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Stefano Gallo

Stefano Gallo

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Classics Reloaded: I tempi duri dell'Hellblazer di Brian Azzarello e Richard Corben

Alcuni mesi fa è uscito per i tipi della DC Comics il volume Constantine, Hellblazer: 30th Anniversary Celebration contenente una selezione di storie del mago inglese scritte da autori come Garth Ennis, Paul Jenkins, Jamie Delano… fra cui non poteva mancare l’origine del personaggio, creato dal “Bardo di Northampton” Alan Moore nel 1985 sulle pagine del numero 37 del mitico Saga of the Swamp Thing1, per assecondare le richieste dei disegnatori della serie, Steve Bissette e John Totleben, che, essendo grandi fan dei Police, volevano disegnare un character ispirato al look del musicista inglese Sting nel film Quadrophenia2.
Lo stesso Sting ha inoltre scritto la prefazione del volume celebrativo facendola precedere da un breve video promozionale3.

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John Constantine, questo il nome del protagonista, ebbe sin dall’esordio un ottimo successo, meritando nel corso degli anni una (poco fedele) trasposizione cinematografica, il film Constantine del 2005 nel quale è interpretato da Keanu Reeves4, nonché una omonima serie televisiva statunitense trasmessa durante la stagione televisiva 2014-2015 dalla NBC, nella quale è invece Matt Ryan a vestire i panni del mago in trench.

Il libro in questione contiene anche la storia d’esordio sul personaggio del duo Brian Azzarello - Richard Corben, ovvero il numero 146 della serie Hellblazer, costituente l’incipit di un mini ciclo di 5 storie - poi ribattezzato Hard Times5 al momento della ristampa in paperback6 - nonché l’inizio della run di Azzarello sul personaggio che continuerà fino al numero 174 (con altri disegnatori).
I disegni sono invece del decano Richard Corben, un fenomeno dell'underground anni ‘70 improvvisamente riapparso sulla scena per far innamorare del suo tratto originalissimo anche i lettori più giovani che non lo conoscevano. Un vero maestro dell’horror, vincitore pochi mesi fa dell’ambito Grand Prix al Festival d’Angoulême 2018 - una sorta di Oscar alla carriera che premia i migliori artisti che hanno fatto la storia del fumetto mondiale - per il suo stile grottesco e per la tecnica eccezionale basata sulla sovrapposizione in quadricromia per ottenere colori vibranti e illuminazioni iper-realistiche.

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Hard Times è uno dei cicli più apprezzati dai fan del personaggio, nonché dallo stesso Alan Moore, sempre molto geloso delle proprie creature letterarie7, ed ha decretato l'inizio di un sodalizio che ha visto in seguito gli autori cimentarsi con successo anche per la Marvel (Hulk: Banner8, Cage9).
Azzarello opta per un’ambientazione in grado di suscitare sensazioni molto forti, ovvero un penitenziario americano di massima sicurezza nel quale va a finire il buon Constantine per averne combinata una delle sue… e sin dalla prima vignetta fa capire che in un postaccio del genere non si scherza nemmeno un po’.

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La voce narrante di un detenuto, tale “Candie”, ci conduce dentro il suo incubo fatto di violenze sessuali ripetute da parte del suo “uomo e protettore” Traylor e degli altri detenuti appartenenti alla gang di quest’ultimo, mentre le matite mirabilmente realistiche di Corben raccontano quasi senza mostrarlo proprio l'ennesimo stupro subito dal malcapitato.
Siamo solo alla prima pagina e siamo entrati anche noi nell’incubo, insieme a Candie e a John Constantine, il quale non appena ha messo piede nel carcere è finito per diventare a sua volta l'oggetto del desiderio di Traylor e dei suoi amici.
Ma da quell’inferno uscirà vivo, sano di mente (!) e trionfante solo lui, mentre tutti gli altri, membri delle gang nere dei Bloods e dei Crips, biker, musulmani, portoricani, neonazisti ariani, guardie corrotte, mafiosi italo-americani guidati dal re del carcere, il pluri-ergastolano Mr. Stark, finiranno per rimpiangere amaramente di aver incrociato sulla loro strada il Mago con l'immancabile Silk Cut in bocca.

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Ideato per una pubblicazione seriale e quindi con un colpo di scena magistrale ad ogni fine capitolo, con alcuni dialoghi davvero memorabili, lascia negli occhi la sensazione che nessuno sulla terra avrebbe potuto disegnarlo meglio di Corben,
Un piccolo capolavoro che raccolto in volume one-shot non può mancare nelle librerie dei collezionisti e degli appassionati del fumetto d’autore, così come del resto il volume celebrativo in esame, del quale è attesissima l’edizione italiana.



1.  Alan Moore, da decenni definitosi occultista, nel 1993 raccontò, nel corso di una intervista alla rivista Wizard Magazine, di aver realmente incontrato John Constantine in persona (!):"Un giorno, qualche tempo dopo che avevamo introdotto il personaggio, Mi trovavo in un sandwitch bar a Westminster, Londra. Tutto a un tratto, vedo John Constantine che sale le scale per entrare nel locale. Indossava il trench, un taglio corto, e sembrava proprio lui - non assomigliava nemmeno a Sting. Assomigliava esattamente a John Constantine. Mi guardò, mi fissò dritto negli occhi, sorrise e, con un modo di fare cospiratorio, mi fece un cenno di intesa, poi continuò a camminare e girò l'angolo per andare dall'altra parte del bar. Son rimasto seduto lì a pensare, mi chiedevo cosa fare, se alzarmi e andare a vedere dietro l'angolo per accertarmi che fosse davvero lì o finire di mangiare il mio panino e andar via. Alla fine optai per questa seconda possibilità; pensai che si trattava della scelta più sicura. Con questo non voglio affermare nulla. Sto solo raccontando un fatto che mi è successo. Una strana, piccola storia".
(cfr. http://comixfactory.blogspot.com/2013/10/alan-moore-quella-volta-che-incontrai.html)

2.  Quadrophenia è un film del 1979 diretto da Franc Roddam, tratto dall'omonimo album del 1973 degli Who, che ne sono anche i produttori esecutivi, e basato fedelmente sulle canzoni in esso contenute. Sting recita nel ruolo di Ace, idolo della banda dei Mods, contrapposta ai Rockers.

3.  Sting ha scritto la prefazione dal punto di vista di Golden Boy, gemello buono del personaggio proveniente da un universo alternativo. Il volume ha raccolto le storie originariamente pubblicate sui nn 1-2 e 4 di “John Constantine: Hellblazer”, 11, 27, 41, 63, 120, 146, 229 e 240 di “Hellblazer” e 37 di “Saga of the Swamp Thing”.

4.  “Constantine” (2005) diretto da Francis Lawrence, liberamente ispirato alle storie a fumetti (fra le tante differenze, nel film il mago è americano e non inglese).

5.  “Hard Times” (“Tempi duri”) è il titolo del decimo romanzo di Charles Dickens, scritto nel 1854. Una satira rivolta principalmente contro l'utilitarismo di Jeremy Bentham, all'epoca imperante in Gran Bretagna.

6.  “Hard Times” contiene i nn. 146-150 di “Hellblazer” della linea Vertigo della DC Comics, scritti da Brian Azzarello e disegnati da Richard Corben, in Italia pubblicati per la prima volta sui nn. 1-5 della rivista “Vertigo Presents” della Magic Press, all’interno della quale era possibile leggere ogni mese (oltre al citato Hellblazer) anche una storia di Preacher di Garth Ennis e del compianto Steve Dillon, una di 100 Bullets dello stesso Azzarello ed Eduardo Risso e così via… insomma il meglio del fumetto d'autore americano di quel periodo.

7.  “A giudicare dal crudo ritratto realizzato in Tempi Duri senza una sola pennellata fuori posto, è chiaro che Brian Azzarello e Richard Corben hanno dipinto un John Constantine vivo e fedelissimo. Azzarello ha una padronanza dei ritmi narrativi, del personaggio e della situazione che risuona in ogni scena con un’oscura chiarezza cristallina poco meno che magistrale mentre, dal canto suo, Corben contribuisce con uno dei suoi lavori più tenebrosamente espressivi di una lunga carriera che è già leggenda. Congratulazioni, signori miei. Quando il mietitore verrà a prendere tutti gli altri, mi assicurerò personalmente che vi lasci stare”. (Alan Moore, Hellblazer: Tempi Duri, Magic Press, quarta di copertina).

8.  “Startling Stories: Banner”, Marvel Comics, 2001, prima edizione italiana “Hulk: Banner”, Collezione 100% Marvel n.5, Panini Comics, 2002.

9.  “Cage”, Marvel Max, 2002, in Italia “Colori di guerra. Cage n.1”, Collezione 100% Marvel MAX, Panini Comics, 2003. “Startling Stories: Banner”, Marvel Comics, 2001, prima edizione italiana “Hulk: Banner”, Collezione 100% Marvel n.5, Panini Comics, 2002.

La Noble Art nei Comics

Iniziò tutto con Primo. E non poteva essere altrimenti.
Nel 1933, a New York, due giovani fumettisti in cerca di fortuna creano un personaggio destinato a entrare nella storia: si chiamano Jerry Siegel e Joe Shuster, rispettivamente ai testi e ai disegni, e nello sceglierne il nome fanno centro con “Superman”1.
È il padre dei supereroi. Sarà imitato e tradotto in tutto il mondo, nel Belpaese con gli altisonanti nomi Ciclone e Nembo Kid.1 Un autore di culto, come Alan Moore, non finirà mai di rivisitarlo, di reinventarlo, con le sue versioni di Miracleman2 e Supreme3.
Ma il 1933 è anche l’anno delle altisonanti vittorie di Primo Carnera, “Il Gigante di Sequals”4, il quale, la notte del 29 giugno, sconfiggendo Jack Sharkey sul ring del Madison Square Garden di New York davanti a una folla di oltre quarantamila spettatori, divenne il primo - ça va sans dire – e unico detentore del titolo di Campione del Mondo dei pesi massimi di nazionalità italiana.5

carnera-supermanCoincidenza temporale che non è sfuggita a Davide Toffolo, il quale, nella sua opera “Carnera, la montagna che cammina”6, ispirandosi a una leggenda riportata anche da altri autori7, immagina che proprio la fama e le gesta del gigante friulano abbiano ispirato Siegel e Shuster nel creare il primo supereroe della storia dei comics americani.
L’alieno venuto dal Pianeta Krypton sarà poi protagonista di un’epica avventura incrociando i guantoni sul ring con un pugile vero, e che pugile: Muhammad Alì!8
In questa celeberrima storia di 72 pagine scritta da Dennis O’Neil e pubblicata dalla DC Comics in un appropriato formato gigante nel 1978, il disegnatore Neal Adams - uno degli autori più influenti dell’intera storia dei comics, che ha ispirato, fra gli altri, i vari Frank Miller e Bill Sienkiewicz - si diverte ad inserire in copertina, fra il pubblico a bordo ring, ben 172 personaggi famosi realmente esistenti.
Il vincitore, per ko tecnico, sarà proprio “The Greatest”. Inutile aggiungere che Superman, sportivamente, aveva temporaneamente rinunciato ai suoi poteri dopo un viaggio nella Fortezza della Solitudine, altrimenti non ci sarebbe stata storia!

A Muhammad Alì, e alla sua epica sfida al campione in carica dei pesi massimi, l’imbattuto ventiquattrenne George Foreman, tenutasi sul ring di Kinshasa, Zaire, il 30 ottobre del 1974 e passata alla storia con il nome di “Rumble in The Jungle”, è stato inoltre dedicato un bellissimo film documentario del 1996, Quando eravamo re di Leon Gast9, nel quale è possibile scorgere un sorridente James Brown - protagonista unitamente a tanti altri artisti di colore come BB King, The Spinners e Miriam Makeba del grande concerto di contorno all’evento pugilistico - intento a leggere un numero di Werewolf By Night, tradotto in Italia con il nome di Licantropus sui mitici Albi dei Supereroi dell’Editoriale Corno di Milano.10
E proprio sulle pagine di Werewolf by Night, precisamente nel #42 dell’agosto 1975, fa esordio il fascinoso Moon Knight, creato da Doug Moench e Don Perlin, il cui vero nome, Marc Spector, è celato sotto altre tre identità: Jake Lockley, Steven Grant e Yitzak Topol. Il buon Lunar è stato davvero di tutto nella vita: miliardario, mercenario, marines, tassista e… pugile.

D’altronde la Noble Art - secondo la celebre definizione di James Figg11 - ha rappresentato davvero un elemento di grande fascino negli Stati Uniti: “preferirei di gran lunga essere campione del mondo dei pesi massimi – cosa impossibile – che re d'Inghilterra o presidente degli Stati Uniti o kaiser di Germania” così si esprimeva lo scrittore Jack London, che si spese moltissimo personalmente per convincere il vecchio campione ormai ritiratosi da molti anni, James J. Jeffries, a tornare sul ring per togliere il titolo all'odiato pugile nero Jack Johnson.12

Restando nella Casa delle Idee, si è già avuto modo di evidenziare in un precedente intervento13 come il buon Stan Lee appassionato di boxe lo sia sicuramente dato che nell’ideare il personaggio del pugile “Battling” Jack Murdock, padre del supereroe Daredevil, si è ispirato chiaramente alla vita e alla carriera di “Cinderella Man” James J. Braddock, interpretato da Russell Crowe in un bel film di Ron Howard del 2005.
È il caso poi di citare brevemente due storie di boxe con protagonisti rispettivamente l’Uomo Ragno ed il Punitore.
Il Tessiragnatele - che una volta acquisiti i superpoteri aveva ben pensato di darsi al wrestling - è il co-protagonista, insieme ad Elektra, della storia “The night they killed Big Bear......it was in the stars” scritta dal semisconosciuto Jack Morelli e disegnata da Joyce Chin (su chine di Andy Lanning)14, palesemente ispirata dalla misteriosa morte del pugile Sonny Liston - ex detenuto controllato dai boss italo-americani Frankie “The Grey” Carbo e “Blinky” Palermo - per molti legata ai due controversi incontri persi con Mohammed Alì, che all’epoca del primo incontro per il titolo, tenutosi il 25 febbraio del 1964 a Miami, si chiamava ancora Cassius Clay.
Il “Big Bear” del titolo, un vecchio ex pugile chiamato Sam Lincoln, legato alla malavita, viene infatti ucciso dal Silenziatore (Silencer), un losco figuro di origini italiane, poiché in procinto di rivelare scottanti segreti in un libro scritto in collaborazione con il reporter del Daily Bugle Max Igoe.
Non manca poi un chiarissimo riferimento all’incontro con il campione in carica Floyd Patterson - nella storia chiamato Lloyd Peterson - ostacolato in tutti i modi dal manager Costantine “Cus” D’Amato, in futuro scopritore e mentore anche di Mike Tyson, che negò per lungo tempo a Liston la chance per il titolo.15

Nel 1974, proprio l’Uomo Ragno, sulle pagine di The Amazing Spider-Man #129, tiene a battesimo il Punitore, personaggio cui sono stati dedicati nel corso degli anni ben tre lungometraggi16.
Gerry Conway (testi) e Ross Andru (disegni) sono i creatori dell’antieroe ispirato al Clint Eastwood dell’Ispettore Callahan (in Italia Callaghan) e modellato sul personaggio del Giustiziere della Notte, protagonista del romanzo “Death Wish” di Brian Garfield del 1972 ed interpretato sul grande schermo da Charles Bronson nell’omonimo film del 1974.
Film che deve aver lasciato un segno indelebile in quegli anni, come testimoniano non solo gli innumerevoli sequel, ma anche una riuscitissima citazione di Frank Miller e David Mazzucchelli, che in una celebre sequenza dell’episodio “Purgatory” dell’arco di storie noto come “Born Again” ripropongono la scena del furto in metropolitana con Matt Murdock al posto di Paul Kersey, inserendo anche come indizio l’easter egg del sacchetto della Drogheria D’Agostino.17

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In una storia apparsa sullo storico #13 della rivista “Il Punitore” della Star Comics - primo numero a colori ed in formato comic book della testata, che nei primi 12 numeri venne stampata in un anomalo formato simil bonelliano - intitolata “Il pugile”18, il Punitore è il terzo incomodo nella sfida fra l’emergente Bj e il suo avversario Simpson, incontro truccato dal manager del primo, Lester Daniels, in collaborazione con la fidanzata del pugile, Iris Green, al fine di incassare un bel po’ di soldi puntati clandestinamente sulla vittoria dello sfavoritissimo rivale.
In questa storia - ambientata nella “solita” Philadelphia - scritta da Mike Baron e disegnata da un Erik Larsen alle prime armi di una brillante carriera, vediamo Frank Castle salire addirittura sul ring come sparring partner del giovane campione, del quale riesce a conquistare l’amicizia, ma non ad evitare la sconfitta, causata dalla droga somministratagli nel suo angolo.
Nella caduta del pugile, causata dalla sua ingenuità nell’essersi fidato di persone interessate unicamente al guadagno, sembra di rivedere la parabola di Mike Tyson, il più giovane campione dei massimi di sempre, a suo dire mandato in rovina dalla sua ex moglie Robin Givens e dal suo manager Don King, a cui sembrano essersi vagamente ispirati, anche graficamente, gli autori Baron e Larsen per i personaggi di Iris Green e Lester Daniels.



1 Superman esordisce in Italia nel 1939 sul #19 della collana Albi dell'Audacia con il nome di “Ciclone, l'Uomo d'acciaio”, per poi divenire, l’anno successivo, “Ciclone, L'Uomo Fenomeno” su L'Audace. Dal 1954 viene pubblicato dalla Mondadori sugli Albi del Falco con il nome Nembo Kid.

2 Il Capitan Marvel originale (da non confondere con le successive versioni del supereroe omonimo della Marvel) fu pubblicato negli anni quaranta dalla casa editrice statunitense Fawcett Comics, che cedette i diritti nel Regno Unito all’editore L. Miller & Son Limited. Tuttavia la Fawcett fu al centro di una lunga diatriba legale con la National Publications (antenata della DC Comics) che le contestò il plagio del proprio personaggio di Superman e dovette cessarne le pubblicazioni, che invece proseguirono in Gran Bretagna con il nome di Marvelman e con le nuove storie realizzate da Mick Anglo fino al 1963. Nel 1982 Alan Moore e Garry Leach (sostituito poi ai disegni da Alan Davis) ripresero il personaggio, dando vita a nuove, meravigliose avventure all'interno della rivista antologica Warrior pubblicata dalla Quality Communications e segnando l’inizio del “revisionismo supereroico”. Ma le traversie editoriali non finirono qui. L'Eclipse Comics ne acquisì i diritti per la pubblicazione negli Stati Uniti, ma questa volta fu l’altra major, la Marvel Comics, a diffidare la pubblicazione di un personaggio “contenente nel nome la parola Marvel”, costringendo la casa editrice a cambiarne il nome in Miracleman. Questa circostanza porterà Alan Moore a giurare odio eterno alla Marvel, con la quale non volle mai più avere nulla a che fare. In Italia i primi 3 numeri della nuova serie sono stati pubblicati originariamente nel 1992 sulla rivista antologica Supercomics della Max Bunker Press #19-20. A distanza di 24 anni l’intero ciclo di Moore è stato riproposto nella collana Marvel Collection dalla Panini Comics.

3 Supreme è un personaggio creato da Rob Liefeld sulle pagine della testata Youngblood della sua casa editrice Awesome Comics, poi protagonista di una propria serie regolare, all’interno della quale è stata pubblicata la run di Alan Moore. Supreme #41-56. In Italia, è stata da ultimo riproposta in un volume brossurato di 320 pp. della Renoir Comics, “The Story of the Year” (2013).

4 Dal nome della sua cittadina d’origine, Sequals appunto, in provincia di Pordenone. Primo, a causa della sua mole imponente (1.97 m di altezza e 125 kg di peso) ebbe moltissimi altri soprannomi in America: “The Ambling Alp” e “The Man Mountain” su tutti.

5 Come è noto, da molti anni il titolo di campione per ogni categoria di peso è messo in palio da una lunga serie di organizzazioni pugilistiche, definite “la banda dell’alfabeto”, ovvero WBA, WBC, IBF, WBO. A cui si sono aggiunte IBA, IBO, WBU, WBF, IBC…. Ciò rende pressoché impossibile la presenza di un solo campione per ogni categoria, come accaduto fino al 1978. Solo Mike Tyson, sconfiggendo il campione IBF Tony Tucker il 1 agosto 1987, riuscì a riunificare i titoli delle tre categorie esistenti a quella data, rimanendo campione assoluto fino al 6 maggio 1989, quando l’italiano Francesco Damiani, battendo per ko alla terza ripresa il sudafricano Johnny Du Plooy sul ring di Siracusa, conquistò il titolo mondiale dei massimi nella neonata categoria WBO.

6 D. TOFFOLO, "Carnera, la montagna che cammina", Coconino Press, 2006.

7 Si vedano ex multis F. ESPOSITO - D. TORROMEO, “I pugni dei campioni”, Absolutely Free, Roma 2013.

8 DC Comics, All-New Collectors' Edition #C-56, 1978. In Italia fu pubblicato nello stesso anno dalla Cenisio.

9 “When we were kings”, regia di Leon Gast (1996). Vincitore di numerosi premi fra cui l’Oscar per il miglior documentario nel 1997.

10 Licantropus fa la sua prima apparizione in Italia sul #6 de “Gli Albi dei Supereroi” dell’Editoriale Corno nel luglio 1973.

11 Il pugile inglese James Figg (1695-1740) nel 1719 vinse il campionato d'Inghilterra e si autoproclamò campione del mondo di pugilato dopo 15 incontri vinti consecutivi.

12 Jack London, pseudonimo di John Griffith Chaney (1876-1916), scrittore e giornalista statunitense, fu un grandissimo appassionato di boxe. Si consiglia J.LONDON, Storie di pugni. Il match del secolo,Piano B editore (Collana Disport), che contiene anche il reportage che London scrisse per il "New York Herald" in occasione della celebre sfida fra il "Gigante di Galveston" Jack Johnson, primo campione nero dei pesi massimi, e l’ex campione ritiratosi imbattuto, James J. Jeffries, "La Grande Speranza Bianca", tenutasi a Reno, nel Nevada, il 4 luglio 1910 e conclusosi con la vittoria di Johnson per kot al 15° round.

13 S.GALLO “L’influenza di Trevanian sull’opera di Frank Miller”, su Comicus: «A parte l’evidente assonanza del nome - sono entrambi di origine irlandese - sono infatti nati e cresciuti nel duro quartiere Newyorkese di Hell's Kitchen, entrambi per sbarcare il lunario lavorano al porto di Hoboken, e, ovviamente, sono entrambi pugili. Anche la storia di “Cinderella Man” riecheggia ampiamente nelle vicende del suo epigono fumettistico: un pugile oramai finito che comincia a vincere una serie di incontri che lo portano in maniera clamorosa a sfidare per il titolo il detentore Max Baer. Esattamente come Jack Murdock, oramai in là negli anni e nella fase discendente della sua lunga carriera torna a vincere in modo inaspettato una lunga serie di match». Cfr. http://www.comicus.it/index.php/mainmenu-focus/item/61592-trevanian-frank-miller

14 Peter Parker: Spiderman/Elektra Annual del 1998, in Italia in due parti su Uomo Ragno #309/310 della Panini Comics.

15 Un’altra evidente citazione della sfida per il titolo fra Liston e Patterson è rappresentata dal film Rocky III, diretto da Sylvester Stallone (1982). Come è noto, Sylvester Stallone, altro grande appassionato di boxe, concepì il personaggio di Rocky Balboa dopo aver visto in tv l’incontro per il titolo fra Muhammad Alì e Chuck Wepner, un veterano capace di resistere ben 15 riprese prima di venire sconfitto per kot. Wepner, conosciuto poi come “The Real Rocky”, aveva sfidato anche un giovanissimo George Foreman (ko alla terza ripresa nel 1969) ed era stato l’ultimo a salire sul ring contro Sonny Liston, che verrà trovato morto nella sua casa di Las Vegas in circostanze misteriose pochi mesi dopo quell’incontro. Il vecchio Liston distrusse letteralmente Wepner, cui furono necessari ben 72 punti di sutura in volto. Il personaggio di Rocky oltre ad avere il nome e le origini italiane del grandissimo Rocky Marciano (Francesco Rocco Marchegiano, di Ripa Teatina, ritiratosi imbattuto, unico nella storia dei massimi), è di Philadelphia come Joe Frazier, che sarà anche protagonista di un breve cameo. Apollo Creed è invece naturalmente la versione cinematografica di Muhammad Alì. Nel terzo episodio della serie il vecchio allenatore Mickey evita come la peste l’emergente Clubber Lang, interpretato da Mr. T, che insegue la chance per il titolo detenuto da Rocky. Esattamente come Cus D’Amato, manager del campione Patterson, fece con Sonny Liston, sfidante numero 1 in classifica, che attese molti anni prima di avere finalmente la possibilità della sfida per il titolo, durata appena due minuti e sei secondi. La rivincita durò appena quattro secondi in più.

16 The Punisher, di Mike Goldblatt con Dolph Lundgren (1989), The Punisher, di Jonathan Hensleigh con Thomas Jane (2004) e Punisher - War Zone con Ray Stevenson (2008).

17 “D’Agostino Supermarket” ricorre spesso nel film: nella scena della metro summenzionata, il protagonista Charles Bronson dopo aver freddato i rapinatori dimentica sulla metro un sacchetto della spesa D’Agostino. Nella episodio di Born Again citato, l’uomo incaricato da Kingpin di seguire Murdock, riportando ciò che ha visto nella metro, afferma: «a questo punto i giovani accostano i passeggeri uno alla volta, inducendoli a vuotare i portafogli in un sacchetto di carta della drogheria D’Agostino». Cfr. Daredevil #228, pag.13.

18 “ The Boxer”, The Punisher #21, luglio 1989.

L’influenza di Trevanian sull’opera di Frank Miller

Nel 1979 un giovane disegnatore originario del Maryland, ma cresciuto nel Vermont, dopo essersi fatto le ossa su alcune storie brevi dell’Uomo Ragno sulla testata The Amazing Spiderman, fu scelto dal talent scout Jim Shooter - anch’egli giovanissimo ma già editor-in-chief della Marvel Comics - quale nuovo disegnatore regolare della serie Daredevil, che versava in un periodo di crisi creativa e di vendite. Il giovane Frank Miller, dopo aver disegnato alcune storie sceneggiate da Roger McKenzie1, a partire dallo storico #168 intitolato “Elecktra” (con una “c” di troppo che verrà presto omessa), ne divenne l’autore completo, unendo alle matite anche i testi, sempre su chine del bravo Klaus Janson.

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Con questa lunga run, divenuta celebre con il nome “Elektra Saga”2, Miller iniziò la sua inarrestabile ascesa nel comicdom americano, diventando poi, negli anni successivi, una star nel panorama del fumetto mondiale, ideando alcune delle opere fondamentali di quello che i critici hanno definito il “Rinascimento Americano” dei comics3.
Tutto ebbe inizio con quel primo soggetto, con il quale Frank Miller inserì il supereroe Daredevil (trad. “impavido”, “temerario” da sempre in Italia noto con il nome di Devil (Diavolo) da una intuizione di Luciano Secchi4) nel pantheon degli eroi immortali della letteratura disegnata.
Daredevil, ideato da Stan Lee e Bill Everett nel 1964, ispirandosi al supereroe omonimo (muto!) realizzato nel 1930 per la Lev Gleason Publications da Jack Binder e da Jack Cole e al detective non vedente Duncan McLain, creato dallo scrittore Baynard H. Kendrick, fino a quel momento era stato sempre un personaggio minore, quasi di serie B.

Nell’ideare l’importantissima figura del padre dell’eroe, il pugile “Battling” Jack Murdock5, Lee si ispirò invece chiaramente al pugile James J. Braddock, sebbene tale circostanza non sia riportata da alcuna fonte, né lo stesso “Smiling Stan” abbia mai dichiarato nulla in tal senso.
A suggerirlo non è solo l’evidente assonanza del nome, ma concorrono vari elementi indiziari: sono entrambi di origine irlandese, nati e cresciuti nel duro quartiere newyorkese di Hell's Kitchen, per sbarcare il lunario lavorano al porto di Hoboken, e, ovviamente, sono entrambi pugili. Anche le vicende biografiche di “Cinderella Man” Braddock riecheggiano ampiamente in quelle del suo epigono fumettistico: un pugile ormai finito che ritorna a vincere in maniera inaspettata una serie di incontri in cui non partiva con i favori del pronostico (riuscendo addirittura a togliere il titolo al detentore Max Baer), esattamente come “Battling Jack” Murdock, pugile in là negli anni e nella fase discendente della sua lunga carriera, ormai alcolizzato e divenuto uno “sfascia-teste” per conto di un boss locale, ricomincia a sconfiggere una lunga serie di avversari sul ring, prima di essere ammazzato dagli sgherri di Fixer per aver rifiutato di perdere deliberatamente contro Carl "Crusher" Creel6.

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Frank Miller, nel suo lungo arco narrativo, ridefinisce il supereroe cieco, immergendolo in una atmosfera hard boiled alla Mickey Spillane7 e dando vita ad alcuni personaggi straordinari: ecco apparire la prima fidanzatina del college, la greca Elektra Natchios, figlia di un diplomatico, divenuta, a seguito dell’omicidio del padre, una spietata killer al soldo dei ninja della Mano, femme fatale chiaro omaggio alla Sand Saref di Will Eisner8. Ed ancora, il mentore Stick, vecchio burbero, anch’egli cieco, che si occupò dell’addestramento del giovane Matt e della stessa Elektra prima di espellerla dal suo ordine perché considerata troppo “impura” e piena di odio per gli assassini dell’amato genitore. Oltre poi a tutta una serie di indimenticabili personaggi minori che regalarono momenti di ironia e leggerezza alla serie (la coppia Turk e Grotto su tutti9), Miller caratterizzò in maniera straordinaria anche dei personaggi già appartenenti alla galassia dell’eroe, come il giornalista del Daily Bugle Ben Urich, il superboss Kingpin, che da nemico dell’Uomo Ragno divenne il principale antagonista di Devil, e soprattutto il killer Bullseye, creato qualche anno prima da Marv Wolfman e John Romita Sr.10, uno spietato assassino psicopatico dalle molteplici identità e dotato di una mira infallibile, nelle cui mani tutto diviene un’arma mortale.

Il 1979 è anche l’anno della pubblicazione del romanzo Shibumi. Il ritorno delle gru di Trevanian, pseudonimo dell’autore americano Rodney William Whitaker11.
Intendimento di questo articolo è mettere in luce l’evidente – eppur mai evidenziato finora – parallelismo fra l’opera del fumettista del Vermont ed il romanzo, pubblicato proprio nell’anno del suo debutto sulla testata che lo renderà celebre. E, a contrario, le evidenti influenze del fumetto Daredevil sul romanzo stesso.
Il protagonista di “Shibumi”, Nikolaj Alexandrovic Hel, addestrato in Giappone dal maestro Otake-san, è un esperto nella tecnica del “nudo uccidere”, un sistema che permette di utilizzare i comuni oggetti di uso quotidiano come armi mortali. “È stato calcolato che, per Nikolaj Hel, una qualsiasi stanza occidentale contiene poco meno di duecento armi letali”12. Inoltre Hel possiede il senso di prossimità, che gli consente di percepire qualsiasi pericolo imminente.
A ben vedere dunque Hel si pone esattamente a metà strada fra Devil, cieco ma con tutti gli altri sensi acuiti in maniera sovrannaturale e dotato di una sorta di sesto senso “radar” che gli permette di captare tutto ciò che gli accade intorno, e il suo arcinemico Bullseye, anch’egli un killer a pagamento nelle cui mani tutto diventa un'arma mortale, villain creato tre anni prima sulle pagine del fumetto Daredevil, e riproposto con una magistrale caratterizzazione da Frank Miller13.
Del fumettista americano è inoltre ben nota ai fan e alla critica la passione per il Giappone ed in particolare per il manga Lone Wolf and Cub14, palesatasi inequivocabilmente non solo nell’“Elektra saga” (ove abbondano ninja, sensei, samurai e quant’altro) ma anche nella prima storica miniserie di Wolverine15, o in Ronin, per i tipi della la DC Comics16.

shibumi

Ma ciò che probabilmente nessuno ha mai evidenziato è che nelle opere summenzionate riecheggiano numerose citazioni di “Shibumi”: ad esempio la miniserie di Wolverine del 1982 è ambientata proprio nella terra del Sol Levante, e vede il burbero mutante canadese protagonista di una giovanile storia d’amore con l’amata Mariko. Nome che – forse non casualmente – coincide con quello della prima fidanzata di Nikolaj Hel, destinata purtroppo a perire nel bombardamento atomico della sua città, Hiroshima. Nella mini di Ronin, invece, Miller dedica un ruolo chiave al computer Virgo, l'intelligenza artificiale al centro del complesso ultratecnologico Aquarius, così come nelle prime pagine del romanzo17, Trevanian aveva presentato l’onnisciente computer Ciccione, perché «se vivevi nell’occidente industrializzato Ciccione ti aveva in pugno»18.
Proseguendo nell’analisi comparativa, occorre inoltre evidenziare non poche similitudini tra Diamond, principale avversario dell'assassino Nikolaj con il suo attendente Llewellyn, ed il superboss Kingpin, nemesi di Devil, con il suo fido Wesley.

Tutta la parte iniziale del romanzo sembra invero essere chiaramente fonte d’ispirazione per le storie di Devil di Miller: in molteplici episodi della serie, infatti, Kingpin è seduto nel suo ufficio ad osservare proiezioni di diapositive e filmini “raccontati” asetticamente dal fido Wesley, depositario poi dei conseguenti ordini del boss, esattamente come Diamond con Lewellyn nell’incipit della storia. Le similitudini diventano davvero enormi se si prende come termine di raffronto la saga Born Again del 1986, opera seminale nella vita editoriale di Devil19.
Infatti, confrontando il disegno criminoso attuato da Kingpin per distruggere l’avvocato Matt Murdock con quello eseguito da Diamond nei confronti di Nikolaj Hel, emergono con forza tutte le analogie fra la pluripremiata run del 1986 ed il romanzo del 1979: così come Kingpin, scoperta l’identità segreta del suo arcinemico, decide di colpirne l’alter ego, facendogli bloccare tutti i conti dalle banche e dal fisco e costringendo un ufficiale di Polizia, il Tenente Nick Manolis, a giurare di averlo visto corrompere un testimone in un processo – accusa che gli costerà l’interdizione dall’esercizio della professione legale – infine facendogli saltare in aria la casa, allo stesso modo Diamond colpisce economicamente il nemico, facendo sparire gli atti di compravendita dei suoi terreni in Wyoming (che vengono intestati alla “Casa Madre”), poi prelevandogli tutti i soldi dai conti in Svizzera, infine incendiandogli il castello d’Etchebar, la sua meravigliosa dimora nei Paesi Baschi.

born-again prima

A ben vedere sono davvero tante le analogie e le similitudini fra le opere dei due autori, Trevanian e Miller, due grandi esponenti della letteratura americana moderna; a parere dello scrivente fra gli autori che hanno ispirato l’opera di Frank Miller (almeno fino al 1986), accanto a quelli accreditati dal fumettista del Vermont come Will Eisner, Neal Adams e Hugo Pratt, merita senz’altro di essere annoverato anche il romanziere americano, venuto purtroppo a mancare il 13 dicembre del 2005.

Note:

1 Daredevil #158-161, 163-167. Disegni, su testi di Roger McKenzie e David Michelinie (solo n.167) (1979–1980), prima pubblicazione italiana “L'Uomo Ragno 1^ serie” #279-280, Editoriale Corno, Milano, 1981 e L'Uomo Ragno 2^ serie #33-34,37-38,41-42,44,46-50, Editoriale Corno, Milano, 1983.

2 Daredevil #168–184, 191 (testi/disegni, 1981–83); #185-190 (testi, disegni di Klaus Janson, 1982–83). Prima pubblicazione italiana “Fantastici Quattro” #1-7,9-25, Edizioni Star Comics, Bosco (Pg), 1988-1991. L’intero ciclo è stato pubblicato dalla Panini Comics in un volume da collezione di 840 pagine, in edizione cartonata deluxe con sovracoperta, dal titolo “Devil di Frank Miller Omnibus” (2011). Il volume, esaurito, è stato di recente ristampato (2015). Degna di menzione anche l’edizione di RCS nella collana “Supereroi: Le grandi saghe” #24 che contiene gli episodi #168-169, 174-182 e 190. Nella collana Marvel Mega di Panini Comics #5-6 (1996-1997), fu invece pubblicata la versione supervisionata direttamente da Miller estrapolando gli episodi in cui era apparsa solo Elektra (una sorta di director’s cut).

3 A partire dagli anni Ottanta, una nuova generazione di fumettisti dà il via al cosiddetto "revisionismo" del genere supereroico: è l’“American Renaissance”, che toccherà il suo zenit nel 1986, anno magico anche per Miller, autore del “Ritorno del Cavaliere Oscuro”, celeberrima graphic novel di Batman, ma anche delle pittoriche “Elektra: Assassin” e “Daredevil: Love&War” in coppia con il klimtiano Bill Sienkiewicz e di una miniserie che, segnando il suo ritorno ai testi della collana regolare Daredevil, diventerà una delle più apprezzate di sempre dai lettori Marvel di tutto il mondo con il nome “Born Again”, grazie anche ai disegni di uno straordinario David Mazzucchelli (in coppia con il quale darà vita nel 1987 ad un'altra pietra miliare, “Batman: Year One”).

4 Luciano Secchi, alias Max Bunker, creatore di Satanik, Alan Ford e Kriminal, fra i tanti. Con la sua casa editrice, l’Editoriale Corno di Milano, nel 1970 pubblicò i primi due albi contenenti fumetti Marvel in Italia, “L’Uomo Ragno” e “L’Incredibile Devil”, scatenando la mania per i Supereroi nel Belpaese. Anni dopo la chiusura della Corno, sul finire degli anni ’80, con la sua nuova casa editrice MBP (Max Bunker Press) tornò a pubblicare comics americani, sulle testate Grandi Eroi Marvel e Supercomics.

5 Al quale sono state intitolate due splendide storie: “Daredevil: Battling Jack Murdock” dell’italiano Carmine Di Giandomenico con dialoghi di Zeb Wells (2007), miniserie di 4 numeri della Collana Marvel Knights, pubblicato in Italia in un volume brossurato della Panini Comics e “Daredevil:Father” di Joe Quesada (2004-2006), miniserie di sei numeri della linea Marvel Knights che ha avuto una lunga gestazione a causa degli impegni dell'artista, all’epoca editor-in-chief della Marvel. Prima ed. italiana, Devil&Hulk #118-122 e 126.

6 Il quale, anni dopo, incarcerato per omicidio per aver ucciso volontariamente un avversario sul ring, ingerendo un'erba magica donatagli da Loki, Dio degli Inganni e fratellastro di Thor, acquisì la capacità di imitare la struttura molecolare di ogni materiale al semplice contatto, divenendo il villain The Absorbing Man ("Uomo Assorbente").

7 Frank Morrison Spillane (New York, 9 marzo 1918 – Murrells Inlet, 17 luglio 2006), creatore di Mike Hammer e padre della letteratura hard boiled insieme a Dashiell Hammett e Raymond Chandler, all’inizio della sua carriera aveva lavorato come scrittore di fumetti per le principali case editrici americane, fra cui la Timely (antenata della Marvel), scrivendo storie di Capitan America e della Torcia Umana originale.

8 Will Eisner, (New York, 6 marzo 1917 – 3 gennaio 2005), considerato il padre della graphic novel, è stato uno dei più importanti autori di fumetti di tutti i tempi. Creatore di The Spirit (pubblicato dal 1940 fino al 1952 e poi più volte ristampato, in Italia dapprima sulla rivista Eureka poi da Kappa Edizioni nei 15 volumi cartonati deluxe “Gli Archivi di Spirit”), trasposto sul grande schermo proprio da Frank Miller (autore di sceneggiatura e regia) nel 2008. Si consiglia anche la lettura di W.Eisner/F. Miller, “Conversazione sul fumetto”, Kappa Edizioni (collana Svaghi), 2005, 300 p., ill., brossurato, in cui l’allievo (Miller) incontra il Maestro (Eisner).

9 Turk’s Grotto, ovvero la Grotta del Turco, si trova a Gaeta (LT). Probabilmente è stato il nome di questa grotta a suggerire a Frank Miller il nome del compare di Turk Barrett, apparso per la prima volta in Daredevil #69, ottobre 1970. Per le vicende comiche i due sono stati accomunati a Tayete e Kazibe, creati da Don McGregor nella spendida serie Panther’s Rage, di recente ripubblicata in volume cartonato dalla Panini.

10 Prima apparizione in Daredevil #131 (Marzo 1976) su matite di Bob Brown e chine di Klaus Janson. In Italia “L'Uomo Ragno 1^ serie” #201, Editoriale Corno. Nel film Daredevil (2003) è stato interpretato, senza costume e con un tatuaggio scarnificato a forma di bersaglio al centro della fronte, dall’attore Colin Farrell.

11 TREVANIAN, Shibumi, Il ritorno delle gru, 1979, riedito da Bompiani.

12 Cf. TREVANIAN, op.cit, pag. 306.

13 Nel romanzo Alexander uccide il suo patrigno Kishikawa in carcere con una matita con la quale (apparentemente) colpisce la vena della tempia. È in grado di utilizzare “armi incredibili come un pettine da tasca, una cannuccia da aranciata, un foglio di carta piegato in quattro, la chiave di una porta, una lampadina elettrica.. Quest’uomo ti strozzerebbe con l’elastico delle sue mutande…” (Shibumi, pag. 306). Di Bullseye, ex multis, merita menzione d’onore uno degli omicidi più celebri di tutta la storia del fumetto americano: l’assassinio di Elektra, cui recide la carotide con una carta da poker (per poi finirla con il suo stesso sai) in quella che costituisce la vignetta più simbolicamente rappresentativa della bellissima storia “L'ultima mano” (Daredevil #181, in Italia “Fantastici Quattro” Star Comics #15).

14 Manga creato dallo scrittore Kazuo Koike e dal disegnatore Goseki Kojima nel 1970. Frank Miller disegnò le cover della sua prima pubblicazione americana ad opera della First Comics.

15 A distanza di 7 anni dalla prima apparizione in una storia di Hulk, l’artigliato mutante canadese creato da Len Wein & Herb Trimpe, nel 1982 ottenne la sua prima miniserie, affidata a due superstar: il suo padre adottivo Chris Claremont, cui si deve la caratterizzazione del personaggio nelle storie degli X-Men, e per l’appunto, Frank Miller.

16 Ronin, DC Comics, miniserie in 6 numeri tra il 1983 ed il 1984, testi e disegni di Frank Miller, colori Lynn Varley. Prima edizione italiana: Rizzoli Milano Libri, 1991.

17 TREVANIAN, op.cit., pagg. 30 e ss.

18 TREVANIAN, op.cit., pag. 33.

19 Daredevil #224-233 (testi, disegni di David Mazzucchelli, 1986). Prima pubblicazione italiana “Fantastici Quattro” #37-43, Edizioni Star Comics, Bosco (Pg), 1991.

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