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Intervista a Deniz Camp: la nuova star dei comics americani, da Ultimates a Absolute Martian Manhunter

Durante l’ultima edizione del Napoli Comicon, grazie a Panini Comics abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Deniz Camp, astro nascente del fumetto americano e autore dei testi delle acclamate serie Ultimates per la Marvel e Absolute Martian Manhunter per la DC.
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.

Intervista a cura di Antonio Ausilio e Luca Tomassini.



Comicus (Antonio): Ciao Deniz, come stai?
Molto bene, grazie

Comicus (Antonio): Stan Lee era solito dire che i fumetti della Marvel mostrano il mondo fuori dalla finestra. Tuttavia, siamo rimasti molto sorpresi dell’esplicito messaggio politico contenuto nelle storie dei tuoi Ultimates. Hai mai avuto problemi a ricevere l’approvazione della Marvel per le tue sceneggiature?
È divertente che tu me lo chieda, perché è la domanda che si fanno tutti: “come è possibile che sia successa una cosa del genere?”. Eppure, in Marvel non ho mai ricevuto quasi nessuna opposizione sulle mie posizioni politiche o sui messaggi politici che ho inserito nell’albo. Mi hanno supportato fin dalla prima proposta che ho presentato loro. È vero, la serie possiede un sottotesto politico, io credo, però, che ormai non sia più possibile fare arte senza politica. Sì, forse il mio messaggio è più “di sinistra” di quanto la gente sia abituata negli Stati Uniti, ma io penso che un numero sempre più crescente di persone sia stanca del sistema, ed è per questa ragione che la serie ha avuto una risonanza così significativa.
Ripeto, in Marvel non mi è mancato il supporto, benché, onestamente, per ogni nuovo episodio mi aspettassi frasi del tipo: “questo non lo puoi fare”, “cosa stai facendo?”. Invece, mi hanno sempre detto: “ottimo, andiamo avanti”, aggiungendo solo minime annotazioni. Questa è la bellezza dell’Universo Ultimate e Wil Moss, l’editor delle serie Ultimate - e uno dei migliori del fumetto americano - ha davvero lasciato sia a me che agli altri sceneggiatori molta libertà. Per questo motivo, gli X-Men di Peach (Peach Momoko, autrice di Ultimate X-Men, ndr) sono completamente diversi dalla mia serie o da quella di John (Jonathan Hickman, sceneggiatore di Ultimate Spider-Man, ndr). Abbiamo la serie di Spider-Man che non somiglia per niente a quella di Wolverine, e così via.

Comicus (Luca): Escluso Children of the Vault, il tuo primo lavoro per Marvel Comics, stai scrivendo serie ambientate in universi alternativi tanto per Marvel (Ultimates) quanto per DC (Absolute Martian Manhunter). Pensi che in futuro lavorerai sulle icone classiche dei due editori oppure preferisci gli universi alternativi per la maggiore libertà creativa che possono offrire?
Adoro gli universi alternativi per la maggiore libertà che possono offrire, ma non è stata una scelta intenzionale da parte mia bensì quello che mi è stato offerto. Ho ricevuto una e-mail in cui mi veniva chiesto se potesse interessarmi scrivere The Ultimates e ho risposto di sì, e la stessa cosa è successa con Absolute Martian Manhunter e la possibilità di scrivere qualcosa per l’Universo Absolute. Il mio prossimo progetto per DC Comics sarà ambientato nella continuity dell’universo principale, cosa che non mi dispiace affatto, è una cosa che richiede un differente insieme di competenze anche se alla fine si tratta sempre di narrazione, quindi adoro lavorare a cose diverse e amo le sfide, sono entusiasta di potermi confrontare con nuove sfide.

Comicus (Antonio): Secondo la nostra opinione, Absolute Martian Manhunter è una delle serie migliori del 2025 e – detto onestamente – anche del 2026, ma in confronto al resto dell’Universo Absolute ci sono alcune differenze. L’aspetto supereroistico non è così evidente, per noi la trama si avvicina più a quella di un thriller psicologico. Erano queste le caratteristiche della serie fin dall’inizio o le hai cambiate successivamente? Nello specifico, considerando l’arte straordinaria di Javier Rodríguez, queste modifiche vengono forse da lui? Giusto per fare un esempio, il fumo delle sigarette o il fumo in generale sembra quasi un personaggio della storia. Hai avuto subito questa idea o forse ti è venuta parlandone con Javi?
L’idea del fumo come metafora e che fosse una cosa attiva viene da me. Innanzitutto, perché tradizionalmente nei fumetti il balloon a forma di fumo è il modo in cui vengono rappresentati i pensieri e poi perché Martian Manhunter è connesso con il fuoco, essendo una sua debolezza. Era una cosa già presente nella mia proposta originale. Tuttavia, l’idea di utilizzare più colori, il modo in cui il fumo “agisce” e sembra “vivo”, provengono da Javi. In pratica, in ogni episodio lavoriamo così: io propongo qualcosa e poi lui la migliora in maniera sostanziale. Se, invece, è lui a fare una proposta, io cerco di fare del mio meglio affinché possa funzionare. La nostra è una vera collaborazione. So che lui fa dei cambiamenti per le giuste ragioni, per cui anch’io mi impegno al massimo per rendere efficaci quelle modifiche. L’intera esperienza sulla serie è stata meravigliosa per me. Ho imparato e sto ancora imparando moltissimo sui fumetti grazie a Javi. A volte dice cose che mi lasciano a bocca aperta, ma che per lui sono semplici, ed è stato un vero piacere vivere tutto ciò sulla serie.

Comicus (Luca): La serie originale di The Ultimates è un grande classico del nuovo millennio, ma nel frattempo il mondo è cambiato molto. È questo il motivo per cui la tua versione è così diversa dall’originale? E in cosa è differente dalla versione di Millar e Hitch?
Quello che ho cercato di fare, quando mi è stato offerto il lavoro, è stato di restare fedele allo spirito di quello che Mark e Bryan avevano fatto con The Ultimates. E quello che hanno fatto è guardare i supereroi Marvel iconici e chiedersi: “Ok, che aspetto ha un supereroe oggi?”
Quello era il periodo post 11 settembre, ovvero un tempo di imperialismo americano, di forza del complesso militare e industriale e di una certa “tracotanza americana”. Così quello che fecero fu prendere questi elementi e usarli per modellare gli Avengers. Quello che c’era prima era finito, e loro resero gli Avengers una sorta di combattenti contro il terrorismo. Ma ora anche quel periodo è finito e le cose sono cambiate molto. Io ovviamente sono uno scrittore diverso da Mark, com’è diversa la mia prospettiva sul mondo di oggi e la mia visione di questi personaggi. Ciò che lui faceva era satira, o almeno in parte. Io invece cercavo un approccio più sincero, più diretto. Volevo guardare e capire: che aspetto ha un supereroe oggi? Che aspetto ha un eroe negli anni 2020? Per me gli eroi sono persone che di solito vengono oppresse – dallo Stato, dal Capitale o da qualunque altra struttura di potere – e che fanno parte di movimenti. Non sono figure dallo spirito individualista e fuori dal comune. Nascono dai movimenti, nascono dal popolo, costruiscono movimenti oppure contribuiscono a costruirli. E non solo oggi: se guardi alla storia, penso che sia sempre stato così. Quindi nella mia versione c’è anche una sorta di rifiuto dell’idea del “grande uomo della storia”, dell’idea che una sola persona possa cambiare tutto. Per quanto riguarda la differenza tra le due versioni, il modo più sintetico in cui la descrivo è questo: negli Ultimates di Mark, i supereroi danno la caccia ai terroristi. Nei miei Ultimates, o meglio nei nostri Ultimates, i supereroi sono i terroristi (o considerati tali, ndr.)

Comicus (Antonio): Panini Comics ha presentato in questa manifestazione Assorted Crisis Events, ma onestamente non abbiamo ancora avuto il tempo di leggere il volume. Puoi parlarcene tu?
In breve, è come se delle persone normali venissero coinvolte in Crisi sulle terre infinite (notissima maxiserie di Marv Wolfman e George Pérez, che nel 1985 azzerò il multiverso DC, ndr), oppure è una sorta di Black Mirror (celebre serie televisiva britannica, della quale nel 2025 è stata rilasciata su Netflix la settima stagione, ndr) in cui il tempo e lo spazio stanno collassando. È una serie antologica, dove ogni episodio è una storia completa, con nuovi personaggi, che devono affrontare questa crisi temporale, la quale si manifesta sempre in maniera differente.
Ad esempio, in un numero una ragazza rimane bloccata in un loop temporale di sessanta secondi, ma per milioni di anni. Poi improvvisamente riesce a uscirne e cerca di riadattarsi alla vita. Ciascuna tavola dell’episodio raffigura un loop, in modo che la narrazione rifletta ciò che sta accadendo ai personaggi, cercando di far provare al lettore le stesse emozioni che provano loro.
In un altro numero, un personaggio attraversa la vita a velocità vertiginosa. Ogni momento della sua esistenza sembra durare uno schiocco di dita e il modo in cui raccontiamo la storia, prova a replicare quella sensazione, con rapidi passaggi da una scena all’altra.
Quindi, protagonisti sempre differenti, che devono fronteggiare diverse manifestazioni della crisi. Le quali, ovviamente, sono anche metafore di ciò con cui io e i miei amici abbiamo a che fare in questo momento.

Comicus (Luca): Come puoi vedere dalla maglietta che indosso, sono un grande fan dei Fantastici Quattro e della tua versione di Reed Richards che, nell’ Ultimate Universe, veste i panni di Ultimate Doom. Credo che Destino sia il personaggio più umano e tragico di tutta la serie, a causa del dolore e della sofferenza che prova per la consapevolezza delle opportunità di vita che gli sono state sottratte. Prova costantemente a riportare le lancette dell’orologio indietro, che è una cosa molto umana. Qual è il motivo della scelta di questa caratterizzazione del personaggio, che adoro?
Come sapete, l’idea di far vestire i panni di Destino a Reed Richards è di Jonathan Hickman, che lo ha reso una figura tormentata dalle macchinazioni del Creatore e che odia sé stesso così tanto da aver torturato il proprio io per chissà quanto tempo. Io volevo semplicemente portare avanti quell’idea. Per me è diventato il protagonista di una tragedia struggente, con al centro tutto quello che gli manca e tutto quello che sarebbe dovuto essere. E questo, per me, è il vero tema dell’intero universo che Jonathan ha costruito. Credo che lui stesse cercando di distillare quella sensazione che molte persone della mia generazione provano, cioè che ci era stato promesso un futuro migliore e più luminoso, con la certezza che ogni generazione sarebbe stata più sana, più felice e più giusta della precedente, come abbiamo sempre pensato crescendo. E questa cosa non si è realizzata. Non credo si sia realizzata affatto. Penso che molte persone stiano molto peggio oggi rispetto a prima. La sensazione generale è che ci sia stato tolto qualcosa. E quindi Destino è la versione definitiva di tutto questo. Tutti gli Ultimates portano dentro questa sensazione, ma Destino ne è l’incarnazione assoluta. È letteralmente perseguitato dai fantasmi di tutto ciò che non è mai stato, da quei Fantastici Quattro che non sono mai esistiti. Non solo gli è stato strappato via tutto quello che lo definiva, ma è stato anche torturato per un tempo infinito. Gli è stata strappata via perfino quella parte di sé che amava la scoperta scientifica. Gli è stato tolto tutto. Eppure, nonostante tutto quello che gli è stato portato via, continuiamo ad essere testimoni del suo eroismo. Continua a salvare le persone. Continua a preoccuparsi per gli altri. E adoro questa cosa. La adoro. Ho sempre amato Reed Richards come personaggio, ma mi sono davvero innamorato di Destino. È uno dei personaggi che preferisco scrivere.

Comicus (Antonio): Lo stile di Ultimate Endgame è piuttosto diverso da quello di altre tue serie. Contiene diversi elementi rintracciabili negli albi sceneggiati da Jonathan Hickman. Hai discusso il progetto con lui, decidendo, poi, di mantenere vari aspetti della sua scrittura?
Io e John ne abbiamo parlato brevemente. Gli ho descritto le mie idee, anche se, di base, ho dovuto solo collegare tutti i fili narrativi da lui impostati. Dovevo, per esempio, occuparmi del Creatore nella Città e di ciò che proveniva da Ultimate Invasion, la sua run originale, tipo la vicenda relativa a Kang. Dovevo, insomma, rendere giustizia alla sua storia, all’universo da lui creato. Endgame parla sostanzialmente di questo. Ultimates, invece, racconta una ribellione. La rivoluzione sorta in Ultimates è nata dalle mie idee per la serie. Non faceva affatto parte del piano iniziale di John.

Comicus (Luca): Qualche anticipazione su progetti per l’immediato futuro? Qualcosa di cui ci puoi parlare?
Ancora no, però posso dire che c’è qualcosa in arrivo per la DC che probabilmente verrà annunciato al San Diego Comic-Con o in un’altra occasione del genere. E ne sono molto entusiasta. È il mio prossimo progetto con Javier Rodriguez dopo Absolute Martian Manhunter. E siamo molto emozionati. Io ho già iniziato a scriverlo. Lui non ha ancora iniziato a disegnarlo perché sta ancora finendo Absolute Martian Manhunter, ma spero che verrà fuori qualcosa di grandioso.

Grazie Deniz, è stato un piacere.

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4 Words About: Assorted Crisis Events 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Assorted Crisis Events 1

Se Absolute Martian Manhunter ha messo in mostra quanto Deniz Camp ami considerare il fumetto un’esperienza sensoriale, Assorted Crisis Events espande di molto questo modo di intendere il medium, attraverso una simbiosi totale tra testo e immagini. Lo scopo è quello di far sì che il lettore sia il più possibile partecipe delle angosce dei protagonisti (sempre diversi in ogni episodio), costretti a vivere gli effetti del collasso dello spazio-tempo. Simbolismi e metafore sono evidenti e giocando con vari temi ricorrenti della fiction fantascientifica e supereroistica, l’autore turco-filippino riesce a mettere in scena tutte le crisi reali, affrontate dall’umanità negli ultimi anni (alcune delle quali ancora in corso). Ciononostante, il risultato non sarebbe così violentemente disturbante, se non ci fossero le tavole visionarie di Eric Zawadzki e i colori ipnotici di Jordie Bellaire a rendere la narrazione più immersiva.
Finora, il miglior fumetto arrivato in Italia nel 2026.

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Dettagli volume:
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Deniz Camp, disegni di Eric Zawadzki, colori di Jordie Bellaire
Genere: Fantascienza
Formato: 17X26, 208 pp., C., col.
ISBN: 9791221945959
Prezzo: 28,00 €
Voto: 8,5

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