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Intervista a David Mack: La carriera dell'artista di Kabuki, passando per Daredevil, Echo e Dark Shots

Durante l’ultima edizione del Napoli Comicon, grazie a Mirage Comics, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare David Mack, l’autore di Kabuki (qui la nostra recensione del volume pubblicato dalla Mirage) e di un noto ciclo di Daredevil, nel quale ha dato vita al personaggio di Echo.
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.

Intervista a cura di Antonio Ausilio e Luca Tomassini. 
Editing video di Gennaro Costanzo.



Antonio: Ciao David, come stai?
Bene grazie. Sono molto felice di essere qui!

Antonio: È la tua prima volta a Napoli, giusto?
Sì, è la mia prima volta a Napoli. Sono arrivato in aereo a Milano, sono andato a Como, quindi in auto a Firenze, Perugia, Roma e infine a Napoli.

Antonio: Praticamente hai visitato quasi tutta l'Italia?
Sì, è stato un bel viaggio che ho fatto nelle ultime due settimane. In passato sono stato anche a Bologna e all’Etna Comics in Sicilia. Vengo in Italia ogni anno. Amo il vostro paese.

Antonio: Mirage Comics sta ristampando Kabuki, il tuo primo capolavoro. Ti piace questa nuova edizione? Potresti anche spiegare ai nuovi lettori la genesi del personaggio? Da dove ti è venuta l’ispirazione?
Sono molto grato alla Mirage Comics per aver deciso di pubblicare integralmente Kabuki. Il primo volume è già disponibile e speriamo che il secondo sia pronto per Lucca, alla fine di ottobre. Vorrei tornare in Italia per quell’occasione. Per completare tutta la saga di Kabuki saranno necessari quattro volumi. Si tratta del mio primo fumetto, grazie al quale la Marvel mi ha poi chiamato per scrivere Daredevil.È un’opera che ho realizzato mentre ero al college e a ogni lezione, che fosse di grafica, storia, mitologia o letteratura convincevo l’insegnante a farmici lavorare, spiegando perché avesse i requisiti per far parte di quello specifico corso, fino a utilizzarla come tesi di laurea.

Luca: David, il tuo stile è una sofisticata combinazione di tecniche differenti. All’inizio della tua carriera è stato difficile passare dalle case editrici indipendenti ai grandi editori come la Marvel? È stato difficile mantenere intatta la tua visione artistica?
Sono molto grato di aver avuto il tempo di sviluppare il mio stile per conto mio, lavorando in una casa editrice indipendente e realizzando le mie opere creator-owned. Ho potuto raccontare molte delle mie storie con Kabuki e lasciare che fosse la storia stessa a guidare la mia evoluzione come autore. Credo che questo mi abbia giovato. Se avessi iniziato direttamente alla Marvel o presso un editore più grande, forse avrei sentito il peso di certe aspettative e la necessità di seguire quello che viene percepito come uno “stile della casa”. Io, invece, non l’ho vissuta così. Quando la Marvel mi assunse come sceneggiatore di Daredevil, avevo già accumulato un corpus abbastanza ampio di lavori grazie a Kabuki. Sentivo che mi avevano scelto proprio sulla base di quel percorso. Successivamente mi chiesero anche di realizzare dei disegni. Fu Joe Quesada ad assumermi. Joe Quesada e Jimmy Palmiotti stavano occupandosi della parte artistica di Daredevil, mentre io subentrai alla sceneggiatura dopo Kevin Smith. A un certo punto Joe mi disse: “Perché non fai anche qualche copertina? Sei anche un disegnatore”. E io risposi: “Ma no, nessuno alla Marvel vuole vedere i miei disegni. Sono felice di scrivere la serie”. Lui invece insistette: “Vogliono vedere il tuo lavoro”. Sono davvero riconoscente a Joe per aver insistito affinché iniziassi dalle copertine. Così ho semplicemente fatto il lavoro che so fare, ed era proprio ciò che desideravano. Non ho avuto la sensazione di dover cambiare troppo .Penso che alcune persone vivano quell’esperienza in modo diverso, ma la mia impressione è che le grandi aziende vogliano assumerti proprio perché fai qualcosa di differente. E credo che il modo migliore per essere notati da un grande editore sia costruirsi una voce unica, distinta da quella di tutti gli altri.

Antonio: Restando a Daredevil, quando hai sviluppato il personaggio di Echo, hai evitato di creare un character speculare al Diavolo Rosso, ma, in ogni caso, hai cercato di bilanciare la cecità di Matt Murdock con la sordità di Maya Lopez. Per quale motivo hai preso questa decisione?
Stavo portando avanti Daredevil e Joe Quesada mi disse che potevo realizzare qualsiasi storia volessi, purché creassi un personaggio completamente nuovo. Secondo lui, infatti, tutti quelli che cominciavano a scrivere Daredevil volevano sempre utilizzare Elektra, Bullseye, Wilson Fisk. Kingpin, oltretutto, è stato pure preso in prestito da Spider-Man. Fu un’autentica sfida dal punto di vista creativo e sono davvero grato a Joe per avermelo proposto. A ogni modo, guardando a Daredevil, si tratta di un personaggio che percepisce il mondo in maniera diversa dalle altre persone. Quindi, ho pensato che potesse essere interessante avere un altro personaggio con caratteristiche simili, in modo che si creasse una sintonia tra i due, considerando che entrambi si sentivano diversi dalla maggior parte delle persone. Ma, come tu hai detto, Maya Lopez raccoglie le sue informazioni sul mondo attraverso la vista, non attraverso l’udito come Daredevil. Pertanto, anche se potevano relazionarsi l’uno con l’altro, proprio perché diversi dalle altre persone, allo stesso tempo, le loro diversità avrebbero potuto creare dei malintesi e allontanarli. Una dinamica secondo me interessante da esplorare.

Luca: David, parliamo della tua collaborazione con Brian Michael Bendis. Siete amici molto stretti. Se ricordo bene, avete lavorato insieme per la prima volta insieme (in Marvel) a un arco narrativo di Daredevil intitolato Wake Up, che ricordo con grande affetto. Puoi raccontarci qualcosa della chimica tra te e Brian? E una domanda: è più facile o più difficile lavorare con un amico?
Grazie per avermi chiesto di Brian Michael Bendis. Sì, Brian Bendis e io siamo migliori amici dal 1993. Ci siamo conosciuti durante una convention a Chicago. Io stavo scrivendo Kabuki e cercavo un disegnatore. Quando incontrai Brian, lui scriveva e disegnava i suoi fumetti noir e polizieschi.Mi mostrò uno dei suoi fumetti crime e io gli suggerii di usare più ombre nell'inchiostrazione, perché la storia aveva un'atmosfera noir. Gli piacque molto il mio consiglio. All'epoca Brian trovava lavoro soprattutto come disegnatore a matita e, la prima volta che ci incontrammo, fu proprio lui a procurarmi un lavoro come suo inchiostratore. Così, nei primi anni Novanta, lavorammo insieme come team matitista-inchiostratore su diversi progetti indipendenti che... probabilmente è meglio non nominare, perché non dovreste andare a cercarli! Non erano un granché, ma erano il nostro periodo di formazione. Realizzammo insieme un adattamento di The Call of Cthulhu di H.P. Lovecraft, lavorammo su alcuni progetti per Caliber Comics, facemmo una serie dedicata a Dracula e varie altre cose. Come coppia artistica funzionavamo davvero molto bene.In origine Brian avrebbe dovuto essere il disegnatore di Kabuki. Ho ancora alcuni disegni di Kabuki realizzati da lui nel 1993. Mentre lavoravamo ai nostri progetti creator-owned, grazie a Kabuki ricevetti l'offerta di scrivere Daredevil. Come dicevo prima, Joe Quesada mi chiese di realizzare anche le copertine. Io risposi: "No, alla Marvel vogliono vedere solo i tuoi disegni."E lui disse: "Fai la prima copertina da solo. Le altre le realizzeremo insieme."All'epoca non esistevano né le e-mail né gli scanner. Siamo negli anni Novanta. Io preparavo uno schizzo della copertina di Daredevil, Joe Quesada la disegnava a matita, Jimmy Palmiotti la inchiostrava e poi mi spedivano l'originale in una scatola FedEx.Io prendevo quella tavola originale e ci dipingevo direttamente sopra, sperando di non rovinarla. Poi la rimettevo nella scatola FedEx e la rispedivo indietro. In una di quelle spedizioni infilai anche alcuni fumetti indipendenti in bianco e nero di Brian. Inserii nella scatola la sua miniserie in quattro numeri Torso. Era un po' come un cavallo di Troia. Quesada mi chiamò e disse:"Ho ricevuto la copertina... ma cosa sono tutti questi fumetti indipendenti in bianco e nero?" Gli risposi: "Appartengono al mio migliore amico, Brian Bendis. Sono suoi lavori. Collaboriamo insieme e pensavo fosse giusto farteli vedere." Joe mi disse: "Il suo stile grafico non mi convince molto." E io risposi: "Va bene, però leggili comunque. Magari ti piaceranno le storie." Qualche tempo dopo mi richiamò e disse: "Come scrittore ha davvero del potenziale." In quel periodo io scrivevo Daredevil e Joe lo disegnava, ma nel frattempo era diventato Editor-in-Chief della Marvel. Le uscite della serie iniziavano ad accumulare ritardi perché il suo nuovo incarico gli lasciava poco tempo per disegnare. Così mi chiese: "Tu stai già scrivendo Daredevil. Perché non ti occupi anche dei disegni?" Io gli risposi: "Sì... però sto realizzando contemporaneamente anche Kabuki per Image Comics. Sarebbe davvero troppo lavoro." Allora gli proposi: "Perché non coinvolgiamo Brian?" In pratica passai dall'essere solo sceneggiatore di Daredevil a occuparmi temporaneamente anche dei disegni del numero successivo, così da poter far ottenere a Brian Bendis un incarico come sceneggiatore e lavorare insieme. Da quella scelta nacque proprio la storia Wake Up di cui parlavi. Quello fu il nostro primo lavoro alla Marvel. Grazie a quel progetto Brian ebbe poi l'opportunità di proporre Ultimate Spider-Man. Successivamente realizzammo insieme Alias con Jessica Jones, per il quale io dipinsi anche le copertine. Più avanti scrivemmo insieme Daredevil: End of Days. Nel corso degli anni abbiamo collaborato moltissimo, sia nei fumetti indipendenti sia alla Marvel. Infine abbiamo creato una nostra serie creator-owned intitolata Cover. Dopo oltre trent'anni di amicizia siamo finalmente riusciti a realizzare una serie completamente nostra, ideata insieme dall'inizio alla fine.»

Luca: Dopo così tanti anni è stato difficile ritrovare la stessa sintonia lavorando di nuovo con Brian?
Direi che ogni progetto ha avuto una chimica tutta sua. Lavorare con Brian non è mai stato difficile. Anzi, è sempre un piacere. È un collaboratore eccezionale. Contribuisce tantissimo al progetto, ma allo stesso tempo vuole che chi lavora con lui si senta libero di esprimersi e abbia lo spazio necessario per dare il proprio contributo creativo. È una cosa che apprezzo molto. Da Brian ho imparato tantissimo su come comunicare con gli altri collaboratori in modo efficace e diplomatico.  È davvero molto bravo in questo. Lavorare insieme è stato semplicemente un piacere.»

Antonio: L’ultima domanda riguarda il nuovo libro con Mirage, Dark Shots. Una collaborazione di diversi artisti. Puoi dirci qualcosa a riguardo?
Ho incontrato Francesco Marcantonini, l’editore, due anni fa a Como e dopo solo un anno aveva già pubblicato quattro delle mie opere in volumi cartonati. E adesso, dopo un altro anno, ancora nuovi libri, tra cui l’integrale di Kabuki e Dark Shots. Quest’ultimo è un’antologia in cui l’amico Federico Mele ha scelto vari artisti, a cui ha suggerito alcune idee per nuove storie. A me ha mandato una lista con sei diverse proposte. Ognuna aveva solo una o due righe di descrizione. Io ho scelto l’ultima e gli ho detto: “Facciamola insieme” e lui ha usato la copertina basata sulla nostra storia come variant del libro. Ci sono molti autori italiani nel volume, tra i quali anche Sara Pichelli, che ha creato Miles Morales insieme a Bendis. Insomma, si è trattato di una collaborazione incredibile assieme a meravigliosi partner italiani.

Antonio: Grazie mille, David!
David Mack: grazie a voi. È stato davvero un piacere.

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Intervista a Deniz Camp: la nuova star dei comics americani, da Ultimates a Absolute Martian Manhunter

Durante l’ultima edizione del Napoli Comicon, grazie a Panini Comics abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Deniz Camp, astro nascente del fumetto americano e autore dei testi delle acclamate serie Ultimates per la Marvel e Absolute Martian Manhunter per la DC.
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.

Intervista a cura di Antonio Ausilio e Luca Tomassini.



Comicus (Antonio): Ciao Deniz, come stai?
Molto bene, grazie

Comicus (Antonio): Stan Lee era solito dire che i fumetti della Marvel mostrano il mondo fuori dalla finestra. Tuttavia, siamo rimasti molto sorpresi dell’esplicito messaggio politico contenuto nelle storie dei tuoi Ultimates. Hai mai avuto problemi a ricevere l’approvazione della Marvel per le tue sceneggiature?
È divertente che tu me lo chieda, perché è la domanda che si fanno tutti: “come è possibile che sia successa una cosa del genere?”. Eppure, in Marvel non ho mai ricevuto quasi nessuna opposizione sulle mie posizioni politiche o sui messaggi politici che ho inserito nell’albo. Mi hanno supportato fin dalla prima proposta che ho presentato loro. È vero, la serie possiede un sottotesto politico, io credo, però, che ormai non sia più possibile fare arte senza politica. Sì, forse il mio messaggio è più “di sinistra” di quanto la gente sia abituata negli Stati Uniti, ma io penso che un numero sempre più crescente di persone sia stanca del sistema, ed è per questa ragione che la serie ha avuto una risonanza così significativa.
Ripeto, in Marvel non mi è mancato il supporto, benché, onestamente, per ogni nuovo episodio mi aspettassi frasi del tipo: “questo non lo puoi fare”, “cosa stai facendo?”. Invece, mi hanno sempre detto: “ottimo, andiamo avanti”, aggiungendo solo minime annotazioni. Questa è la bellezza dell’Universo Ultimate e Wil Moss, l’editor delle serie Ultimate - e uno dei migliori del fumetto americano - ha davvero lasciato sia a me che agli altri sceneggiatori molta libertà. Per questo motivo, gli X-Men di Peach (Peach Momoko, autrice di Ultimate X-Men, ndr) sono completamente diversi dalla mia serie o da quella di John (Jonathan Hickman, sceneggiatore di Ultimate Spider-Man, ndr). Abbiamo la serie di Spider-Man che non somiglia per niente a quella di Wolverine, e così via.

Comicus (Luca): Escluso Children of the Vault, il tuo primo lavoro per Marvel Comics, stai scrivendo serie ambientate in universi alternativi tanto per Marvel (Ultimates) quanto per DC (Absolute Martian Manhunter). Pensi che in futuro lavorerai sulle icone classiche dei due editori oppure preferisci gli universi alternativi per la maggiore libertà creativa che possono offrire?
Adoro gli universi alternativi per la maggiore libertà che possono offrire, ma non è stata una scelta intenzionale da parte mia bensì quello che mi è stato offerto. Ho ricevuto una e-mail in cui mi veniva chiesto se potesse interessarmi scrivere The Ultimates e ho risposto di sì, e la stessa cosa è successa con Absolute Martian Manhunter e la possibilità di scrivere qualcosa per l’Universo Absolute. Il mio prossimo progetto per DC Comics sarà ambientato nella continuity dell’universo principale, cosa che non mi dispiace affatto, è una cosa che richiede un differente insieme di competenze anche se alla fine si tratta sempre di narrazione, quindi adoro lavorare a cose diverse e amo le sfide, sono entusiasta di potermi confrontare con nuove sfide.

Comicus (Antonio): Secondo la nostra opinione, Absolute Martian Manhunter è una delle serie migliori del 2025 e – detto onestamente – anche del 2026, ma in confronto al resto dell’Universo Absolute ci sono alcune differenze. L’aspetto supereroistico non è così evidente, per noi la trama si avvicina più a quella di un thriller psicologico. Erano queste le caratteristiche della serie fin dall’inizio o le hai cambiate successivamente? Nello specifico, considerando l’arte straordinaria di Javier Rodríguez, queste modifiche vengono forse da lui? Giusto per fare un esempio, il fumo delle sigarette o il fumo in generale sembra quasi un personaggio della storia. Hai avuto subito questa idea o forse ti è venuta parlandone con Javi?
L’idea del fumo come metafora e che fosse una cosa attiva viene da me. Innanzitutto, perché tradizionalmente nei fumetti il balloon a forma di fumo è il modo in cui vengono rappresentati i pensieri e poi perché Martian Manhunter è connesso con il fuoco, essendo una sua debolezza. Era una cosa già presente nella mia proposta originale. Tuttavia, l’idea di utilizzare più colori, il modo in cui il fumo “agisce” e sembra “vivo”, provengono da Javi. In pratica, in ogni episodio lavoriamo così: io propongo qualcosa e poi lui la migliora in maniera sostanziale. Se, invece, è lui a fare una proposta, io cerco di fare del mio meglio affinché possa funzionare. La nostra è una vera collaborazione. So che lui fa dei cambiamenti per le giuste ragioni, per cui anch’io mi impegno al massimo per rendere efficaci quelle modifiche. L’intera esperienza sulla serie è stata meravigliosa per me. Ho imparato e sto ancora imparando moltissimo sui fumetti grazie a Javi. A volte dice cose che mi lasciano a bocca aperta, ma che per lui sono semplici, ed è stato un vero piacere vivere tutto ciò sulla serie.

Comicus (Luca): La serie originale di The Ultimates è un grande classico del nuovo millennio, ma nel frattempo il mondo è cambiato molto. È questo il motivo per cui la tua versione è così diversa dall’originale? E in cosa è differente dalla versione di Millar e Hitch?
Quello che ho cercato di fare, quando mi è stato offerto il lavoro, è stato di restare fedele allo spirito di quello che Mark e Bryan avevano fatto con The Ultimates. E quello che hanno fatto è guardare i supereroi Marvel iconici e chiedersi: “Ok, che aspetto ha un supereroe oggi?”
Quello era il periodo post 11 settembre, ovvero un tempo di imperialismo americano, di forza del complesso militare e industriale e di una certa “tracotanza americana”. Così quello che fecero fu prendere questi elementi e usarli per modellare gli Avengers. Quello che c’era prima era finito, e loro resero gli Avengers una sorta di combattenti contro il terrorismo. Ma ora anche quel periodo è finito e le cose sono cambiate molto. Io ovviamente sono uno scrittore diverso da Mark, com’è diversa la mia prospettiva sul mondo di oggi e la mia visione di questi personaggi. Ciò che lui faceva era satira, o almeno in parte. Io invece cercavo un approccio più sincero, più diretto. Volevo guardare e capire: che aspetto ha un supereroe oggi? Che aspetto ha un eroe negli anni 2020? Per me gli eroi sono persone che di solito vengono oppresse – dallo Stato, dal Capitale o da qualunque altra struttura di potere – e che fanno parte di movimenti. Non sono figure dallo spirito individualista e fuori dal comune. Nascono dai movimenti, nascono dal popolo, costruiscono movimenti oppure contribuiscono a costruirli. E non solo oggi: se guardi alla storia, penso che sia sempre stato così. Quindi nella mia versione c’è anche una sorta di rifiuto dell’idea del “grande uomo della storia”, dell’idea che una sola persona possa cambiare tutto. Per quanto riguarda la differenza tra le due versioni, il modo più sintetico in cui la descrivo è questo: negli Ultimates di Mark, i supereroi danno la caccia ai terroristi. Nei miei Ultimates, o meglio nei nostri Ultimates, i supereroi sono i terroristi (o considerati tali, ndr.)

Comicus (Antonio): Panini Comics ha presentato in questa manifestazione Assorted Crisis Events, ma onestamente non abbiamo ancora avuto il tempo di leggere il volume. Puoi parlarcene tu?
In breve, è come se delle persone normali venissero coinvolte in Crisi sulle terre infinite (notissima maxiserie di Marv Wolfman e George Pérez, che nel 1985 azzerò il multiverso DC, ndr), oppure è una sorta di Black Mirror (celebre serie televisiva britannica, della quale nel 2025 è stata rilasciata su Netflix la settima stagione, ndr) in cui il tempo e lo spazio stanno collassando. È una serie antologica, dove ogni episodio è una storia completa, con nuovi personaggi, che devono affrontare questa crisi temporale, la quale si manifesta sempre in maniera differente.
Ad esempio, in un numero una ragazza rimane bloccata in un loop temporale di sessanta secondi, ma per milioni di anni. Poi improvvisamente riesce a uscirne e cerca di riadattarsi alla vita. Ciascuna tavola dell’episodio raffigura un loop, in modo che la narrazione rifletta ciò che sta accadendo ai personaggi, cercando di far provare al lettore le stesse emozioni che provano loro.
In un altro numero, un personaggio attraversa la vita a velocità vertiginosa. Ogni momento della sua esistenza sembra durare uno schiocco di dita e il modo in cui raccontiamo la storia, prova a replicare quella sensazione, con rapidi passaggi da una scena all’altra.
Quindi, protagonisti sempre differenti, che devono fronteggiare diverse manifestazioni della crisi. Le quali, ovviamente, sono anche metafore di ciò con cui io e i miei amici abbiamo a che fare in questo momento.

Comicus (Luca): Come puoi vedere dalla maglietta che indosso, sono un grande fan dei Fantastici Quattro e della tua versione di Reed Richards che, nell’ Ultimate Universe, veste i panni di Ultimate Doom. Credo che Destino sia il personaggio più umano e tragico di tutta la serie, a causa del dolore e della sofferenza che prova per la consapevolezza delle opportunità di vita che gli sono state sottratte. Prova costantemente a riportare le lancette dell’orologio indietro, che è una cosa molto umana. Qual è il motivo della scelta di questa caratterizzazione del personaggio, che adoro?
Come sapete, l’idea di far vestire i panni di Destino a Reed Richards è di Jonathan Hickman, che lo ha reso una figura tormentata dalle macchinazioni del Creatore e che odia sé stesso così tanto da aver torturato il proprio io per chissà quanto tempo. Io volevo semplicemente portare avanti quell’idea. Per me è diventato il protagonista di una tragedia struggente, con al centro tutto quello che gli manca e tutto quello che sarebbe dovuto essere. E questo, per me, è il vero tema dell’intero universo che Jonathan ha costruito. Credo che lui stesse cercando di distillare quella sensazione che molte persone della mia generazione provano, cioè che ci era stato promesso un futuro migliore e più luminoso, con la certezza che ogni generazione sarebbe stata più sana, più felice e più giusta della precedente, come abbiamo sempre pensato crescendo. E questa cosa non si è realizzata. Non credo si sia realizzata affatto. Penso che molte persone stiano molto peggio oggi rispetto a prima. La sensazione generale è che ci sia stato tolto qualcosa. E quindi Destino è la versione definitiva di tutto questo. Tutti gli Ultimates portano dentro questa sensazione, ma Destino ne è l’incarnazione assoluta. È letteralmente perseguitato dai fantasmi di tutto ciò che non è mai stato, da quei Fantastici Quattro che non sono mai esistiti. Non solo gli è stato strappato via tutto quello che lo definiva, ma è stato anche torturato per un tempo infinito. Gli è stata strappata via perfino quella parte di sé che amava la scoperta scientifica. Gli è stato tolto tutto. Eppure, nonostante tutto quello che gli è stato portato via, continuiamo ad essere testimoni del suo eroismo. Continua a salvare le persone. Continua a preoccuparsi per gli altri. E adoro questa cosa. La adoro. Ho sempre amato Reed Richards come personaggio, ma mi sono davvero innamorato di Destino. È uno dei personaggi che preferisco scrivere.

Comicus (Antonio): Lo stile di Ultimate Endgame è piuttosto diverso da quello di altre tue serie. Contiene diversi elementi rintracciabili negli albi sceneggiati da Jonathan Hickman. Hai discusso il progetto con lui, decidendo, poi, di mantenere vari aspetti della sua scrittura?
Io e John ne abbiamo parlato brevemente. Gli ho descritto le mie idee, anche se, di base, ho dovuto solo collegare tutti i fili narrativi da lui impostati. Dovevo, per esempio, occuparmi del Creatore nella Città e di ciò che proveniva da Ultimate Invasion, la sua run originale, tipo la vicenda relativa a Kang. Dovevo, insomma, rendere giustizia alla sua storia, all’universo da lui creato. Endgame parla sostanzialmente di questo. Ultimates, invece, racconta una ribellione. La rivoluzione sorta in Ultimates è nata dalle mie idee per la serie. Non faceva affatto parte del piano iniziale di John.

Comicus (Luca): Qualche anticipazione su progetti per l’immediato futuro? Qualcosa di cui ci puoi parlare?
Ancora no, però posso dire che c’è qualcosa in arrivo per la DC che probabilmente verrà annunciato al San Diego Comic-Con o in un’altra occasione del genere. E ne sono molto entusiasta. È il mio prossimo progetto con Javier Rodriguez dopo Absolute Martian Manhunter. E siamo molto emozionati. Io ho già iniziato a scriverlo. Lui non ha ancora iniziato a disegnarlo perché sta ancora finendo Absolute Martian Manhunter, ma spero che verrà fuori qualcosa di grandioso.

Grazie Deniz, è stato un piacere.

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I vincitori dei Premi del Palmarès di COMICON 2026

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Si è svolta sabato 2 maggio, presso l’Auditorium del Teatro Mediterraneo, la cerimonia di premiazione del Palmarès di COMICON Napoli 2026.

La serata ha assegnato undici premi suddivisi tra Premi Micheluzzi, dedicati alle opere italiane, e Premi COMICON per le opere internazionali, a cui si aggiunge il Sophie Castille Award per la migliore traduzione. La giuria era presieduta dalla fumettista Gabriella Giandelli dall’attore e doppiatore Alex Polidori, dalla cantante BigMama, dal saggista Raffaele Alberto Ventura e dall'attrice Caterina Guzzanti. La conduzione è stata affidata a Vincenzo Comunale.

Il Premio Speciale COMICON alla Carriera 2026 è stato conferito al fumettista polacco Grzegorz Rosiński.

Ecco tutti i nomi delle opere e degli autori vincitori dei Premi del Palmarès di COMICON:

PREMI MICHELUZZI (opere italiane)

- Migliore Fumetto: Babbo dove sei?, di Francesca Ghermandi (Canicola Edizioni)
- Migliore Sceneggiatura: Traditori di tutti, di Paolo Bacilieri (Oblomov Edizioni)
- Miglior Disegno:  Punica Fides, di Andrea Bruno (Sputnik Press)
- Migliore Serie: Disperanza #1, di Nova, Matteo Grilli e Samuel Spano (Sergio Bonelli Editore)
- Migliore Opera Prima: Una notte da rider, di Arlen (Bao Publishing)
- Nuove Strade - Migliore Autoproduzione: Gli animali religiosi - Volume 1, di Martino Louis


PREMI COMICON (opere straniere e internazionali)

- Migliore Graphic Novel straniero: Il nirvana è qui, di Mikael Ross; trad. Federica Vanin (Bao Publishing)
- Migliore Serie straniera: Absolute Martian Manhunter #1-3, di Deniz Camp e Javier Rodriguez; trad. Lorenzo Corti (Panini Comics)
- Migliore edizione di un Classico: La mano verde e altri racconti, di Nicole Claveloux e Édith Zha; trad. Boris Battaglia (Eris Edizioni)
- Giovani Letture: Furiosa, di Geoffroy Monde e Mathieu Burniat; trad. Stefano Andrea Cresti (Tunué)
- Sophie Castille Award - Migliore Traduzione  (Italy): 
Il mio amico Kim Jong-un, di Keum Sun Gendry-Kim; trad. Mary Lou Emberti Gialloreti (Bao Publishing)


Il Comitato di Selezione per i Premi del Palmarès COMICON 2026 è composto da Andrea Antonazzo (giornalista e redattore Fumettologica.it), Federica Lippi (traduttrice e saggista), David Padovani (redattore de Lo Spazio Bianco), Gianluca De Angelis (giornalista Fumo di China, Fumettologica e CGTN), Emilia Di Domenico (libraia, Feltrinelli Napoli), Matteo Stefanelli (Direttore artistico COMICON).

Come riportato dal sito del Comicon, “la selezione del Premio Nuove Strade Miglior Autoproduzione è stata invece affidata ad un gruppo di lavoro specifico, costituito da un membro dello staff del festival e da un rappresentante dell’ente partner Centro Fumetto ‘Andrea Pazienza’ di Cremona. Per il 2026 il gruppo di selezionatori è costituito da: Kevin Scauri, Responsabile della Small Press Area di COMICON; Michele Ginevra, responsabile Centro Fumetto Andrea Pazienza.”

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Comicon 2026: le candidature ai premi del Palmarès 2026

  • Pubblicato in News

Riceviamo e pubblichiamo: 

COMICON 2026:

LE CANDIDATURE AI PREMI DEL PALMARÈS

La giuria è presieduta dalla fumettista Gabriella Giandelli

e composta da BigMama, Caterina Guzzanti,

Alex Polidori, Raffaele Alberto Ventura

COMICON annuncia le candidature ai Premi del Palmarès 2026. Dieci le categorie competitive divise tra i Premi Micheluzzi, che ricompensano le opere italiane, e i Premi COMICON, dedicati alle opere internazionali. 

La Giuria che decreterà i vincitori è composta dalla fumettista Gabriella Giandelli (Presidente), dall’attore e doppiatore Alex Polidori, dalla cantante BigMama, dal saggista Raffaele Alberto Ventura e dall’attrice Caterina Guzzanti.

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 2 maggio, alle 19:30, presso l’Auditorium del Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare, e sarà presentata da Vincenzo Comunale, comico e autore, tra le più interessanti voci della stand up comedy italiana.

Di seguito le candidature ai Premi del Palmarès Ufficiale di COMICON.

PREMI MICHELUZZI (opere italiane)

Migliore Fumetto
Babbo dove sei?, Francesca Ghermandi (Canicola Edizioni)
Nel nido dei serpenti, Zerocalcare (Bao Publishing/Momo Edizioni)
Il padiglione sulle dune, Alessandro Lise e Alberto Talami (Baya Comics)
Punica fides, Andrea Bruno (Sputnik Press)
Tapum, Leo Ortolani (Feltrinelli Comics)

Migliore Serie italiana
Dirt. Last Show, Giulio Rincione (Tunué)
Disperanza #1, Nova, Matteo Grilli e Samuel Spano (Sergio Bonelli Editore)
Il mondo di Niger, di Leila Marzocchi, in Linus #1-4, 6-8, 10,12/2025 (Baldini + Castoldi)
Nonna's Kitchen, Mirka Andolfo, in Manga Issho #3-4 (Star Comics)
Topolino e le vestigia di Z, Casty, in Topolino #3637/3639 (Panini Comics)

Migliore Sceneggiatura
C'era una volta l'est, Boban Pesov (Tunué)
Eternity #7, Alessandro Bilotta (Sergio Bonelli Editore)
Il padiglione sulle dune, Alessandro Lise e Alberto Talami (Baya Comics)
Pippo Holmes in: il gattino dei Baskerville, Bruno Enna in Topolino #3642 (Panini Comics)
Traditori di tutti, Paolo Bacilieri (Oblomov Edizioni)

Miglior Disegno
Cattivik La novell’ grafik’, Spugna (Gigaciao)
Il diavolo di Smiling Woods, Jacopo Starace (Bao Publishing)
Dirt. Last Show, Giulio Rincione (Tunué)
Materia degenere, Criminaliza (Diabolo Edizioni)
Punica Fides, Andrea Bruno (Sputnik Press)

Migliore Opera Prima
Che tempo fa al tramonto, Ludovica Tedesco (Rider Comics)
Corpo a corpo, Giovanni Scarduelli (Terre di Mezzo Editore)
Lindy Hop dall’aldilà, Eva Daffara (Eris Edizioni)
Si torna sempre dove si è stati male, Isotta Santinelli (Gallucci Balloon)
Una notte da rider, Arlen (Bao Publishing)

Nuove Strade - Migliore Autoproduzione
Gli animali religiosi - Volume 1, Martino Louis
La ballata di Pluis, Renzo Cerutti (Nuvole Sotterranee)
Che hai fatto oggi?, AA.VV. (Wabbit Hunting Season)
Doomed #1, AA.VV. (Sputnik Press)
Effort, Marco Checchin (Blekbord)

PREMI COMICON (opere straniere e internazionali)

Migliore edizione di un Classico
Little Nemo in Slumberland (1905-1911), Winsor McCay; trad.  Pier Luigi Gaspa (Edizioni NPE)
La mano verde e altri racconti, Nicole Claveloux e Édith Zha; trad. Boris Battaglia (Eris Edizioni)
Il mondo delle fessure rotonde, Shigeru Mizuki; trad. Vincenzo Filosa (Canicola Edizioni)
Penguin Gohan, Shigesato Itoi e Teruhiko Yumura; trad. Lorenzo Di Giuseppe (In Your Face Comix)
Silas Finn vol.1, Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano (Renoir/Nona Arte)
Spaghetti, René Goscinny e Dino Attanasio; trad. Marco Cedric Farinelli (Renoir/Nona Arte)

Migliore Graphic Novel straniero
Cannon, Lee Lai; trad. Alice Amico (Coconino Press)
Il mio amico Kim Jong-un, Keum Sun Gendry-Kim; trad. Mary Lou Emberti Gialloreti (Bao Publishing)
Il nirvana è qui, Mikael Ross; trad. Federica Vanin (Bao Publishing)
Il nuovo lavoro della signorina Lucky, Fumiko Takano; trad. Makiko Kawato e Paolo La Marca (Coconino Press - Doku)
Ritorno a Tomioka, Laurent Galandon e Michaël Crouzat; trad. Isabella Donato (Renoir Comics)
Signor civetta, David B; trad. Ilaria Conni (Sigaretten Edizioni)

Migliore Serie straniera
Absolute Martian Manhunter #1-3, Deniz Camp e Javier Rodriguez; trad. Lorenzo Corti (Panini Comics)
Mujina into the deep #1-4, Inio Asano; trad. Manuela Capriati (Panini Comics)
Il ragazzo meraviglia, Juni Ba; trad. Michele Innocenti (Panini Comics)
Rare Flavours, Ram V e Filipe Andrade; trad. Simone Roberto (Edizioni BD)
La seconda vita di Sander - Libro Primo, Stepan Razorenov; trad. Salvatore Privitera (Hollow Press)
Veil #1-2, Kotteri!; trad. Dario Rotelli (J-Pop Manga)

Giovani Letture
Il bosco segreto, Kengo Kurimoto; trad. Alessandro Zontini (Editrice Il Castoro)
Il club del fumetto, Raina Telgemeier e Scott McCloud; trad. Laura Bortolozzi (Editrice Il Castoro)
Furiosa, Geoffroy Monde e Mathieu Burniat; trad. Stefano Andrea Cresti (Tunué)
Gabotteo & Palloncino. La notte della nuvola vivente, Lorenzo Mò (Gallucci Balloon)
Nel paese degli Inuit, Alice Milani (Canicola Edizioni)
Il sogno della Cicala, Dario Sostegni e Raffaele Sorrentino (Canicola Edizioni)

Migliore Traduzione - Sophie Castille Award
Gaza attraverso lo schermo, Mazen Kerbaj; trad. Luce Lacquaniti (Coconino Press)
La leggenda di Luther Arkwright, Bryan Talbot; trad. Fabio Gadducci e Mirko Tavosanis (Tunué)
La Luna e il Serpente: sussidiario di magia,  John Coulthart, Steve Moore, Kevin O’Neill e Alan Moore; trad. Lorenzo Corti (Panini Comics)
Il mio amico Kim Jong-un, Keum Sun Gendry-Kim; trad. Mary Lou Emberti Gialloreti (Bao Publishing)
Mira #5: #ragazze&ragazzi #contro #adulti, Sabine Lemire e Rasmus Bregnhøi; trad. Claudia Valeria Letizia e Eva Valvo (Sinnos Editrice)


Comitato di Selezione COMICON 2026

Il Comitato di Selezione è composto da cinque membri fra i maggiori esperti italiani di fumetto, giornalisti, critici e librai, affiancati dal Direttore artistico del festival. Il Comitato di Selezione 2026 è costituito da:

  •  Andrea Antonazzo (giornalista e redattore Fumettologica.it)
  •  Federica Lippi (traduttrice e saggista)
  •  David Padovani (redattore de Lo Spazio Bianco)
  •  Gianluca De Angelis (giornalista Fumo di China, Fumettologica e CGTN)
  •  Emilia Di Domenico (libraia, Feltrinelli Napoli)
  •  Matteo Stefanelli (direttore artistico COMICON)

La selezione del solo Premio Nuove Strade Miglior Autoproduzione è affidata ad un gruppo di lavoro specifico, costituito da un membro dello staff del festival e da un rappresentante dell’ente partner Centro Fumetto ‘Andrea Pazienza’ di Cremona. Per il 2026 il gruppo di selezionatori è costituito da: Kevin Scauri, responsabile Small Press Area COMICON; Michele Ginevra, responsabile Centro Fumetto Andrea Pazienza.
Anche per l’edizione 2026 si rinnova la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli: i trofei per le categorie "Miglior Opera Prima” e “Nuove Strade - Migliore Autoproduzione” saranno realizzati dagli studenti e dalle studentesse del corso di secondo livello della Scuola di Scultura.

 

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