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Frank Miller reimmagina Superboy in Dark Knight Returns: The Golden Child

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Frank Miller torna alla saga del Ritorno del Cavaliere Oscuro con The Golden Child, un albo one shot scritto da Miller e disegnato da Rafael Grampa con i colori di Jordie Bellaire. Come riportato da Entertainment Weekly, Dark Knight Returns: The Golden Child è ambientato tre anni dopo The Dark Knight III: The Master Race e si concentrerà su Jonathan Kent, figlio di Superman e Wonder Woman in questa continuità alternata DC.

Nell'albo apparirà anche Carrie Kelly, che ha debuttato nell'originale The Dark Knight Returns come Robin e poi è diventata Batwoman in Master Race.

The Dark Knight Returns: The Golden Child è in programma per l'11 dicembre.

Nella gallery in basso trovate le prime immagini diffuse dell'albo.

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Batman. Il cavaliere bianco 1 e 2, recensione: l'altra vita del Joker

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Lo statunitense Sean Gordon Murphy già da qualche anno, è considerato uno degli autori più quotati del panorama fumettistico americano, malgrado non abbia ancora compiuto quarant’anni. La sua carriera, in effetti, è stata piuttosto fulminea. Già nel 2005, appena venticinquenne (dopo alcuni lavori con la Dark Horse e una breve parentesi hollywoodiana), inizia a collaborare con la DC, dove raggiunge la notorietà prima in coppia con Grant Morrison sulla miniserie Joe the Barbarian, e poi con Scott Snyder su Selezione Naturale (spin-off della celebre American Vampire) e, soprattutto, sull’acclamata The Wake. Nel frattempo, si cimenta anche come sceneggiatore nell’iconoclasta miniserie Punk Rock Jesus (di cui cura anche i disegni), per la linea Vertigo, sebbene il suo vero esordio come autore completo risalga al graphic novel Off Road (pubblicato nel 2005 dalla piccola Oni Press).

Forte di questi successi, Murphy si dedica a due opere creator-owned, assieme a due dei nomi più caldi dell’editoria a fumetti statunitense: Mark Millar, con il quale realizza la poco riuscita Chrononauts, e Rick Remender, con cui dà vita al mondo futuristico di Tokyo Ghost. Ormai sicuro delle sue capacità, nel 2017 torna in casa DC, proponendosi nuovamente come autore di testi e disegni, per una miniserie dedicata a Batman.

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Pubblicata originariamente come una sorta di Elseworld (le storie ambientate in realtà alternative al DC Universe classico) e poi raccolta in volume sotto la nuova etichetta Black Label (la linea editoriale che, di fatto, ha preso il posto proprio dellaVertigo) Batman: Cavaliere Bianco racconta di un mondo parallelo, dove il Joker, durante uno scontro con il Cavaliere Oscuro, viene costretto da quest’ultimo a ingoiare delle pillole, grazie alle quali, inspiegabilmente, riesce a guarire dalla sua pazzia. Tornando a farsi chiamare Jack Napier (un omaggio al primo Batman di Tim Burton), l’ormai ex criminale si presenta come il nuovo paladino di Gotham City, pronto a dimostrare alla popolazione che i fuorilegge sono solo un capro espiatorio, con cui la polizia nasconde il modo di agire senza regole di Batman, a suo dire una minaccia per la città allo stesso livello dei criminali che sostiene di combattere.

L’idea di invertire le parti tra buoni e cattivi non è certo una novità nel fumetto americano, così come ancora meno lo è quella di mostrare un criminale redento. Ma, pur partendo da questa premessa poco originale, Murphy riesce a imbastire una trama che non manca di spunti brillanti: mostrare il lato “umano” del Joker è qualcosa che finora era riuscita bene solo ad Alan Moore nel meraviglioso The Killing Joke, opera dalla quale l’autore americano riprende anche il concetto che, in fondo, Batman e il Joker sono solo le facce opposte della stessa medaglia: una non esisterebbe senza l’altra. Di più, il Joker avrebbe commesso azioni sempre più efferate con il solo scopo di mantenere viva l’attenzione (o, meglio, l’ossessione) di Batman nei suoi confronti, senza la quale lui stesso perderebbe la sua ragion d’essere.

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Murphy dimostra di essere già uno scrittore di talento proprio nei passaggi in cui i personaggi vengono ritratti nella loro normalità: i momenti più intimi con protagonisti Jack Napier e la sua amante Harleen Quinzel (alias Harley Queen), infatti, sono così realistici, che ogni volta in cui i due continuano a scambiarsi vicendevolmente l’epiteto “pasticcino”, pur non indossando più i loro variopinti costumi, il lettore percepisce immediatamente un’evidente stonatura con la nuova realtà che si è venuta a creare. Lo stesso dicasi per Mr. Freeze, il cui passato criminale viene appena accennato, preferendo, piuttosto, approfondire il dramma relativo a sua moglie (facendo, così, tornare il personaggio alla malinconica versione ideata da Paul Dini nei primi anni anni Novanta per la serie animata dell’Uomo Pipistrello).

Meno radicale, ma altrettanto significativa è l’immagine data di Batman. Per rendere ancora più forte e credibile il riscatto del Joker, l’alter ego di Bruce Wayne viene rappresentato come un uomo caratterizzato da una forte dose di ambiguità e, inaspettatamente, incurante delle conseguenze delle sue azioni su civili e poliziotti. In questo modo il personaggio non riesce a catturare le simpatie dei lettori, automaticamente spinti a parteggiare per la crociata portata avanti da Napier. Murphy stesso non nasconde di avere un debole per il Joker, tanto che le parole pronunciate da Batman nel finale, parrebbero confermare parte delle accuse mosse dal criminale nei suoi confronti.

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Se non fosse per piccole ingenuità nei dialoghi (che, comunque, per gran parte della storia sono, al contrario, di alto livello), alcune semplificazioni nella trama (il modo in cui la popolazione di Gotham riabilita la figura di Napier, per esempio, avviene un po’ troppo repentinamente. Il commissario Gordon, inoltre, mostra un atteggiamento inspiegabilmente contraddittorio nei confronti di Batman. E il mistero attorno alla presunta morte di Jason Todd, infine, viene svelato in maniera un po’ banale) e una perdita di mordente nell’ultima parte della storia, dove Murphy mostra di non essere molto a suo agio quando la narrazione prende una piega decisamente più supereroistica, il cartoonist americano sarebbe uno sceneggiatore da promuovere a pieni voti. A ogni modo, pur con questi piccoli difetti, la maturità dei suoi testi ha già raggiunto un livello più che soddisfacente e fa ben sperare per i nuovi progetti a cui l’autore sta lavorando (tra cui anche Curse of the White Knight, seguito di questa miniserie).

Per quanto riguarda i disegni, Murphy conferma le grandi qualità già espresse fin dalle sue prime opere, regalandoci parecchie tavole dal forte impatto visivo: il suo tratto graffiato e spigoloso, ma estremamente dinamico e ricco di dettagli, mostra ancora qualche richiamo del Chris Bachalo degli esordi, ma anche una veloce evoluzione verso qualcosa di più personale. Notevole il lavoro fatto sui vari personaggi: il suo Batman è possente, intimidatorio, mai rassicurante, a cui fa da contraltare un Jack Napier sereno, dove l’ombra del suo alter-ego è quasi del tutto assente (sebbene le pagine davvero esemplari restino quelle dove, nel giro di poche vignette, si passa dall’espressione pacata di Napier a quella inquietante del Joker, quasi come se ci trovassimo di fronte a un individuo intento a guardare la sua immagine distorta attraverso uno specchio rotto). I pittoreschi nemici di Batman, poi, permettono a Murphy di mettere in mostra tutta la sua creatività, realizzando una galleria di personaggi da far invidia ai bizzarri avversari creati da Chester Gould per il suo Dick Tracy. Da sottolineare, infine, come l’autore americano, al variare del ritmo della narrazione, faccia sempre corrispondere un’estrema versatilità nella costruzione della tavola, a cui contribuisce, in maniera importante, anche l’ottima scelta dei colori operata da Matt Hollingsworth (particolarmente efficace nelle scene di lotta tra Batman e il Joker, dove il rosso del sangue invade spesso l’intera vignetta).

Prima di concludere, un breve accenno alla confezione degli albi da parte della Lion: pur nella loro semplicità, e sebbene pensiamo che l’opera meritasse un’edizione più elegante, i due volumetti in cui è stata raccolta la miniserie sono un ottimo compromesso qualità-prezzo.

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La DC lancia Tales From the Dark Multiverse

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La DC Comics ha annunciato una nuova linea di albi intitolata Tales From the Dark Multiverse. Simile alla collana What If…? della Marvel, anche qui verranno rinarrati eventi chiave della storia della DC declinati, però, nella versione del Multiverso Oscuro creato da Scott Snyder per l'evento Dark Nights: Metal. Ogni albo one-shot verrà pubblicato in formato prestige da 48 pagine.

I primi due albi annunciati riguardano due eventi anni '90 e sono Tales From the Dark Multiverse: Batman Knightfall e Tales From the Dark Multiverse: The Death of Superman.

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Tales From the Dark Multiverse: Batman Knightfall sarà scritto da Scott Snyder e disegnato da Kyle Higgins. La storia è ambientata 30 anni dopo che Bane ha spezzato la colonna vertebrale di Bruce Wayne e il ruolo di Batman è detenuto da Jean-Paul Valley, noto come Saint Batman.

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Tales From the Dark Multiverse: The Death of Superman è scritto da Jeff Loveness ed è disegnato da Brad Walker. Qui, dopo la morte di Superman, Lois Lane - diventata l’Eradicatore - si vendicherà di coloro che hanno lasciato morire l'Uomo d’Acciaio.

Le due cover sono ad opera di Lee Week.

Titoli futuri della collana includeranno le versioni alternative di storie quali Infinite Crisis, Blackest Night e I nuovi Giovani Titani: Il contratto di Giuda. In concomitanza degli albi, inoltre, usciranno le ristampe delle storie originali a 1 dollaro.

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Warren Ellis e Bryan Hitch insieme per The Batman's Grave

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I creatori di Authority Warren Ellis e Bryan Hitch lavoreranno nuovamente insieme da ottobre per una serie DC di 12 numeri intitolata The Batman's Grave che riguarderà, a detta dell'editore, "la vita, la morte e le domande che la maggior della gente teme fare".

"Il team di Authority ora rivolge la sua arte al più grande detective del mondo, il cui caso attuale lo costringe ad addentrarsi nella mente di una vittima di un omicidio con la faccia mangiata a metà - senza riempire la tomba vuota accanto a quella dei suoi genitori", riporta la descrizione data dalla DC.

"Ma prima, Ellis e Hitch entreranno nella mente di un maggiordomo. Una volta alla settimana, con la pioggia o con il sole, Alfred Pennyworth si dirige verso un piccolo cimitero nel terreno della Wayne Manor e cura meticolosamente le lapidi di Thomas e Martha: diserbare, pulire, lucidare. Ma quanto manca prima che ci sia un altro memoriale dei Wayne a cui badare?

"Il mio primo lavoro alla DC è stato realizzare due numeri di Legends of the Dark Knight", ha detto Ellis, "quindi sono passati 25 anni da quando ho realizzato una storia completa con Batman. Ho deciso di rivisitare la scena del crimine laddove la mia carriera nei fumetti americani è iniziata, e sono così grato che il mio vecchio compagno Bryan Hitch sia con me. Sono passati troppi anni dall'ultima volta che abbiamo lavorato a una serie lunga insieme".

"Ho disegnato alcune copertine e ho usato Batman in Justice League e JLA, ma è da quando ho letto la run di Jim Aparo e Don Newton negli anni '80 che volevo fare una vera e propria storia di Batman", ha detto Hitch. "Warren Ellis ne aveva uno da raccontare, quindi quando lo menzionò dissi 'sì' prima ancora di chiedermi di cosa si trattasse. Questo è quello che fai quando Warren dice "Ho una grossa storia su Batman". Sono passati vent’anni da quando abbiamo cambiato i fumetti di supereroi, ora possiamo dare a Batman la lotta della sua vita."

Di seguito le prime immagini diffuse di The Batman's Grave.

(Via Newsarama)

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