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Immortal Hulk di Al Ewing e Joe Bennett si concluderà con il numero 50

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L'artista Joe Bennett ha confermato su Twitter che la serie Immortal Hulk, su cui è al lavoro, si concluderà con col numero 50. Non è chiaro se un nuovo team creativo ne prenderà le redini o se verrà lanciata una nuova testata di Hulk.

Lanciata a giugno 2018, la serie d Al Ewing e Joe Bennett è stata elogiata per la sua sensibilità horror, mentre accompagnava i lettori in un tour da incubo nella storia del Golia Verde. Banner si è anche trovato faccia a faccia con la sua minaccia più insidiosa: la sua stessa psiche fratturata come Devil Hulk.

(Via CBR)

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Spider-Man diventa l’Immortale Hulk per un nuovo one-shot

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Come annunciato dalla Marvel Comics, Spider-Man sarà protagonista a gennaio negli Stati Uniti di un nuovo one-shot dal titolo Immortal Hulk: Great Power, che con i testi di Tom Taylor (Friendly Neighborhood Spider-Man) e i disegni di Jorge Molina (Spider-Geddon) ci mosterà Peter Parker assumere le sembianze gargantuesche del Golia Verde, facendosi carico delle molteplici responsabilità che derivano dall’essere l’alter ego di Bruce Banner.

Si tratta effettivamente di un’idea non del tutto originale, dato che lo stesso Spider-Man divenne “Spider-Hulk” già nel 1990 con Web of Spider-Man #70, di Gerry Conway e David Michelinie (testi) e Alex Saviuk (disegni).

A seguire vi proponiamo la copertina di Immortal Hulk: Great Power #1 realizzata dallo stesso Molina.

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Grandi Tesori Marvel: Hulk e La Cosa: Il Grande Cambiamento, recensione

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È più forte Hulk o la Cosa? Questa domanda, un evergreen per i fan Marvel, da generazioni tiene banco e la stessa casa editrice ha fatto incontrare/scontrare i due eroi in innumerevoli occasioni. Un quesito, questo, che non trova certo risposta nel volume della linea overisize I Grandi Tesori Marvel dal titolo Hulk e La Cosa: Il Grande Cambiamento, ma di sicuro offre l'occasione di vedere in scena i due character darsene di santa ragione. Il tomo, edito da Panini Comics, raccoglie due storie provenienti direttamente dagli anni ’80, ovvero l’omonima avventura che dà il titolo al libro e Lo scontro, entrambe con protagonisti i due personaggi.

Il grande cambiamento venne pubblicata nel 1987 in origine negli USA nella collana Marvel Graphic Novel e vede all’opera Jim Starlin ai testi e Bernie Wrightson alle matite, qui in una delle rare incursioni alla Casa delle Idee. Starlin, che ha nelle corde il lato cosmico degli eroi, proietta i due protagonisti nello spazio, ma per una vicenda per nulla epica e che fa dell’ironia la sua principale chiave di lettura. Il creatore di Thanos, infatti, imbastisce una trama leggera in cui la classica dinamica del rapporto fra Hulk e La Cosa serve da base a una commedia d’azione basata sullo scontro verbale e dinamico dei due personaggi.

La vicenda si avvia quando, trasportati su un pianeta alieno da un burocrate che fino a quel momento ha sempre scansato missioni in prima persona, i due protagonisti devono portare a termine un pericoloso compito in cambio di due desideri. Alla base di tutto, una vicenda (con velata critica al consumismo) in cui il governo vuole salvaguardare un "grande cambiamento alimentare" che però fa gola anche alla spietata Rivendita di cibo di Spacca McSchiaccia.

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Come avrete capito, la storia fin da subito non si prende sul serio, e in effetti il risultato è leggero e piacevole grazie al grande lavoro dei due autori. Il pianeta e le decine di alieni che vi compaiono, sono resi con grande maestria da Wrightson che da qui sfoggio della sua grande creatività.
Naturalmente, l’artista mette una regia perfetta delle tavole al servizio della storia, ma il meglio possiamo vederlo nelle scene d’azione e nelle spettacolari splash-page in cui la possanza fisica dei due personaggi viene sottolineata dalla matita dal fumettista grazie a forme ipertrofiche ben definite. Naturalmente, anche la mimica degli eroi ricopre un ruolo importante in questo tipo di storia e anche qui Wrightson si impone grazie a una recitazione efficace e sicura.

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La seconda storia, intitolata Lo scontro, è tratta da Marvel Fanfare #20 e #21 ed è antecedente di due anni a Il grande cambiamento. A differenza dell’altra opera, più celebre, qui Starlin (ai testi e pure alle matite) scrive un'avventura decisamente più seriosa. L’incipit parte quando il Doctor Strange contatta Ben Grimm tramite un portale dimensionale per chiedere di accorrere in suo soccorso. Il signore delle arti mistiche, infatti, è intrappolato e sorvegliato da un dozzina di demoni al soldo di Xandu che, unendo l’Occhio di Agamotto di Strange a un oggetto chiamato il Rubino del Dominio, aspira a governare il mondo. Dopo aver salvato il Dr. Strange ed essere ritornati nella nostra dimensione, Ben Grimm dovrà vedersela con Hulk, schiavizzato da Xandu.

Molto più classica nei toni e nella sviluppo, Lo scontro si conferma comunque una lettura solida e piacevole nelle sue 52 tavole, senza però avere particolari guizzi narrativi o artistici. La sua funzione di puro riempitivo, comunque, viene assolta bene dando maggior senso a un volume che, in alternativa, sarebbe stato troppo scarno. Perde il confronto con la precedente Il grande cambiamento soprattutto dal punto di vista visivo in particolare per le tavole di Wrightson che giustificano appieno il grande formato di questa sua nuova edizione italiana.

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Hulk Grigio, recensione: oltre il bianco e nero

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Dopo Daredevil Giallo e Spider-Man Blu, il duo Jeph Loeb e Tim Sale nel 2003 pubblica a ruota il terzo capitolo della loro tetralogia del colore, ovvero Hulk Grigio. Il colore scelto, come tradizione, oltre a identificare un periodo del personaggio, è rappresentativo del tono della storia: “Ecco il problema di non vivere in un mondo in bianco e nero. È possibile che non sia tutto bianco o nero. Hai la possibilità del… grigio”. In questo caso, si vuole sottolineare la natura complessa del protagonista, difficile da inquadrare e da comprendere per gli altri.
Anche in questa occasione, vengono riproposte le caratteristiche salienti delle due saghe precedenti. Si parte dal racconto del protagonista del proprio passato e dal ricordo di una persona amata e perduta ritrovandoci, dunque, dinanzi a una rinnarrazione delle prime storie del personaggio. Similmente a Daredevil Giallo, si pesca proprio dall’esordio della serie, tuttavia - mentre la ricostruzione delle origini dell’eroe cieco appariva più articolata a filologica - con Hulk si sceglie una strada differente.

L’incipit della storia vede Bruce Banner fuggitivo confidarsi con l’amico e psicologo Leonard Samson. L’uomo racconta i primi momenti di vita di Hulk, il salvataggio di Bruce Jones, il conseguente incidente, la trasformazione e la caccia al mostro effettuato dal generale Ross.
In particolare, però, sotto i riflettori troviamo la storia d’amore con Betty Ross, figlia del generale, fidanzata con Bruce. Hulk, senza il filtro di Banner, ma con reminiscenze della sua personalità, fa prigioniera la donna con Loeb che richiamava il classico cliché cinematografico del mostro che rapisce la bella.

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In evidenza vengono messi, dunque, le conflittualità dei personaggi: Hulk che odia Banner in quanto lo ritiene la sua prigione. Bruce che odia se stesso e che ritiene Hulk una sorta di punizione divina per aver creato una bomba piuttosto che utilizzare il suo cervello per scopi benefici. Il generale Ross che si scaglia contro “il mostro” e il suo problematico rapporto con la figlia che tenta di proteggere. La stessa donna, risoluta e forte, che si scaglia contro Hulk e, infine, Rick Jones, adolescente ribelle che si sente in colpa per quanto capitato a Bruce. Ogni personaggio vive, dunque, il suo piccolo grande dramma personale, che viene approfondito da Loeb in maniera attenta. Naturalmente, i riflettori sono puntati su Hulk, mostro ma anche vittima, sorta di bambino innocente ma in grado di far fuori un esercito e mettere in pericolo la donna che ama e che vuole proteggere.

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L’intreccio narrativo su cui si sviluppa il racconto non è molto articolato, a differenza di Daredevil Giallo e Spider-Man Blu, tuttavia Loeb lavora sulla psiche di Hulk, sul suo rapporto con Banner, sul suo amore per Betty, in una maniera davvero esemplare. L’autore si aggancia alla caratterizzazione psico-analitica della serie avvenuta con l’arrivo di Peter David sulla testata che donò profondità a un eroe che ormai sembrava non aver più nulla da dire.
Loeb, dunque, scrive una vera e propria psico-analisi di Hulk, giocando come suo solito con l’aspetto romantico e malinconico. L’autore fa un buon lavoro mettendoci molto del suo: in un albo delle saga Hulk si scontra con Iron Man, cosa mai “ufficialmente” accaduta nelle storie originali. Bisogna ammettere che l’esordio della testata del duo Stan Lee e Jack Kirby non fu certo dei migliori e il loro ciclo non viene particolarmente ricordato in quanto non all’altezza di altre loro serie del periodo. Per questa ragione, Hulk Grigio è sicuramente il modo migliore per approcciarsi alla storia d’origine del personaggio.

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Tim Sale, nella ricca sezione extra del volume Panini Comics, racconta delle sue influenze per disegnare l’Hulk che rappresenta tozzo e sgraziato. Oltre alle prime storie di Kirby, fondamentale è stato anche il Frankenstein cinematografico di James Whale nel film del 1931. In particolare, da sottolineare la scena in cui Hulk uccide “inconsapevolmente” un coniglio che sta accarezzando, una sequenza che ricorda la morte accidentale della bambina nel film di Whale per mano del mostro. Il lavoro dell’artista è, come sempre, eccellente, sia per quanto riguarda la regia delle tavole che la raffigurazione dei sentimenti dei personaggi.

Hulk Grigio viene ricordato meno rispetto agli altri lavori del duo e forse in questo influisce molto la proposizione di un periodo non particolarmente amato del Gigante di Giada. Tuttavia, seppur forse un gradino sotto gli agli altri capitoli della tetralogia del colore, resta un ottimo racconto, oltre che una storia fondamentale per approcciarsi al personaggio.

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