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Brian Azzarello ed Emanuela Lupacchino al lavoro sulla serie di Birds of Prey

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DC Comics ha annunciato una nuova serie regolare dedicata al gruppo Birds of Prey con Black Canary, Harley Quinn e Cacciatrice come protagoniste.

A scrivere la serie troveremo lo scenaggiatore Brian Azzarello mentre l'italiana Emanuela Lupacchino si occuperà delle matite. Il team artistico comprenderà anche Ray McCarthy alle chine e Trish Mulvihill ai colori.

Ricordiamo che la Warner ha in cantiere il film Birds of Prey con Margot Robbie previsto per il 2020.

Di seguito trovate la cover e le prime tavole in bianco e nero di Birds of Prey #1, in uscita il 20 ottobre negli States.

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Wonder Woman: James Robinson, Emanuela Lupacchino e Carlo Pagulayan sono il nuovo team creativo

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La DC Comics ha annunciato sul proprio sito il nuovo team creativo di Wonder Woman. A partire dal numero 31, James Robinson scriverà i testi della serie con Emanuela Lupacchino e Carlo Pagulayan che si alterneranno nella testata quindicinale per sei mesi. Il loro primo arco narrativo, intitolato "Children of the Gods", inizierà il prossimo 27 settembre e vedrà Bryan Hitch realizzarne la cover con Jenny Frison al lavoro sulle variant.

Robinson, Pagulayan e Lupacchino risponderanno a una delle domande più importanti dell'anno: chi è il fratello di Wonder Woman?

Wonder Woman è stata rilanciata come parte dell'iniziativa DC Rebirth sui testi di Greg Rucka e le matite di Liam Sharp e Nicola Scott. Successivamente, ne hanno raccolto il testimone, Shea Fontana ai testi e Jesús Merino, Mirka Andolfo e David Messina ai disegni.

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Un'italiana fra le eroine DC: intervista a Emanuela Lupacchino

Nel corso dell'ultima giornata di Etna Comics, abbiamo avuto la possibilità e il piacere di intervistare Emanuela Lupacchino, talento italiano attualmente alla DC Comics come disegnatrice di Supergirl, impegnata nel rilancio di Starfire e designer su progetti entertainment alla Warner Bros.
Gentilissima e molto disponibile, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Ciao Emanuela, cosa ne pensi di Etna Comics? Ti piace la Sicilia?
Sono ormai una habitué qui, e ogni volta è un grandissimo piacere. La manifestazione sta crescendo di anno in anno. Già dalla prima edizione era evidente come si trattasse di un'ottima manifestazione. Sia per l'organizzazione che per il calore umano che si respira, per lo spirito di amicizia e di ospitalità della gente.
È stato evidente da subito che l'evento era abbastanza consistente e ultimamente è raddoppiato, se non triplicato, in termini numerici di afflusso di pubblico. Sono aumentati gli ospiti, sono aumentate le collaborazioni e quindi si è ingrandito un po' tutto.
E questo è il secondo motivo per cui vengo spesso a Etna Comics.
Adoro i panorami della Sicilia e, naturalmente, le specialità gastronomiche: il cibo qui è buonissimo.
Ho molti amici qui. È una delle fiere cui sono più affezionata, in Italia è quella che amo di più.

Come gestisci il tuo lavoro? Ti rechi spesso negli USA?
Io risiedo a Roma, vivo e lavoro lì. Vado negli USA circa ogni anno/anno e mezzo, per stabilire dei piani editoriali e fare un po' il punto della situazione, su cosa vorrei lavorare, come organizzare le pubblicazioni, però è una tantum.

Prima di fare la disegnatrice facevi un lavoro di tutt'altro genere. Sei bio-tecnologa e lavoravi nella ricerca. Poi cos'è successo?
Ho capito che il tempo che passavo al lavoro era tempo che sottraevo a quello che mi piaceva davvero fare. Non vedevo l'ora di tornare a casa e disegnare!
Anche se amavo quel lavoro, non fraintendermi. Era una cosa che mi piaceva fare, mi gratificava professionalmente ed economicamente e di cui ho un ottimo ricordo, ma che non mi apparteneva emotivamente.
Ero abbastanza giovane, mi ero laureata molto presto e avevo fatto carriera molto velocemente: ero preparata, ero brava, quindi è venuto tutto molto facilmente. A 23-24 anni già ero arrivata quasi all'apice di dove sarei potuta arrivare in quel contesto.
Quindi ho detto: perché no? Sono giovane, cerco di rimettermi in gioco, ho il tempo e la voglia di farlo, vediamo come va.

Sei andata alla Scuola Internazionale di Comics. Ed è andata molto bene direi.
Sì, veniva tutto molto facilmente, molto bene. Vedevo che, pur non avendo un background di preparazione a livello artistico (perché io fino a quel momento avevo fatto scuole di tutt'altro genere), anche essendo svantaggiata rispetto ai miei compagni a scuola, riuscivo a recuperare velocemente le lacune. Ci ho creduto sempre di più e poi alla fine, con l'impegno e la costanza, i risultati sono arrivati.

Com'è arrivato il lavoro nei fumetti e, in particolare, i supereroi?
In quel momento mi serviva un lavoro che mi facesse arrivare a fine mese, e nel settore artistico il fumetto e l'illustrazione erano i mezzi che mi potevano dare lo stipendio che mi serviva.
All'epoca non era come adesso, non era un periodo molto favorevole, per cui si andava per fiere e appena arrivava il talent-scout, si preparava il portfolio e si partiva, nella speranza di essere selezionati. La concorrenza era molto dura, ho perseverato per alcuni anni e alla fine è arrivato il primo colloquio. Quindi i primi lavori in Italia (L'insonne), in America (per la IDW) e poi è arrivata la Marvel e X-Factor con Peter David, e poi mi ha notata la DC.
I supereroi perché a livello stilistico e di tempistiche era quanto si avvicinava di più alle mie esigenze. Per esempio, all'inizio ho lavorato anche per la Francia (per Soleil), ma lì i tempi erano troppo diluiti, non c'era riscontro immediato.

Quanto tempo assorbe il disegno nell'arco della tua giornata?
Molto. Quasi tutta la giornata perché, a parte il tempo che, al netto, spendi per disegnare la tavola, la copertina o quello che devi fare, c'è tutto quello che fai prima, per documentarti, fare ricerca stilistica, leggere artbook, fumetti: mi sveglio al mattino con un fumetto in mano e vado a dormire la sera sempre con un fumetto in mano.
Un lavoro del genere, se non è sostenuto da una autentica passione, rischia di diventare un lavoro meccanico e nient'altro.

Ci sono stati degli artisti cui hai guardato, cui ti sei ispirata e hai preso a modello?
Certamente, ma anche oggi. Per me è stato fondamentale Adam Hughes. L'illuminazione mi è arrivata quando ho visto per la prima volta un suo lavoro. Lì ho capito "voglio diventare così. Questa è l'impronta stilistica che mi fa impazzire e io voglio diventare questo".
Poi sono risalita a chi è venuto prima di Adam Hughes, a chi stava a monte di quella scelta stilistica e ho scoperto Dave Stevens, José Luis García-López, Kevin Nowlan, Ryan Sook. Quindi ho avuto molte influenze, che forse sono anche in comune con quelle che ha avuto Adam Hughes stesso. In più ne ho aggiunte via via altre. Quando vedo qualcosa di bello, stimolante, che magari è anche lontano dalla mia scelta stilistica, ma che mi fa venire voglia di ricercare, di lavorare, di tuffarmi sul tavolo, io lo compro e lo studio. Cerco di capire quali sono i meccanismi, i ragionamenti che usa quel dato autore per realizzare le proprie cose.
Per un artista è fondamentale essere in continua evoluzione.

E il fumetto è in evoluzione? Come è cambiato, come sta cambiando e come cambierà secondo te?
Il fumetto è molto cambiato perché sono cambiati i mezzi di comunicazione. C'è molta più condivisione. Internet, e Facebook in particolare, oltre a darti più visibilità, ti permettono di avere una panoramica sugli artisti in voga al momento, sullo stato dell'arte, sui nuovi stili, le nuove idee, sulle tendenze del mercato. È tutto più veloce, succede tutto davanti a te e tutto allo stesso tempo. Ed è un'ottima cosa, secondo me. Perché prima si lavorava un po' come in tanti piccoli universi separati, compartimenti stagni in cui uno non sapeva cosa stava facendo l'altro, quindi il tutto evolveva molto più lentamente.
Oggi c'è una contaminazione e un'influenza più generalizzata e tutto evolve più velocemente.

C'è uno sceneggiatore con cui ti piace o ti è piaciuto di più lavorare?
Allora, diciamo che, nel momento in cui una sceneggiatura è disegnata bene, per me è già una piccola vittoria, perché la sceneggiatura è l'ingranaggio fondamentale della catena lavorativa.
Nel mio cuore sicuramente è rimasto Peter David, perché è stato il primo ed è stato lo scrittore da cui ho imparato tantissimo. Ero arrivata in Marvel quasi da esordiente e, prima di allora, non avevo mai lavorato su sceneggiature americane. Lavorare con Peter David, che è un grande professionista, mi ha fatto capire come funziona uno storytelling; da lui ho assorbito alcune cose che poi sono rimaste mie.
Mi ritengo fortunata ad aver avuto la possibilità di imparare da lui perché, per esempio, quando poi mi sono capitate delle sceneggiature fatte male, grazie a quanto avevo appreso ho saputo anche affrontarle.
Ma sono stati importanti per me anche Fred Van Lente e Perkins.

Se ti arriva una sceneggiatura che non ti piace, o che non è fatta bene, cosa fai? Puoi intervenire?
Dipende soprattutto da chi edita il fumetto in quel momento. Ci sono alcuni editor, con cui lavoro da anni, che sanno quello che faccio e sanno che so quello che faccio; si fidano e, se modifico alcune cose, se ristrutturo la pagina in un certo modo, sanno che funzionerà.
Poi ci sono magari gli editor alle prime armi che sentono la forte responsabilità di quello che fanno e per paura cercano di attenersi in maniera letterale alla sceneggiatura. Ed è quello che è successo su Ghost Rider, dove c'è stato un momento di difficoltà su come impostare le pagine. La sceneggiatura era molto complessa, "esotica" in alcuni passaggi, andava interpretata, non me l'hanno lasciata interpretare ed è venuto un po' tutto confuso.
 
C'è qualche sceneggiatore con cui ti sarebbe piaciuto lavorare o con cui ti piacerebbe lavorare un giorno? Un classico che avresti voluto disegnare?
Senza dubbio Straczynski. Sono molto "gelosa" che il Thor che ha fatto Coipel non l'abbia fatto io, perché la sceneggiatura era veramente nelle mie corde.
Poi mi piacerebbe lavorare con Grant Morrison e diciamo che un Mark Millar non mi darebbe fastidio per nulla! Ma qui siamo sulle Ferrari!

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Parliamo un po' di Supergirl, su cui sei attualmente impegnata. Ti piace e cosa ti piace di lei?
Sì, farò il rilancio del Rebirth di Supergirl, il numero one shot introduttivo.
È un bel personaggio con cui ho un rapporto particolare. Non la sento vicina a livello caratteriale, tuttavia credo di riuscire a darne una buona interpretazione e a loro piace.
Starfire, per esempio, è un personaggio che a livello emotivo mi è venuto più naturale interpretare. Supergirl ho dovuto elaborarla di più, perché è un personaggio un po' più complicato. Ma forse, proprio perché l'ho studiata bene, sta funzionando. A loro piace, e quindi va bene così.

Hai visto la serie tv? Che ne pensi? Ti è piaciuta?
Sì! L'ho vista e mi è piaciuta! Ha un'impronta molto intelligente, perché è studiata per accontentare sia un pubblico adolescente che un pubblico di adulti. È una serie tv molto lineare, molto semplice, senza eccessi, puro entertainment. Secondo me funziona bene.
Sono in disappunto con la scelta di averle messo delle calze nere! L'avrei lasciata libera.

Hai visto i film di Zack Snyder? Ti sono piaciuti?
Dal punto di vista tecnico e di vicinanza al fumetto, secondo me sono impeccabili. Se qualcuno si aspettava di vedere il Superman di Donner o il Batman di Burton, o comunque i personaggi dei fumetti anni '80 o '90, partiva già svantaggiato, perché i fumetti sono cambiati, i personaggi sono cambiati e continueranno a cambiare. È sciocco pensare di poter trovare sempre gli stessi personaggi immutati.
La critica più sensata che ho sentito, forse, è che per tutto il tempo lo spettatore non riesce ad affezionarsi ai personaggi. Sono posti così in alto, così iconici, quasi divinizzati e distanti dall'umanità, che al pubblico forse può venire difficile identificarsi, creare una connessione, preoccuparsi per loro.
Nel caso di Superman, secondo me, sarebbe bastato mostrare di più e meglio la sua vita insieme a Lois Lane, come essere umano e non in costume. Invece non parla quasi mai, e quando parla è ermetico. Non c'è mai un punto d'incontro in cui dici "gli voglio bene, sono preoccupata per lui".
È un bel film, sia chiaro, dal punto di vista tecnico, degli effetti speciali, e della fedeltà al fumetto. Sarei intervenuta un po' sulla sceneggiatura.

Circolano da un po' dei rumors di Geoff Johns alla Warner come responsabile dei film DC Comics. Cambieranno i film DC?
Me lo stai dicendo tu, io non ne so nulla. Comunque sì, credo che cambierebbero.

E i film Marvel? Hai visto Captain America: Civil War? Ti è piaciuto?
Sì, devo dire che mi è piaciuto. Sono andata a vederlo con zero aspettative, perché dal trailer sembrava un po' scarno rispetto al fumetto.
Invece alla fine mi è piaciuto. Mi dispiace che non ci sia stato Thor.
Certo, anche lì qualcosa poteva essere fatta meglio. Però, dai, stiamo vedendo un film di supereroi. Rilassiamoci un attimo e godiamocelo.

Torniamo ai fumetti. Cosa pensi dei reboot che arrivano ormai con cadenza regolare sia alla DC che alla Marvel? Dal punto di vista di disegnatrice, influisce sul tuo lavoro? E se sì, come?
Ci ammazza. Già quando sento il prefisso re- davanti a un fumetto, mi sale l'ansia. Perché quella parolina implica che, chi ha in mano il fumetto, deve re-iniziarlo da capo. Disegnare nuovi costumi, nuovi personaggi, nuovi ambienti, tutto.
Sembra una stupidaggine ma, quando si lavora su un seriale, i primi 2-3 mesi sono quelli più duri, perché sono quelli in cui stai imparando e memorizzando un po' tutto. Dal terzo mese in poi, il fumetto lo fai a occhi chiusi, perché hai memorizzato i costumi, gli ambienti, i movimenti dei personaggi e tutto quello che ti serve per fare un buon lavoro.
Quando arriva il reboot, cambia tutto e devi lavorare costantemente con le referenze sotto il naso, devi farti i modelli degli ambienti, ristudiarti l'atteggiamento dei personaggi, perché, per mia scelta stilistica, è importante per me caratterizzare i personaggi, umanizzarli anche nella gestualità. Non vedrete mai, e dico mai, Starfire muoversi come Supergirl.
Insomma, ricominciare è una fatica, perché per tre mesi devi lavorare il triplo.
Bello, sì, perché è stimolante, però la mia opinione è che un fumetto ricomincia a vendere non facendo il reboot, ma agendo un po' di più sulla qualità della storia. Perché, ogni volta, cambia tutto graficamente ma alla fine la sostanza, il tessuto di base delle storie è sempre quello.
E io cambierei proprio il tessuto fondamentale, ma è un discorso abbastanza complesso da affrontare in realtà come DC o Marvel. Bisognerebbe fare una rivoluzione troppo grande e radicale, e non è facile, anche per tutta una serie di problematiche tecniche di gestione dei diritti, cose che si possono o non si possono fare, cose che sarebbe meglio fare e cose che invece accontentano tutti. È un discorso molto complesso.

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Restiamo su Rebirth. L'idea di metterci dentro i personaggi di Watchmen, come la giudichi? Sarà una formula vincente?
Tutto è vincente nel momento in cui funziona la storia. Se la storia funziona, è scritta bene, è lineare, ti tiene agganciato al fumetto, va bene. Ci possono essere degli elementi che sembrano assurdi o banali, fin quando non hai letto la storia.
Prendi Kick-Ass. Dai rumors sembrava la solita storiella, un po' banale, del supereroe che si mette la calzamaglia e va. E invece è una storia brillante. Ed è quello che fa da fattore trainante.
Quindi stiamo a vedere; se la storia funziona e se i personaggi di Watchmen vengono integrati bene, ben vengano.
Il fumetto è fumetto, devono succedere le cose strane. Di fronte a una cosa del genere l'atteggiamento non deve essere di scandalo o di indignazione, ma piuttosto di sorpresa e curiosità. Perché giudicare prima di aver letto la storia?

Cosa ti piace del fumetto italiano?
A dire il vero non leggo molto di fumetto italiano. Mi diverte Zerocalcare.

Progetti futuri?
Al momento sono già molto impegnata così, sul presente. Faccio già due copertine al mese sul Rebirth di Green Lantern, che ora è quindicinale. Faccio il Rebirth di Supergirl e poi passo sul seriale di Superwoman.
In più faccio qualche special variant e proprio adesso ho fatto una copertina dei Flinstones. Poi ci sono le ondate delle variant cover DC e sto lavorando con la Warner Bros per progetti di entertainment, che mi prendono una bella fetta di tempo.

Ti rivedremo l'anno prossimo a Etna Comics?
Spero di sì, se mi invitano io corro!

Lo speriamo anche noi.
Grazie Emanuela.

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Star Comics porta Emanuela Lupacchino e Rafa Sandoval al Comicon con 2 variant

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Apprendiamo dal sito di Edizioni Star Comics che in occasione del Napoli Comicon 2016, saranno ospiti allo stand della casa editrice due grandi fumettisti come Emanuela Lupacchino e Rafa Sandoval. Per supportare così il rilancio delle testate Valiant in Italia, BLOODSHOT n. 4 – H.A.R.D. CORPS e HARBINGER n. 6 – OMEGA verranno messi in vendita con due variant cover realizzate dagli artisti. Qui sotto trovate per prima quella di Rafa, creata appositamente per il mercato italiano, mentre la seconda è quella realizzata da Lupacchino per Bloodshot #17.

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