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VisionQuest: il trailer della serie Marvel con Paul Bettany

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È stato diffuso in occasione del D23 il trailer di VisionQuest, la serie Marvel con Paul Bettany nuovamente nei panni di Visione. La produzione, composta da otto episodi, debutterà su Disney+ il 14 ottobre. Potete vedere il filmato qui di seguito.

VisionQuest segna il ritorno di Paul Bettany in un ruolo live action del Marvel Cinematic Universe dopo WandaVision, la serie Disney+ che vedeva l'attore al fianco di Elizabeth Olsen nei panni di Wanda Maximoff/Scarlet Witch.

Bettany aveva iniziato il proprio percorso nel Marvel Cinematic Universe nel primo Iron Man, prestando la voce a J.A.R.V.I.S., l'intelligenza artificiale che controlla l'armatura di Tony Stark. In Avengers: Age of Ultron aveva poi interpretato Visione, entrando successivamente a far parte degli Avengers insieme a Wanda. In Avengers: Infinity War, Thanos uccide Visione strappandogli la Gemma della Mente dalla fronte, provocando la profonda sofferenza di Wanda per la morte del compagno.

In WandaVision, Wanda prende il controllo di una cittadina del New Jersey e crea un mondo ispirato alle sitcom, nel quale vive insieme a una versione di Visione priva di memoria e ai loro due figli, Tommy e Billy. Dopo che la natura di quel mondo viene scoperta, il vero Visione, ora dotato di un costume bianco, viene rianimato e recupera tutti i propri ricordi. Successivamente si allontana, mentre Wanda sembra morire dopo essersi trasformata nella villain di Doctor Strange in the Multiverse of Madness.

In VisionQuest, Visione apparirà sia nella forma androide sia in quella umana. Nel cast figurano anche diversi personaggi legati all'intelligenza artificiale dell'universo Marvel: James Spader tornerà come Ultron, Emily Hampshire interpreterà E.D.I.T.H., Orla Brady sarà F.R.I.D.A.Y., James D’Arcy tornerà come J.A.R.V.I.S. e T’nia Miller interpreterà Jocasta. Ruaridh Mollica vestirà invece i panni della versione adulta di Tommy Maximoff.

visionquest d23 poster

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Wonder Man: Disney+ cancella la serie nonostante il rinnovo per una seconda stagione

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A sorpresa, Wonder Man non proseguirà su Disney+. La notizia arriva dopo che, lo scorso marzo, Disney aveva annunciato il rinnovo dello show, circa due mesi dopo il debutto della prima stagione (di cui vi abbiamo parlato qui).

Secondo quanto riportato da Variety, il nuovo ciclo di episodi non è mai entrato concretamente in fase di sviluppo: una writers' room non sarebbe mai stata aperta e gli sceneggiatori sarebbero stati liberati dai rispettivi impegni per lavorare ad altri progetti.

La produzione era interpretata da Yahya Abdul-Mateen II nel ruolo di Simon Williams e Ben Kingsley in quello di Trevor Slattery. Nel cast figuravano anche X Mayo, Demetrius Grosse, Zlatko Burić, Arian Moayed e Olivia Thirlby. Lo show è stato creato da Destin Daniel Cretton e Andrew Guest, con Cretton alla regia dei primi due episodi e Guest nel ruolo di showrunner.

Nonostante lo stop, Wonder Man aveva ottenuto un'accoglienza critica positiva, raggiungendo il 91% di recensioni favorevoli su Rotten Tomatoes. Inoltre, Yahya Abdul-Mateen II ha ricevuto una candidatura agli Emmy come miglior attore protagonista in una serie comedy per la sua interpretazione.

Disney non ha diffuso dati ufficiali sugli ascolti. La produzione è comparsa una sola volta nella Top 10 streaming di Nielsen, raggiungendo l'ottavo posto tra gli originali nella settimana compresa tra il 26 gennaio e il 1° febbraio, per poi uscire dalla classifica quella successiva.

Una fonte a conoscenza della situazione ha riferito che, pur non essendo prevista una seconda stagione, i personaggi introdotti nella serie potrebbero comparire in futuri progetti Marvel.

Dopo la diffusione della notizia, Yahya Abdul-Mateen II ha commentato la decisione attraverso un messaggio pubblicato su Instagram.

"È appena uscita la notizia che Wonder Man non tornerà per una seconda stagione. [...] Questa è la vita, giusto? Alla fine tutto si sistemerà."

L'attore ha inoltre ringraziato il pubblico che ha seguito e apprezzato lo show, sottolineando come il riscontro ricevuto dagli spettatori rappresenti l'aspetto di cui va più orgoglioso. Ha quindi concluso il messaggio con un riferimento alla sua candidatura agli Emmy: "Ci vediamo agli Emmy".

Il caso di Wonder Man resta insolito nel panorama delle produzioni Marvel per Disney+. Sebbene la maggior parte delle serie live-action dello studio sia stata concepita come progetto autoconclusivo, questa aveva ricevuto un annuncio ufficiale di rinnovo prima della decisione di interromperne lo sviluppo.

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Il teaser trailer di Hexe: Il Regno delle Streghe, il nuovo classico Disney

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È stato diffuso il primo trailer e il poster di Hexe: Il Regno delle Streghe, il 65° lungometraggio animato dei Walt Disney Animation Studios, che arriverà nelle sale italiane il 26 novembre. Potete vedere il filmato qui di seguito mentre, nella gallery in basso, trovate le prime immagini diffuse. 

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A Hailee Steinfeld e Rashida Jones, già annunciate nel cast vocale originale, si aggiungono Tracey Ullman, vincitrice di sette Emmy Award® (The Tracey Ullman Show, Tracey Takes On…, Pallottole su Broadway, Robin Hood – Un uomo in calzamaglia), che presta la voce alla penna d’oca incantata Ms. Quill, e Stephen Fry (The Interrogator, la trilogia de Lo Hobbit, Gosford Park, Jeeves and Wooster, V per Vendetta) nel ruolo del diario magico Elias Quire.

Il trailer presenta Billie, un’adolescente impulsiva e anticonformista, e sua madre Alice, una donna molto prudente. Quando Billie scatena accidentalmente dei segreti poteri magici, viene catapultata fuori dalla periferia in cui vive in un regno magico chiamato Hexe, dove viene accolta da Ms. Quill e da Elias Quire. Man mano che il viaggio ricco di colpi di scena di Billie prende forma, la ragazza scopre misteri di famiglia che potrebbero cambiare per sempre il mondo magico delle streghe.

La regista Fawn Veerasunthorn ha dichiarato: “Intorno a Billie si sta verificando un fenomeno meravigliosamente strano, qualcosa che lei non riesce a spiegare. È una persona che si è sempre sentita fuori posto nella propria vita, e solo lasciandosi alle spalle il suo mondo normale ed entrando in un mondo nascosto di folle e scatenata magia inizia a capire se stessa”.

Hexe è il luogo in cui Billie inizia a sentirsi davvero vista per la prima volta nella sua vita”, ha affermato il regista Jason Hand. “Si imbarca in un viaggio alla scoperta di sé che le rivela un forte legame con la magia e, in questo percorso, porta alla luce segreti a lungo nascosti sulla sua famiglia”.

Il film Disney Hexe: Il Regno delle Streghe è diretto da Fawn Veerasunthorn e Jason Hand, con la co-regia di Josie Trinidad e prodotto da Roy Conli e Yvett Merino. Il film arriverà nelle sale italiane il 26 novembre 2026.

WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS
Coniugando maestria artistica e narrativa con una tecnologia all’avanguardia, i Walt Disney Animation Studios sono uno studio di animazione guidato da filmmaker, che hanno creato alcuni dei film più amati di sempre. Disney Animation continua a consolidare la sua ricca eredità di innovazione e creatività, dal primo lungometraggio interamente animato, Biancaneve e i sette nani del 1937, al film numero uno di tutti i tempi dello studio, Zootropolis 2 del 2025. Tra le creazioni senza tempo dello studio ci sono Pinocchio, La Bella Addormentata nel Bosco, Il Libro della Giungla, La Sirenetta, Il Re Leone, Frozen, Oceania ed Encanto.

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Toy Story 5, recensione: tradizione e tecnologia nel mondo dei giocattoli

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Fa uno strano effetto tornare al cinema per un nuovo capitolo di Toy Story, soprattutto a chi, come noi, era già piuttosto grandicello all’uscita italiana del film capostipite, ben trenta anni fa. Se Woody, Buzz e compagnia riuscissero ancora a portare in sala un numero consistente di persone, in un periodo storico in cui Hollywood sembra sprofondata in una crisi irreversibile, dove sono in particolare i franchise più famosi a soffrire maggiormente (vedi, per esempio, il parziale flop di The Mandalorian and Grogu, e la progressiva perdita di interesse verso i cinecomic) la cosa avrebbe quasi del miracoloso. Eppure, le prime proiezioni sugli incassi americani sono molto incoraggianti e confermano il trend positivo segnato dal successo dei sequel di Inside Out e Zootropolis o di trasposizioni in live action come Lilo & Stich, che hanno spinto altre case cinematografiche a seguire una strategia analoga (la Dreamworks Animation ha programmato per il 2027 l’arrivo su grande schermo di Shrek 5 e la Illumination/Universal uscirà a breve con il terzo lungometraggio dei Minions).

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Ma, a dispetto di queste confortanti previsioni commerciali, sarebbe una bugia dire di non essere stati attraversati dal dubbio che la pellicola non avesse niente di nuovo da raccontare, in special modo dopo aver appreso che la Pixar aveva deciso di affidare regia e sceneggiatura al veterano Andrew Stanton (il quale, in forme differenti, ha partecipato alla scrittura di tutti e quattro i capitoli precedenti). Una scelta conservativa che se da un lato testimonia l’intenzione dello studio californiano di non volersi avventurare in rischiose “innovazioni”, puntando tutto su un autore a cui sono da ascrivere alcuni dei suoi più grandi successi (basti citare, Monsters & Co., WALL-E e Alla ricerca di Nemo), dall’altro non può non far temere la possibile reiterazione di tematiche già ampiamente esplorate nei primi film. Forse è per questo che a Stanton è stata affiancata, sia alla regia che alla sceneggiatura, la giovane Kenna Harris, la quale non può ancora vantare il curriculum dell’illustre collega, ma è, di sicuro, in grado di comprendere meglio gli interessi del pubblico di oggi.

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In realtà, nella pellicola, tale contrasto tra visioni apparentemente diverse si nota appena, sebbene la prima parte faccia fatica a ingranare e soffra di una certa prevedibilità, perché troppo concentrata sulla rivalità tra i giocattoli tradizionali e il tablet Lilypad, in principio caratterizzato per risultare irrimediabilmente antipatico agli spettatori. D’altro canto, senza grossi preamboli e in maniera diretta, il tema del film si rivela subito essere la contrapposizione tra la funzione socializzante e immaginifica svolta da pupazzi di pezza e soldatini di plastica e l’alienazione provocata dall’uso eccessivo di giochi tecnologici. Una critica che suona paradossale per un’azienda che ha basato la sua fortuna sull’impiego rivoluzionario della computer grafica nell’animazione, che, però, progressivamente, assume un significato differente, quando, in modo molto schietto, l’accusa prende di mira il cyberbullismo e la dipendenza patologica di tanti adulti verso i propri gadget elettronici. Un messaggio indubbiamente non originale, affrontato, tuttavia, senza retorica e dispiegando il meglio che la Pixar ha saputo regalare al suo pubblico in oltre tre decenni di attività. Nel momento in cui questo succede, il film cambia volto e le incertezze iniziali scompaiono del tutto. La vicenda diventa finalmente coinvolgente, lasciando maggiore spazio alle avventurose peripezie degli improbabili eroi della pellicola. In più, nostalgia e buoni sentimenti emergono nei tempi giusti e in maniera non invasiva, culminando in un finale inevitabilmente consolatorio, ma per nulla dissonante con la storia raccontata. Oltretutto, presumibilmente per smorzare la sensazione di déjà vu, Stanton e la Harris concedono le luci della ribalta a Jessie, vera protagonista del film, confinando Buzz (che è, comunque, al centro degli intermezzi più divertenti) e principalmente Woody nelle retrovie.

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Per il resto, non stupisce l’ottima caratterizzazione dei personaggi, i bambini in particolare, da sempre un punto di forza della Pixar, che, però, non deve mai essere dato per scontato. Così come è giusto sottolineare – per quanto possa sembrare ovvio - l’altissimo livello dell’animazione, incredibilmente fluida e di una perfezione tecnica disarmante (in alcune scene i capelli di Jessie e la trama della stoffa di cui è rivestito il suo cavallo Bullseye raggiungono un grado di realismo sbalorditivo). Abbiamo anche apprezzato che nei passaggi dove bisognava trasferire in immagini le fantasie dei piccoli protagonisti, la rappresentazione dei personaggi fosse affine a quella dei bozzetti preparatori utilizzati come character design e negli storyboard. Un’idea verosimilmente da attribuire alla Harris, che ha cominciato la sua carriera alla Disney proprio con quella mansione, ma che vuole pure stabilire un parallelismo tra l’inventiva stimolata dai giocattoli e la creatività messa in campo dai tanti (e spesso anonimi) artisti coinvolti nella realizzazione del lungometraggio.

Insomma, benché Toy Story 5 non raggiunga le vette di eccellenza dei primi tre capitoli della saga, i suoi autori sono riusciti ancora una volta a sorprenderci (e – ammettiamolo – anche a commuoverci) mostrandosi capaci di far convivere attualità e tradizione, senza apparire ripetitivi. E questo non è di sicuro un merito da poco.

Voto: 7,5

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