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Joker, riflessioni sulla vittoria del Leone d'oro: una rivoluzione per i "cinecomic"?

Joker ha vinto il Leone d’oro alla 76° edizione del festival del cinema di Venezia. Il mondo del fumetto, in perenne complesso di inferiorità e per questo in costante ricerca di approvazione, ha accolto la notizia con giubilo. “Anche la Cultura Accademica, ora, riconosce la validità dei cinecomic e, di conseguenza, dei fumetti” è quello che si legge nei commenti a caldo sui social. Sembra, dunque, che Joker abbia aperto una nuova era, che la sua premiazione sia un qualcosa di epocale, una sorta di esame di maturità per i film tratti dai fumetti. Ma è davvero così? Come al solito, la faccenda è più complessa e se ne parla in maniera fin troppo semplicistica. Andiamo dunque a capire il perché, ma facciamo prima un passo indietro.

La notizia di un film sulle origini di Joker, indipendente rispetto alle pellicole del DCEU, esce in un momento in cui la Warner sta cercando di riorganizzare la sua divisione legata alla produzione di pellicole con i personaggi DC che ha avuto un avvio alquanto altalenante. Le news su nuove produzioni, cambi di rotta, film annullati, disorienta i fan. Certo, due anni dopo i tempi sono cambiati e la Warner è riuscita a cambiar marcia alle sue produzioni, riscuotendo anche risultati sorprendenti (si pensi ad Aquaman). Joker segna un’ulteriore punto di svolta.

Che il progetto già all’inizio volesse differenziarsi dai “classici” cinecomic lo si poteva già intuire dal fatto che lo studio avesse in mente di ingaggiare la coppia Martin Scorsese/Leonardo DiCaprio. Le cose andranno differentemente con Todd Phillips alla regia e Joaquin Phoenix come Joker. Ma, visti i risultati, nessuno si potrà certo lamentare.  Dalle prime voci durante la lavorazione, fino all’uscita del primo trailer, le sensazioni erano tutte positive. Non solo, l’annuncio che il film sarebbe stato in gara al festival del cinema di Venezia, l’arrivo delle prime recensioni entusiastiche (ha fatto rumore solo la stroncatura del Time) e la vittoria del Leone D’oro hanno fatto il resto. Tuttavia, non sono mancate le polemiche, almeno nel mondo del fumetto.

Sgombriamo subito il campo da un’obiezione, a mio avviso molto banale, da parte di alcun fan che hanno criticato (a priori, naturalmente) la scarsa aderenza del film rispetto al personaggio fumettistico del Joker, discostandosi dunque dai fumetti per narrare una storia originale. Non è la prima volta che questo accade e la fedeltà incondizionata al materiale originale non è di per sé un merito qualitativo.

Ma è soprattutto la discussione sull’appartenenza o meno alla categoria “cinecomic” ad essere  stata al centro del dibattito nelle ultime settimane, alimentata anche dalle parole delle persone coinvolte nella realizzazione del film che più volte hanno tenuto a fare i distinguo fra il loro film e quelli della concorrenza.
Qui ci sarebbe da parlare a lungo, ma circoscrivendo il discorso possiamo dire che i film tratti dai fumetti sono contemporanei alla nascita del cinema. Negli ultimi anni è nato il neologismo “cinecomic” per indicare una nuova ondata di pellicole nate dai fumetti. Nello specifico, di film d’azione nati dai comics supereroistici con caratteristiche proprie e tanto definite da aver dato vita a un genere proprio con tanto di un canone stilistico. A questo punto, si potrebbero definire “cinecomic” solo i film tratti dai fumetti supereroistici e che rispecchiano un determinato stile. Tuttavia, essendo un neologismo, i suoi contorni sono indefiniti e dunque la definizione la si usa anche in campo più ampio. Dovremmo quindi far rientrare nelle definizione tutti i film tratti dai fumetti? Lavori di genere totalmente diverso come La Vita di Adele o 5 è il numero perfetto?
Viene da sé che la definizione utilizzata in maniera così estesa serva a ben poco, altrimenti dovremmo coniarne una simile per i film tratti dai libri, per dire.

Cinecomic o meno, quello che è certo è che Joker è differente come stile e prodotto sia dai film Marvel Studios che dalle stesse pellicole del DCEU. Tuttavia, non è la prima volta che un film tratto da un fumetto sia un film d’autore celebrato e premiato dalla critica (vedi Era mio padre o La vita di Adele per fare due esempi). La vera novità consiste nell’aver preso un personaggio noto, come Joker, e averlo utilizzato per un film d’autore. Ed è probabile che sia solo la punta dell’iceberg per la Warner che punterà sempre più su questa strada, specie dopo il successo a Venezia. In pratica si è creata un’alternativa da parte di uno studio hollywoodiano a quello che è il modello dei Marvel Studios, finora imitato senza grosso successo dalle altre case, fra cui appunto la stessa Warner. Ed è questa la vera novità e la rivoluzione più grossa che il film di Phillips porta con sé. Non ci stupiremmo se, in futuro, altri studi cinematografici seguissero questa strada.

Relativamente al riconoscimento, al fatto che ora i “cinecomic” e i fumetti potranno essere guardati con occhi diversi, beh, il discorso è relativo. Magari per qualcuno sarà così, ma se finora la critica accademica ha ignorato i cinecomic non l’ha fatto per la loro origine fumettistica ma perché è raro che premi blockbuster d’azione hollywoodiani, come sono ad esempio i film del DCEU o dei Marvel Studios. Senza, per giunta, soffermarci a parlare della qualità stessa delle pellicole in questione: al di là di qualche film molto riuscito, se non addirittura ottimo nel suo genere, casi eclatanti che avrebbero meritato riconoscimenti prestigiosi non ce ne sono stati. Il fatto che Joker, primo film d’autore pure tratto da un fumetto di supereroi, sia stato premiato, dimostra proprio come non ci siano pregiudizi in tal senso. D’altronde, ogni film fa storia a sé e Joker ha già fatto la sua.

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