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Paolo Boscolo

Paolo Boscolo

New 52: i super-gruppi

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Il primo sguardo alla situazione dei super gruppi del DC 'new' Universe consente di essere ottimisti sul livello qualitativo che ci si può aspettare nei prossimi mesi.
Se dell'esordio della Justice League, ad opera di Johns/Lee, si è già avuto modo di parlare, è arrivato il momento di dare un occhio alle altre due incarnazioni della Lega della Giustizia.

jliJustice League International, testi di Dan Jurgens e disegni di Aaron Lopresti, deve confrontarsi con il passato glorioso dell'omonima e celebre ongoing anni '80, dove il dream team Giffen-DeMatteis-Maguire diede vita alla più insolita, divertente e scanzonata versione della League. Un'eredità difficile da gestire, trattandosi di un brand che ricevette tanto affetto da parte del pubblico e che è stato recentemente oggetto di ristampa negli States.
Molti dei personaggi del roster originale ritornano, ma questo è un nuovo DC Universe, non va dimenticato. Ciò nonostante i confronti sono inevitabili. Va detto già da subito che chi si aspetta di ritrovare la vecchia JLI non potrà che rimanere deluso.
L'esordio offre una serie dal taglio estremamente classico. Si tratta di una squadra di supereroi che risponde alla Nazioni Unite, diversamente della più totale indipendenza della Justice League di Superman, Batman e Wonder Woman.
Tutto, però, è davvero troppo banale. Il modo in cui il team viene composto, le motivazioni e modalità con cui gli esponenti delle Nazioni Unite ratificano il progetto, la caratterizzazione dei singoli personaggi. Niente di questo albo riesce a suscitare il minimo interesse.

D'altra parte Justice League Dark, malgrado l'improbabile titolo della testata, si rivela una lettura intrigante. Peter Milligan è un conoscitore dei personaggi Vertigo, e sa bene come muoversi in quel genere di atmosfere.
Le premesse per trame a lungo termine, ci sono tutte. Ci si muove nel mondo della magia, e l'inutilità dei componenti della Justice League più supereroistica viene sottolineata fin da subito. Lo scrittore lascia capire che questo è un contesto nel quale gli 'ordinari' meta-umani non hanno il potere di intervenire. Servono altri eroi, in grado di gestire qualcosa di davvero troppo grande. Sarà curioso ed interessante vedere come personaggi che, solitamente, i lettori sono abituati a veder agire in solitaria potranno essere adeguatamente gestiti in team. Ma se, come si diceva, qui è tutto nuovo, è altresì vero che certe aspettative sono scontate. I lettori Vertigo sono sicuramente più esigenti di quelli DC. Utilizzarne personaggi che per molti anni sono stati esclusivo appannaggio di quell'etichetta non è, ne sarà, compito facile.

Analogamente, la Legione dei Super Eroi è un titolo che ha sempre goduto di un seguito di lettori piuttosto affezionati. La sfida che si poneva in questo rilancio era ulteriormente difficile, considerato che solo recentemente, con la miniserie Legion Of Three Worlds, si era finalmente riusciti a riportare ordine alle time-line e alle diverse versioni del team.
Paul Levitz, storico scrittore della Legione, confeziona con agilità quello che potrebbe essere l'ennesimo reboot del gruppo. E le atmosfere non si distaccano poi molto dai toni ed atmosfere con i quali era tornato al timone della testata nella sua precedente versione. Ed infatti, a sorpresa, si prosegue proprio da dove ci si era interrotti. Malgrado gli eventi di Flashpoint, evidentemente, la volontà di mantenere una certa coerenza al brand della Legion è stata più forte del reboot del DCnU. E, da questo punto di vista, la fruibilità ed immediatezza di Legion of Super-Heroes #1 risulta piuttosto discutibile.
Disagio che, invece, non si pone per Legion Lost, di Fabian Nicieza e Pete Woods, che risulta decisamente più accessibile al nuovo lettore. Nicieza tratta adeguatamente la caratterizzazione dei singoli componenti del cast e crea un cliffhanger di fine episodio che apre una pluralità di domande e possibilità. Guardando al complesso del rilancio dei nuovi 52, questo è forse tra i più rappresentativo e meglio realizzati numero di esordio.

Stormwatch di Paul Cornell, pare invece riportare il team ai precedenti fasti della gestione Ellis. Un po' Stormwatch ed un po' Authority, con un Martian Manhunter a fare da ponte per il passaggio ed inserimento dal Wildstorm Universe al rinnovato cosmo DC, il livello dei testi fa finalmente intravedere la concreta possibilità di tornare a leggere le avventure del gruppo che si è posto come iconoclasta nel panorama fumettistico di pochi anni fa.
I rilanci Wildstorm successivi alla gestione Ellis, e successivamente Millar, si erano rivelati sempre piuttosto goffi.
Stormwatch è il primo gruppo del DCnU. E lo scrittore suggerisce che l'origine di questi guardiani sia davvero parecchio remota nel tempo, tracciando un primo contatto di continuity con Demon Knights, sempre ad opera di Cornell.
L'aspetto grafico, purtroppo, è ben distante dall'eccellenza di Hitch e Quitely, ma il primo esempio di fusione tra Wildstorm e DC lascia ben sperare sulle potenzialità delle future letture dedicate a questi personaggi.

In sintesi, alcuni titoli riescono in ciò che un rilancio così radicale deve fare: introdurre i personaggi e, cosa più importante, invogliare il lettore a proseguire la lettura della serie. Altri, invece, decisamente meno. Ma ci sarà tempo e modo per aggiustare il tiro.

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