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Animation History #1: Biancaneve e i sette nani

All'inizio degli anni '20 Walt Disney realizzò i suoi primi cortometraggi collaborando con l'amico e collega Ub Iwerks raggiungendo col tempo sempre più fama con le Alice Comedies, Oswald il coniglio fortunato, Topolino e le Silly Simphonies, una serie di corti nella quale si sperimentò l'animazione cercando di farla evolvere anche grazie all'introduzione del sonoro e del colore.
Nel 1934 Walt annunciò pubblicamente la produzione di un lungometraggio animato, progetto che avrebbe richiesto un budget di circa 250.000$, l'equivalente di dieci corti d'animazione; alla fine Biancaneve e i sette nani richiese un budget quasi cinque volte superiore a quanto preventivato, obbligando Walt Disney addirittura ad ipotecare la sua casa per poter proseguire la lavorazione del film.

Walt aveva notato che i guadagni derivanti dai cortometraggi riuscivano appena a coprirne i costi, così decise di tentare una nuova strada per ottenere maggiore visibilità, dopo aver visto durante un viaggio in Francia un cinema che proiettava otto suoi cortometraggi consecutivamente in un unico spettacolo; con un lungometraggio sperava anche che il lavoro dei suoi studi d'animazione fosse nobilitato alla stregua degli altri film, anche dal punto di vista artistico. A Hollywood nessuno credeva in questo progetto, tanto che fu bollato come "la follia di Disney"; perfino la moglie e il fratello di Walt cercarono di dissuaderlo dal portare a compimento il suo progetto strampalato. Era inconcepibile l'idea che un pubblico potesse rimanere per un'ora e mezzo in una sala cinematografica a guardare un cartone animato che propinasse una sequenza di gag umoristiche; Walt evidentemente deve aver pensato lo stesso e agì di conseguenza, adottando un approccio differente da quello utilizzato fino a quel momento.

In realtà, diversamente da una convinzione condivisa, Biancaneve e i sette nani non è il primo lungometraggio animato della storia del cinema, ma il quarto: il primato assoluto spetta infatti al film muto argentino El Apòstol del 1917, seguito nel 1931 dal film sonoro Peludòpolis degli stessi autori, e nel 1936 dall'italiano Le avventure di Pinocchio. Questi tre lungometraggi erano però in bianco e nero, quindi a Disney spetta il primato dell’aver realizzato primo film d'animazione sonoro in technicolor, oltre che un'opera caratterizzata da uno sforzo produttivo notevolmente superiore.

Il soggetto del kolossal animato fu scelto dopo aver visto "Biancaneve" con Marguerite Clark: all'inizio il capostipite della filmografia Disney aveva una componente umoristica molto più consistente, grazie anche a protagonisti caratterizzati in stile cartoonesco, ma il processo creativo subì una brusca virata quando si decise di rendere realistici i personaggi di Biancaneve, il Principe, la Regina e il Cacciatore. Il risultato è stato sicuramente qualcosa di sorprendente all'epoca, sia per la coraggiosa idea di offrire agli spettatori protagonisti animati simili ad attori reali, sia per la qualità tecnica con la quale fu realizzato; proprio in vista di Biancaneve e i sette nani erano state realizzate alcune Silly Symphonies con ragazze umane che possiamo considerare prototipi di Biancaneve (la fata de Il topo volante e la protagonista di The Goddess of Spring), ma in ogni caso i movimenti risultavano goffi e poco credibili. Il realismo degli esseri umani in Biancaneve e i sette nani non ha precedenti e di certo ha contribuito a nobilitare il film agli occhi delle platee negli anni '30; oggi però, per assurdo, proprio Biancaneve e il principe sono i personaggi meno credibili a causa di espressività e movenze melense e stucchevoli, forse a causa di una recitazione legata agli standard degli attori dell'epoca che ce la fa apparire leggermente datata e innaturale. Non si può dire che siano invecchiati allo stesso modo i personaggi più caricaturali del cast come la terrificante regina Grimilde, il cui fascino dopo la trasformazione in strega cattiva resiste allo scorrere del tempo grazie a un aspetto grottesco e a una teatralità fortemente debitori dell'espressionismo tedesco.

Ma i veri mattatori della pellicola sono i sette nani, fatto di cui lo stesso Disney era consapevole: se nella fiaba originale i nani non avevano particolari che li contraddistinguessero, nel film sarebbero stati la principale attrattiva grazie alle loro peculiarità, selezionate da una gamma più vasta di caratteristiche prese in considerazione. Nonostante la deformità, sono loro i personaggi più "umani" della storia in cui è più facile riconoscersi e che trasmettono nel modo più efficace le loro sensazioni: la loro somiglianza e al contempo la loro diversità forma una sorta di coro greco che commenta di volta in volta le scene più emozionanti, dalla scoperta di Biancaneve introdottasi a casa loro, fino all'apparente morte della ragazza.
Molto tempo è stato dedicato al perfezionamento dei nani, in particolare di Cucciolo che ne risulta il personaggio più apprezzato dal pubblico: dopo aver tentato in ogni modo di trovare una voce adatta, gli autori si resero conto che nessun doppiatore rendeva giustizia all'espressività del nano senza barba, così decisero di lasciarlo muto accentuandone la mimica.
Un altro aspetto del film sul quale sono stati investiti molti sforzi è stato il ritmo, calibrato con minuzia operando un montaggio piuttosto serrato per gli standard di quegli anni: numerose sono le scene anche già animate che sono state sacrificate all'economia del film per non creare rallentamenti o disequilibri narrativi, una scelta oggi piuttosto frequente ma ai tempi coraggiosa, soprattutto considerando lo sforzo economico compiuto per produrre un'opera simile.

La "follia Disney" ebbe un incredibile successo: nelle sale totalizzò l'incasso più alto mai registrato fino a quel momento (tenendo conto dell'inflazione, rimane tuttora il terzo film col miglior risultato al botteghino di tutti i tempi, dopo "Guerre Stellari" e "Via col Vento") e anche la colonna sonora ottenne un incredibile riscontro, grazie a canzoni come "Il mio amore un dì verrà" e soprattutto "Ehi-ho!" che sono diventate un simbolo della Disney. I brani inseriti nel film sono il frutto di un'accurata selezione: il cortometraggio "I tre porcellini" aveva dimostrato che una canzone poteva raccontare una storia, per cui si cercò di raggiungere un risultato simile trovando le otto canzoni più adatte alla trama, scelte tra almeno venticinque che furono realizzate per l'occasione.
Diversi nomi importanti nel mondo del cinema, tra cui Charlie Chaplin e Sergei Eisenstein, elogiarono Biancaneve e i sette nani per l'impresa raggiunta, definendolo addirittura come il più grande film mai realizzato. Anche l'Academy lodò il risultato di Walt Disney premiandolo con una speciale statuetta Oscar accompagnata da altre sette in versione più piccola, come riconoscimento dell'innovazione portata sullo schermo che ha incantato milioni di spettatori e ha creato un nuovo campo nel mondo dell'intrattenimento".

Fu grazie agli eccezionali incassi di Biancaneve e i sette nani che Walt Disney potè ampliare i suoi studios e aprire una nuova sede a Burbank, dove iniziò la produzione di Pinocchio e Fantasia, ai quali sarebbero seguite numerose altre "follie Disney".

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