady e un simbionte discendente dell'alter ego di Eddie Brock, avvenuta per caso durante un’evasione di prigione.
È proprio la sfida definitiva tra Venom e il suo arcinemico il tema centrale di Maximum Carnage, crossover di 14 episodi tra le 4 testate di Spider-Man, (The Amazing Spider-Man, Spider-Man, The Spectacular Spider-Man e Web of Spider-Man, ed una, Spider-Man Unlimited, creata addirittura per celebrare il lancio della saga), proposto nei volumi 3 e 4 della Venom Collection, edita da Panini Comics per presentare le storie del V-Man che hanno ispirato il primo film e forse faranno lo stesso col sequel, la cui lavorazione è già stata confermata dalla Sony. 

Concepito nel 1993 per sfruttare, in termini di vendite, il momento di grande popolarità che i due villain stavano vivendo (Venom, in particolare, era già protagonista di una collana di miniserie tutta sua), l'evento fu anche un primo - a dire il vero non riuscitissimo - tentativo di inserire nelle storie di Spider-Man, una generale atmosfera di negatività in linea con la moda dei primi anni '90, che aveva portato in auge eroi oscuri e tormentati.
Maximum Carnage inizia con i suoi tre protagonisti divisi dopo il loro ultimo scontro: Spider-Man sta affrontando la morte di Harry Osborn, suo migliore amico, alcune incomprensioni coniugali e il difficile rapporto con i suoi ritrovati genitori; Venom è alle prese con la sua nuova vita come protettore letale di San Francisco; Carnage è rinchiuso nell'istituto psichiatrico del Ravencroft, dopo essere stato sconfitto proprio grazie ad un'insolita alleanza tra il V-Man e l’Arrampicamuri, nata dopo che i due avevano stabilito una tregua proprio per fermare il loro psicopatico nemico comune, per la nascita del quale si sentivano entrambi responsabili.

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All’inizio della maxi saga, Carnage fugge senza grossa fatica dal Ravencroft e, nel farlo, incontra Shriek, una criminale - qui alla sua prima apparizione - dotata di poteri sonici e della capacità di far affiorare i peggiori istinti delle persone: con lei nasce un rapporto malato, una follia di coppia che ha l'unico scopo di portare il caos in città attraverso l'omicidio di massa. Nel corso delle loro scorribande riescono ad affascinare altri criminali psicopatici: Doppelganger (un doppio mostruoso di Spider-Man con sei braccia), Demogoblin (una creatura infernale con le fattezze del cattivo Hobgoblin) e Carrion (uno studente universitario trasformato da un virus in uno zombie capace di uccidere con un solo tocco). Carnage e Shriek, nel loro delirio, credono di aver formato una famiglia, e New York si ritrova ad affrontare uno dei gruppi criminali più sanguinari della sua storia, che scatena, tra l’altro, un’ondata di tumulti e di isteria tra la gente comune.
L’uomo Ragno, non tenendo fede alla promessa fatta alla moglie di prendersi una vacanza dalla vita da supereroe, decide di fermare questa minaccia ma, non potendo riuscirci da solo, è costretto ad allearsi con vigilantes di strada, come Venom (coprotagonista della vicenda, tornato a New York solo per chiudere i conti con il suo discendente), la Gatta nera, Cloak, Dagger, Morbius, Nightwatch e Deathlock. Solo nella fase finale, quando tutto sembra perduto, ad aiutare il gruppo giungono "veri eroi", come Capitan America, Iron Fist e Firestar.

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La battaglia tra i due super-gruppi si sviluppa in tutte le 14 storie fino alla resa dei conti finale tra i tre personaggi principali e consente di mettere a confronto le idee opposte di eroismo di Venom e Spider-Man, costringendo quest'ultimo a dubitare dell'efficacia dei suoi metodi e ad attraversare una forte crisi di coscienza, prima di venire a capo della grave vicenda.
L'obiettivo che gli autori si erano prefissati concependo la saga (come viene mostrato in una intervista al più importante scrittore dell'Uomo Ragno degli anni '90, J.M. DeMatteis, proposta nel primo dei due volumi di Panini Comics) cioè di raccontare le avversità che il bene deve superare per sconfiggere definitivamente il male (simboleggiati in questo caso da due gruppi di superumani, uno di eroi ed uno di criminali), analizzando i tormenti, le motivazioni profonde e i metodi delle due fazioni, viene centrato solo in parte.

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Per riuscire a coprire i 14 capitoli della storia, infatti, gli sceneggiatori (J.M. Dematteis, David Micheline, Terry Kavanagh, Tom De Falco e il supervisore Danny Fingeroth) si concentrano più sull'azione che sull'approfondimento psicologico dei personaggi, lo spazio prevalente è riservato ai combattimenti e alla violenza e il risultato assomiglia più ad un videogioco (un anno dopo l'uscita della serie, non a caso, verrà prodotto proprio un omonimo picchiaduro a scorrimento per Nintendo e Mega Drive) che ad un'opera drammatica. La lunghezza della storia costringe inoltre a trovare espedienti forse un po’ grossolani per tenere alta la tensione: vengono presentati personaggi (Nightwatch e Morbius ad esempio) in maniera estemporanea solo per rimpolpare le scene di azione, Venom, il coprotagonista, quasi verso la fine sparisce in modo rocambolesco, solo per tornare negli ultimi due episodi per la resa dei conti finale col suo arcinemico, mentre il dilemma morale dell'Uomo Ragno (quale limite è disposto a varcare un eroe per fermare un criminale?), vero collante dell'intera saga, viene risolto in maniera troppo semplicistica, senza creare quel pathos che la tematica meriterebbe.

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La parte visiva è curata dal team titolare di disegnatori delle testate ragnesche dell'epoca: Alex Saviuk, Ron Lim, Tom Lyle, Sal Buscema e Mark Bagley. Valutando l'opera nel suo complesso, appare evidente il tentativo degli artisti di mantenere una certa omogeneità per non disorientare troppo il lettore nel passaggio da una testata all'altra. Il risultato è che l'intera storia si può leggere tutta d'un fiato senza notare particolari cadute di stile, ma neanche particolari picchi espressivi degni di menzione. Solo Sal Buscema, negli ultimi racconti, giocandosi particolarmente bene la scansione delle vignette e l'utilizzo delle splash-page, si distingue, riuscendo a rendere al meglio i momenti più emozionanti della storia (la disperazione dell'Uomo Ragno, l'arrivo salvifico di Capitan America, la lotta all'ultimo sangue tra Shriek e Dagger), mentre si avverte la maturazione del tratto di Mark Bagley rispetto alle sue prime prove su The Amazing Spider-Man, serie nella quale, tra l'altro, fu proprio lui a creare il design di Carnage.

Maximum Carnage, con tutto il suo carico di eccessività, di lunghezza e violenza, rimane quindi un prodotto di puro intrattenimento, non adatto a chi ama l'introspezione. Forse proprio per questa sua caratteristica è riuscito, ad ogni modo, ad imprimersi nei ricordi dei fan come uno dei più riusciti esempi di sfida all'ultimo sangue tra l'eroe e il suo arcinemico. C'è da giurare che sia proprio questa la saga che tutti vorranno vedere, adattata per il grande schermo, nel sequel del primo film con Tom Hardy e che, se la Sony deciderà di ispirarsi al fumetto, il successo di pubblico sarà assicurato.

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