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Comic(US) Book Annual: I migliori e i peggiori comic book del 2025

  • Pubblicato in Focus

Puntata speciale di Comic(US) Book in cui tiriamo le somme del 2025. Due liste di quattro titoli ciascuna che rappresentano, secondo noi, il meglio e il peggio di quanto è stato pubblicato in Italia nell’anno che sta per concludersi, nel classico albo spillato all’americana.

I QUATTRO MIGLIORI COMIC BOOK DEL 2025

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Batman e Robin: anno uno
Ribadiamo quello che abbiamo detto nella prima puntata di questa rubrica. Batman e Robin: anno uno è una maxiserie di livello altissimo, più che degna di un vero articolo di approfondimento (a cui faremo in modo di provvedere nelle prossime settimane). Non potevamo però non includerlo nella lista dei migliori comic book del 2025, anche perché nel corso dei suoi dodici numeri, non ha mai mostrato il minimo cedimento qualitativo.
Mark Waid e Chris Samnee si sono rivelati una coppia affiatatissima, arrivando persino a superare l’ottimo lavoro fatto nel loro celebre ciclo di Daredevil di diversi anni fa. Merito, a quanto pare, soprattutto di Samnee, che ha spinto fortissimamente per la realizzazione dell’opera (di cui, per giunta, è pure co-autore del soggetto), non risparmiandosi in nessuna vignetta, in ognuna delle quali (grazie anche ai bellissimi colori di Matheus Lopes) è riuscito a far convivere il suo tratto pulito e lineare (e dal fascinoso gusto retro, che ben si sposa a una rievocazione di questo tipo) con inquadrature altamente dinamiche. Waid, invece, confermando di trovarsi in uno dei momenti migliori della sua lunga carriera, ci regala una sceneggiatura scoppiettante, in cui ironia e drammaticità si amalgamano con estrema naturalezza, evitando che il suo conclamato amore per i personaggi possa trasformarsi in un limite narrativo. I testi sono leggeri, ma scolpiti su misura sulle caratteristiche dei protagonisti, che appaiono molto credibili tanto nella risolutezza delle loro azioni quanto nell’insicurezza derivante dall’inesperienza di entrambi.
Cosa dire di più? Naturalmente che speriamo che presto i due autori annuncino Batman e Robin: anno due.

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Absolute Wonder Woman

Per il poco che si è visto da noi, forse la palma di miglior serie dell’Universo Absolute dovrebbe essere assegnata a Martian Manhunter, ma, preferiamo premiare la testata dedicata a Wonder Woman, per l’altissimo livello qualitativo che gli autori sono riusciti a mantenere in tutti gli episodi pubblicati finora in Italia (quasi il triplo di quelli del fumetto di Deniz Camp e Javier Rodríguez). Inoltre, la Diana tratteggiata da Kelly Thompson è il personaggio che più di ogni altro pare incarnare lo spirito dark del nuovo universo DC. Non solo per il suo essere, contemporaneamente, sia una guerriera che una strega, ma anche perché immediatamente contrapposta a nemesi tanto mostruose, da rendere la vicenda ancora più tenebrosa. Tuttavia – ed è questo il pregio maggiore della serie - l’umanità sprigionata dall’eroina è realmente palpabile e ciò crea un legame empatico quasi indissolubile con il lettore. La Thompson è bravissima nel far emergere da subito una forte dicotomia nelle azioni di Diana, sovrapponendo al suo enorme coraggio insicurezze e fragilità teoricamente non associabili a una semidivinità. Il tutto raccontato attraverso una prosa potente, che – tolti i due episodi illustrati da Mattia De Iulis, comunque notevoli - non poteva trovare alleati migliori di Hayden Sherman e Jordie Bellaire per essere magnificata. L’artista statunitense sfoggia di continuo tavole visionarie e straordinariamente evocative, esaltate dall’incessante mutare della gabbia, che riescono nel difficile compito di suggestionarci con la mitologia greca pur essendo realizzate con un tratto modernissimo. Bellaire, invece, amalgamando tonalità grigie e spente a rossi infuocati e verdi fosforescenti ammanta la narrazione di cupezza e disperazione.

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Ultimates

Salita gradualmente (ma inesorabilmente) di tono, la serie dedicata alla nuova incarnazione degli Ultimates nella seconda metà dell’anno ha definitivamente sostituito Ultimate Spider-Man come albo portante di Terra 6160. Un ribaltone difficilmente prevedibile qualche mese fa e per certi versi sorprendente, dato che Jonathan Hickman viene tuttora considerato il demiurgo di questa seconda parentesi Ultimate. A ogni modo, un risultato del genere non è che la diretta conseguenza del talento di Deniz Camp, praticamente sconosciuto prima dell’esordio della testata, ma affermatosi velocemente come uno degli sceneggiatori più promettenti della sua generazione. A differenza di Hickman, maggiormente portato a mostrare scenari puramente supereroistici, con rari sottotesti di altra natura, l’autore turco-filippino sceglie spesso e volentieri la strada opposta, arricchendo le avventure del team di temi sociali e politici, attraverso i quali il mondo distopico del Creatore diventa una chiara metafora della deriva autoritaria a cui sta andando incontro l’America di oggi. Una decadenza morale e civile, alla quale Camp risponde con uno schietto messaggio di ribellione, che si riflette nelle azioni dei suoi personaggi più riottosi (Occhio di Falco, Luke Cage, She-Hulk), o nelle dissertazioni esistenziali di Destino, figura tormentata ed enigmatica, tra le più innovative del fumetto americano.
Non è un caso che proprio a Camp siano stati affidati i testi di Ultimate Endgame, l’evento che, apparentemente, segnerà la fine del secondo Universo Ultimate.

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Teenage Mutant Ninja Turtles

In maniera forse inaspettata, inseriamo come quarto miglior comic book del 2025 la nuova serie delle Tartarughe Ninja, che, in effetti, non era mai comparsa in questa rubrica. La nostra scelta è stata determinata dalla semplice constatazione che Jason Aaron sembra finalmente tornato a essere lo scrittore che avevamo apprezzato su Scalped, Southern Bastards e Thor, dopo parecchi anni inspiegabilmente sottotono spesi in vari progetti creator owned poco riusciti e, soprattutto, in una lunga run degli Avengers, quasi totalmente da dimenticare. A ulteriore prova della rinascita di Aaron citiamo pure l’ottimo Absolute Superman, che viene raramente preso in considerazione, solo perché oscurato da due meraviglie come Absolute Wonder Woman e Absolute Martian Manhunter. Ma il lavoro fatto con le creature di Peter Laird e Kevin Eastman si posiziona su un gradino più alto rispetto al kryptoniano “proletario” della DC, non fosse altro che per la difficoltà di raccontare qualcosa di nuovo su icone pop dalla storia pluridecennale. Il fumettista statunitense aggira brillantemente l’ostacolo coinvolgendo Raffaello & C. in una trama dove le vicende passate dei personaggi sono nominate solo di striscio, pur facendo capire chiaramente di conoscerle a fondo. Esattamente come dimostra di saper caratterizzare ognuno dei quattro protagonisti, che, difatti, non vengono mai snaturati. Una precisa strategia per attrarre nuovi lettori, evitando, tuttavia, di correre il rischio di perdere quelli storici. Aaron, in più, ci offre una rappresentazione estremamente matura delle quattro tartarughe mutanti, esplorandone in dettaglio i conflitti interiori, senza, però, rinunciare all’azione, che resta, necessariamente, una parte imprescindibile del racconto.
Inizialmente la serie prevedeva un artista diverso a ogni numero, finché Juan Ferreyra non ne è diventato il disegnatore titolare, esaltando con il suo stile tendente al grottesco, l’originale anima underground dei personaggi.

I QUATTRO PEGGIORI COMIC BOOK DEL 2025

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I Fantastici Quattro

Tra le serie più brutte del 2025, non potevamo non includere quella dedicata ai Fantastici Quattro. Abbiamo spiegato varie volte in questa rubrica le ragioni del nostro giudizio negativo, ma tanto vale ripeterlo, dato che – per motivi a noi ignoti – le storie di Ryan North continuano ad avere un numero consistente di estimatori. Nessuno discute la bravura dello scrittore canadese. Finora, però, in ambito fumettistico, si è sempre distinto per opere rivolte a un pubblico di giovanissimi, caratterizzate da uno humor leggero e innocuo e con vicende che mettono in risalto l’amicizia e i legami famigliari. Temi trasportati di peso all’interno dei Fantastici Quattro, con la conseguenza di far perdere progressivamente alla collana ogni elemento che l’aveva resa famosa, primo fra tutti quel sense of wonder che permeava le storie di Stan Lee e Jack Kirby, ma che, poi, era stato coltivato anche dagli autori successivi (John Byrne e Walter Simonson in testa), persino in cicli meno riusciti come quello di Dan Slott, che ha preceduto proprio la gestione di North. Tutte le saghe viste al momento si sono, invece, esaurite in pochi numeri, senza una vera narrazione di lungo respiro. L’avventura è spesso risultata latitante a favore di scene casalinghe che avrebbero dovuto essere solo di contorno, ma che, al contrario, sono diventate largamente predominanti. I personaggi principali sono apparsi di frequente privi di spessore, se non addirittura ridotti a macchiette e i criminali sono stati quasi sempre utilizzati come semplici comparse. Non parliamo, poi, dell’aspetto grafico, dato che sulla testata dei Fab Four, negli ultimi due anni, si sono alternati alcuni dei peggiori disegnatori attualmente in forza alla Marvel.
Avevamo sperato che il film dei Marvel Studios con protagonisti Mr. Fantastic e soci potesse portare a una svolta anche nel team creativo del comic book e almeno sul fronte artistico è effettivamente arrivata una superstar come Humberto Ramos. North, però, è stato confermato alle sceneggiature, per cui immaginare un cambio di rotta nell’immediato futuro non è che una mera utopia.

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L’incredibile Hulk

Altra serie storica da tempo precipitata in un tunnel di mediocrità, da cui pare non essere più in grado di uscire è quella del Golia Verde. In questo caso le colpe della Marvel sono persino maggiori rispetto ai Fantastici Quattro, data l’evidente noncuranza con la quale i suoi supervisori hanno fatto in modo che la gestione di Phillip Kennedy Johnson si muovesse verso una direzione, in cui la presenza dell’alter ego di Bruce Banner venisse presto considerata superflua. Come spiegare altrimenti interi episodi ridotti a capitoli di una saga horror, dove personaggi praticamente mai visti prima hanno assunto un’importanza spropositata, diventando, di fatto, i veri protagonisti dell’albo (con tanto di noiosissime pagine di approfondimento di solo testo poste in coda al fumetto)? Le cose, poi, sono ulteriormente peggiorate, fino ad arrivare alle storie attuali, in cui Johnson (probabilmente più interessato a mettere a punto i dettagli della seconda fase del suo ciclo, dove Hulk verrà trasformato in un essere infernale) ha sostanzialmente abbandonato ogni tentativo di dare un minimo di coerenza alla vicenda in corso. I vari character sono ormai l’ombra di se stessi e la trama si trascina stancamente senza che succeda nulla di veramente rilevante, con l’aggravante di voler mantenere viva l’attenzione attraverso il ricorso sconclusionato a scene così raccapriccianti, da fare invidia agli slasher movie più efferati.
Per fortuna, almeno sul lato artistico, dopo troppi numeri sfigurati dagli imbarazzanti scarabocchi di Danny Earls, Nic Klein è tornato a disegnare con maggiore regolarità. Ma può davvero bastare la presenza di qualche bella tavola per considerare l’albo degno di essere letto?

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Ultimate Spider-Man: Incursion
Quando pensavamo che, pur con fisiologici alti e bassi, il nuovo Ultimate Universe potesse considerarsi un progetto narrativo compiuto, ecco arrivare questa miniserie, che è riuscita nell’arduo compito di far vacillare i nostri convincimenti. Scritta letteralmente con i piedi da Deniz Camp (lontano anni luce dall’autore che ci sta entusiasmando con Ultimates e Absolute Martian Manhunter) e Cody Ziglar (che, benché non si sia mai distinto con storie a fumetti degne di essere ricordate, ha sicuramente fatto di meglio), racconta l’arrivo di Miles Morales su Terra 6160. Attraverso soluzioni di trama talmente forzate che anche i più accondiscendenti tra i lettori faranno fatica ad accettare come sensate, lo Spider-Man del precedente Universo Ultimate incontra praticamente ogni eroe del mondo plasmato dal Creatore, così come parecchi dei “cattivi” più rappresentativi. Ciò che ne viene fuori è una vicenda senza capo né coda, popolata da personaggi piatti e totalmente irriconoscibili rispetto a quelli che compaiono sulle relative testate a loro dedicate, ma, soprattutto, con nessun vero collegamento con gli eventi che stanno portando dritti a Ultimate Endgame, se non la scoperta da parte di Destino (cioè il Reed Richards di Terra 6160) che il Creatore è in realtà il Reed Richards di un mondo che non esiste più. Una rivelazione che occupa un paio di pagine e che non può, di sicuro, essere considerata sufficiente a giustificare ben cinque numeri di nulla assoluto

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Deadpool/Batman – Batman/Deadpool

Chiudiamo con il peggio del 2025 con lo strombazzatissimo ritorno dei crossover tra Marvel e DC. Tralasciando le storielline a contorno, spesso inconsistenti o di livello così basso da costringerci a verificare più volte il nome degli autori, essendo rimasti letteralmente increduli per l’infima qualità di quello che avevamo appena letto (con un irriconoscibile Frank Miller a fare da capofila in questa fiera dell’orrido), sono in particolare le storie principali ad aver deluso su tutta la linea. Il match di andata, opera di Zeb Wells e di un apatico Greg Capullo, è l’ennesima riproposizione dell’infinito duello tra Batman e Joker, con Deadpool come terzo incomodo. La trama è talmente banale che non vale nemmeno la pena di provare a raccontarla, il pathos è inesistente e i personaggi sono caratterizzati in maniera così ridicola che, arrivati alla fine, abbiamo subito rimpianto i soldi spesi per acquistare una simile nefandezza.
Va poco meglio con la sfida di ritorno, dove Grant Morrison si esibisce in un inutile esercizio di stile metafumettistico, in cui l’unico passaggio veramente divertente è lo scambio di battute tra Batman e Deadpool, nel quale il Cavaliere Oscuro fa capire di ritenere il Mercenario Chiacchierone un’imitazione di Deathstroke della DC (cosa peraltro vera). Per il resto, un vuoto e pedante citazionismo, che ha il solo scopo di consentire a Morrison di autocelebrarsi. Scusate la battuta, ma sprecare il talento di Dan Mora con una storia del genere dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità.
Ciò che, però, abbiamo trovato realmente sgradevole è l’enorme superficialità con cui è stata realizzata l’intera operazione, dove il numero esagerato di copertine variant, è immediatamente apparso come un chiaro segnale della volontà di entrambe le case editrici di utilizzare un evento di questo tipo esclusivamente per fini speculativi.

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Comic(US) Book #8: Capitan America, Un mondo sotto Destino, Hush e gli esordi Absolute Universe...

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Puntata decisamente ricca di novità. Dall’esordio del Capitan America di Chip Zdarsky e Valerio Schiti all’arrivo di ben tre nuove serie dell’Universo Absolute della DC. Prosegue, poi, imperterrito il crossover Un mondo sotto Destino, con propaggini più o meno efficaci in varie testate della Marvel e per Batman è giunto il momento di reincontrare Hush.

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Capitan America 1 (188)

Capitan America – Le nostre guerre segrete parte 1
Il rilancio di Capitan America a opera di Chip Zdarsky potrebbe significare due cose: o il naturale desiderio di voler stupire il lettore con un ritorno alle origini alquanto imprevedibile, oppure, più verosimilmente, l’intenzione di sottoporre il personaggio a un’operazione di restyling, che lo possa avvicinare alle nuove generazioni. Il successo dell’Universo Ultimate (e più ancora di quello Absolute della DC) devono aver convinto i vertici della Casa delle Idee che fosse arrivato il momento di svecchiare diversi character, i quali, per varie ragioni, non riuscivano più a stare al passo con i tempi. Un trattamento che portasse non semplicemente all’utilizzo di tematiche maggiormente di attualità, bensì all’introduzione di cambiamenti che ne alterassero significativamente lo status quo. Novità che potrebbero essere causa di una pioggia di critiche, soprattutto da parte degli appassionati di lunga data, ma che, evidentemente, non impensieriscono l’autore canadese, il quale ha subito dato l’impressione di avere le idee chiare su come gestire un rinnovamento di tale portata. Prova ne è il feeling già piuttosto solido con una figura complessa come quella di Steve Rogers (con cui il rischio di eccedere in retorica è costantemente in agguato) o la naturalezza mostrata nel rimodellare la continuity marvelliana.
Chi, stranamente, ci è sembrato un po’ sottotono è, invece, Valerio Schiti, insolitamente legnoso nelle inquadrature e a tratti impreciso nel ritrarre i volti dei personaggi. In realtà, nutriamo qualche riserva anche per i colori di Frank Martin: il suo ricorrere a tonalità spente e grigie come quelle viste in questo primo numero, è francamente poco comprensibile
Voto:

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Marvel miniserie 288-289

Un mondo sotto Destino 3 e 4
Benché, detto onestamente, questi primi quattro capitoli di Un mondo sotto Destino siano qualitativamente superiori a quanto visto di recente in maxieventi “spaventosi” come Bloodhunt (l’aggettivo si riferisce all’estrema povertà narrativa non allo scenario vampiresco della miniserie), occorre anche sottolineare che la trama ordita da Ryan North comincia già a mostrare la corda. Quelle che sembravano potenziali allusioni alla difficile situazione geopolitica di oggi, si sono presto trasformate in superficiali considerazioni sul dispotismo in senso stretto, messe - oltretutto - in ombra dalle solite scazzottate tra superesseri, che dopo le prime pagine, più che forti emozioni suscitano solo qualche sbadiglio.
Ci consoliamo con i disegni di R.B. Silva (e - non dimentichiamolo – con gli spettacolari colori di David Curiel) che, al momento, restano l’unica ragione per proseguire con l’acquisto degli albi.
Voto: 5,5

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Iron Man 10 (145)
Iron Man – Il ribelle Iron Man parte quattro: competizione tra grandi potenze
È davvero un peccato che la gestione di Spencer Ackerman stia per terminare, perché anche questo penultimo capitolo contiene tutti gli ingredienti che ci hanno fatto apprezzare la serie fin dal primo numero. Anzi, a dirla tutta, da quando la testata si è trasformata in un tie-in di Un mondo sotto Destino, i testi dello scrittore americano sono migliorati in maniera esponenziale. Doppiogiochismo, terrorismo di stato, ambiguità a non finire sono tematiche che avremmo voluto vedere nella miniserie di North e Silva, la quale, come detto, si è invece rivelata il consueto megaevento senz’anima. E cosa ancora più importante, gli evidenti riferimenti alle derive autoritarie delle superpotenze e alle guerre in corso, non compromettono minimamente l’ottimo lavoro fatto da Ackerman con i personaggi, né impongono alcun sacrificio alla componente avventurosa della trama.
Il vero tallone d’Achille continuano a essere i disegni. In questo episodio Julius Ohta viene affiancato da Michael Dowling e Guiu Vilanova, non ricavandone, tuttavia, nessun beneficio.
Voto: 7,5

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Fantastici Quattro 33 (467)
Fantastici Quattro – I Fantastici Due
Dopo essere arrivati quasi sul punto di scrivere - finalmente! - qualcosa di positivo dell’operato di Ryan North sui Fantastici Quattro (l’episodio del numero precedente, che ci ha mostrato le difficoltà di Ben Grimm ad accettare le sue condizioni di normale essere umano, era, per quanto imperfetto, struggente e capace di offrirci una caratterizzazione dei personaggi inaspettatamente matura e ricca di sfaccettature), ecco che, per l’ennesima volta, lo scrittore canadese sciupa sciaguratamente quello che di buono sembrava aver cominciato, con una vicenda che fa acqua da tutte le parti. Tralasciando pure l’imbarazzante rappresentazione della Torcia Umana, ormai ridotto a semplice macchietta, North ci delizia nell’ordine con: il ritorno – senza lo straccio di una spiegazione logica - di una nemesi ridicola come Devos il Devastatore (una delle peggiori creazioni di Tom De Falco), che la Marvel aveva opportunamente fatto precipitare nell’oblio; la ripresa di un concetto insensato – inopinatamente introdotto da Chip Zdarsky qualche anno fa – che la perdita dei poteri da parte di un membro del team porta alla progressiva scomparsa dei poteri anche negli altri tre; l’assoluta noncuranza nell’ignorare anni di continuity e punti fermi del Marvel Universe (dopo decine di storie in cui svariati criminali sono stati mutati dai raggi cosmici e alcuni dei Fantastici Quattro hanno recuperato le loro abilità proprio esponendosi di nuovo agli stessi, scopriamo che, in realtà, quello che è successo ai nostri eroi nella loro prima apparizione non è più ripetibile). Se poi aggiungiamo pure i disegni di Cory Smith, che raramente vanno oltre la sufficienza, allora menzionare una copertina che ci mostra una scena che nell’albo nemmeno compare (un’incomprensibile scelta che è stata presa anche su altre testate), e l’assenza di legami con Un mondo sotto Destino – di cui questo episodio dovrebbe essere un tie-in - diventa persino superfluo.
Voto: 4

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Venom 8 (102)
Il nuovissimo Venom – What’s the new Mary Jane parte 3
Terminata qualche numero fa l’estenuante (a essere buoni!) minisaga che ha portato alla sconcertante rivelazione, che l’ospite di Venom è ora Mary Jane Watson (immaginiamo il disappunto, nel leggere questa notizia, dei pochissimi che ancora ne erano all’oscuro), Al Ewing ha definitivamente messo in chiaro cosa dobbiamo aspettarci dalla collana dedicata all’ex (?) V-Man: una serie che guarda in maniera piuttosto evidente ai comic book degli anni Sessanta (quelli della DC in particolare), soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, assolutamente privi di spessore e con una psicologia ridotta ai minimi termini. Basti vedere il Dottor Octopus, nuovamente retrocesso a criminale pittoresco o poco più. Poi tanta azione e zero impegno, per la gioia dei lettori dodicenni (l’atmosfera non è così diversa da quella che si respira nelle storie di Spider-Boy), ma, crediamo, non dei più grandicelli. A ogni modo, se fosse davvero una scelta intenzionale, potremmo anche capirne il senso. Temiamo, però, che sia solo la strada più facile decisa da Ewing, per accontentare i fan del simbionte, che, probabilmente, vengono, a torto, considerati un pubblico di poche pretese
Voto: 5

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Ultimate Spider-Man 21
Spider-Man – Twenty-one
Mancano solo tre numeri a Ultimate Endgame e Jonathan Hickman continua inesorabile con le rivelazioni e i colpi di scena. Quello che chiude questo episodio ci ha sorpreso non poco, ma anche l’identità dell’ultimo membro del consiglio dei Mysterio non era così facilmente immaginabile. In aggiunta, alcuni brevi passaggi di contorno alla trama principale sembrano alludere a sviluppi futuri, non del tutto a fuoco, che riguardano sia la personalità enigmatica di Otto Octavius, che la soap opera famigliare di casa Parker. 
Peccato per i disegni: David Messina non se la cava male, tuttavia l’intensità di questi capitoli conclusivi avrebbe meritato un Marco Checchetto a piena potenza.
Voto: 7

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Ultimates 16
Ultimates – Sixteen
Anche Deniz Camp si prepara alla resa dei conti con il Creatore e lo fa con uno dei migliori episodi scritti finora per la serie. Il messaggio politico è sempre più esplicito, con picchi di crudezza visti molto di rado su una testata mainstream e uno spirito rivoluzionario sincero e trascinante, che tradisce il disagio dell’autore ad accettare la triste realtà di oggi. Un’autentica anomalia nel panorama asfittico della Marvel odierna, ma che siamo ben contenti di poter continuare a leggere.
Voto: 7,5
Occhio di Falco – Lo strumento giusto per il lavoro
Prima avventura in solitaria per Charli Ramsey, che dopo un breve prologo realizzato da Camp e Juan Frigeri rimane intrappolato in un gioco mortale, dove dovrà vedersela con la versione ultimate di Ronin (del quale i più attenti intuiranno facilmente l’identità). I testi di B. Earl e di Taboo (sì, proprio il rapper dei Black Eyed Peas) non sono male e pur riciclando situazioni già viste in opere ben più rilevanti, riescono a rappresentare con una certa incisività l’impunità di cui godono coloro che detengono un potere quasi assoluto. I disegni di Michael Sta. Maria sono un po’ statici e rivelano anche una mancanza di temperamento artistico.
Voto: 6,5

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Batman – Hush 2: capitoli uno e due (Il pedone e La torre)
Arriva finalmente in Italia il seguito di Hush, notissima saga realizzata da Jeph Loeb e Jim Lee (più i fidati Scott Williams e Alex Sinclair, rispettivamente alle chine e ai colori) tra il 2002 e il 2003. Lo stesso team creativo all’opera su questo ritorno del perverso alter ego di Tommy Elliott, che negli Stati Uniti sta facendo discutere non tanto per la qualità delle storie, ma piuttosto a causa degli enormi ritardi nelle uscite (per quanto sia difficile posticipare un blockbuster del genere, forse la Panini avrebbe fatto meglio ad attenderne la fine al di là dell’oceano, onde evitare un problema analogo qui da noi). A ogni modo, nei due capitoli iniziali lo scrittore americano sembra voler ripetere il medesimo meccanismo della “miniserie” originale, con una trama subito intricata e dal ritmo molto alto (oltreché ricchissima di comprimari).
Riguardo Jim Lee, invece, in questi mesi abbiamo letto critiche che lamentavano un netto peggioramento dei suoi disegni. Giudizi alquanto esagerati, a nostro avviso. Certo, l’attuale presidente della DC non è più il fenomenale matitista di vent’anni fa, ma declassarlo anche solo ad autore “normale”, significa non essere consapevoli della generale sciatteria dei disegnatori ora in forza a Marvel e DC. Se il tratto dell’artista coreano si è, negli ultimi anni, parzialmente semplificato, non si può dire lo stesso della potenza visiva delle sue tavole (i due episodi di questo numero ospitano diverse splash page di grandissimo impatto) o della scarica adrenalinica che è ancora capace di trasmettere con il suo storytelling.
Una sterzata verso l’action puro – ma di classe – che non si vedeva da tempo sulle testate del Cavaliere Oscuro e di cui, sinceramente, si sentiva un po’ la mancanza.
Voto: 7

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Batman e Robin 20 (DC Select 36)
Batman e Robin - Il ciclo di Gotham parte uno
Phillip Kennedy Johnson, l’attuale sceneggiatore di Batman e Robin, è uno di quegli autori di cui si fa davvero fatica a capire se sia realmente interessato ai personaggi che scrive o se li utilizza esclusivamente per sfruttarne la popolarità, per poi raccontare qualcosa di diverso, con l’unico scopo di mettere in mostra le proprie abilità narrative.  Se pensiamo a Hulk, per esempio, viene quasi spontaneo concludere che sia la seconda ipotesi quella corretta, mentre in questa testata del Cavaliere Oscuro la situazione sembrava differente. Almeno fino all’uscita di questo numero, dove, in quello che appare un puro e semplice esercizio di stile, ci vengono propinate le fittizie pagine dei diari di Thomas e di Damian Wayne - per illustrare le quali, sono stati scelti due disegnatori stilisticamente molto diversi (Hugo Petrus e Juni Ba rispettivamente) - lasciando soltanto poche tavole all’artista titolare, il bravo Miguel Mendonca, con il risultato di ridurre all’irrilevanza i passaggi dedicati alla storyline di Memento, di cui questa nuova saga dovrebbe essere la prosecuzione.  Nessuno dubita delle capacità di Johnson come scrittore, soprattutto quando riesce a mettere a frutto la sua passione per l’horror, ma continuare a voler soddisfare il proprio ego, senza preoccuparsi delle conseguenze sulla serie (perdita di interesse da parte dei lettori in primis) è un atteggiamento a dir poco discutibile.
Voto: 5

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Absolute Martian Manhunter 1
L’esordio della versione absolute di Martian Manhunter non è che una semplice conferma del talento cristallino di Deniz Camp, di cui avevamo colto la bravura fin dai primi numeri di Ultimates (non a caso, l’autore turco/filippino è stato appena incaricato dalla DC di sviluppare una nuova serie per la rinata linea Vertigo). La sua scrittura stratificata, metaforica, volutamente allusiva, trova il definitivo compimento in questo thriller psicologico che, almeno per ora, di supereroistico ha ben poco. Camp gioca in maniera originalissima con alcuni dei tratti essenziali del Segugio di Marte, trasformandoli nel motore trainante di una trama ansiogena e disturbante. E così il fumo delle sigarette, consumate ossessivamente dal protagonista, diventa una sorta di nebbia mentale in cui sogno e realtà si confondono di continuo. A rendere il tutto ancora più suggestivo, contribuiscono senz’altro le splendide tavole psichedeliche di Javier Rodriguez, il quale, mai come questa volta, è riuscito a portare i colori a essere una parte imprescindibile della narrazione. Imperdibile.
Voto: 8,5

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Absolute Flash 1
Flash – Dei due mondi 1
Anche per Flash è venuto il momento di fare il suo ingresso nell’Universo Absolute, con Jeff Lemire alla postazione di guida. In questo primo numero, l’autore canadese pare aver deciso di voler riscrivere la storia del Velocista Scarlatto attraverso strade un po’ più convenzionali, rispetto a quelle prese da Scott Snyder, Jason Aaron e compagnia. Una caratteristica che si nota nella non così rivoluzionaria rappresentazione dei classici antagonisti dell’eroe e, soprattutto, nei rapporti tra i vari personaggi, piuttosto scontati. Lemire, comunque, riesce a mantenere viva l’attenzione, grazie a colpi di scena per nulla prevedibili, anche se deve far fronte a disegni dal livello fortemente altalenante, opera di un Nick Robles, che finisce per affidarsi spesso ai colori di Adriano Lucas per riuscire a trasmettere un minimo di pathos nelle sue tavole.
Voto: 6,5

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Absolute Lanterna Verde 1

Lanterna Verde – Episodio uno: la mano nera
A chiudere il trittico dei nuovi arrivati nell’universo oscuro di casa DC ci pensa Lanterna Verde, anche se sarebbe meglio dire Lanterne Verdi, dato che, fin da questo primo episodio non è il solo Hal Jordan a essere al centro della scena. Al Ewing, autore dei testi, è bravo a trasmettere un forte senso di inquietudine per gran parte della vicenda, ma lo scorrere degli eventi ci è parso troppo rapido e, tutto sommato, con poca sostanza.
È bene mettere in evidenza, inoltre, che questa è la testata dal comparto grafico più debole: Jahnoy Lindsay, benché piuttosto accurato nelle anatomie, ritrae i vari personaggi con un impersonale tratto similmanga, penalizzato, per di più, da colori freddi e sciatti, che non riescono neppure a nascondere l’assenza quasi totale degli sfondi.
Voto: 6

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Absolute Wonder Woman 6
Wonder Woman – La donna o la tigre parte 1 di 2
E non potevamo chiudere in bellezza questa sezione dedicata all’Universo Absolute, se non parlando della Wonder Woman di Kelly Thompson. Per la strega amazzone inizia una nuova minisaga e per l’occasione il bravissimo Hayden Sherman viene sostituito ai disegni dal nostro Mattia De Iulis. Senza – possiamo dirlo - farlo mai veramente rimpiangere. Il suo stile “scultoreo”, che a volte sfiora l’iperrealismo (molto diverso, quindi, da quello dell’artista americano), riesce a rendere ancora più potenti i testi della Thompson, anche se la scelta di tonalità eccessivamente buie penalizza in parte la resa finale del suo lavoro. La scrittrice statunitense, invece, sembra quasi voler tirare il fiato e con un semplice escamotage narrativo, comincia ad aggiungere altri dettagli sul passato della protagonista, facendo in modo, però, che il racconto non perda neppure un grammo della sua altissima qualità.
Voto: 8

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Si conclude Ultimate Spider-Man di Hickman e Checchetto e inizia Ultimate Endgame

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Durante il panel "Marvel Comics: Ultimate Universe" al San Diego Comic-Con 2025, la Marvel ha svelato importanti novità sul futuro del suo nuovo Universo Ultimate. Sin dal suo lancio nel 2023, la linea ha riscosso un notevole successo di critica e pubblico, offrendo versioni nuove e audaci di personaggi classici come Spider-Man, Black Panther e gli X-Men.

L'architetto di questo rilancio, Jonathan Hickman, ha confermato che la sua acclamata serie Ultimate Spider-Man, realizzata con i disegni di Marco Checchetto, si concluderà con il numero 24. Il finale promette di essere una potente conclusione per la saga familiare multigenerazionale di Peter Parker, che ha coinvolto Mary Jane, Richard, May, Zio Ben, Gwen Stacy e Harry Osborn. "Questo era tutto ciò che avevo proposto," ha dichiarato Hickman. "È stato molto bello poter eseguire il piano, e i fan dell'Universo Ultimate lo adoreranno."

L'annuncio più importante del panel è stato però Ultimate Endgame, un evento crossover in cinque parti che debutterà a dicembre, scritto da Deniz Camp con i disegni di Jonas Scharf. La serie riunirà per la prima volta i personaggi di tutti e cinque i titoli Ultimate e segnerà il tanto atteso ritorno del Creatore. Dopo due anni di prigionia, il villain è pronto a reclamare il mondo che un tempo governava, preparando il terreno per uno scontro che scuoterà l'universo.

"'Questo è il crossover più folle e di maggiore impatto a cui abbia lavorato," ha detto Camp. "È grande, è drammatico, e con l'Universo Ultimate possiamo davvero cambiare le cose in modi enormi." Camp ha inoltre specificato che l'evento Incursione influenzerà sia l'universo 616 che il 6160, "avendo un impatto più grande di quanto la maggior parte della gente sappia."

Durante la presentazione sono state mostrate le prime immagini di Ultimate Spider-Man #24 e di Ultimate Endgame #1, inclusa una copertina variant foil di quest'ultimo realizzata da Derrick Chew.

Dettagli delle prossime uscite:

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ULTIMATE SPIDER-MAN #24

  • Scritto da JONATHAN HICKMAN

  • Disegni e copertina di MARCO CHECCHETTO

  • In vendita dal 24 dicembre

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ULTIMATE ENDGAME #1 (di 5)

  • Scritto da DENIZ CAMP

  • Disegni di JONAS SCHARF & ALTRI

  • Copertina di MARK BROOKS

  • Copertina Variant Foil di DERRICK CHEW

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Comic(US) Book #4: La fine dell'Amazing Spider-Man di Zeb Wells, l'inizio del Nuovissimo Venom e molto altro...

  • Pubblicato in Focus

Puntata un po’ più estesa del solito di Comic(US) Book, necessaria a presentare collane finora assenti da questa rubrica. Da segnalare, inoltre, l’addio di Zeb Wells come sceneggiatore di Amazing Spider-Man, l’arrivo di Ultimate Wolverine e l’inizio del nuovo ciclo di Venom.

MIRNA138ISBN 0
Iron Man 3 (138)

Iron Man – La guerra Stark-Roxxon parte 3: crimine organizzato
Non vogliamo dire che con il finale di questa prima minisaga ci siamo ricreduti sulle capacità di Spencer Ackerman, perché non è così, dato che i suoi testi si confermano intelligenti e pieni di spunti interessanti. Tuttavia, il coinvolgimento nella vicenda di Belasco (l’ex padrone del Limbo) e di altre non meglio precisate entità soprannaturali, ci è sembrata una scelta un po’ stravagante, che ha parzialmente indebolito il forte messaggio di denuncia contro il capitalismo amorale e senza scrupoli dei primi due numeri.
Il tratto di Julius Ohta, benché supportato da Jethro Morales su qualche pagina, continua a non entusiasmarci, ma all’autore brasiliano va almeno riconosciuto il merito di aver ideato graficamente la nuova affascinante armatura steampunk indossata da Tony Stark, con tanto di spada gigante (una recente moda dei comic book, visto che pure Magik ne brandisce una simile, così come la versione absolute di Wonder Woman, che presto vedremo anche in Italia).
Voto: 6,5

MTHOR306ISBN 0
L’immortale Thor 16 (306)
Thor – Il ritorno del re
Con le storie del Dio del Tuono, Al Ewing continua a mostrare una scrittura pericolosamente in bilico tra il ridicolo involontario e la narrazione epica di alto livello. Per fortuna, in questo numero a prevalere è la seconda, anche se, dopo una frettolosa chiusura della trama che ha visto il figlio di Odino confrontarsi con Nyx, Zeus e Loki, la vicenda si riduce a un ritorno ad Asgard del protagonista e a un ambiguo – e francamente poco funzionale - incontro di quest’ultimo con l’Incantatrice. Non sorprende, quindi, che il vero punto di forza dell’episodio siano gli inquietanti prodromi delle saghe a venire, con la ricomparsa di un avversario che pensavamo fuori gioco (almeno per un po’ di tempo).
Disegni di Jan Bazaldua più sciatti del solito.
Voto: 6

MHUDI122ISBN 0
L’incredibile Hulk 19 (122)
Hulk – La città degli idoli parte 1
Prosegue la serie dedicata alla Primogenita… Alt! Come dite? Il protagonista della testata è Hulk, non la Primogenita? Effettivamente avevamo notato un capellone muscoloso e dalla pelle verde saltellare in qualche vignetta e biascicare due o tre parole. Ci era sembrato, però, solo un semplice comprimario (per giunta neanche caratterizzato così bene).
Scusate l’ironia, ma onestamente, non sappiamo più cosa dire della conduzione di Phillip Kennedy Johnson che, oltre a deliziarci con un banalissimo accostamento di Las Vegas al paganesimo, ha reso il Gigante di Smeraldo sempre più marginale, in una saga horror dove, obbiettivamente, il suo ruolo potrebbe essere assegnato a un altro personaggio, senza scorgere alcuna differenza.
Unica nota positiva: il ritorno di Nic Klein ai disegni.
Voto: 5,5

MGIXM423 0
Gli incredibili X-Men 5 (423)
X-Men – Abbaiare
Jed MacKay mette momentaneamente da parte l’azione per concentrarsi sulla caratterizzazione dei personaggi, molti dei quali – come nella miglior tradizione mutante – afflitti da vari tormenti. L’impressione che l’autore canadese abbia un debole per Temper (uno dei character con meno storia alle spalle e, quindi, più facile da gestire) sembra confermarsi in questo episodio, dove la giovane eroina, in compagnia di Magik, risponde alla richiesta di aiuto di una ragazzina che ha appena scoperto di essere un Homo Superior.
MacKay appare, invece, poco in sintonia con personaggi impegnativi come Magneto senza, però, che tale limite arrivi a penalizzare i suoi dialoghi, dotati di buona introspezione e profondità.
Netho Diaz risulta, al solito, rigido nella rappresentazione dei volti, ma la sua prova, rispetto ai numeri precedenti, è nel complesso soddisfacente.
Voto: 6,5
Gli incredibili X-Men – Onda rossa: finale
Gail Simone conclude il suo primo arco narrativo con un episodio dove mescola abilmente action, horror (quasi esclusivamente appannaggio della spaventosa Sarah Gaunt) e tanta commozione (impossibile rimanere indifferenti di fronte al piccolo Harvey X). Rogue sempre più leader del gruppo e figura a tutto tondo, a cui la fumettista americana ha restituito uno spessore che pareva aver perso negli ultimi anni.
David Marquez ai pennelli è una gioia per gli occhi.
Voto: 7
Gli incredibili X-Men – il cambiamento di noi stessi
Episodio di passaggio, utile ad approfondire le personalità dei giovani mutanti appena entrati a far parte del team, dei quali sappiamo ancora molto poco. Intanto comincia a manifestarsi il piano ordito dalla machiavellica Corina Ellis, le cui conseguenze saranno già evidenti nel prossimo numero.
La sceneggiatura della Simone merita meno elogi del solito, soprattutto per una rappresentazione di Wolverine non proprio convincente, ma è sempre da considerare oltre la media rispetto ad altre testate di pari importanza.
I disegni di Javier Garrón sono di qualità incostante, anche perché, a volte si ha l’impressione che l’artista spagnolo voglia provare a imitare, senza che ce ne sia realmente il bisogno, lo stile di Marquez, piuttosto differente dal suo.
Voto: 6,5

MDEAD172ISBN 0
Deadpool 5 (172)
Deadpool - La morte di Wade Wilson parte 3 e 4
Cody Ziglar e Alexis Quasarano sembrano davvero divertirsi molto a scrivere le storie del Mercenario Chiacchierone, mostrando pure di saper gestire con talento tutto l’eccentrico cast a contorno. In questa saga scherzano sull’ennesima morte del protagonista e il suo – ovviamente repentino – ritorno dall’aldilà. È, quindi, l’ironia a farla da padrona, con la conseguenza, però, di vedere alcuni character in una versione piuttosto distante da quella abituale. A partire da M.O.D.O.K. (che compare come villain di questo numero), ormai già trasformato da altri - inclusi gli sceneggiatori dei Marvel Studios - in una parodia di sé stesso, ma anche un cinico doppiogiochista come Taskmaster. A ogni modo, ciò che troviamo veramente fastidioso è il tentativo di ricorrere alla metanarrazione, pure quando del tutto inopportuna rispetto alla vicenda raccontata. Capiamo che sia un segno distintivo del titolare della testata, ma perché utilizzarla a sproposito e senza nessuna reale necessità? Fortunatamente si tratta di passaggi rapidi e (quasi) indolori, che non incidono sulla qualità delle storie.
Sul versante artistico, sia i disegni di Rogê Antônio che quelli di Andrea Di Vito appaiono in linea con i toni della serie.
Voto: 6,5

MAMAZ281 0
Amazing Spider-Man 63 (863)
Spider-Man – Sbaglio mortale parte 4 e conclusione
Con una lunga saga in cinque parti, termina il travagliato ciclo di Zeb Wells, che nei proclami iniziali avrebbe dovuto rilanciare la testata del Tessiragnatele ma che, invece, verrà probabilmente considerato uno dei peggiori nella storia del personaggio. Frutto di tante decisioni dissennate (in particolare quelle riguardanti Mary Jane, improvvisamente legata sentimentalmente a un character insignificante come Paul Rabin e, successivamente, addirittura trasformata nella nuova Jackpot), svolte narrative annunciate come clamorose, poi rivelatesi totalmente irrilevanti (su tutte, la morte di Ms. Marvel, tornata in vita in un batter d’occhio) e un’assoluta incapacità di correggere gli errori dei suoi predecessori (vedi la mutazione di Ben Reilly in Chasm o Norman Osborn entrato definitivamente a far parte dei “buoni”). Fedele alle sue scelte, lo sceneggiatore americano ne rivendica con orgoglio la legittimità negli insipidi raccontini a corollario della vicenda principale, posti in fondo all’albo, ciononostante, in un raro momento di lucidità, riesce almeno a congedarsi portando a conclusione l’unica sottotrama degna di essere ricordata, quella relativa a Lapide e alla sua scalata al potere criminale di New York. Oltretutto, tolta qualche sbavatura, fino al penultimo capitolo - il primo dei due pubblicati in questo numero (albo a cui si riferisce il nostro giudizio e non al ciclo per intero, per il quale saremmo stati molto più severi) - il racconto è effettivamente avvincente e lascia non pochi rimpianti su cosa Wells sarebbe stato in grado di fare se avesse evitato di dedicare troppo spazio a trascurabili villain di sua creazione, di cui nessuno conservava memoria, sciocchezze come il Ragno-Goblin e altre amenità simili. Peccato, però, che proprio l’episodio finale della saga non si dimostri all’altezza dei precedenti, con colpi di scena dosati male e un epilogo buonista abbastanza prevedibile.
Ai disegni ritroviamo il titolare della serie John Romita Jr. il quale, forse non sarà più il grande autore di qualche anno fa, ma diversamente da tanti presunti “artisti” di oggi, è ancora capace di regalare parecchie emozioni.
Voto: 6

MVNOM095 0
Il nuovissimo Venom 1 (95)
Venom - Chi è il nuovo ospite? Parte 1
Inutile negare la difficoltà di giudicare questo numero cercando di ignorare le sconcertanti notizie arrivate dagli USA relative all’identità del nuovo ospite del simbionte, dopo la conclusione dell’aberrante Venom War. Anche perché Al Ewing (la cui qualità di scrittura - come visto pure nella serie di Thor - sta precipitando a livelli allarmanti), ancora ai testi in questa ripartenza della collana, invece di risolvere il mistero già nel primo episodio, decide di tirarla per le lunghe, forzando la narrazione in maniera alquanto discutibile, pur di confondere il lettore, senza preoccuparsi della trama dozzinale e per nulla appassionante, che ne deriva.
A rendere il tutto più sgradevole, ci pensano, poi, gli impersonali disegni di Carlos Gómez.
Voto: 4,5

MSMMM041 0
Miles Morales: Spider-Man 17 (41)
Miles Morales - Penne e piume parte 2 e 3
Non sappiamo se sia per l’assenza di Alexis Quasarano come coautore ai testi, ma le sceneggiature di Cody Ziglar per Miles Morales ci sembrano decisamente a un livello inferiore rispetto a quelle realizzate per Deadpool. Vuoi per tematiche e una rappresentazione dei personaggi troppo sbilanciata verso un target “young adult”, vuoi per scarso feeling con il protagonista (che, per chi non lo sapesse, è stato trasformato in un vampiro nell’ignobile maxievento Blood Hunt di qualche mese fa), sta di fatto che scovare spunti interessanti nella trama di questo numero è un’impresa quasi disperata. Se poi aggiungiamo un Avvoltoio piuttosto patetico e un Black Panther assolutamente irriconoscibile, comprimari di lusso (?) di una vicenda stracolma di luoghi comuni, trovare la voglia di acquistare l’albo successivo per vedere come va a finire diventa una mera illusione.
Non aiutano le tavole - dinamiche quanto si vuole, ma senz’anima - di Federico Vicentini, del quale proprio non riusciamo a digerire il modo in cui ritrae i volti dei vari character.
Voto: 5

MSPBO012ISBN 0
Spider-Boy 12
Spider-Boy – Il ragazzo senza paura capitolo 1: in debito con il Diavolo
Come confermato dallo sceneggiatore Dan Slott, il target dichiarato di questa serie sono i preadolescenti, pertanto ragazzini fino ai 12-13 anni d’età. Ma dato che la testata si piazza spesso e volentieri nella top 30 delle vendite USA è evidente che interessi anche a un buon numero di lettori più grandi. Come ciò sia possibile resta un mistero, considerando che le storie, benché godibili, hanno uno stile di scrittura che guarda in maniera palese a un pubblico di giovanissimi. Pure il tratto cartoonesco di Paco Medina è assolutamente in linea con i testi disimpegnati di Slott quindi, per quanto sconfortante sia un simile ragionamento, questo forse chiarisce come l’insulsa gestione di Ryan North per i Fantastici Quattro – caratterizzata da un registro narrativo vicino a quello di Spider-Boy - continui a raccogliere consensi anche da parte di parecchi adulti.
P.S.: La nostra valutazione tiene naturalmente conto solo dei lettori a cui la collana è rivolta.
Voto: 6,5

MUUWO001ISBN 0
Ultimate Wolverine 1
Wolverine - Uno
Dopo il prologo apparso in fondo a Ultimate Universe: Un anno dopo, inizia la maxiserie dedicata al Wolverine di Terra 6160. A scriverla è Chris Condon, noto soprattutto per That Texas Blood, un western dai toni noir parzialmente pubblicato in Italia dalla Cosmo, che in questo primo numero alterna l’azione serrata e violentissima della vicenda principale con vari flashback, utili ad alimentare il mistero sulla vera identità del protagonista. Lo sceneggiatore americano pare conoscere bene la storia “canonica” dei diversi personaggi coinvolti e la reinterpreta in maniera efficace, benché succeda ancora troppo poco per poter esprimere un giudizio definitivo sulla reale qualità della trama.
Discreti i disegni di Alessandro Cappuccio, per quanto il suo stile ricco di chiaroscuri e atmosfere rarefatte si adatti più a serie di ambientazione urbana come quelle intitolate a Moon Knight, il character che lo ha reso un beniamino dei lettori.
Voto: 6,5

MUUUL008ISBN 0
Ultimates 8
Ultimates - Otto
Peccato che Deniz Camp ogni tanto soffra di ansia da prestazione, lasciandosi andare a trovate sconclusionate come gli “iper-conquistatori” o la “super-diplomazia” messi in bocca alla versione Ultimate di Capitan Marvel, a sua volta portavoce dei Guardiani della Galassia di questo universo alternativo che, a seguito degli interventi nel flusso del tempo del Creatore, rischiano di essere cancellati dall’esistenza. Dicevamo peccato, perché nel complesso l’episodio è molto piacevole (persino i disegni di Juan Frigeri ci sembrano migliori del solito) vista la ricchezza di nuovi, seducenti personaggi, affascinanti paradossi spazio-temporali e gustose citazioni di varie saghe storiche, senza che ci sia bisogno di ricorrere a iperboli del tutto superflue all’economia del racconto.
A ogni modo, si tratta di piccole mancanze, giustificabili con la giovane età dell’autore. La serie resta la più interessante di quelle ambientate su Terra 6160.
Voto: 7

MUUSM013 0
Ultimate Spider-Man 13
Spider-Man – Tredici
Se Deniz Camp è una fucina creativa a pieno regime, Jonathan Hickman non è certo da meno. In questo numero gioca a reinterpretare Venom, la Terra Selvaggia (astutamente fusa con un altro classico luogo immaginario dell’universo Marvel tradizionale) e vari noti villain. Riguardo questi ultimi, la caratterizzazione di Kraven ci è parsa, in verità, un po’ manierata, ma aspettiamo di leggere il seguito prima di esprimere un giudizio definitivo. A ogni modo, arrivati al tredicesimo episodio, si ha l’impressione che lo sceneggiatore americano non sia completamente soddisfatto di tutte le sottotrame introdotte, quasi come se fosse ancora in pieno world building. L’inventiva di Hickman è notoriamente sbalorditiva, speriamo che - come successo talvolta in passato - questa sua qualità non gli si ritorca contro.
A illustrare il tutto, un Marco Checchetto davvero in gran forma.
Voto: 7

M1WOWO060ISBN 0
Wonder Woman 13
Wonder Woman – “Riunione”
Dopo aver preso le misure ad Absolute Power (di cui questo episodio è un tie-in), Tom King pare quasi tornato al suo consueto livello di scrittura, stemperando la drammaticità della vicenda con molta ironia e limitando il suo raggio d’azione a pochi personaggi, tra i quali un Damian Wayne ottimamente caratterizzato. La trama è forse un po’ leggerina, ma, d’altra parte, King sta solo gestendo la transizione dettata dal maxievento DC di questi mesi, in attesa di tornare alla storyline dei primi numeri.
Tony Daniel sembra mostrare una maggiore predisposizione nella rappresentazione delle figure femminili tuttavia, anche grazie ai colori di Leonardo Paciarotti, le sue tavole sono nel complesso adeguate al contesto
Voto: 6,5
Supersons – “Le origini segrete di Trinity, la figlia di Wonder Woman”
Gustosissima rilettura degli eventi narrati negli ultimi due albi, secondo la “visione” di Damian Wayne. A dispetto dei modesti disegni di Khary Randolph, un episodio spassoso, raccontato da King con evidente divertimento.
Voto: 7

M1DCSE028 0
Batman e Robin 12
Batman e Robin – Fino alla morte!
Seconda parte di un’avventura che vede Batman e Robin all’inseguimento di Bane, rifugiatosi sull’Isola dei Dinosauri, di cui in breve tempo è diventato il padrone assoluto.
Storia dai due volti: rievocando alcuni momenti importanti del suo passato in compagnia di Alfred Pennyworth, Joshua Williamson scava efficacemente nella psicologia di Damian Wayne mentre, contemporaneamente, nella vicenda principale dà libero sfogo a un’azione senza freni, dominata da personaggi un po’ troppo sopra le righe. L’insieme tende, in qualche passaggio, a sfiorare la parodia, ma il risultato finale è tutto sommato gradevole.
Juan Ferreyra è molto abile ad adattare il suo stile di disegno ai vari registri narrativi scelti da Williamson, ci piace, però, soprattutto nelle sequenze in cui può mettere in mostra il suo tratto estremamente cinetico.
Voto: 6,5

M1BTMA057ISBN 0
Batman/Superman: i migliori del mondo 26
Joker/Luthor - I peggiori del mondo
Se Mark Waid non fosse obbligato a lavorare controvoglia su Absolute Power, non ci sarebbe la necessità di parlare spesso di questa serie, anche solo per ricordare, a chi ha la memoria corta, le qualità di un veterano dei comic book come lui, autore in passato di saghe formidabili e tornato, da qualche anno, al suo abituale (altissimo) livello di scrittura. In questo numero, da profondo conoscitore della Silver Age del fumetto americano, si diletta a rivisitare il primo incontro tra Lex Luthor e il Joker, con la solita dose di ironia, un impagabile gusto citazionista e una trama imprevedibile (pur nella sua linearità). Con Dan Mora impegnato su altri fronti (il bravissimo artista costaricano si limita a illustrare il prologo della prossima avventura in compagnia di Mr. Mxyzptlk e Bat-Mito, che non vediamo l’ora di leggere) la parte grafica viene affidata a Steve Pugh, che dona alla storia un’efficace atmosfera vintage.
Voto: 7

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