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Animation History #2: Pinocchio

Guardando Pinocchio, il secondo lungometraggio Disney, è interessante constatare il drastico cambio di direzione adottato dopo lo straordinario successo ottenuto con Biancaneve e i sette nani.

Innanzitutto, dopo una fiaba universalmente nota, Walt Disney decise di realizzare un film tratto da un romanzo italiano poco conosciuto oltreoceano; non si sa se per via della limitata fama della storia originale o per la sicurezza acquisita dopo i risultati di Biancaneve e i sette nani, l'aderenza al testo originale è decisamente inferiore, con un'impronta autoriale che si prende molte più libertà modificando alcuni elementi ed escludendo alcune sequenze per adattare con efficacia la storia in un film da un'ora e mezza. Del resto la natura episodica del testo originale consente di estrapolare alcune sequenze e gli sceneggiatori si concentrarono su un paio di esperienze da far vivere a Pinocchio (il teatro di Mangiafuoco, il Paese dei Balocchi, la Balena) tra la sua nascita e la trasformazione finale in bambino vero.
Lo stesso protagonista ha una caratterizzazione diversa rispetto al libro: inizialmente era un monello impenitente con un aspetto più vicino a quello di un vero burattino, ma Disney a metà della produzione fermò i lavori per rendere il protagonista più accattivante, all'apparenza un bambino normale con solo gli arti di legno e un carattere positivo mosso principalmente dall'ingenuità, che non lascia trasparire alcuna traccia di malizia. Pinocchio è accompagnato lungo tutta la sua avventura da Grillo Parlante, che riveste un ruolo più rilevante e continuativo rispetto alla controparte romanzesca che viene schiacciata da un martello: si tratta del primo di tanti animaletti che faranno da spalla al protagonista nei film Disney, qui impegnato anche nel ruolo di narratore che si rivolge direttamente al pubblico infrangendo la quarta parete. Il Grillo Parlante ha anche un'altra particolarità, assieme ad altri personaggi come il Gatto e la Volpe o la Balena: nella versione originale questi personaggi sono stati dotati di nomi veri e propri (rispettivamente Jiminy Cricket, Honest John, Gideon, Monstro) mentre per l'adattamento italiano del film si è preferito recuperare lo stesso appellativo utilizzato nel libro di Collodi, da noi ben più noto.

Iniziarono quindi qui a delinearsi alcune delle principali caratteristiche della filmografia Disney, assenti in Biancaneve e i sette nani; la principale differenza rispetto al film precedente risiede però nello stile grafico adottato per rappresentare i personaggi, dato che viene abbandonato quasi completamente il realismo nella rappresentazione degli umani utilizzato solo per la Fata Turchina, evoluzione di Biancaneve (l'attrice presa a modello è la medesima) e unico esponente femminile all'interno della storia.
Tutti gli altri personaggi hanno un'estetica puramente cartoonesca; questo non inficia minimamente la loro credibilità ma anzi, l'esperienza maturata nelle decine di cortometraggi Disney realizzati fino a quel momento è stata riversata in essi, dotati di una sensibilità e un'espressività impeccabile. In particolare il Gatto e la Volpe con la loro teatralità e i loro modi sopra le righe sono al centro delle scene più comiche del film, calamitando l'attenzione degli spettatori; inizialmente il Gatto avrebbe dovuto essere doppiato, ma si preferì renderlo muto e accentuarne la mimica per raggiungere un effetto simile a quello ottenuto con Cucciolo.

Queste sono solo alcune delle figure principali del film, ma se in Biancaneve e i sette nani compaiono solamente una dozzina di personaggi, qui il cast è composto da molti più personaggi, soprattutto contando anche tutte le comparse che si vedono, ognuna curata nel dettaglio e caratterizzata a dovere. Anche gli ambienti sono più numerosi e vari di quanto si era visto nel primo lungometraggio Disney; ogni scenario è incredibilmente dettagliato, dalla bottega di Geppetto ricca di prodotti artigianali fino al fondale dell'oceano dotato di una flora e una fauna acquatica visivamente sorprendenti. Il principale virtuosismo tecnico avviene però nella presentazione del paesino d'origine di Pinocchio, attraverso una carrellata a volo d'uccello che si insinua tra le vie del borgo mostrandone i numerosi piani di profondità; lo stesso Walt Disney dovette limitare i suoi animatori perché la quantità di dettagli inseriti la stava trasformando in una sequenza troppo costosa. Anche la cittadella è piuttosto differente da quella toscana legata all'influenza collodiana; le intenzioni erano di fondere elementi e architetture provenienti da molteplici culture europee, processo che ha dato vita a un paese affine all'estetica tirolese.

Pinocchio è stato anche una palestra per sperimentare alcuni effetti speciali in grado di arricchire le animazioni, ampiamente sfruttati in futuro: se ne possono ritrovare esempi nel bagliore emesso dalla Fata Turchina, nella trasparenza dell'acqua o nelle diverse scene in cui compare il fuoco di una candela o di un falò.
Le ottime animazioni, i personaggi e la storia sono supportati da musiche memorabili, che sono state premiate con due premi Oscar: il primo per la Migliore Colonna Sonora, mentre il secondo ha premiato "When You Wish Upon A Star" come Miglior Canzone, brano diventato poi un simbolo dello studio d'animazione al punto da essere usato come tappeto musicale per l'attuale logo degli studi che precede i loro film. "When You Wish Upon a star" è anche l'unica canzone lenta del film, dato che le orecchiabili "Impara a fischiettar", "Hi-diddle-dee-dee" e "Io non ho fili" sono decisamente più ritmate e dalla melodia più immediata, forse anche per cavalcare la formula di successo di "Ehi-ho" in Biancaneve e i sette nani. È interessante notare anche come la presenza di queste tre canzoni nella vicenda sia molto più giustificabile, l'ultima addirittura con un vero e proprio balletto, primo accenno della strada che porterà l'animazione Disney a produrre veri e propri grandi musical.

Sfortunatamente, a un grande apprezzamento da parte della critica non corrispose un immediato successo di pubblico: essendo Pinocchio uscito nei cinema nel 1940, in piena Seconda Guerra Mondiale, fu tagliato fuori dal mercato europeo e anche gli spettatori americani non erano propensi a recarsi nelle sale per vedere un film animato, a causa del clima storico in cui erano immersi.
Le future ri-proposizioni sul grande schermo nei decenni successivi e l'arrivo negli anni '90 dell'edizione home video ha reso giustizia a un film che, a differenza di "Biancaneve e i sette nani" (che rimane comunque un capostipite eccezionale) non risente minimamente dello scorrere degli anni e non sfigura neanche dal punto di vista tecnico se paragonato a lungometraggi animati realizzati quarant'anni più tardi.

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