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Fumettology: la parola agli autori

Fumettology 3fisheyeè il nuovo programma di Rai 5 interamente dedicato al mondo del fumetto. In onda ogni giovedì in seconda serata, la trasmissione ha il merito di portate il mondo delle nuvole parlanti sulla TV di Stato con un programma altamente curato e moderno. Ed è proprio per la sua qualità ed il suo taglio che Fumettology è riuscito a soddisfare sia l'esigente pubblico degli appassionati che quello generalista.
Abbiamo quindi deciso di approfondire l'argomento chiamando in causa gli autori del programma targato Fish-Eye, Alessio Guerrini, Clarissa Montilla e Dario Marani.

Partiamo dall’inizio. Come e quando vi è venuta l’idea di produrre dei documentari sui principali personaggi del fumetto italiano?

Alessio Guerrini: Come autori e produttori, siamo sempre alla ricerca di argomenti da “scandagliare” per trasformarli in progetti validi e concreti. L'idea di portare in TV un programma interamente dedicato al fumetto la coltivavamo da tempo, davvero da anni. La proposta è venuta da Dario, il nostro regista, che più di me e di Clarissa, ha una ampia cultura sull'argomento. Negli anni il progetto, continuando a parlarne anche con Alessio Danesi (nostro consulente e direttore editoriale della RW-Lion Comics), ha trovato una sua forma precisa ed è diventato Fumettology, un titolo che abbiamo dato al nostro progetto sin dal primo momento, ormai quattro anni fa!

Come è avvenuto il contatto con la Rai? Avete proposto voi il progetto o erano loro in cerca di un prodotto di questo tipo?
Clarissa Montilla: La FISH-EYE, come casa di produzione, intrattiene costantemente rapporti con la TV, in particolare con la Rai. Quello che è successo, molto semplicemente, con Fumettology, è che durante un incontro con Rai 5 si è parlato del progetto e Rai 5 ha subito accettato con entusiasmo il programma, per le potenzialità dell'argomento e per come abbiamo sviluppato tutto il progetto. È stato un incontro “fortunato”, con persone competenti e con una rete televisiva che ci piace molto: Fumettology ha trovato finalmente il suo spazio e siamo davvero contenti che lo abbia trovato in Rai. Sarebbe stato un peccato, secondo noi, se un programma che si occupa di una fetta così importante della cultura e della storia d'Italia non avesse trovato spazio sulla televisione di Stato.

È stato imposto qualche tipo di paletto durante la lavorazione e quali sono state le maggiori difficoltà incontrate?
Dario Marani: Come abbiamo già avuto modo di confermare, in altre occasioni, abbiamo avuto piena libertà editoriale e creativa da parte della Rai e piena collaborazione da parte delle case editrici e degli autori. Quindi, davvero, le uniche difficoltà che abbiamo avuto sono state quella di condensare in 30 minuti per puntata le interviste realizzate – tante e ricchissime di argomenti e racconti interessanti! - e quella di realizzare le animazioni delle tavole, un lavoro lungo ma ricco di soddisfazione!

C’è qualche trasmissione a cui avete fatto riferimento e che vi sia servita da modello, italiana o no?
Alessio Guerrini: No.

Qual è stato l’identikit dello spettatore implicito che avevate in mente mentre preparavate Fumettology?
Alessio Guerrini: Non credo avessimo in mente un modello di spettatore... Avevamo in mente, però, due tipologie di persone opposte, più che di spettatori: il lettore “super-esperto” di fumetto e quello che un fumetto non lo ha mai neanche sfogliato. A queste due tipologie di persone abbiamo cercato di rivolgerci: non era facile, ma a giudicare dal successo che sta avendo Fumettology e dai numerosi commenti positivi che ci giungono, anche dal web, credo che ci siamo riusciti! Non volevamo che il lettore accanito si annoiasse con nozioni già acquisite né che il “neofita” si trovasse davanti a qualcosa di incomprensibile, credo che questo abbia dato il giusto equilibrio a tutto il programma.

Un aspetto molto interessante è la scelta dei protagonisti delle singole puntate. Assodato che con soli 10 slot è impensabile dare conto di tutti i personaggi degni di nota, come è avvenuta la scelta di quali raccontare?
Perché, per esempio, c’è Max Fridman ma non Corto Maltese?
Clarissa Montilla: Questa sembra davvero essere la domanda più gettonata! Su come e perchè abbiamo scelto questa rosa di personaggi siamo stati interrogati davvero tante volte e dare una risposta diversa o più approfondita di quelle già date in precedenza è davvero difficile! Ogni personaggio ha le sue motivazioni singolarmente, e tutti insieme hanno le loro motivazioni come gruppo! Perchè c'è Max Fridman e non c'è Corto Maltese? Perchè Max Fridman ci piace, potrebbe essere la risposta. Ma ci piace anche Corto Maltese, però! Perchè Max Fridman è meno conosciuto, potrebbe essere allora la risposta! Ma allora perchè ci sono anche Tex e Diabolik, ad esempio?! Quindi l'unica risposta lecita è sempre la stessa: si tratta di una rosa di personaggi di cui siamo molto contenti, le puntate erano solo dieci e quindi inevitabilmente un mondo intero ne è rimasto fuori, ma da qualche parte bisognava cominciare e noi abbiamo cominciato da qui! Speriamo di avere una seconda e magari una terza serie per indagare anche altri personaggi, “grandi” e “piccoli”, noti e meno noti!

Non pensate di aver dato troppo spazio agli eroi Bonelli (5/10) a discapito magari di qualche personaggio appartenente alla sfera umoristica come Rat-Man o Alan Ford?
Clarissa Montilla: Sono molto contenta di poter rispondere a questa domanda. Pensa che qualcuno si è addirittura chiesto se la Bonelli abbia partecipato economicamente alla produzione del programma! Un'idea a dir poco bislacca! Come ho già detto in altre occasioni, Fumettology non è solo una raccolta di personaggi ma è uno spaccato del nostro Paese e un ritratto della vita professionale e del mestiere di chi il fumetto, in Italia, lo ha reso quello che è: un'arte che ci distingue nel resto del mondo. Forse è il caso di chiarire perchè il programma ha questo nome: “Fumettology”, senza intellettualismi, mette insieme la parola fumetto e la parola antologia: ognuno di noi ha sfogliato una antologia, almeno a scuola, e sa quindi che le opere e gli autori non si susseguono a caso sulle pagine ma sono legati da un preciso filo conduttore, che sia cronologico o di senso. Fumettology segue, senza troppo insisterci sopra, la stessa dinamica. Parlare di Tex o di qualsiasi personaggio uscito dalla Sergio Bonelli Editore senza offrire un ritratto più ampio della intera Sergio Bonelli, che in Italia ha fatto e continua a fare una grande fetta della storia del fumetto, non avrebbe avuto molto senso. Conoscere la storia di Tex, invece, aiuta a capire meglio, poi, la storia di Zagor e di Martin Mystere e di Dylan Dog e di Nathan Never e di qualsiasi fumetto Bonelli comprerete, anche se noi non ne abbiamo parlato. Sapere che dietro ognuno di questi personaggi ci sono state e ci sono delle dinamiche e una Weltanshauung ben precisa, sapere che dietro questi personaggi ci sono persone come Sergio Bonelli o Decio Canzio – che purtroppo ci ha lasciato proprio in questi giorni - aiuta a capire e apprezzare i personaggi singolarmente e in gruppo, come fossero i componenti di una famiglia. Quando conosciamo qualcuno, lo capiamo meglio se entriamo in contatto anche con il mondo in cui è cresciuto o con la sua famiglia, non trovate? Ecco perchè ci sono cinque personaggi Bonelli nella prima edizione di Fumettology. Ed ecco perchè, se sarà possibile, ce ne sarà più di uno anche quando tratteremo la Disney, se mai ne avremo occasione. Per quanto riguarda, nello specifico, Alan Ford – da te citato – Max Bunker è stato a suo tempo contattato ma non è stato possibile procedere per sue ragioni private e personali, stesso discorso vale per alcuni altri personaggi e/o autori. Rat-Man, poi, ci auguriamo proprio di poterlo avere nella possima edizione, se mai ci sarà.

C'è il progetto di esportare Fumettology all'estero? È un programma appetibile per un pubblico non italiano?
Alessio Guerrini: È quello che ci auguriamo! Il fumetto italiano all'estero o è molto noto o è sconosciuto, si tratta di una tendenza che varia da Paese a Paese. A noi, personalmente, piacerebbe contribuire a far conoscere il fumetto italiano là dove non è conosciuto e rafforzare la sua fama là dove trova già il suo seguito.

Leggendo i commenti sui vari social network, molti sostengono che la durata di 30 minuti per ogni episodio sia troppo corta. Come mai avete optato per quella lunghezza? C’era il timore di perdere il pubblico più generalista con una durata più estesa?
Clarissa Montilla: Questa osservazione ci lusinga! Come direbbe mia madre: quando la pasta non avanza è più buona, e tutti restano con la voglia di averne ancora! Scherzi a parte, per varie ragioni noiose da spiegare 30 minuti erano quelli a disposizione, non c'era nessun timore di perdere il pubblico generalista, molti documentari hanno questo taglio di durata in tv, se si arriva alla fine della puntata con la sensazione che sia durata poco è perchè non ci si è annoiati e l'esperienza è stata intensa... a me personalmente succede con molte serie TV americane! Vedremo, se mai ci sarà una seconda serie, se sia il caso di aumentare un poco il taglio della durata.

C'è qualcosa che vi sarebbe piaciuto fare ma non hai potuto o qualcosa che, rivedendo le puntate adesso, cambieresti?
Alessio Guerrini: No. Ci spiace solo di non essere arrivati in tempo per intervistare alcune persone che hanno reso tanto grande il fumetto in Italia.

Un'ultima domanda, il gioco dei what if. Ci dite uno scrittore, un disegnatore e un protagonista dell'editoria fra quelli che non ci sono più che vi sarebbe piaciuto veder intervenire in Fumettology?
Dario Marani: Be', limitiamoci solo a quelli che sono scomparsi di recente, altrimenti la lista sarebbe infinita! Possiamo certamente rimpiangere Sergio Toppi, Sergio Bonelli e Decio Canzio.

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