Kabuki Vol. 1, recensione: l'edizione definitiva del capolavoro di David Mack
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Il ritorno di Kabuki sugli scaffali delle fumetterie italiane, grazie a Mirage Comics che ha programmato la ristampa e la conclusione dell’intero corpo narrativo in una edizione prestigiosa, concede al lettore la possibilità di riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo, facendolo immergere in uno dei periodi più fecondi della storia del fumetto americano, gli anni ’90. Un’epoca su cui spesso si ha un giudizio stereotipato e banale, basato sul successo dei supereroi “tamarri” della prima Image Comics, certamente effimero ma ricco di conseguenze positive: primo tra tutti, quello di rompere il monopolio di Marvel e DC e di dimostrare che c’era uno spazio per una editoria indipendente, che molto presto si rivelò capace anche di concepire opere più audaci e meno conservative del mero fumetto supereroistico. E che c’era spazio, soprattutto, per una generazione di giovani artisti che avrebbero presto lasciato il segno. Tra i più fulgidi talenti emersi in quegli anni troviamo, senza alcun dubbio, David Mack.
La cosa che più colpisce, rileggendo Kabuki, è la ricchezza dell’immaginario del suo giovane autore, che si abbevera a influenze allora molto in voga e ad altre niente affatto banali, e che vengono rielaborate con una padronanza stupefacente per un esordiente in una distopia in cui si fondono il genere del katakiuchi, ovvero il classico genere giapponese dei racconti di vendetta qui rielaborato con gusto postmoderno, il noir, il cyberpunk e lo spionaggio. In modo manifesto e niente affatto velato, Mack usa la vicenda di Kabuki per lanciare un avvertimento al lettore circa il mondo che l’allora giovane autore vedeva arrivare: un mondo in cui politica e criminalità sono intrecciati in un legame indissolubile, e in cui il controllo dei media equivale a controllo sociale e manipolazione dell’opinione pubblica. Sono talmente tanti, gli spunti forniti dalla lettura del lavoro di David Mack, che vale davvero la pena analizzarli subito dopo aver ricordato la trama dell'opera.
La vicenda è ambientata in un Giappone futuristico dove, come abbiamo detto, politica e crimine organizzato sono legati e intrecciati tra loro in un delicato equilibrio garantito da una società segreta chiamata Noh. Si tratta di una organizzazione paramilitare che opera ai massimi livelli di riservatezza nonché di efferatezza quando si tratta di eliminare chiunque venga percepito come minaccia all’ordine di cui questa associazione si è fatta garante. Di questi omicidi viene incaricato un corpo d’élite di spietati sicari, le assassine mascherate tra cui spicca l’enigmatica Kabuki.
La donna ha un passato doloroso, di cui veniamo a conoscenza grazie all’inserimento di una serie di flashback. Le origini della ragazza, il cui vero nome è Ukiko, affondano in uno degli episodi più tristi della storia giapponese, l’assimilazione forzata (a partire dalla fine dell’800) da parte del governo centrale della popolazione Ainu, ovvero gli antichi abitanti del Giappone settentrionale. Degli Ainu oggi sopravvivono solo piccoli gruppi, concentrati soprattutto nella zona di Hokkaido. Un destino particolarmente crudele fu riservato alle donne di questa comunità: durante la Seconda Guerra Mondiale molte giovani vennero strappate a forza alle loro famiglie, per essere inviate alle basi militari giapponesi. Denominate “donne di conforto”, le ragazze erano in realtà trattate come schiave dai militari e da loro brutalizzate. Tsukiko, questo il vero nome della madre di Kabuki, finisce in una base diretta da un generale meno violento dei suoi sottoposti, ai quali intima di non violentare le ragazze. Estremamente tradizionalista, l'uomo fa esibire le giovani in spettacoli teatrali Kabuki e prende Tsukiko a ben volere, essendo rimasto affascinato dalle sue esibizioni. Decide prima di adottarla e poi, cresciuto l’affetto nei suoi confronti da parte della ragazza, di sposarla.
Il generale Kai, tuttavia, non ha fatto i conti col violento figlio Ryuchi, avuto da un matrimonio precedente: ritenendo la nuova relazione del padre un affronto alla memoria della madre, Ryuchi prima violenta Tsukiko e poi la acceca. La donna morirà dando alla luce il frutto della violenza subita, ovvero la stessa Ukiko, che viene allevata come una figlia dal generale. Ma le pene per la bambina sono appena cominciate, perché verrà rintracciata da Ryuchi che, con un atto di crudeltà inimmaginabile, sfigurerà la figlia con una lama incidendole sul volto la parola “Kabuki”. In quel momento Ukiko muore, per rinascere come l’assassina il cui nome avrà per sempre inciso sul volto. Il generale, che nel frattempo ha creato il Noh, non sapendo cosa fare con la ragazza indirizza la sua formazione nell’unico modo che conosce: mandandola nelle migliori accademie militari, dove viene addestrata all’uso delle arti marziali dai più rispettati maestri giapponesi. Ukiko diventa definitivamente Kabuki, arma mortale al servizio del Noh. Quando Ryuchi tornerà in Giappone dopo un periodo passato in America, ormai signore della yakuza e intoccabile uomo d’affari e politico, il confronto finale tra padre e figlia non potrà essere più rimandato, con Kabuki che dovrà fare i conti col suo ruolo nel Noh, rivelatosi agli occhi della ragazza come sistema corrotto moralmente non migliore degli avversari che elimina.
Riletta oggi, Kabuki è un’opera che non finisce di sorprendere per il talento del suo allora giovane autore, la cui fase di apprendistato si risolve nel giro di poche pagine per poi esplodere con tutta la sua potenza e varietà di stili. La miniserie di debutto, Circle of Blood, col suo bianco e nero rigoroso, ricorda altri debutti folgoranti di autori che poi avrebbero conosciuto, come Mack, un'interessante evoluzione: pensiamo al Grendel di Matt Wagner ma anche ad uno dei fumetti chiave della scena indie americana come The Crow di James O’Barr. Col secondo ciclo, Dreams, che è una lunga sequenza dai toni onirici dedicata alla “rinascita” del personaggio dopo la cruda conclusione del primo arco, Mack si apre a suggestioni pittoriche che hanno come evidenti riferimenti Bill Sienkiewicz e Dave McKean, inaugurando lo stile con il quale oggi è molto conosciuto soprattutto per il suo lavoro su Daredevil.
Kabuki è un’opera che si nutre di numerose influenze e suggestioni, tutte rielaborate da Mack in modo assolutamente personale e originale: il personaggio di Ukiko deve molto alla Lady Snowblood di Kazuo Koike e Kazuo Kamimura, ma è evidente anche l’influsso di Frank Miller: quando Mack inizia a lavorare a Kabuki Miller, che per primo ha portato elementi della cultura giapponese nel fumetto americano, è un autore che esercita in modo determinante il suo ascendente sugli autori più giovani. Ma si potrebbero parimenti citare le distopie di Blade Runner di Ridley Scott e del V For Vendetta di Alan Moore e David Lloyd, con i bollettini de “La Voce del Fato” che sono stati evidentemente presi a modello da Mack per l’informazione pilotata dal Noh. La riflessione che l’autore compie sulla manipolazione dell’opinione pubblica a fini di controllo sociale è modernissima e attualissima, e aggancia Kabuki a un’altra opera che ha saputo immaginare il futuro preconizzando il nostro presente: l’American Flagg! di Howard Chaykin, il cui Plexus, come il Noh di Mack, ha anticipato l’esistenza delle multinazionali di oggi, capaci di sostituirsi alla politica con un ascendente e un peso sulla vita sociale che fino a pochi decenni fa si poteva immaginare, appunto, solo nei fumetti.
A livello artistico Mack si alimenta di tutte le influenze citate sopra e di altre ancora: tra queste ricordiamo il leggendario Jim Steranko, che contribuisce al volume con una preziosa post-fazione.
La ristampa di Kabuki proposta da Mirage Comics offre la possibilità di riscoprire un’opera fondamentale del fumetto americano degli anni ’90, molto citata e rispettata ma poco letta nel nostro Paese, soprattutto a causa della frammentarietà delle varie edizioni italiane uscite finora. La cura editoriale del primo volume (di una serie di quattro che si propone di presentare l’intera saga creata da David Mack nel minor tempo possibile) è di altissimo livello, grazie alla nuova traduzione curata da Tiziano Scricciolo e al progetto grafico di Davide Romanini che rende questo primo tomo un oggetto bellissimo da custodire nella propria libreria. Va sottolineata, rispetto alle precedenti edizioni, l’opera di restauro e di recupero di alcune vignette, scritte interne e dettagli grafici (vedi le vignette, di “sterankiana” memoria, in cui Kabuki mette nel mirino i suoi bersagli), che vengono recuperate rendendo questa nuova edizione la più fedele alla versione originale mai uscita in Italia. Da ricordare l’indispensabile introduzione a questo primo omnibus scritta da Brian Michael Bendis, che ripercorre la sua lunga amicizia con Mack rievocando i ruggenti anni ’90 dell’editoria americana e della Caliber Press in particolare, e nella quale ci rivela che l’artista originariamente previsto per l'opera doveva essere proprio… Brian Michael Bendis.
La rilettura di Kabuki è oggi assolutamente essenziale per scoprire, o riscoprire, un’opera che ha ridefinito i confini tra fumetto d’intrattenimento e fumetto d’autore, e per essere testimoni del percorso artistico di un grande artista come David Mack. Un autore completo che ha saputo coniugare una scrittura piena di lirismo e introspezione psicologica con un’arte composta da un mix di stili impressionanti, partendo dalle tradizionali matite e chine per arrivare al collage e alla pittura, arrivando così a comporre un immaginario visivo poetico e di forte impatto. Ma l’eredità più preziosa che l’opera di Mack ci lascia è quella di aver saputo usare le influenze della cultura nipponica (seppur filtrate da una sensibilità occidentale) e le notevoli dote artistiche del suo autore per costruire un racconto che parla in realtà di identità, o meglio di recupero della propria identità manipolata da altri e del ritrovamento dell’“io”. I temi della maschera che nasconde il trauma vissuto, del controllo politico/sociale, della costruzione o meglio della ricostruzione del sé che va di pari passo con l’emancipazione femminile (contro un potere maschile che può avere l’aspetto bonario del generale o quello violento e distruttivo di Ryuchi Kai), sono ancora oggi assolutamente attuali e rappresentano uno dei motivi principali motivi per cui la lettura di Kabuki è non solo consigliata, ma necessaria.







