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James Wan dirigerà e produrrà la serie di The Magic Order per Netflix

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Variety riporta che Il regista di Aquaman James Wan ha firmato per la co-produzione dell'adattamento televisivo di Netflix di The Magic Order di Mark Millar e di Olivier Coipel e dirigerà il primo episodio della serie.

Wan sarà produttore esecutivo con la sua Atomic Monster al fianco di Lindsey Beers, sceneggiatore del prossimo film Paramount delle Teenage Mutant Ninja Turtles. Beers ha scritto l'episodio pilota e sarà lo showrunner della serie.

The Magic Order segue la storia di cinque famiglie magiche che si difendono da un misterioso assassino. Millar ha reagito alla notizia con questa affermazione ufficiale su Twitter: "OMG".

Non è stata annunciata nessuna data di uscita per la serie.

(Via Newsarama)

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Lucifer 4, la recensione: il diavolo di Netflix è la miglior versione di se stesso

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Dopo il salvataggio in extremis, in larga parte grazie all’accanimento dimostrato dai fan, Lucifer è tornato con la sua quarta stagione lo scorso 8 maggio.
Il trasferimento da Fox a Netflix ha giovato al nostro diabolico protagonista, che finalmente è libero di dare il meglio di sé sia nelle scene più erotiche sia in quelle di combattimento. Il cambiamento in positivo era già stato annunciato, ma vederlo confermato sullo schermo è tutta un’altra cosa: con soli dieci episodi, la nuova stagione di Lucifer appare decisamente più concreta e risente meno delle pecche tipiche dei procedurali. Infatti, sebbene si mantenga sempre lo schema del caso del giorno, finalmente si dà più ampio risalto alla mitologia della serie e si va dritti al punto senza deviazioni inutili a fini di trama.
Di contro, diminuiscono anche i momenti di ilarità e le battute, il che appesantisce leggermente il tono ma a ragion veduta: d’altronde, in questa stagione più che mai, il diavolo affronta pesanti questioni irrisolte con se stesso, arrivando finalmente a comprendere l’inutilità di incolpare suo padre di tutto e la profondità del dolore che si autoinfligge odiandosi.

La forte emotività di questi episodi permette anche di esaltare la bravura di membri del cast finora rimasti in ombra, quali Lauren German, che, anche se co-protagonista, aveva avuto un ruolo poco sfaccettato e che si è invece dimostrata pienamente in grado di caricarsi la paura, lo sconcerto, la confusione, l’accettazione ed infine il dolore di Chloe.
Così facendo, la quarta stagione di Lucifer si concentra sull’evoluzione dei suoi personaggi, che finalmente compiono dei notevoli passi avanti in quel percorso di crescita personale che si stava stancamente trascinando dal pilot. Basti pensare che Lucifer avanza nell’accettazione di sé e si sacrifica per amore, Chloe supera le sue paure e abbraccia i sentimenti che aveva finora represso e perfino Daniel si redime rendendosi conto di dover superare il lutto in maniera meno lesiva per sé e per gli altri.

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A conferma della bravura degli autori, va sottolineato come il numero ristretto di episodi non abbia impedito loro di soffermarsi con eguale attenzione su tutti i personaggi, di modo tale che ogni arco narrativo veda concludersi la sua parabola: in assenza di conferme circa il rinnovo della serie, la conclusione data alla storyline di ciascuno e in particolare a quella di Lucifer e del Deckerstar possono dirsi pienamente soddisfacenti in quella maniera dolceamara propria dei finali realistici.
“Who’s da New King of Hell?” è probabilmente uno dei pochi episodi di serie tv che può fungere tranquillamente tanto da season finale quanto da series finale, poiché rappresenta un giusto compromesso fra la chiusura che i fan meritano in caso di conclusione definitiva dello show e la potenziale riapertura delle varie questioni se dovesse esserci un rinnovo.

L’esperimento del diavolo su Netflix è talmente ben riuscito che c’è da chiedersi cosa avrebbe potuto essere questa serie qualora avesse debuttato fin dal principio sulla piattaforma streaming. Con questi risultati è perciò più che lecito sperare in un futuro per Lucifer, ora ritornato sovrano nel suo regno di penitenze.
Se la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni ed è lì che stiamo andando, ci aspetta un gran bel viaggio.

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Netflix stringe un accordo con la Dark Horse

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Netflix ha firmato un accordo con Dark Horse per produrre contenuti in streaming basati sulle sue proprietà.

L'annuncio è stato dato su Twitter, tuttavia non sono stati resi noti ulteriori dettagli.

Nel 2015, Dark Horse ha firmato un accordo simile con la Universal Cable Productions (una sussidiaria di NBCUniversal). Come parte di ciò, UCP ha negoziato l'acquisizione di Umbrella Academy da parte di Netflix come serie TV, e ha anche lanciato gli adattamenti di Concrete e Harrow County.

Non è chiaro quale delle proprietà di Dark Horse includa questo accordo, considerando che alcuni titoli come Hellboy / B.P.R.D. di Mike Mignola sono di proprietà dei singoli creatori.

(Via Newsarama)

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Dark, sexy e sovversiva: la recensione di Chilling Adventures of Sabrina parte 2

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Più dark, più sexy, più sovversiva.
La seconda parte di Chilling Adventures of Sabrina sfrutta al meglio il potenziale espresso con lo scorso season finale, dimostrandosi di qualità nettamente superiore rispetto alla parte introduttiva. In un intrico fra arti magiche e lotta per l’emancipazione, i nove episodi che la compongono intrattengono senza annoiare mai e cominciano finalmente ad entrare nel vivo della faccenda.
Un po’ come Buffy, precursore indiscusso del genere, la serie usa metafore sovrannaturali per affrontare tematiche oltremodo reali, quali misoginia, sessismo, libero arbitrio, omofobia e identità di genere. Ciascuno dei personaggi affronta un proprio percorso, il che permette di procedere in maniere corale, pur non facendo perdere alla streghetta bionda la sua centralità; così facendo, Sabrina si dimostra uno show estremamente godibile, che unisce all’aspetto fantasy-esoterico spunti di riflessione inerenti ad argomenti ben più quotidiani.

Data la rimarcata centralità di un legame indissolubile fra la giovane Spellman ed i suoi amici mortali, alcuni dei quali anche in possesso di poteri propri, è lecito rimarcare il collegamento con la serie di Joss Whedon e con la Scooby Gang che per sette stagioni ha difeso Sunnydale dal male: come la Cacciatrice, Sabrina è leader indiscussa in quanto persona più potente e prescelta da una forza superiore, mentre Roz e Theo custodiscono potenziali per ora inesplorati e Harvey è il ragazzo della porta accanto della comitiva. Unico neo sta nel fatto che Sabrina sembra non avere mai momenti di incertezza o tentennamenti di sorta, il che allontana lo spettatore da lei e rende difficile provare empatia nei confronti del suo personaggio, nonostante l’ottima performance di Kiernan Shipka.
Neanche la rivelazione finale di Lucifero, manifestatosi in tutta la sua demoniaca presenza, sembra sconvolgerla al punto da farle perdere la tempra che la contraddistingue e che, francamente, appare eccessiva per una sedicenne. Nonostante ciò, la seconda parte di Chilling Adventures of Sabrina è quasi interamente esente da critiche e costruisce una mitologia estremamente interessante su cui lavorare per il futuro.

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Al contrario di quanto accaduto nella parte prima, stavolta gli episodi appaiono meno sconnessi l’uno dall’altro e la fotografia è nettamente migliorata, segno del fatto che probabilmente gli autori hanno raggiunto un livello di maggiore confidenza con la storia e che il budget è aumentato (lo dimostra anche una CGI di livello superiore rispetto al passato). Il ritmo in crescendo che ha contraddistinto questa seconda parte è il più adatto ad un prodotto che non ambisce certo ad essere d’élite, ma che invece mira ad attirare giovani e meno giovani, intellettuali e meno intellettuali.

Se dovesse continuare su questa linea, Chilling Adventures of Sabrina potrebbe facilmente diventare uno dei più interessanti originali Netflix prodotti finora ed uno dei migliori show fantasy degli ultimi anni.
Promosso a pieni voti allora. Che un miglioramento così netto ed improvviso sia frutto della magia?

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